FORUM

È un percorso che nasce da lontano, quello di questo corposo e importante viaggio nei racconti di Dacia Maraini. Un viaggio che attraversa il tempo e che si svela attraverso le storie e i luoghi, gli indimenticabili personaggi femminili e una geografia di vita e di idee.
Partiamo da una Sicilia fatta di mare e di vento, di corse e di tuffi, in cui l’autrice arrivò da bambina dopo le brutture della guerra. Era anche l’isola di severe e arcaiche regole non scritte. Lì, racchiusa in se stessa, trascorse i suoi lunghi anni Marianna Ucrìa, ma nelle strade snaturate delle sue splendide città, oggi si vendono prostitute bambine venute dall’Africa, e il suo mare azzurro è devastato da chi lucra su rifiuti pericolosi. Roma si lega al tempo favoloso degli anni giovanili, delle felici favole della classicità, dei voli verso continenti lontani, del tempo malinconico della disillusione, degli amici ormai scomparsi come il poeta regista, Pier Paolo Pasolini, indimenticabile critico dell’allora nascente società dei consumi. L’Abruzzo è la terra incantata della maturità, con le leggende di antiche civiltà, i boschi popolati di animali, le tradizioni, i terremoti che la devastano. Ma è anche il luogo solitario che l’autrice ha scelto per creare i suoi romanzi. La scrittura ricca e profonda di Dacia Maraini ci accompagna ancora una volta in un viaggio denso, intimo, che trae la sua forza rivelatrice da uno sguardo femminile, coraggioso e dolce.
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Poesia
Gentile Dacia Maraini, da anni desideravo contattarla. Non conosco la sua opera in essenza, ma l'impatto emotivo che suscitò guardandola in un programma rai mi ha accompagnata per almeno un decennio. La forza del suo sguardo, delle sue parole suggerivano che potevo, nella mia isola emozionale, considerarla o almeno, gradivo credere che avrebbe potuto rappresentare il possibile custode dei miei pensieri. Il coraggio mi è mancato. Per alcuni anni ho rappresentato pittoricamente suoni, odori, sogni... quando mi sono ritrovata a danzare con le parole. Scrivo poesie da tempo, ma oggi credo di avere trovato la forza di donarle alcune delle mie emozioni. Donarle, mi creda, non è un atto di presunzione, ma un gesto di fiducia. Qualche mese fa la Aletti mi ha pubblicato "sincera amarezza" e "cosa diviene un uomo" ma... in cambio di denaro. Presto ho capito di avere sbagliato. Esistono seri editori? Potrebbe consigliarmi? La ringrazio sinceramente e voglia gradire il mio augurio per la sua carriera. Sincera amarezza Verdi prati ove acre tanfo di marcio destino possano svanire il tinto effluvio di giovani corolle appena schiuse di sé infonda il pensiero scrollato da rabberciati ebbri giudici per talentuosa fatica Rovinose voci sedimentano il cuore già racchiuso in livida teca aspri fari puntano sguarnita anima Ridente sole sgeli ingannate viscere nelle desertiche notti d’un giovane tepore Non affondi nell’orda tetra della solitudine non distante amor si cela. Respiro Se aria fosse distanza agognerei incontrarti se aria fosse ricordo gradevole solletico in cuore fossimo aria non ci strapperebbe eterno respiro amore che in essa dimori non lasciarti al plagio d’ingordo destino
Grazia Cipollino

Tesi di laurea
Gentilissima Dacia Maraini, sono una studentessa dell'università di Reggio Emilia del corso di laurea in scienze dell'educazione. Mi laureo fra tre settimane. Il titolo della mia tesi è NARRARE PER RITROVARSI. Il percorso letterario di Dacia Maraini. Le scrivo per renderla partecipe di ciò. La ringrazio. Monica
monica

Invito
Gentile Sig.ra Maraini, sono l’assessore alle politiche giovanili di Migliarino, un piccolo paese del ferrarese. Sto cercando di organizzare per il mese di marzo un ciclo di incontri pubblici sui temi della lotta alle mafie e dell’educazione alla legalità democratica. Conoscendo l’interesse e l’impegno con i quali lei si è spesa per portare avanti queste cause, sarei onorato di poterla ospitare e averla come relatrice all’interno di una di queste tavole rotonde. Se dovesse essere interessata, sarà mia premura farle avere maggiori informazioni sul calendario e il programma dell’iniziativa. In attesa di riscontro la saluto cordialmente
Matteo Negri
Buongiorno, sono l'amministratore del forum. Potete inviare al forum i vostri contatti e il programma, che ovviamente non verranno pubblicati? Grazie, un cordiale saluto

Invito Commissione Pari Opportunità
La Società scrivente è stata incaricata dall'Amministrazione Provinciale di Catanzaro, Commissione Pari Opportunità, di organizzare un dibattito sulle problematiche femminili per giorno 8 marzo p.v.. A tal fine gradiremmo conoscere la Sua disponibilità a partecipare per tale occasione, tenendo conto del fatto che la Sua presenza darebbe maggior lustro all'evento. Qualora non fosse disponibile per tale data, gradiremmo conoscere la Sua disponibilità ad intervenire ad un convegno sul tema dello "stalking", organizzato sempre dall'Amministrazione Provinciale della nostra città, con il patrocinio del Ministero delle Pari Opportunità e del Ministero della Giustizia. Tale incontro si svolgerà o giorno 10 o giorno 17 Aprile 2010 (data ancora da stabilire). Nella certezza di un Suo riscontro in merito, cogliamo l'occasione per porgerLe i nostri più cordiali saluti. CHRONOS
Chronos
Buongiorno, sono l'amministratore del forum. Potete inviare al forum i vostri contatti, che ovviamente non verranno pubblicati? Grazie, un cordiale saluto

Nella città l'inferno
Gentile Sig.ra Maraini, volevo chiederle se per caso esiste una pubblicazione del suo bel riadattamento teatrale del film "Nella Città l'Inferno". La ringrazio anticipatamente.
Gianluca

Poesie
Gentile Signora Maraini, ecco le mie poesie: Trovando la brezza fra le pagine di un libro, sempre quieto è il modo di sorreggersi al tempo. Ma se a porsi costante ad uno sguardo attento è solo la vita trasmessa dagli altri, il grigiore promesso arriva rapido. E con esso, il rimpianto di non aver annusato me stessa. *** Centinaia di lune in silenzio, senza che la mia mano tremasse. E la mia casa vende ancora freddo, nulla che rimandi indietro chi vi è stato. Tuttora, il rifiuto di ciò che mi è insegnato mi rende grezza e gli occhi indiscreti di soldatesse stremate, sono specchio di un rimprovero senza fine. Io oscena, di oscenità mi nutro, questo è. E tu che sei atterrito, chiediti: ho sposato lei o la sua amarezza? Se m?incammino, lascio la mano destra alla mia dolce figlia, al caldo dei suoi stupori; a te, i miei piatti puliti, i miei ritardi, il fascino della mia guerra. *** Roberta Borgia, Se ridete del mio mondo, voltatevi.
Roberta Borgia

Dove ho scovato il nome?
Chissà! In una favoletta? In un librone? sotto la mia lingua che le sigarette fanno amara come il fiele? Sulla vetta sfumacchiante della ciminiera di una fabbrica? Perchè svelare il dubbio e non lasciarlo lì dov'è? Prima di lasciarla la informo che il bell'orologio che anni fa mi regalò, l'ho perduto in una languida notte alle terme di Petriolo. Mi piace immaginarlo lì, nell'acqua sulfurea, che batte il tempo dell'altrui benessere. Fortunatamente per me non ho e non ho mai avuto il senso della proprietà privata. Ora davvero però devo lasciarla. Buona fortuna e auguri.
Amaretta da Firenze

Ricerca Alliati Amelia
Gent.ma Dacia Maraini, chiedo scusa se torno ad importunarla. La ringrazio molto per avermi risposto, volevo solo aggiungere che il Cognome Alliati, molto probabilmente, sia stato volutamente trascritto da Alliata ad Alliati, per sviare le vere origini. In quanto chi ha registrato l'atto di nascita sono stati un Dottore e per testimone un impiegato del Comune. Non aggiungo altro, i miei più cordiali saluti
Casini Romano

In merito alla festa della donna
Gentile Dacia Maraini, la redazione di Primapagina, una rivista mensile di attualità, cronaca, politica, economia, sport, cultura, con una distribuzione capillare in provincia di Ragusa e in alcune aree strategiche del territorio siciliano, sta conducendo una piccola "inchiesta" tra le figure femminili eccellenti della Sicilia, sul significato odierno della Festa della donna. Tra i personaggi (artisti, politici imprenditori, scrittori) avremmo il piacere di poter annoverare anche Lei, qualora avesse il desiderio e l'opportunità di scrivere un piccolo contributo (anche poche righe) sulla sua personale concezione dell'8 marzo. Nel ringraziarLa per il tempo dedicato porgiamo i nostri più cordiali saluti.
La redazione

Poesie
Gentile Signora Maraini, sono una giovane poetessa. Da qualche mese ho pubblicato un libro con una casa editrice che mi ha chiesto denaro. Me ne pento. Come Lei afferma, le case editrici che chiedono un compenso non hanno alcun interesse di rendere noto ciò che hanno stampato. Se l'avessi immaginato, non avrei accettato una proposta di pubblicazione al primo tentativo. Ma ora il libro esiste. Da inesperta, ho creato un sito, nel tentativo di far conoscere la mia opera (www.robertaborgia.com). Sarei lieta se Lei potesse dedicare del tempo alla lettura di questa raccolta di poesie; posso inviarle una copia? Il titolo è "Se ridete del mio mondo, voltatevi". Mi può aiutare?
Roberta Borgia
Cara Roberta Lei si sta aiutando da sola, e fa bene. Ho sempre sonsigliato di pubblicare con editori che chiedono soldi. Perchè, come dice bene lei, non hanno nessun interesse a vendere poi l'opera pubblicata. E' una giusta idea ora rivolgersi alla rete. Provi anche con Facebook. Ci sono tanti che si interessano di poesia. Se vuole il mio parere, mandi a questo forum una o due poesie, le leggerò volentieri. Auguri, Dacia m

Zurigo
Gentilissima Signora visto che parte per Zurigo le consiglio di leggere l'ultimo libro della brava e giovane scrittrice Francesca Mazzuccato che si intitola appunto "Romanza da Zurigo". E' una scrittura frammentata e visionaria, ma certo incendiaria. Da funambola dei sensi. Saluti
Amaretta da Firenze
Cara Amaretta Ma che bel nome! dove l'ha scovato! Grazie per il consiglio, Amaretta, cercherò subito il libro della Mazzuccato. Si trova in libreria? a presto, un caro saluto da Dacia m

senza titolo
E' scesa la notte Si accendono le finestre Il vento che gira Il rumore delle foglie Accende il mio cuore di poesia Profumi passati Legna che arde nel mio caloroso camino Riscalda le mie mani Mani che sanguinano Mani che soffrono Cercando la poesia Nella mia malinconia E tu tranquilla Davanti alla finestra Parli Chiarisci le mie idee Pensi e rifletti Ti alzi e ti risiedi Ti vesti e poi ti svesti Nei tuoi precisi gesti Nei tuoi pensieri Parli di cose mai dette Parli di donne parli di madri Nella tua pelle segnata dal tempo Un dolce sentimento indecente Sfiora la mia mente Ma tu non sei presente
Antonella e.c
Cara Antonella, La sua poesia è dolente quanto serve, ma è povera dal punto di vista linguistico. Perchè non si sofferma di più sulle parole? Le parole sono pietre preziose che vanno lucidate, tagliate, ma con circospezione perchè non si spezzino, cercando di tirare fuori il fulgore che contengono, con un lavoro certosino di lima e lama e spazzola e bulino. Auguri da Dacia M

Prigionia in Giappone
Cara Dacia io sto affannosamente cercando di avere informazioni su un tuo eventuale romanzo o altri scritti che parlino del periodo in cui bambina fosti costretta in prigionia con i tuoi genittori. So che tuo padre scrisse un libro su questo argomento. Io però vorrei leggere qualcosa vissuto e visto con gli ochi di una bambina con la sua innocenza. Per favore fammi sapere se hai già stampato qualcosa del genere perhè nessuna libreria mi sa dare una risposta soddisfacente. Grazie. PS. scusa se questa mia ha degli errori di battitura ma oggi i miei occhi fanno i capricci. Un abbraccio
Annina
Cara Annina, ho parlato del campo di concetramento, ma un poco soltanto, nel libro che si chiama Bagheria e un altro poco nel libro che si chiama "La nave per Kobe". Ma in realtà un libro intero sull'esperienza del campo di concetramento in Giappone non l'ho ancora scritto. Forse è troppo doloroso, non lo so. Ogni volta la mia memoria si ritrae come la testa di una tartaruga e non c'è verso di fargliela tirare fuori. UN caro saluto da Dacia m

La ragazza di via Maqueda
ho letto La ragazze di via Maqueda. E' Sempre un piacere 'ascoltarla' nelle sue pagine
mario tuttoilmondo palermo
Caro Mario Sono contenta che il mio libro di racconti l'abbia interessata. Un saluto affettuoso da Dacia m

Erice 1986
Cara Dacia, cosa ne pensi? Insieme, a rintuzzare coi tacchi suoni di campane, a cercare freddo per nascondere i rossori. Un gatto miagola... Anche tu infelice? Parole brusche e sguardi al panorama. Diamo tregua ai pudori che brulicano sotto gonne di flanella. Hai mai sofferto la carestia del ventre? Sorrisi inutili per un paio di foto. Vuoi fare l’amore? Venere sghignazza e il suo castello affonda nella mia voragine. La mia pelliccia ti scalda. Per quelle volpi più non ho rimorso. E la mia mano si scalda sotto la tua giacca in un tenero furto che mi sale alle labbra. Il cuscus è buono e mi porgi il tuo piatto. Lo assaggio e ti guardo... Il tuo gusto com’è? Vengo in camera con te No, tu sei feroce. Soltanto un bacio... No, tu sei nemica. Lasciami qualcosa..No, faremo tardi. Due baci sulla guancia ed è l’ultima pietà. Sei un’estranea? Sei amica mia? Sei solo donna e ritorni in te. Potevo esserlo anch'io dico ai Kleenex bagnati che getto per la via.
Mara Maruzzi
Cara Mara, non capisco se la sua è una poesia o una breve prosa poetica. La frammentazione in poesia ha un senso, nella prosa diventa eccessivamente criptica. Comunque si tratta di un breve avvenimento doloroso raccontato con malinconica rabbia e un gusto spinoso per i particolari sgradevoli. Direi: bene. Anche se chiederei una maggiore consapevolezza linguistica. Auguri da Dacia m

Assistente?
Cara Maraini Alliata, le piace così? Credo che per leggere la lettera di questo Modugno sia sufficiente digitare il suo nome insieme a quello di Modugno e magari ci scriva anche "caccia" vedrà che il computer troverà per lei quello che cerca. Forse è la solita storia della montagna e di Maometto? Vero è che il computer porta molte cose senza bisogno di spostarsi di un passo. Tanto è amaro però vedere le montagne solo dietro lo schermo e dover credere che il virtuale sia reale. Pensi che il primo computer io l'ho avuto nel 1992. C'erano ancora i dischi morbidi. Ora ho un trabiccolino piccino, sarà 20 centimetri. Me lo porto in borsa non pesa più di un chilo. Dopotutto cos'è il computer se non l'assistente stregone di tutti noi? Io però continuo a pensare che mettermi a scolpire non sarebbe una brutta idea. Mi hanno mandato talmente tante volte a fan... che sarebbe ora di andarci a farlo questo culo. un abbraccio
Paola Pesciuttini

Invito
Gentile Sig.ra Maraini, sono il Sindaco di Trepuzzi, un piccolo paese del Salento, mi hanno sempre affascinato le sue opere e la sua persona. Sarei veramente onorato di ospitarla nel mio comune per un incontro culturale con i miei cittadini. Potrebbe essere la presentazione di un suo libro o la lettura di qualche passo delle sue opere. In attesa di riscontro la saluto cordialmente
Cosimo Valzano
Gentile Cosimo Valzano, sono l'amministratore del forum. Le posso chiedere il suo indirizzo mail (che ovviamente non sarà pubblicato sul forum) e una data approssimativa per l'incontro con la scrittrice? Un saluto cordiale

La caccia
Il sig. Bruno Modugno ha scritto un articolo al Corriere, io con 1000 lettere a disposizione non posso mandarglielo. Lo cerchi per favore e veda di rispondere se ne ha le facoltà. Troppo semplice denigrare qualcuno o qualcosa e non scendere mai dal proprio piedistallo per rispondere. Saluti
Maurizio Balducci
Caro Balducci, non so di cosa stia parlando. Non ho letto la lettera di Modugno. Mi spiega meglio cosa intende? Un caro saluto da Dacia m

Un consiglio
Salve, il mio nome è Renato Larocca. Sono uno scrittore emergente con la passione per la scrittura fin da ragazzino: purtroppo però mi sento già molto avvilito in quanto credo che nell'editoria di oggi ci sia ben poco spazio riservato ai giovani, da diverso tempo ho inviato un mio romanzo a molte case editrici ma, ovviamente, si sono fatte avanti solo quelle per emergenti, che si fanno pagare fior di quattrini. Lei che è una scrittrice di successo, che consiglio può dare ad un giovane (sprovveduto) che non conosce il mondo dell'editoria? Cosa posso fare, oltre che continuare a scrivere? Confido nella sua disponibilità e le porgo cordiali saluti.
Renato Larocca
Caro Renato, intanto le consiglio di non pagare mai un editore. Un editore che non investe su un libro o su un autore, non avrà nessun interesse a fare conoscere ciò che stampa. Le consiglio di lasciare perdere gli editori all'inizio. Ricevono troppi manoscritti e non rispondono. Si tratta di migliaiai di aspiranti scrittori. Cominci dal basso, scrivendo per qualche rivista, in modo da farsi le ossa. Ci sono molte riviste anche in rete e hanno bisogno di materiale. Provi. Molti auguri da Dacia M

Genova, giovedì 21 gennaio 2010
Cara Dacia Maraini, chi ti scrive ti ha conosciuto un giorno attraverso Cosimo Milone. Mi avete imposto entrambi ad Alberto Moravia. Il sottoscritto, Giacomo Mauro Giuffra, abitava all’ora a Trastevere. Per Natale ho ricevuto in dono dall’architetta Federica Gandolfo “La ragazza di via Maqueda”, editore Rizzoli. Complimenti davvero, per la ragazza dagli celestrini, le ragazze di Palermo, la sposa serena. Anche la pagina scritta restituisce sempre qualcosa, non si chiede altro ai poeti. Con umiltà e gratitudine,
Giacomo e Federica
Caro Giacomo, grazie per le sue parole. Non ho più notizie di Cosimo Milone da tanti anni. Sa dove sta e cosa fa? Se lo vede, lo saluti da parte mia, un caro saluto da Dacia m

Un saluto e un ricordo
Gentilissima Sig.ra Maraini, ci siamo incontrate domenica 17 gennaio nel Teatro Marrucino di Chieti alla fine della rappresentazione di 'Lettere d'amore', quando Lei si è intrattenuta col pubblico. In quell'occasione Le ho fatto omaggio del mio ultimo libro di poesie - 'Il Respiro degli Dei'-, che spero avrà il tempo di leggere. La poesia, al contrario di quanto qualcuno sosteneva quel pomeriggio, per fortuna non è affatto morta, anzi può diventare una ragione di vita. Le ho ricordato anche un piccolo aneddoto riguardante mio padre e il Suo, Fosco Maraini. Babbo ripensava fino a commuoversi a quegli incontri, che lo riportavano a un tempo lontano, quando era un giovane fiorentino pieno di sogni che credeva nella pittura e nell'arte. Poi c'è stato l'orrore della guerra e della lunga prigionia in India. Tante volte nel corso degli anni aveva espresso il desiderio di incontrare sia Suo padre sia Lei, ma non è mai stato possibile. È morto poi nel 2008. Venendo a salutarla, mi è sembrato quasi di esaudire, in qualche modo, il suo sogno. La saluto caramente. Se vorrà rispondermi, ne sarò felice. P.S.: Nel libro due liriche sono dedicate a mio padre e tutte le illustrazioni riproducono suoi quadri.
Roberta Savelli
Cara Roberta, mi ha commosso con i ricordi di suo padre. Mi dispiace che sia morto prima di avere esaudito il suo desiderio. L'avrei conosciuto volentieri. Grazie ancora per il libro, per le poesie che ho apprezzato e per i disegni dai tratti delicati. Un carissimo saluto da Dacia m

Alliati Amelia 1898
Avendo letto alcuni suoi libri ho trovato alcune analogie per la mia ricerca per conoscere la Madre di mia Madre: Alliati Amelia. Nata all'Osp. di S.Maria Della Scala Ospizio degli Esposti,il 18.3.1898. Successivamente adottata da una Famiglia di Castelmuzio (SI). Avendo saputo dopo la morte di mia madre nel 1961, che mia Nonna era una Suora, nel suo libro Bagherìa parla di una Suora di nome Felicita nata nel 1876, suora Francescana a Siena, mi è venuta questa curiosità, date che potrebbero coincidere. Questa mia ricerca è solo per conoscere le mie origini. La ringrazio per la sua attenzione.
Romano Casini
Caro Romano, mi dispiace deluderla, ma il nome della famiglia di mia madre è Alliata, non Alliati. Con molta simpatia, Dacia m

Contatto
Gentilissima Signora, ho letto molti Suoi libri e ne sono rimasta affascinata. Nel tempo, tramite i mass-media, ho imparato a conoscerLa e stimarla ancora di più. Amo il Suo stile e la Sua intensità umana in cui mi riconosco e ho deciso di scriverLe perchè ho appena scritto un romanzo dal titolo "Ancora una volta il mare", ambientato in Sicilia (la mia terra), e mi farebbe piacere inviargliene una copia in omaggio. Qualora dovesse accettare la mia proposta, mi faccia sapere a che indirizzo spedirlo. Con sincera stima, Le auguro Buon Anno e buon lavoro, Innocenza Grazia Rizzo.
Innocenza Grazia Rizzo
Buongiorno, sono l'amministratore del forum. Potrebbe gentilmente inviare al forum il suo indirizzo e-mail? Un cordiale saluto e grazie

Consigli
Gentile sig.ra Maraini, le scrivo su questo forum nella speranza che legga e, magari, risponda al mio messaggio. Sono una ragazza di 19 anni maturanda al Liceo Classico e sono nel panico totale per il buio che mi si apre davanti. Io ho il sogno di diventare "da grande" scrittrice e, soprattutto, sceneggiatrice teatrale. Sin da bambina ho sempre passato il mio tempo a leggere e raccontare storie, ma cresciuta mi sono trovata davanti alla realtà: un conto è sognarlo da bambini e un conto è farne il proprio lavoro da grandi. Così mi rivolgo a lei per chiederle qualche consiglio su come muovermi, perchè lei ha realizzato esattamente ciò che vorrei diventare io. Ringraziandola in anticipo, aspetto una sua risposta. Saluti
Giulia Paoli
Cara Giulia Per prima cosa, se vuole scrivere, deve leggere. Ma non un libro ogni tanto. Deve leggere per lo meno un libro alla settimana. Se le piace il teatro, legga teatro e non dirà più "sceneggiature di teatro". Non esiste la sceneggiatura di teatro. Le sceneggiature sono solo cinematografiche, in teatro si parla di dramma, commedia, e in generale, testo teatrale. Ma lei è tanto giovane, ha tutto il tempo che vuole. Cominci subito. Non si diventa scrittori per un atto di volontà. Si diventa scrittori perché si ama leggere e scrivere e si passa la giornata a fare le due cose. Quando avrà molto letto e molto scritto le verrà naturale trovare la strada giusta. Un caro saluto e tanti auguri da Dacia m

VIA GIUSTI 31
Buongiorno. Come consigliatomi, invio una parte dei miei scritti, fiducioso di un vostro interessamento, ed un giudizio della signora Maraini: il tutto ovviamente in varie fasi Torino, primi anni 50. Il resoconto del mondo, degli uomini, degli animali, del clima, e del resto: secondo il punto di vista del signor Dazi Giovanni VIA GIUSTI 31 Oltre i vetri osservo via Giusti. Alcune volte mi coglie l'ansia quando tento di confondere i miei pensieri con la moltitudine giù in basso, che corre da qulche parte, in cerca di qualcosa. Dazi Giovanni via Giusti 31 Torino: ma sarà poi vero che io risiedo qui da oltre trent'anni? Ancora soffro come in barca. LA DECISIONE Oggi non esco, non ne vale la pena ho deciso. Non voglio fare come ieri che decisi di uscire, poi cambiai idea. Voglio stare tranquillo al caldo ad oziare, magari a programmare il mio futuro: chi mai potrà impedirmi domani di uscire per una interminabile passeggiata? Io sono un uomo libero di insistere sulle proprie scelte. LA PIOGGIA Piove, forse nevica, ed alcuni gioiscono di questo pur non essendo dei pinguini. Giù in basso il postino insiste nella consegna di lettere umidicce. La prua di alcune auto spezza in due il fiume della strada, mentre un ragazzino sul marciapiede trascina col guinzaglio il proprio cane, che pare un salvagente. Signore Dio: giuro che se in fondo a via Giusti mi appare qualcosa di bianco simile ad una vela, sbarro tutto, chiudo le tende, e aspetto la primavera. IL TRENO Sono secoli che non prendo il treno, un poco mi manca. Saranno ancora così disordinati e pieni? Un treno e via verso l'ignoto: che stupidaggine, se c'è un mezzo per viaggiare dove è scontata la destinazione, questo è il treno. A volte ne intuisco il richiamo scontato dalla mia finestra. Ci scommetto, è il diretto Torino-Milano.
DINO
Caro Dino, va bene la brevità, ma l'incompiutezza e il disordine non bastano a fare letteratura. Cerchi di essere piu preciso, più ordinato, più costante e più deciso. Lei ha un talento umoristico. Lo faccia fiorire. Però stia attento alle parole. Cosa vuol dire un "treno disordinato e pieno"? Cos'è un treno disordinato? Se vuole essere marinettiano allora lo chiami un treno "spettinato". Ma disordinato non fa capire niente di preciso su un treno. Un caro saluto da Dacia m

L'interesse per la legalità
Gentile Signora Maraini, sono un'insegnante del liceo scientifico di Velletri. Insieme ad altri docenti portiamo avanti un progetto per avvicinare i ragazzi alla letteratura, al teatro e questo anno abbiamo pensato di venire al Piccolo Eliseo a vedere il suo spettacolo "mi chiamo Antonino Calderone". I nostri ragazzi hanno bisogno di affrontare, con modalità diverse, temi importanti come la legalità per maturare una propria visione della realtà italiana basandosi anche su testi letterari così attuali. Per questo il suo testo ci è sembrato estremamente interessante e vorremo invitarla ad un incontro che si terrà presso il nostro istituto con la signora Scopelliti che già lo scorso anno ha incontrato i nostri ragazzi. Le confesso che ho già cercato di contattarla tramite il teatro Eliseo ma senza ottenere i risultati sperati. Dal momento che, da brava abbruzzese, ho la testa dura, ci riprovo con questo forum. La rigrazio e le auguro buon lavoro tra i nostri monti (sono di Lecce dei Marsi!)
Mariella Terra
Cara Mariella, ma siete stati al Piccolo Eliseo a vedere "Mi chiamo Antonino Calderone"? Lo spettacolo dura fino al 21. Penso che sia una buona idea quella di portarci i ragazzi. Certamente serve a capire un poco meglio la mafia. E Pino Caruso è bravissimo. Io verrò volentieri a Velletri. Ma ora sto partendo per Zurigo dove insegnerò all'università per un mese e mezzo. Se ne parla quando rientro. Fatevi dare da Gianluca del Forum il mio indirizzo personale. A presto, Dacia M

Poesie
Buonasera Sig.ra Dacia Maraini volevo inviarle il mio libro di poesie "L'emozione e la Poesia" se posso farlo dove spedire? Grazie
Lucia
Cara Lucia, spedisca pure il suo testo presso la Rizzoli, in via Mecenate 91, Milano. Con un grazie, Dacia m

A PROPOSITO DI CRAXI
L’idea del Sindaco Moratti di intitolare una strada a Craxi ha sollevato un sacco di critiche. Critiche dovute all’accusa che Craxi ”non poteva non sapere“ della corruzione imperante nel periodo di tangentopoli. Accuse su cui si basano le sue condanne. Molte strade e piazze d’Italia sono dedicate a uomini politici il cui comportamento ebbe lati quantomeno oscuri. Ne cito due: Giovanni Giolitti e Palmiro Togliatti. Giolitti fu attaccato furiosamente in Parlamento e fuori da molti critici (fra cui Salvemini) con l’accusa di essere “il Ministro della malavita”. Quanto a Togliatti basta citare la corrispondenza che lui e Pietro Secchia ebbero con Stalin attraverso l’ambasciatore dell’Unione Sovietica a Roma Kostilev alla vigilia del 18 Aprile 1948. Corrispondenza che chiedeva espressamente a Stalin l’autorizzazione a scatenare la guerra civile in Italia utilizzando le armi nascoste dal PCI dopo il 25 Aprile ’45 e servendosi delle strutture paramilitari degli ex partigiani comunisti (mai sciolte nonostante la guerra fosse finita da circa 3 anni), nel caso la D.C. avesse vinto le prossime elezioni. Questo comportamento si chiama, a mio modesto parere: “tradimento delle Istituzioni dello Stato“ reato per il quale in tempo di pace non esiste la prescrizione ed è previsto l’ergastolo, e in tempo di guerra è prevista la Corte Marziale e la fucilazione. La risposta di Stalin fu negativa e le ragioni sono spiegate con ampie prove documentali dai libri del grande storico Victor Zaslavsky (recentemente scomparso). Allora se si nega una via a Craxi occorrerebbe cancellare retroattivamente tutte le vie e piazze dedicate a Giolitti e Togliatti?
Giuseppe Gloria
Caro Gloria, perché tutta questa furia? Non ho detto che il comunismo russo è stato una bella cosa, conosco gli orrori dello stalinismo. Io ho parlato dell'Italia. In Italia -per fortuna- il comunismo non è mai andato al potere. E' rimasto nel cuore degli uomini onesti come un sogno di cambiamento e di rinascita. Ed è proprio quello che Tornatore descrive nel suo film. Il giovane comunista si batte per la libertà dalla mafia, diventa sindacalista per difendere id iritti dei contadini e vede morire ad uno ad uno gli amici perché il comunismo come sogno di uguaglianza e libertà dava fastidio ai padroni di turno. Ripeto: trovo orribile quello che è successo nei paesi dove il cominismo ha governato e dominato. Ma trovo bella l'utopia del comunismo, quella che ha spinto tante persone oneste ad opporsi al fascismo e alla mafia, spesso finendo uccise o in prigione o in miseria. bisogna sapere distinguere, altrimenti si offendono tanti uomini e donne in buona fede che hanno creduto e sono state schiacciate. Dacia m

Cara Gaia
grazie per l'affetto che mi dimostra. Sono contenta che i miei libri le abbiano tenuto compagnia. Legge ancora? nonostante gli anni passati? un carissimo saluto da Dacia M

Libro sul mobbing
Gentile Dacia Maraini, proverò a rivolgermi anche alla Rizzoli, per cercare un contatto personale. Intanto le scrivo (è la seconda volta) da questa pagina aperta. Sta andando in stampa un mio lavoro sulla violenza psicologica nei luoghi di lavoro. Capitoli di narrativa si alternano a pagine di studio accurato del fenomeno. La storia che racconto è autobiografica. Facendo ricorso alle mie risorse interiori, sono riuscita a portare fino in fondo il testo, che pubblica Memori (www.memori.it). Aspiro ad una sua prefazione. So che è chiederle tantissimo, ma mi auguro che la mia sofferenza possa essere premiata, almeno per questa volta. Grazie comunque e buon lavoro
Caterina F. Pelle
Cara Caterina, la ringrazio per la fiducia, per il momento però non sono disponibile a scrivere prefazioni. Sto partendo per Zurigo dove insegnerò per quasi due mesi e non ho tempo. Mi dispiace. Molti sinceri auguri per il suo libro. Comunque me lo mandi presso la Rizzoli, lo leggerò con interesse. un caro saluto da Dacia m

In ricordo di Isolina
Gentile signora Maraini Le comunico che il Circolo Lettori di Verona, presieduto da Valeria Lo Forte, ricorderà nella sede della Società Letteraria di Verona sabato 16 gennaio alle ore 10,45 la tragica storia di Isolina Canuti, con letture tratte anche dal Suo omonimo libro. Presenteranno l'incontro, che avviene a 110 anni esatti dal ritrovamento del cadavere della giovane, Paola Azzolini, Guariente Guarienti, Armando Lenotti e Mirella Zanon. Le letture saranno di Tiziano Gelmetti, Thea Griminelli e Chiara Poltronieri. Alla fine dell'incontro porteremo una rosa in vicolo Chiodo, dove al civico 9 la cara Isolina à stata uccisa.
Armando Lenotti-Verona
Caro Armando, è una bella notizia quella che mi dà su Isolina. Sono contenta che finalmente la città di Verona si ricordi di lei e le faccia questo omaggio. Isolina era una ragazzina ingenua e generosa ed è stata trucidata solo perchè voleva tenere un figlio non voluto dall'uomo con cui aveva fatto l'amore. Mi saluti l'avvocato Guarienti che è un caro amico. E lo ringrazi per quello che sta facendo per ricordare Isolina. un caro saluto a tutti, Dacia M

Poesia
Non ho coraggio, non ho mai avuto coraggio, sei dentro il mio cuore, sei da tanti anni dentro il mio cuore, è bastato un tuo sorriso dentro ai miei occhi tristi. a.e.c. Caro a.e.c perché si nasconde? è bello il linguaggio degli occhi. Ma io non ho visto i suoi. Un saluto da Dacia Si, che hai incontrato i miei occhi, una volta a Montecatini, un'altra volta in via del governo vecchio. Mi nascondo perchè sono timida. Ho scritto una poesia per te. A presto
Emi
Cara Emi, con tutto quel gioco di occhi si poteva fare una poesia davvero originale. Pensi di più alle parole che non possono essere trattate come piatti da sciacquare nel lavello. un carissimo saluto da Dacia m

La ragazza di via Maqueda
Carissima Dacia Maraini, leggendo La ragazza di via Maqueda mi vengono incontro i periodi azzurri della mia giovinezza vissuti a Palermo, dove frequentai il Liceo Artistico "Michelangelo", allievo dell'indimenticabile Maestro Giovanni De Simone. Grazie per avermi dato la possibilità di "rivivere" anche per un solo attimo quei periodi stupendi e veri. Agrigento 9 gennaio 10
ALDO MUCCI
Caro Aldo Mucci, sono molto contenta di averle ricordato con i miei racconti un periodo lontano e felice. Anche io, scrivendoli, sono riandata con la mente a tempi persi in cui Palermo era una città provinciale e addormentata ma certo anche molto bella e integra. un carissimo saluto da Dacia m

Isolina
Accidenti, che forum fitto fitto. Mi chiamo Anna Martellato, sono una giornalista di Verona. E mi sono imbattuta in Isolina. Qulla 'vera' (non per questo insinuando che la sua non lo sia, anzi), la 'prima'. Nella piccola trasmissione che conduco tutti i giorni, in onda sull'emittente locale, scavo nel passato di Verona sfogliandone i giornali dell'epoca, portando alla luce fatti, curiosità e avvenimenti significativi accaduti in città da cento anni a questa parte. Come quello del 16 gennaio 1900. Mi creda, è confortante sapere di non essere l'unica ad averlo fatto, ad essermi avvicinata ad Isolina in modo quasi casuale. Ora Isolina mi ha incuriosito: non ho ancora letto il suo libro, ma credo proprio lo farò. Un saluto da Verona.
Anna M.
Cara Anna, come avrà letto, non è la sola ad avere ritrovato Isolina. Il circolo Lettori di Verona le farà un omaggio. Ci vada anche lei. E giusto che la città ricordi una piccola vittima dell'arroganza militare. affettuosamente Dacia m

Il lungo freddo
Ricordo di aver letto anni fa il romanzo Il lungo freddo trovandolo appassionante. Non sono più riuscito a trovarlo in libreria. E' possibile in qualche modo recuperarne una copia eventualmente anche in una bibiolteca pubblica?
Iacopo

Speranze!
Salve Dottoressa Maraini, sono una ragazza di 20anni, laureanda in scienze della comunicazione, sto scrivendo un romanzo, e vorrei incontrarla per alcuni consigli. Spero questa mia passione sia la giusta strada. Sarei molto lieta di avere una sua risposta. In fede. Sofia Di Giuseppe
Sofia Di Giuseppe
Gentile Sofia, sono l'amministratore del sito. Le posso gentilmente chiedere di inviare al forum il suo indirizzo mail? La ringrazio, un cordiale saluto

Per Dacia a Fosco
Voglio farle sapere quanto mi ha entusiasmata, affascinata ed incantata, la conoscenza di suo padre, Fosco, attraverso i suoi appunti, trascritti mirabilmente ed afettuosamente da lei nel libro "Dacia e Fosco Maraini". Mi sono trovata in sintonia con molti dei suoi pensieri e questa scoperta m'ha fatto piacere, oltre che ad avere avuto conferme ed aiuti determinanti, per certi miei ragionamenti (Luna, stelle,eso-endo e religione). Non ho dubbi che sia un'anima meravigliosa. Grazie Dacia, grazie infinite! Le auguro una buona vita!
Marianna
Cara Marianna, mi fa piacere che sia stata affascinata da Fosco, il mio amabilissimo padre. Ha letto le sue poesie dalla lingua inventata? si chiamano Fanfole e si trovano anche su Internet. Un caro saluto da Dacia m

Romeo
La novella del barbone innamorato Quanto può durare un amore? Perché non si eclissa il sole per avvisarci quando sta per finire, perchè non si impennano le onde, il vento non principia a far mulinelli? Non cade una foglia. Tutto resta identico, il dolore rimane chiuso nella gabbia della pelle e non la gonfia, non la fa neanche scoppiare. E allora ti attacchi al telefono. Vai sotto casa. Ti fai trovare fuori dal posto di lavoro. La pensi giorno e notte fino a che prendi a seguirla. E’ un baratro lento. Precipitare verso il polo d’attrazione in modo irresistibile. Sul fondo solo l’ombra e dentro l’ombra il suo nome. Ero arrivato all’età di quarant’anni senza bisogno di credere all’amore. Alle storie di attrazioni fatali, di donne indimenticabili. Tutto era sempre passato senza lasciare traccia nella mia vita. Un desiderio costante di non abbandonarmi mi aveva preservato. Forse sapevo che non sarei stato capace di sostenere il peso dell’autentica emozione amorosa? Vero è che la mia vita di fronte alla maestà di quel sentimento si piegò sulle ginocchia, stramazzò e ancora oggi cammino a quattro zampe come un cane. Sono un uomo che è stato rifiutato, considerato inutile, proprio quando tentava di dare il meglio di sé. Io la amavo e lei, quindi, doveva amarmi! Questo ho pensato per tutto il tempo, questo penso ancora oggi quando il dolore forza il catenaccio della dimenticanza. Lei invece pareva non volerne sapere. Aveva un altro uomo, un’altra storia, altri progetti. Facile a dirsi ma impossibile da capire. Inaccettabile. Non ho mai amato nessuno, l’unica volta che mi accade il destino mi mette di fronte a una donna quasi indifferente. Ecco la beffa. Appena le avevo chiesto di lasciare per me il suo compagno aveva detto che lo preferiva a me. Come? Mi preferiva uno stupido, ignorante, incapace di guardarla con i miei occhi, di descriverla con le mie parole. Non era vero, non poteva essere vero. Stava mentendo a me e a se stessa. Voleva solo che io le dessi più certezze, che le dimostrassi tutta la mia presenza. Chiaramente non si può lasciare il certo per l’incerto. Per questo ho preso a telefonarle più spesso. Poi però mi arrabbiavo, mi faceva arrabbiare. Preparavo un bel discorso di quelli da baci perugina e lei mi freddava con una battuta fuori posto e allora ecco la collera. La collera di quel rifiuto che ancora bruciava. Se non ami il mio amore, la parte migliore di me, come posso pensare che tu non sia il nemico. Non senti il mio mare interiore, non credi neanche che io lo abbia. Come si può rifiutare l’amore? Lei aveva fatto crescere il fiore nel suo giardino e ora pretendeva di sbarbarlo con tutte le radici. Sono diventato lupo per vedere anche il minimo bagliore nella notte della sua indifferenza. Sono diventato gatto per arrampicarmi su pareti irte e prive di appigli. Caprone che cammina in bilico sul crinale del dubbio. Non avevo nessuna rotta di ritorno, potevo e dovevo andare solo avanti. Una volta nella vita, almeno una si deve partire senza conoscere né sé, né quando, né tantomeno come arriveremo. Lei è la mia meta. Quanto dura il viaggio è secondario. Avevo un buon lavoro quando sono partito e vestiti nell’armadio, non molti, non belli, ma appesi alle gruccie in perenne attesa del mio ritorno. Ora nessuno mi aspetta più. Avevo un tavolo in cucina delle sedie, tra le sedie la mia sedia, il mio posto. Un televisore in cui veder passare il mondo in scatola. Ma lei non voleva starci lì, in quel mio presente offerto e pronto ad accoglierla. E allora ho issato l’ancora. Ovunque sia io arriverò in quel luogo e saremo insieme. In qualsiasi tempo questo debba accadere. Non credo all’aldilà sennò potrei dire “oltre la morte”. Ma sono certo che oltre la morte altro non ci sia che il nulla. Sarà su questa terra, in questa vita. Sarà il lieto fine. L’eroe, che sono io, attraversa tutte le peripezie, il principe, che sono io, sconfigge il drago e infine sposa la principessa. Che male c’è ad essere romantici? Se lei non vuole me io non sarò più me. Rinuncio al mio nome, a coloro che lo sanno a quelli che lo dicono. Alla targa sul campanello. Al codice postale. Avevo due strade, o uccidere lei o uccidere me stesso. Ma sono contrario a ogni tipo di violenza. E’ l’unica cosa di cui sono certo. Non ho opinioni circa la libertà, la giustizia, ma so che l’amore è il contrario della violenza. Non potevo finirla in quel modo. Mai. Ed è finita così. Dormo qui. A pochi passi dalla sua camera da letto. Da molti mesi ormai. I ragazzi sotto il ponte non mi hanno accolto proprio di buon grado. Non tutti la pensano come me in quanto alla violenza. Ce ne sono di quelli qui che appioppano degli schiaffi. Non è mica facile mettersi a costruire un’ amicizia quando passi i giorni e le notti ad aspettare che si liberi un posto all’Albergo Popolare. E poi non sono mica sempre gli stessi. Io sono l’unico come dire “stanziale. Io e Romeo, un tipo pieno di capelli che spesso dorme e quando non dorme gioca a far ruzzolare una lattina. Non credo che sia italiano anche se ha quel nome da innamorato Veronese. Chissà forse è un soprannome e anche lui è finito quaggiù per un male d’amore. Lei viene raramente a portare il cane a passeggiare qui sul greto del fiume. E in quei casi io sto molto attento a non farmi vedere. Potrebbe denunciarmi per pedinamento. E così finirei in carcere e non potrei più vederla. Chissà forse non mi riconoscerebbe. Vedendomi stenterebbe a credere che sono io. Dovrebbe riaprire il caso che mi riguarda e aggiungere alla pratica questa nuova informazione. O forse aprirebbe proprio un nuovo fascicolo. “Uomo, affascinante, barba lunga, vive sotto il ponte davanti a casa mia. Chissà chi è? Che fa? Perché è finito lì? Come mangia?” Questa volta non farò errori. Dirò le parole giuste, con il giusto sguardo, al momento opportuno. E lei non potrà dire di no. Anche volendo non le sarà possibile. Io sono sceso all’inferno per ritrovarla, come Orfeo, come Dante. E sempre la stessa storia del soldato che aspettò novantanove notti la sua amata e allo scoccare del centesimo giorno riprese la sua via. Ma io non sono Orfeo e lei non si volterà e non sono nemmeno il soldato impaziente, né il poeta che si fa guidare da un maestro. Io sono un uomo che di fronte al dolore dell’abbandono ha saltato il fosso abbandonandosi a sua volta. Lei è la meta del mio viaggio e, quando la meta è chiara, non si può non giungere a destinazione. Sempre che non arrivi la tempesta a spezzare in due la chiglia della nave, o che un gabbiano entri nel motore, una gomma scoppi, o un uomo perda la via. Io non posso perderla. Per questo mi sono messo qui. A volte mi viene il dubbio di stare impazzendo. Ma poi mi dico che no. I pazzi non si accorgono della loro follia, almeno così dicono tutti. Non sono matto, sono solo ubriaco spesso e volentieri. Il vino aiuta a credere. La materia primaria di questa alchimia che mi ha portato lontano dalla mia casa e da me stesso è certo l’ossessione. Ma quanto sublime può diventare un pensiero unico e ossessivo rivolto alla bellezza e alla ricerca dell’altro? Presto forse diventerò un barbone senza più memoria come tutti gli altri, o forse lo sono già, agli occhi di chi passa sopra questo ponte.
Beatrice P.
Cara Beatrice, la sua vicenda è ben raccontata, con ritmo deciso e rapido. C'è però qualche sciattezza psicologica. E' la storia di una ossessione, lei dice, ma stereotipata. Si vede che parla di una cosa che non le appartiene e quindi tende a stilizzare, a semplificare. Lei ha delle qualità narrative, provi a parlare di qualcosa che conosce meglio. Un saluto affettuoso da Dacia m

Dolcenera
http://www.youtube.com/watch?v=Sg3iDXerl6s&feature=relate= incolli questo indirizzo nella barra degli indirizzi e si ascolti questa meravigliosa canzone di De André. E' bello quando gli artisti, in luoghi, tempi e cieli diversi vedono volare gli stessi angeli in esilio.
Damiana
Cara Damiana, grazie per il consiglio. La canzone è bella, verissimo. affettuosamente Dacia m

Un "tu" inappropriato
Gentile Dacia, sono Domenico, le ho mandato il racconto "L'insita necessità". Ho visto che distrattamente le ho dato del "tu": non era mia intenzione farlo (il troppo scrivere, forse), la prego di volermi scusare. Lei è una scrittrice che stimo molto, e seguo con curiosità scrittoria. Sono catanese, ho pubblicato qualcosina ma sinceramente mi sento ancora un principiante. Auguri sinceri.
Domenico
Caro Domenico, non si preoccupi per il tu, va benissimo. E grazie per la stima, un caro saluto da Dacia m

Un racconto
Cara Dacia, sto leggendo il tuo ultimo romanzo, poi ti farò sapere. Spero di non annoiarti se ti mando un mio racconto, tratto di una raccolta a episodi. Ti invio gli auguri più sinceri. RACCONTO. L'insita necessità Siamo alle solite: le lampade non sono ancora accese benché fuori ci sia poca luce. In qualche parte, una mezza dozzina di bevitori: carte in mano, mozziconi di sigarette tra le dita. Un tizio sta leggendo, mano alle tempie: non si capisce se per concentrarsi alla lettura o perché sforzi la vista. C’è chi parlotta, chi, chino sul tavolo, scrive a cinque centimetri dal quaderno, chi recita qualcosa a qualcuno che lo ascolta annoiato. Al tavolo accanto alla finestra che dà sulla piazza, due lettrici centellinano luce. Quel vecchio Poeta e Riccardo il filosofo sono nell’altro angolo, al tavolo sotto il finestrone che dà sulla collina. Il vecchio Poeta è seduto scomposto, sembra un fico selvatico, Riccardo il filosofo è posato come il marchese di Casalotto. La finestra e il finestrone hanno entrambi le tapparelle alzate e le tendine tirate. Nella cornice della finestra si riesce a vedere la statua del re a cavallo, con sua maestà che, rivolto a occidente, va salutando militare. Sullo sfondo del finestrone, una scura selva di pali di fichidindia si arrampica finché può al bianco Mongibello. Sopra la linea dell’orizzonte, tutto una tavola di cielo screziato di rosso-arancione e giallo-verde. Il vulcano domina la scena, col pennacchio di fumo che, ergendosi obliquo a sud e calandosi immediatamente curvando a est, sembra un gomito piegato il cui avambraccio è rivolto contro la cima del vulcano. Il baffo orizzontale all’estremità, dà l’idea di una mano bella di traverso alla fronte, in saluto militare. Al bancone, il solito Falsaperlone a far conti. Gli vado incontro. – Com’è signor oste, tutto bene? – Ah lei. – No, dico, non le pare sia ora di accenderle le luci? Falsaperla gira uno sguardo alla sala. Si tira su, si mette la penna dietro l’orecchio, apre un cassetto e ci infila il quaderno dei conti. – Ha ragione, sa. E’ che fa buio più presto del solito e non mi regolo più. Ora accendo vah. Un vero taccagno, non c’è che dire. Mi giro verso la sala. Il vecchio Poeta mi ha visto. Agita in aria il suo bastone: vuole che vada da lui. Mentre mi avvio… luce è. Un mormorio sommesso e qualche bestemmia. – Si sieda – mi fa il vecchio Poeta scostando la sedia dal tavolo. Con un cenno del capo saluto Riccardo il filosofo (lui ricambia uguale), e mi accomodo. – Com’è gente, che mi raccontate di bello – faccio. – Stavamo discutendo dell’influenza che hanno i luoghi sull’arte. Tema: quando incide sull’autore un panorama superbo come quello – e mi fa segno col bastone di guardare al finestrone. Proprio in quel momento Falsaperla sta cercando di tirare le tende. – No, lasci così – gli fa Riccardo il filosofo. Falsaperla si blocca, ritorna sui suoi passi; guarda noi, guarda il finestrone, guarda noi: tipo, poco più che convinto e tanto meno che persuaso. – Non darei mica per scontato che quello è un panorama superbo – faccio io. – Magari c’è chi ci vede la malasorte, là fuori. – Vabbè, ma vederci la malasorte è come forzare la realtà delle cose – mi fa Riccardo il filosofo. E aggiunge. – La maggior parte sarebbe in ogni caso d’accordo con noi: quello è un panorama da sogno. – Io penso invece che l’artista dovrebbe valutare di rifarsi al reale – gli faccio. – Il reale e i sogni tratti dal reale…?, una tribolazione, noia allo stato brado. – Ho l’impressione che lei voglia fare a tutti i costi l’originale – fa il vecchio Poeta. – Magari se ci spiega la sua opinione con un esempio, potremmo capirci qualcosa anche noi – fa Riccardo il filosofo. Due cani mastini non c’è che dire. E mordono, come sempre, come sanno. Cercano di mettermi in difficoltà solo per il gusto di farlo, magari poi la pensano come me. Do uno sguardo alla finestra. Passo al finestrone. La finestra, il finestrone… Qualcosa mi intriga, cazzo. L’ho capito appena sono entrato. Cerco di capire di che diavolo si tratta, però. La finestra, il finestrone… – Embè, non dice niente? – tuona Riccardo il filosofo dalle catacombe. – Ammutolisce sul più bello? – fa il vecchio Poeta. Devo trovare una soluzione. La finestra, il finestrone… – Un esempio. Vabbè. Ma vorrei che partecipaste alle mie osservazioni, che per una volta metteste un po’ di fantasia in quel vostro ragionare. – Mica abbiamo le pigne nel cervello! – fa Riccardo il filosofo. – Ma certo, qualunque cosa per questo esempio che stiamo aspettando dai tempi di Cavour – fa il vecchio Poeta agitando in aria il suo bastone. – Bene. Allora vi invito a guardare il vostro bel panorama da un altro punto di visuale. Dobbiamo spostarci da qui, però. Venite con me. Li porto al bancone, dove ero prima. Falsaperla, ritornato nella sua postazione, ci osserva con la bocca aperta. – Ecco – dico, dopo aver fatto posizionare i miei due amici in direzione della finestra e del finestrone. – Come potete notare, rispetto a noi che guardiamo, la finestra si trova a sinistra, il finestrone a destra. La finestra a sinistra, il finestrone a destra. – L’abbiamo capito. E allora? – fa Riccardo il filosofo. – Già, che diavolo significa? – fa il vecchio Poeta. – Un po’ di pazienza – dico io. – Considerando questa successione, finestra a sinistra, finestrone a destra, vi invito a guardare ciò che vedete nei rispettivi riquadri come fossero due vignette. – Vignette? – fa il vecchio Poeta. – Vignette – faccio io. – Vignette, perbacco – fa Riccardo il filosofo. – Vignette – dico ancora io. – Vignette, abbiamo capito – fa Falsaperla. – Due vignette, quindi. E come potete notare, nella vignetta di sinistra (ciò che vediamo nella finestra), si coglie la presentazione di un’azione: il saluto militare del re. – Il saluto militare del re, e allora? Un re mica lo immortalavi giocando a ping pong – fa Riccardo il filosofo. – Un saluto militare – ridico io, – che il re Vittorio (e penso riconosciate il piccoletto di Savoia) rivolge a ovest, a destra rispetto a noi che guardiamo. Nella vignetta di destra (ciò che vediamo nel finestrone), si vede il Mongibello. Il pennacchio di fumo che fuoriesce come un braccio piegato con l’estremità ritorta contro la vetta, sembra ricambiare il saluto militare al re. Il vulcano, così umanizzato, guarda a est, cioè in direzione della statua del re, a sinistra rispetto a noi che guardiamo. Sembrerebbe la conseguenza all’azione di prima, con il supposto saluto, cioè la durata, “localizzato” ovviamente nel salto tra le due vignette. – Cioè secondo lei il re a cavallo fa il saluto militare al Mongibello che risponde al saluto. Ma non capisco dove vuole andare a parare, però – fa il vecchio Poeta. – No, che parare e parare d’Egitto. Volevo solo mostrarvi di cosa può “vedere” un artista. Le vignette-gag, come storiella senza parole, sono il punto di vista di un ipotetico autore. Voialtri vi ostinate a vedere un panorama meraviglioso, altri possono cogliervi una comicità latente. Il nostro re, notoriamente sbarracorta, saluta militare l’enorme vulcano che gli ricambia il saluto. Della serie: il gigante buono e il nanerottolo colti nello stesso atto, entrambi immortalati in un saluto che ha del salamelècco. Non so se mi spiego. – Vabbè ma in ogni caso noi facevamo riferimento alla vignetta di destra, cioè quella del finestrone che guarda il Mongibello. – fa il vecchio Poeta. – Lei ci ha aggiunto la vignetta di sinistra proprio per appiopparci una comicità che altrimenti non si sarebbe innescata. Si sa che tutto ciò che è al di fuori del campo umano, non è risibile. È infatti l’atteggiamento del re e il vulcano umanizzato, a garantirgli l’ironia, la cosa buffa insomma. Un bel drittone, lei. – Uno adopera ciò che vuole, mica ci sono limitazioni per l’arte – dico io. – La natura di per sé, crea mazzi di broccoli a ripetizione; fa atmosfera magari, magari prepara una certa condizione di base. Ma mica interpreta l’umano sentire. Di là dal bancone vediamo allungarsi il testone di Falsaperla. Non so perché, ma penso che dirà fra poco la sua minchiata. E infatti la spara. – Certo che volendo considerare la cosa, dalla finestra di sinistra arriva molta più luce rispetto a quella di destra. E detto ciò, il Falsaperlone si tira su, si mette il vassoio sul palmo della mano, il tovagliolo attorno al braccio, e contento di aver detto la sua minchiata, s’avvia a servire i clienti. – Ecco, avete sentito? – faccio io. – Quella del nostro oste è un’altra possibile interpretazione di punto di vista. – Che cavolo significa? – fa il vecchio poeta. – Già, che c’entra ora la luce che arriva dalle finestre– fa Riccardo il filosofo. – C’entra. Perché per l’oste, che cerca disperato di risparmiare luce elettrica, sia la finestra e sia il finestrone, entrambi con le tapparelle alzate e le tendine tirate, sono fonte di luce per l’interno della taverna. Al tramonto dal finestrone arriva meno luce rispetto a quella che arriva dalla finestra, perché il finestrone è orientato a monte dove fa buio prima. – Ma comunque rimane il punto di vista non di un artista, ma di un tirchione come Falsaperla che vuole a tutti i costi risparmiare luce per pagare bollette meno care – fa il vecchio Poeta. – Beh volendo analizzare, – faccio io, – un tirchio è mosso da una necessità interiore così come vi è mosso un artista. – Cioè vuole dire che anche un tirchio è capace di fare arte? – fa il vecchio Poeta. – Non lo escluderei; ma non volevo arrivare a questo. Dico che l’avarizia e l’arte, quella vera, hanno qualcosa che le accomuna fortemente: si manifestano nell’uomo solo per una sua necessità. Il paragonare quell’oste a un artista, è una bestemmia di primo pelo – fa il vecchio Poeta. – È nel peccato che qualche volta si ritrova la via – faccio io. – In effetti è perché esiste il peccato che ci facciamo di tanto in tanto un buon rosso – fa Riccardo il filosofo. E aggiunge. – Che poi, pensandoci bene, un buon rosso spesso illumina la via.
Domenico
Caro Domenico, lei racconta bene, ma tira troppo in lungo. Ha dei ritmi lenti e ripetitivi. E poi, possibile che non trovi una storia più vicina a lei? una storia che la tocchi nel profondo? qui sembra che stia raccontando un quadretto di maniera. Il vecchio poeta, il vino rosso, le carte. Non sono cose di prima mano. Provi a parlare di sé, con piu coraggio e chiarezza. Un carissimo saluto da Dacia m

L'Abruzzo e Maraini
Cara Dacia, non ho mai avuto l'onore di conoscerLa ma da anni La seguo. La seguo con ancor più amore da quando ho saputo che ha deciso di trascorrere gran parte delle Sue giornate nella mia amatissima Regione di nascita. Scelta, come al Suo solito, originale e controtendenza. Vivendo a Bruxelles, con il Suo meraviglioso romanzo Colomba ho sentito con tutti i miei sensi ciò che Lei cosi bene descriveva: i colori degli alberi, i profumi dei boschi del Parco, il carattere dei miei corregionali. Mi rifugio spesso ad Opi e so che molti cittadini del Parco L'hanno praticamente adottata. E' da anni che Le volevo scrivere questo messaggio ma non ho mai trovato questo forum. Lo faccio in queste giornate di festa. Il Suo ultimo libro che ho comprato e letto (e riletto) mi ha dato modo di scrutare più da vicino la bellezza della Sua anima. Grazie ancora di tutto. Mi auguro di conoscerLa magari passeggiando tra i faggi della Val Fondillo o della Camosciara.
Marcello Accorsi
Caro Marcello, spero anch'io di incontrarla passeggiando fra i faggi. Grazie per le sue affettuose parole. Un saluto affettuoso da Dacia m

Auguri di buon Natale
Gentile signora Dacia Maraini, volevo augurarle i più sinceri auguri per un sereno e gioioso Natale, augurandomi che presto mi concederà un incontro per la stesura della mia tesi. Cordiali saluti, Sara
Sara

Un senso
Un senso di pace/ un senso di gioia/ un senso di vuoto nell'immenso cielo by Guido Arci Camalli
guido arci camallil
Caro Guido, ormai la conosco, lei sa scrivere meglio di così. Faccia piu attenzione alle parole. Sia selettivo, non si lasci trascinare dalla prima immagine letteraria che le viene in mente. Un saluto caro da Dacia m

Auguri di Buon Natale e Buon Anno
Cara Dacia, sono "il poetino", quello del racconto "Mari" che hai pubblicato sul tuo variopinto e affollatissimo blog. Così affollato che per cercare una tua eventuale risposta a un mio messaggio, scorrendo tutti i messaggi pubblicati, impiego dai 15 ai 20 minuti. Ma questo mi diverte molto perché navigo con estremo interesse sociale nella complessa sfera dei tuoi ammiratori (molti), detrattori (pochi) e aspiranti scrittori (moltissimi), fra cui mi annido anch'io. Ti avevo inviato già qualche anno fa presso la RCS libri in via Mecenate due miei dattiloscritti inediti: "Trofeo di guerra" (venti racconti) e "Viaggio in Gran Bretagna" nella speranza di farli pubblicare, ma non ho avuto più notizie; a meno che non sia apparsa di recente una tua nuova risposta. Volevo però soprattutto farti avere i miei auguri di Buon natale e di Buon Anno e dirti che ricordo ancora con emozione la tua voce delicata e il tuo garbo, nel corso della conversazione che avemmo alla Fiera del Libro di Torino.
Renato Gorgoni (il poetino)
Caro Renato, mi rendo conto che sono in un ritardo terribile. Siamo a febbraio e lei parla di auguri di Natale. Mi scusi ma c'è stata anche un poco di confusione in questo Forum. Lei ha descritto benissimo il rapporto con la folla dei partecipanti. C'è ironia nella sua scrittura. E' una forza, mi creda. Con molti saluti Dacia m

On verginity
Cara Dacia, non sempre la donna è vista come toy-girl anche se il sessismo imperante pare condannarvela. Al riguardo ti segnalo il racconto "Vertigine vergine" di Mauro La Spisa, apparso sul sito de "ilmiolibro" dove mi sono divertita a vedere esaltati eros, passione e verginità. Auguri
Gabriella Grana

Sostienici
Carissima Dacia, mi chiamo Rosaria e sono la Presidente di una piccola associazione di volontariato napoletana, che lavora per la salvaguardia dei diritti delle donne. Siamo quelle che, insieme ad altre realtà napoletane, manifestando con pietre alla mano, hanno spinto il Sindaco Iervolino a dare la cittadinanza onoraria a Safiha Hussain, altrimenti lapidata nel suo paese. Stiamo lavorando per spingere il governo a lavorare su una legge organica contro la violenza sulle donne e abbiamo bisogno di un sostegno concreto, abbiamo bisogno di far sentire la nostra voce e la nostra proposta. Che ne dici di presenziare alla manifestazione che faremo a Napoli a gennaio per portare la nostra proposta a conoscenza delle realtà femminili campane e delle istituzioni? E' grazie al tuo libro "donne in guerra" che ho iniziato a lavorare per le donne e con le donne, in maniera concreta là dove c'è bisogno di sostenerle e aiutarle ad autodeterminarsi. Sostienici così realizzeremo un grande sogno,
Rosaria
Cara Rosaria, mi dispiace di essere così in ritardo. Sono perfettamente d'accordo col lavoro che fate per le donne. Fatemi sapere come proseguono le vostre iniziative. In un'altra occasione verrò senz'altro a trovarvi. Auguri da Dacia m

Black Milk
Gentilissima signora Dacia Maraini. Ho avuto il piacere di stringerle la mano il giorno della presentazione del suo libro "Sulla mafia", libro che lei mi ha cordialmente autografato alla Fiera della piccola e media editoria al palazzo dei Congressi dell'Eur. Alla fine della presentazione, dopo il suo autografo, le ho chiesto se potevo metterle nella borsa un piccolo libro da me scritto, cosi da poterlo esaminare, aspettandomi sinceramente un educato rifiuto. Con mio vivo stupore e quasi miracolisticamente, lei mi ha detto: "se è piccolo, metti pure nella mia borsa". Sembrerà stupido ma l'emozione non è stata da poco. E' un libretto con la copertina arancio dal titolo "Black Milk". Ho scritto la mia e-mail sulla prima pagina, nel caso lei abbia qualche minuto per contattarmi e magari esprimere un parere sulla forma espressiva e sulla tecnica del mio linguaggio. Se magari l'ha colpita qualcosa in particolare. La ringrazio anticipatamente.
Cesare

Storie femminili
Gentile Dacia, da tempo amo scrivere, ma ho intrapreso da poco la strada della pubblicazione. SITIS VIVENDI. Un libro al femminile, che vuole dare voce alle vicende quotidiane e alla forza con cui, nonostante avversità, errori, gioie e dolori, il desiderio di vivere prevale. Insaziabile. Dopo varie presentazioni in molte città italiane (Roma, Milano, Perugia, Como, Treviso) la domanda che mi faccio è questa: la scarsa attenzione, a volte addirittura imbarazzante, verso il mio libro dipende solo dal fatto che io sono una "sconosciuta" o dall'argomento trattato? Rivolgo questo mio dubbio a lei che, in quanto autrice ormai di livello internazionale, può darmi una opinione concreta in merito: le storie "normali" non interessano più? La ringrazio per l'attenzione.
Susanna Bonaventura

Una tesi su Dacia Maraini
Gentile Signora Maraini, sono una studentessa francese in letteratura italiana contemporanea. Per il mio ciclo universitario, ho scelto di lavorare sulla tematica della rappresentazione delle vittime (bambini e donne vittime di violenze, e vittime della Storia) nella Sua Opere romanzesca. Per questa tesi, ho selezionato cinque opere: La lunga vita di Marianna Ucrìa, Buio, Voci, Il treno dell'ultima notte, La ragazza di via Maqueda. Alla prima lettura dei suoi romanzi, ho intuito un impegno forte legato a queste situazioni tragiche (che condivido completamente). Vorrei sapere se potessi farLe qualche domanda sull'argomento, o chiederLe dei consigli? La ringrazio per prima del lavoro e della lotta che continua a diffendere, sono molto felice di avere incontrato i Suoi libri e la Sua scrittura. Cordialemente. Stéphanie
Stéphanie

Lacrime
Grazie, signora Maraini. La magia delle sue parole mi aveva, giá e più volte, squisitamente inebetito. Ma ora è troppo, non posso fare a meno di importunarla. Una breve ricerca su google, certo che mai si sarebbe negata ai propri lettori, sarebbe stato forse come negarsi a se stessa. Ero a pagina 72 e non sono riuscito a trattenere le lacrime. Fino a quel momento, mi aveva inchiodato alla pagina come la limatura di ferro alla calamita. Poi pagina 72. Sará l’intenso profumo emanato da quel Marcel che tanto mi aveva accarezzato nei troppi tormenti adolescenziali. Senza la "ricerca" di allora, la mia vita avrebbe preso altra piega. Sará la delicatezza con cui lei mi ha fatto conoscere il “vecchio signore dal cappello alla Humphrey Bogart”, pochi tratti di penna e immersi in un intero universo emotivo. Non lo so cosa sará stato a impedirmi di trattenere le lacrime. So che si tratta di emozioni troppo intense per i miei 50 anni. Se può, non smetta mai di “donarsi” così.
Gian Roberto

La ragazza di via Maqueda
Gent.ma Dacia Maraini, mi scusi se La importuno ma vorrei farle sapere che a pag. 65 del suo ultimo libro ho riscontrato un'inesattezza storica. A proposito dell'acconciatore veneto venuto apposta da Napoli, si diceva avesse pettinato la bella principessa Capece Minutolo che aveva sposato l'Aga Khan. Se la memoria non mi inganna Irma Capece Minutolo nel 1060 sposò l'ex re Faruk d'Egitto in esilio in Italia e non l'Aga Khan. Sono un vecchio pensionato, vado per gli 85, che legge molto e di tutto con un'attenzione a dir poco pignolesca e se mi capita di imbattermi in qualche inesattezza mi opermetto di falo presente all'autore. Altre recenti vittime sono state Andrea Camilleri e Andrea Vitali che, cortesemente, mi hanno risposto ammettendo l'inesattezza, ringraziandomi e complimentandosi per l'attenzione che metto nel leggere i loro lavori. Da tempo la seguo con interesse, ho letto quasi tutte le sue pubblicazioni che non mi hanno mai deluso. Spero mi voglia perdonare.
Giuseppe Maggio
Caro Giuseppe, non mi disturba affatto, anzi la ringrazio per la sua attenzione. Credo che in effetti abbia perfettamente ragione. Ho sbagliato a non controllare, andavo a memoria e la memoria a volte inganna. Per fortuna il libro sta andando bene, ci sono già state quattro edizioni in meno di un mese. Nella prossima edizione lo farò correggere. Un caro saluto da Dacia m

Invito
Sono Assunta Cortellessa, socio fondatore della giovane Associazione "Together Italy-Pakistan", attiva, sia pure con mezzi molto limitati, sia in Italia sia in Pakistan. In entrambi i Paesi,Together si occupa dell'istruzione, specialmente di bambine e donne, nell'ottica delle pari opportunità, ancora fortemente negate, soprattutto in Pakistan, promuove progetti informativi che favoriscano l'integrazione e la convivenza civile e pacifica nel rispetto delle diversità. Prossimamente l'Associazione, nella Sala della Protomoteca (Campidoglio), il 28 dic.p.v.,alle 15, commemorerà ufficialmente Benazir Bhutto, nel secondo anno dall'assassinio. Saranno presenti personalità del mondo politico e della cultura. L'iniziativa ha ricevuto il patrocinio della Regione Lazio e del V Municipio. Sarebbe motivo di grande onore averLa come ospite- oratrice , proprio perchè tutti conosciamo la sua grande sensibilità nei confronti della storia delle donne . Spero di sentire il suo parere in merito. Grazie
Assunta Cortellessa
Gentile Assunta Cortellessa, sono il moderatore del forum. Dacia Maraini non potrà essere a Roma il 28 dicembre, mi dispiace. Un cordiale saluto

Intervento sul Sindaco di Palermo
Ho avuto modo di seguire un suo intervento ascoltato pochi giorni fa attraverso Radio Parlamento su un Sindaco di Palermo che riuscì seppur per breve tempo a rimettere in sesto il Banco di Sicilia e altre istituzioni. Il problema è che avrei tanto voluto sapere il nome di questo Sindaco (scusi la mia ignoranza), ma nel corso di tutto l'intervento (avendone io perso la parte iniziale visto che non posso essere 24 ore su 24 accanto alla Radio) non è stato fatto né il nome né il periodo in cui questo Sindaco ha operato. Forse lei potrà dirmelo attraverso l'e-mail o forse mi può indicare dove ascoltare la registrazione. Con ammirazione.
Angela Di Pasquale
Cara Angela, ha ragione lei: quando si parla alla radio non si tiene conto che c'è gente che si mette in ascolto in momenti diversi e quindi bisogna sempre ripetere di chi si sta parlando e perchè. Il sindaco di Palermo di cui parlavo alla radio è Emanuele Notarbartolo (1834-1893). Un uomo coraggioso, ma non rivoluzionario, anzi un uomo d'ordine, cattolico, legato alla famiglia e al lavoro. Aveva il torto (per i mafiosi) di applicare rigorosamente la legge. Per questo è stato ucciso da due mafiosi, per conto di un deputato colluso con la mafia stessa, su un treno che lo riportava dalla sua campagna, con 27 coltellate. Sono questi i siciliani di cui andare fieri, ma oggi, se chiede in giro, nessuno sa chi fosse. La saluto con affetto, Dacia m

Un suo parere
Gentile Dacia Maraini, innanzitutto le esprimo la mia ammirazione nei suoi confronti come scrittrice. Sarei onorata di sottoporre alla sua attenzione un mio saggio che l'editore Aletti ha recentemente pubblicato, dal titolo "Leonardo Sciascia. Una lettura psicoanalitica". Poiché ho sentito il suo colloquio radiofonico con Anna Maria Sciascia, sarei davvero lieta se lei trovasse il tempo di leggerlo e comunicarmi un suo parere. Ho letto alcune sue risposte nel forum e so che lei è molto impegnata, pertanto non ardisco sperare che lei possa intervenire alla presentazione del libro, che avverrà a Roma il 15 gennaio presso "Bibli" alle ore 21 e il 26 gennaio presso il Bibliocaffè di via Ostiense alle ore 18. Tuttavia le sarei grata mi desse indicazione di come inviarle una copia del libro. La saluto cordialmente
Teresa Suero
Buonasera, sono il moderatore del forum. Mi può gentilmente mandare il suo indirizzo mail? Grazie, un cordiale saluto

paese di pulcinella
(Scusate la mancanza di accenti e apostrofi ma scrivo dall Australia e questo non e il mio computer) Pullicenella o sapite chi e diceva il Grande Eduardo. Signora Dacia ho deciso di cambiare mestiere mi metto a fare la scultrice, insomma smetto di scrivere, non del tutto chiaramente. Tanto nessuno mi capisce. Prima pero vorrei pubblicare un mio libro di poesie (molte le ho perse perche si e troncato l hard disk del pc) e intitolarlo NUMERIEALTRIDELIRI. Me la farebbe la presentazione, prima o poi? Un bacio dalla costa del sole, dai canguri, dai koala, dai kukkabarra, dagli alberi del fuoco e il frangipane. Qui sono tutti cosmopoliti come lei. E si sentono in colpa per via degli aborigeni quasi quanto noi ci sentiamo in colpa per via dei campi di concentramento e dei gulag. Sembra l isola che non c e. ho visto un film sulla fine del mondo nel 2012. In gennaio passero dall abruzzo, sarebbe bello incontrarla per caso, un abbraccio Paola Presciutt

Cara Paola, non credo affatto alle fiabe sulla fine del mondo. Si ricordi che altre mille volte è stata annunciata la fine del mondo. Nell'anno 2000 per esempio, ricordo che si parlava di un buio improvviso che avrebbe oscurato l'universo. Ma la natura non è superstiziosa, la natura non va per numeri e per profezie. La natura segue il suo corso che è molto più antico, più lento, più misterioso e più inconoscibile di quanto crediamo. Con affetto, Dacia m

Il nuovo libro
Cara Dacia Maraini, La ringrazio vivamente del gentile invio della Ragazza di Via Maqueda, un favore inatteso e una proposta di prossima lettura che acetto volentieri. Sperando che lei si trovi in ottima forma colgo l'occasione per mandarle i miei auguri della stagione con i più cordiali saluti
Annetta Ganzoni Berna
Cara Annetta, grazie per gli auguri che ricambio affettuosamente, Dacia m

Senza titolo
Ho scoperto solo oggi questo forum, purtroppo. Mi sento di ringrazierla per la sua disponibilità a dare consigli, offrire pareri o semplicemente presenza. Ho visto che ci sono alcuni frequentatori che hanno mandato dei racconti o delle poesie e che lei, spesso, è stata così gentile da rispondere con professionalità e passione. Con la premessa della sua cortesia e sperando di non rubarle troppo tempo, vorrei inviare un breve racconto, in più riprese visto il numero di caratteri a disposizione. Si intitola Gambe corte. - Ci sono donne leggerissime che sfiorano la terra e ancheggiano senza volerlo facendo vento alla propria ombra -. Avevano deciso di berla sul fiume l’ultima bottiglia di vino. Si erano portati a spalla il tavolo di legno per tutta la lunghezza del breve ponte che dalla casa di Ermete Colasanti raggiungeva la greppa dall’altra parte del fiume. Poi erano tornati indietro a prendere le sedie e avevano piantato il tavolo abbastanza in profondità nel fango della riva. Erano seduti, già mezzi gonfi dello stesso vino che riempiva l’ultima bottiglia; come sempre il vecchio parlava e il ragazzo taceva, per un po’. Il vino aveva lo stesso sapore di quando era nato quel sodalizio, in quella sera d’ottobre in cui si mungevano le vigne per la felicità dell’anno a venire, quando il vecchio già sapeva che sarebbe finita e Vittorio poteva solo sperare che finisse così. - Che sai cos’è? Ora ti posso parlare da pari a pari e so che mi capisci, che se pure non mi spiego perché la materia è difficile tu capisci l’animo della parola, la fragranza del discorso e se fai sì con la testa mi posso fidare. Però, questo vuol dire che non ho più niente da comunicarti, niente di nuovo intendo, e quindi tu, proprio perché hai capito sempre tutto quello che volevo dirti, non tornerai –. Vittorio sorrideva con aria divertita e felice, sul volto la grata soddisfazione. Senza una ruga di tristezza sulle giovani labbra, la calma pronta allo slancio di chi si sente pienamente dentro di sé. - Davvero Vittorio, l’unica cosa su cui si può parlare ore e ore senza cominciare il discorso è la bellezza delle donne. Non le donne, cosce, seni e umidità. La bellezza di cui sono piene come noi non saremo mai. È tutta una sensualità bastarda, perché loro ce l’hanno e la vivono e noi la capiamo, a volte la godiamo e tante altre la subiamo. Le donne possono essere convinte della propria lucida cattiveria, essere consapevoli della forza delle proprie azioni sbagliate, ma non vedono e non capiscono la loro bellezza, il fiore da cui parte tutto. Per questo sono perfide –. Metà bottiglia era ormai evaporata, i bicchieri inchiostrati dal viola erano ancora pieni e la sera scendeva tra i rami freschi nella sera del paese. A Vittorio venivano in mente frasi, pensieri, tutte cose che a Ermete Colasanti sarebbe piaciuto commentare, ma era diventato abbastanza uomo da tacere e lasciare tutte le parole possibili al saluto del vecchio. - Altrimenti? – chiese Vittorio - Altrimenti – - Altrimenti? – chiese Vittorio - Altrimenti – ripeté pensoso il vecchio – non esiste, sono così e non ci si fa niente. – Altrimenti – ribadì come folgorato – sarebbero angeli -. Ad un tratto si sporsero entrambi dalla sedia per osservare il suolo: l’acqua era salita fino a bagnargli i piedi, sommersi fino all’altezza delle caviglie. Senza dare peso alla cosa si tirarono su e continuarono a bere. La bottiglia, svuotata ormai di tre quarti del suo scuro contenuto, si confondeva nei colori del bosco vicino. Vittorio, il capo riverso all’indietro, stanco e sognante abbracciava lo schienale della sedia con tutto il peso della spalla sinistra. Ermete Colasanti teneva entrambe le braccia sul tavolo col bicchiere al centro, guardava Vittorio e pensava. - E alla fine siamo come il lampione per le falene. Non cerchiamo la compagnia di quelle impressioni, si presentano e non possiamo rinunciare a fare luce. Sono iridescenze stupende, ne andiamo fieri e quando un paio d’ali si allontana verso il buio un altro ronzio, dolce di pacata indifferenza, comincia a farsi illuminare per un poco -. Vuotò il bicchiere soddisfatto e senza amarezza, aspettando che Vittorio intervenisse - E non ci si… - - Ferma mai? – Ermete Colasanti lo interruppe a metà frase - Sì – - Certo che ci si ferma. Si diventa falene. Quel giorno in cui tutte le bellezze avvertite nella vita, tutta la sensibilità di cui si è stati capaci, sbocciano in uno sguardo fatale, definitivo. L’ultima occhiata, unica degna di questa emozionante summa. Appare una donna che devi guardare perché continuino ad avere uno scopo i sensi, diventi cieco e parli e vivi con tutta la poesia di cui sei capace. Affetti la realtà con la lama più sottile, dividi il tempo a scaglie e in ognuna canti la canzone più dolce. Tutto diventa poesia attraverso l’amore e il sudore delle tue notti. Vivi con lei e ti accorgi che non basterà tutto il tuo sangue per soddisfare la vostra passione. Si capovolge lo spazio sotto le spinte cadenzate del tuo corpo e del suo. La nudità smette di essere imbarazzante e diventa la condizione minima del riconoscersi. La poesia aumenta, scava là dove anche tu arrivi a fatica e rimani in silenzio di fronte a quella fonte di ispirazione vitale che conosci perfettamente. Speri che non serva altro, confidi nel calore di una comprensione fulminea e feconda che possa lasciarti riposare e che riesca a non farti pronunciare parole. Credi che la bellezza che esprime il tuo volto nel momento del più acceso sentire sia come il riflesso di qualcosa di conosciuto e amato, non hai altre armi per venire ogni giorno al mondo che impercettibili battiti d’ali e le tormente del furore. Infine scopri che era una solo una speranza, vanificata dal tempo come ogni fede, ma è l’unico modo di amare senza farsi un torto. -Vedi, le poesie hanno le gambe corte-. Sprofondò ancora di più nel fango freddo, gli occhi bassi, umidi per l’età, il vino e la storia. - Andiamo? – Ermete Colasanti tirò su la testa e annuì con gratitudine. Fine Spero le piaccia, a presto
Simone Cruso
Caro Simone, ho letto il suo racconto che è fatto con mano abile e direi perfino esperta. C'è però qualcosa che stona, Simone, ed è un certo manierismo che anima la sua prosa. Un poco Hamingway, un poco Delfini, questo antagonismo vecchio-giovane, questa esaltazione del vino come anima della verità e del sogno, non le appartiene completamente. L'idea del tavolo che piano piano sprofonda nell'acqua è buona, la cosa più originale del racconto. Ma i discorsi del vecchio sono convenzionali. Niente di male, si può raccontare la convenzionalità, ma qui lei si compiace e propone questi discorsi come originali. E questo appiattisce il racconto. Spero di non averla delusa. Posso sbagliare naturalmente ma questo è il mio parere. Molti auguri per il suo futuro, Dacia m

Mangiami pure
Cara Dacia l'ho pensata tanto ed ora mi ritrovo qui a scriverle, è una sensazione bella e strana. Le sue parole musicali mi hanno incuriosita, accompagnata e ammaliata fin dai miei tredici anni, ora ne ho ventisei. Rileggo "Lettere a Marina" o "Mangiami pure" e sempre provo emozioni diverse a volte contrastanti, trovo nuove interpretazioni, rimandi, corrispondenze, sguardi, sapori, passioni.
Valentina

ascoltami
Ho avuto modo di sentirla oggi pomeriggio, 05 novembre 2009, in una trasmissione televisiva che mai avrei seguito se non mi trovassi nella situazione che sto vivendo. L'argomento della trasmissione era "i transessuali". Io non ho nulla da dirle al riguardo, ma ho colto un passaggio molto importante che è subito sfumato e passato in secondo piano: la solitudine, per me il male del secolo, il male del progresso. Il male nel quale sono caduta e con il quale mi trovo, ahimè, a convivere da qualche tempo. Ti garantisco che non c'è via di scampo per guarire, per salvarsi, per rattopparsi uno straccio d'amicizia in qualsiasi spazio infinito ti butti a capofitto nella speranza di uscirne fuori, finalmente. Non aspetto da te risposte né parole di conforto: mi accontento e mi basta la lettura di questo messaggio. E soprattutto sono stanca di sentirmi dire che non faccio nulla, non accetto nulla, ecc, per "guarire" dal mio male. Non è così. Santini

Caro Dino
Non mi sembra che ci sia persecuzione nei suoi riguardi. Può succedere che arrivino troppe lettere e la redazione ne scelga alcune , quelle che ritiene piu significative o semplicemente quelle non ripetitive o che introducono un tema interessante. Comunque mi dispiace che si senta discriminato. Scriva ancora, le risponderò. Un caro saluto da Dacia

Che ne sai tu dell'Anarchia?
Mi sembra emblematica la circostanza per cui, nel corso della manifestazione di sabato per la libertà l'informazione, Dacia Maraini (intellettuale tanto venerata da certa sinistra...) abbia offerto questo suo fondamentale contributo all'informazione e alla cultura: "Viviamo in un paese un po' troppo anarcoide. L'anarchia è sempre stata una cosa sbagliata. Perchè nell'anarchia i più forti, i più potenti, prendono il sopravvento." Lei, così come tanti altri legati alla sinistra politica, sanno benissimo che l’anarchismo organizzato rappresenta una seria alternativa allo sfascio dei partiti ex-sinistra, per cui la sua denigrazione dell’anarchia è autentica avversione a quello che siamo, pensiamo, facciamo e rappresentiamo. Un anarchico Malfattore

Se lei è così convinto che l'anarchia sia la soluzione dei problemi mi spieghi come potrebbe funzionare nel governo di un paese. Glielo chiedo sul serio. Non si tratta di una provocazione ma di una richiesta seria. Mi interessa davvero. Ho letto a suo tempo Bakunin, e Malatesta che mi hanno affascinato con i loro testi. Ma, come ho già detto, non riesco a vedere l'applicazione dell'anrchia. Forse sbaglio. Sarei contenta di sbagliare. Mi aiuti lei a capire. Non servono a niente gli insulti. Usi la ragione, cerchi di convincermi. Convincerà anche altri lettori, non crede? Un saluto caro da Dacia m

Cara Mara
Sa quanti libri ricevo al giorno? una ventina. Faccia il conto e capirà cosa succede in un mese nella mia casa che infatti scoppia di libri. Non se l'abbia a male, mi mandi piuttosto su questo Forum qualche breve saggio della sua scrittura: una poesia, un breve racconto e io le risponderò. Mi dispiace ma sono veramente sommersa dalle cose da leggere e non ce la faccio, anche con tutta la buona volontà, a leggere tutto quello che mi arriva. Tanti auguri per la sua scrittura da Dacia m

Poesia
Buonasera, io cerco una sua poesia "la mattina di ogni mattina", mi sa dire dove è stata pubblicata e il titolo? Cristina

il buio
ciao dacia maraini, io mi chiamo laura e ho 10 anni. la nostra classe voleva farti venire per vedere il nostro esperimento. puoi venire?
laura

A una scrittrice speciale
Cara Dacia, di messaggi come questi ne avrà senz'altro ricevuti molti, tuttavia ho deciso di scriverle. Sono una ragazza di diciott'anni e volevo esprimerle la mia grande ammirazione. Leggo i suoi libri da qualche anno e mano a mano li sto collezionando tutti, cerco articoli che parlano di lei, delle sue opere e del suo grande talento. Provo a scoprirla e mi accorgo sempre più, da quanto traspare dai suoi libri, che mi piacciono le sue idee e la sua persona. Mi affascinano i temi che tratta e quando leggo i suoi libri mi immedesimo totalmente negli innumerevoli personaggi di cui sceglie di raccontare la storia. Un grande GRAZIE per le emozioni che mi fa provare attraverso i suoi scritti, non mi stancherò mai di rileggerli e di scoprirne sempre sfumature nuove. Spero che legga questo messaggio e perché no, che mi risponda. Con affetto Barbara

Informazioni bibliografiche
Gentile Dottoressa, sono di nuovo Eugenio Beranger. Questo è il titolo del volume per il quale volevo indicazioni: Pozzi Maraini, Dacia, Botta e risposta poetica... o quasi / di Daccia []] e Nicolo Maraini, Roma: Tip. editrice dell'Orso, 1960. Entro il mese di dicembre uscirà il mio volume; pertanto Le sarei molto grato se mi potesse confermare il dato bibliografico e indicarmi il contenuto del volume. Grato enormemente per l'attenzione riservatami Le invio i più cordiali saluti. Eugenio Maria Beranger

"Passi affrettati"
Salve, sono Maria Stabile, delegata alle Pari Opportunità del Comune di Sala Consilina, in provincia di Salerno. La contatto per chiedrLe la possibilità di presenziare alla rappresentazione dello spettacolo teatrale tratto dal Suo libro "Passi affrettati", che sarà messo in scena dalla Compagnia Teatrale La Cantina delle Arti, in occasione della Giornata dedicata alla violenza sulle donne, il 25 novembre prossimo. La Sua presenza nobiliterebbe la manifestazione e gratificherebbe il lavoro che, sul tema della violenza sulle donne, sta conducendo la Commissione Comunale per le Pari Opportunità della nostra città. Resto in fiduciosa attesa di una Sua comunicazione, confidando sulla Sua cortese disponibilità. La ringrazio dell'attenzione e Le chiedo, se possibile, di indicarci un Suo recapito telefonico per un contatto diretto e personale. Grazie e cordiali saluti. Maria Stabile
Maria Stabile
Gentile Maria Stabile, sono l'amministratore del forum. Le chiederei se, gentilmente, potrebbe scrivere di nuovo integrando il post con il suo indirizzo mail. Grazie, un cordiale saluto

Caro Beranger
Non so nulla di questo libro che lei cita. Anzi, se mi dice come procurarmelo, interessa anche me. Grazie, Dacia M

Cara Barbara
Sono io che ringrazio lei per l'attenzione che mi dedica. Io sono convinta che quando uno/a legge un libro, lo riscrive. IN qualche modo lei è l'autrice, assieme a me, dei miei libri che va leggendo. Facciamo un viaggio in due. E allora, buon viaggio con un sentimento di allegria e fraternità, Dacia m

Cara Laura
Verrò volentieri, Laura, ma mi devi dire come si chiama la tua scuola, e dove sta. A presto, con affetto Dacia m

Cara Cristina
La poesia che lei cerca sta nel libro "Se amando troppo" pubblicato da Rizzoli nel 1998. C'è anche la versione col CD incorporato. Vi sono registrate le canzoni di Giuseppe Moretti, compositore morto prematuramente, che ha musicato alcune mie poesie. Le ascolti, le piaceranno. Un carissimo saluto da Dacia m

Acqua pubblica
Gentile dottoressa Maraini, sono rimasto piacevolmente colpito dal suo articolo sul Corriere del 3 novembre scorso e mi scuso se le scrivo qui ma non ho altro mezzo per raggiungerla e spererei che questo post rimanesse privato. Con assai meno efficacia avevo anche io accennato alla vicenda della privatizzazione dell'acqua il 15 ottobre sulla cronaca di roma del corriere e, successivamente, alcuni amici mi hanno suggerito di aprire un blog che rilanciasse il tema (http://serviziopubblico.wordpress.com) e l'idea di fare un referendum abrogativo della legge di riforma. Sul blog, oltre ad utilizzare il suo pezzo (spero non me ne voglia), abbozzo anche qualche argomento per una risposta all'ex senatore Debenedetti e, indirettamente, alle simpatiche canaglie dell'Istituto Bruno Leoni. Non molli. Cordialmente Bernardo Pizzetti

The dream
Carissima Dacia, mi son deciso a scriverle dopo molte titubanze. E' da più di trent'anni che leggo i sui versi: ''Donne mie'', ''Mangiami pure'', ''Viaggiando con passo di volpe'', ''Se amando troppo'' sono presenti tra i miei libri, assieme a diversi racconti e romanzi (''Buio'' per me è uno dei capolavori della nostra letteratura contemporanea: racchiude in sé cammei di narrativa ''divina''!). Ho assistito a rappresentazioni teatrali tratte dai sui testi e... che dire d'altro? Amo il mondo pregno di suggestioni racchiuso nell'anima che lei riesce a mettere a nudo in maniera incantevole! Io compongo poesie da un paio d'anni, ma amo vergar versi da sempre. Ora che godo gli anni della pensione (ho oltrepassato i 60) mi dedico al ''vecchio'' amore a tempo pieno. Sto preparando una raccolta di poesie da pubblicare, ed ormai è tutto pronto (editore compreso). Ho un sogno: presentarle il nascituro. Il mio spazio disponibile sta scemando; mi resta solo la trepida attesa. Con affetto, Roberto

Autobiografia
Cara Dacia, ho vissuto un'esperienza incredibile nella mia vita... un parto esagemellare... è rimasta fortunatamente una figlia... ora diciottenne... ho sempre pensato a lei per riportare su delle pagine la mia... la nostra storia. Nella speranza di avere una risposta, un caro saluto dalla Sicilia. Lotti

Ubriachi
Ciao. "Il treno dell'ultima notte." Particolarmente emozionante il dialogo fra Amara e frau Morgan. Ho trascritto due pagine e poi ho filtrato le parole. Ne è venuta fuori una poesia che ho musicato. Io non ho velleità da poeta, me la cavo meglio come musicista. Ti piacerebbe ascoltarla? Ubriachi L'ubriaco vede all'ingrosso ed è pronto a buttarsi nel fuoco. Beve anche il vino cattivo non lo distingue da quello buono. Ubriachi di odio contro un popolo che aveva il solo torto di esistere. Ubriachi di un liquore forte che brucia la gola che fa schizzare il sangue nelle vene. Da sbronzi non ci si rende conto di quello che si fa. Eravamo ubriachi fradici e innamorati di un criminale. Un amore malato trasformato in tirannia. Un paese innamorato dell'idolo del momento, Un amore esclusivo che cerca l'assoluto. Per amore di una persona per ammirazione verso una parola che esalta che trascina. Si diventa ciechi pronti a regalare la propria volontà il proprio avvenire. Io ero così. Orazio Carnazzo

a te
buon compleanno cara DACIA,anche se non ci conosciamo per me sei una carissima amica virtuale e i tuoi libri sono la tua compagnia un caro saluto e TANTI AUGURI anche x me oggi è il mio complenno e sono contenta che lo festeggiamo insieme con affetto Mariella

Auguri Dacia
Cara Dacia, oggi è il 13 novembre ed io le voglio augurare un bellissimo e sereno compleanno. Tanti Auguri! Fausta
Fausta Verga

Acqua privatizzata
Gentile signora Maraini, qui in valsolda il problema dell'acqua è molto sentito - vorrei ottenere il suo consenso a riprodurre sul nostro giornalino locale "il Guizzo" il suo importante articolo "Acqua privatizzata, i rischi di una scelta" apparso sul C. d. Sera. Sono alcune centinaia di copie La saluto cordialmente Riccardo Buonvicini

Auguri
Auguri di buon compleanno Massimo

Lettera
Mi chiamo Gritti Antonella, sono un'insegnante della scuola primaria di Dalmine in provincia di Bergamo, recentemente ho letto un passo della sua biografia ai bambini e alle bambine e si sono innamorati di quella bambina inadeguata che mentre la maestra spiegava leggeva. Ho iniziato a leggere dei suoi libri che sono piaciuti moltissimo, soprattutto la storia del Cavolo che voleva volare. Una bambina mi ha chiesto: "E se le chiedessimo di venire qui a scuola?". Rivolgo a lei la stessa domanda e le chiedo quanto potrebbe essere il suo compenso per poter incontrare i ragazzi e parlare con loro della scrittura. Grazie per avermi ascoltato Gritti Antonella

Gentile Antonella Gritti, sono il moderatore del forum. Le posso chiedere di inviare gentilmente un suo indirizzo mail? Grazie mille, un cordiale saluto

Lettere per l'Abruzzo
Gentile Signora Maraini, sono una ragazza abruzzese, che da poco ha scoperto il problema che da due anni sta attanagliando le menti di molti esperti, ambientalisti e cittadini, come quello della petrolizzazione della nostra regione. Un progetto che ha avuto una sua evoluzione senza che i cittadini ne fossero messi al corrente. Se non fosse venuto casualmente alla luce, oggi ci saremmo ritrovati con piattaforme e trivelle nella terraferma e nel mare. La moratoria che tiene ancora lontani gli invasori scade il 31 dicembre del 2009. Lei conosce bene questa terra e sa come essa sia rinomata per il verde e per la genuinità dei suoi prodotti. Vorrei segnalarle il blog che ho creato insieme al mio ragazzo con la speranza che possa uscire l'Anima dell'Abruzzo e degli Abruzzesi. http://lettereperlabruzzo.wordpress.com/ Mi auguro che molti trovino nella scrittura il piacere di aderire a una battaglia che ha come colori quelli della natura, della terra e del mare. Grazie e sentiti saluti,
Ludovica
Cara Ludovica, fa bene a battersi per salvare le bellezze abruzzesi. Sono con lei. Il petrolio non ha portato bene alle regione che l'hanno trovato nel proprio suolo. Sembra un tesoro, ma poi viene qualcuno a prenderselo. Lo porta via e buonanotte. Non si creano nuovi posti di lavoro nè particolari ricchezze. Anche in Basilicata hanno trovato il petrolio, ma pare che i cittadini non ne godano affatto. E poi, bisognerebbe ricordarlo sempore, il petrolio fra trent'anni sarà finito. Grandi investimenti sono destinati a finire nel nulla. Piuttosto perchè non investire in agricoltura specializzata, e in cultura? quella rende sempre, anche in posti di lavoro e in prestigio internazionale. Con solidarietà Dacia m

COMUNISMO
Gentile Signora Maraini, No! il mio sentimento non è furia come lei dice! E’ semplicemente senso di giustizia e amore per la verità . Comunque mi scuso se le sono sembrato offensivo. Il senso di giustizia e l’amore per la verità mi spingono a contraddirla quando lei dice che il “comunismo come sogno di uguaglianza e libertà dava fastidio ai padroni di turno... e... l’utopia del comunismo ha spinto tante persone oneste a opporsi al fascismo e alla mafia“. Ora io ho l’impressione che lei – e tanti come lei – facciate una gran confusione fra il comunismo e il socialismo riformista. Quest’ultimo basava (e basa) i propri principi sulla solidarietà, sull’uguaglianza e sulla difesa dei ceti meno abbienti e dei lavoratori, ma concentrava tutta la sua strategia sulle riforme e non sulla rivoluzione. Ammetteva la lotta di classe ma non accettava il principio che l’avversario politico fosse un nemico prima da demonizzare e poi da eliminare fisicamente! Il comunismo invece, grazie alla dottrina di Marx prima e di Lenin poi, non vedeva altra strada per l’emancipazione dei lavoratori che nell’odio di classe e nella rivoluzione. Cioè l’avversario politico era (ed è) un nemico da eliminare a qualsiasi costo (Lenin lo dichiara chiarmente nel suo “Che fare?”). Ora proprio i socialisti riformisti furono le prime vittime dei comunisti nei paesi dove il comunismo è andato al potere. Prime vittime molto prima degli odiati borghesi! Per quanto riguarda l’Italia, dove i comunisti – grazie a Dio – non sono mai andati al potere, lei non mi risponde alla seconda parte del mio messaggio del 7 settembre, in cui le ricordavo gli oltre 20.000 morti massacrati dai partigiani comunisti dopo il 25 Aprile 1945 e descritti nei libri di Pansa che tanto fastidio danno ai comunisti di oggi. Lei non risponde neanche alle prove che le portavo (sempre nel mio stesso messaggio) sulla colonna armata agli ordini di Pietro Secchia (e ben conosciuta da Togliatti e da tutti i principali esponenti del PCI di allora) che aveva lo scopo di scatenare la rivoluzione in Italia dopo il 18 Aprile 1948 e portarci nei paradisi dell’oltre cortina... Tutti fatti dimostrati documentalmente (basta leggere – fra gli altri - “Togliatti e Stalin” di E. Aga Rossi e V.Zaslavsky). La rivoluzione non fu scatenata, non per decisione di Togliatti, ma per ordine di Stalin preoccupato che l’Italia potesse cadere nelle grinfie di Tito con cui allora cominciava a litigare! Allora, signora Maraini, mi permetta di non credere alla panzana dei “buoni comunisti italiani” e invece di pensare che l’utopia della solidarietà e dell’uguaglianza non erano nel DNA dei comunisti italiani ma lo erano e lo sono ancora oggi nel DNA dei socialisti che a partire da Saragat (a differenza di Nenni) seppero sottrarsi al mortale abbraccio del PCI. Il fatto che nei decenni successivi il PCI si sia trasformato grazie a personaggi come Berlinguer, non toglie nulla al fatto che negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale il comunismo costituiva una colonna bene armata pronta a distruggere la democrazia italiana. Tanto bene armata e tanto animata da spirito eversivo, che ha figliato lungo i decenni successivi le B.R. e le altre sigle del “partito armato“. E questa semplice verità che – a mio avviso – impedisce a troppa parte della odierna sinistra massimalista di fare i conti con il proprio passato e ripudiarlo con decisione e la costringe a continuare a vivere nel ricordo di una falsa icona (quella del comunismo fonte di democrazia) e a considerare gli avversari politici come nemici da demonizzare prima ed eliminare poi! Suo Giuseppe Gloria

Caro Giuseppe, veramente qui non ho lo spazio per intraprendere una lunga discussione sul comunismo. La sua mi sembra una visione allarmata e tendenziosa. Sono d'accordo con lei: è stato un bene che il comunismo in Italia non abbia avuto modo di andare al governo.Visto il fallimento in tutto il mondo. Però: se lei osserva la storia italiana, trova i comunisti dalla parte degli emnarginati e perseguitati, pensi a Gramsci e tanti altri che si sono fatti anni e anni di prigione. Storicamente i comunisti erano dalla parte della libertà dal nazismo e della ricostruzione di un paese distrutto dal fascismo. Comunque, con tutta la buona volontà, non mi pare che il difetto della sinistra oggi sia il massimalismo o il legame col passato comunista. Semmai, al contrario la sinistra soffre di litigiosità, di incertezza, di protagonismo e di paure. Ma le cose vanno viste nella loro cornice storica. La ringrazio comunque per avere scritto. Un saluto caro da Dacia m

Per Mara Maruzzi
Gentile Mara Maruzzi, sono l'amministratore del sito. Le chiedo gentilmente se può inviare direttamente al forum uno stralcio dei suoi scritti: provvederò personalmente a inoltrare a Dacia Maraini. Un cordiale saluto

Dolcezze di Sicilia
"... In quel periodo mi occupavo già di fotoreportage alla ricerca della valorizzazione delle tradizioni popolari siciliane. Decisi con entusiasmo di inserire nella mia programmazione, l’approfondimento sulla storia e sulla cultura dolciaria. Confidavo nel fatto che, seguendo il sentiero di questa particolare tradizione sarei arrivato a guardare e a conoscere la “sicilianità” da una prospettiva ideale. Mi ero convinto infatti, che il dolce non era un cibo qualsiasi - non era mai servito per sfamare la gente -, le sue ricette dovevano provenire direttamente da quel magico ed esclusivo rapporto che ogni popolo ha con la propria storia e il proprio ambiente. La conferma di questa lucida intuizione e l’incoraggiamento a dare vita al progetto che avevo concepito mi venne anche dalla coinvolgente lettura di Bagheria di Dacia Maraini. In quel libro vi lessi infatti, una miriade di suggestive descrizioni sul mondo della pasticceria siciliana, come per esempio quella in cui l’autrice fa ricordare alla madre il trionfo di gola preparato nei principali monasteri dell’isola: «Una montagnola verde fatta di gelatina di pistacchio, mescolata alle arance candite, alla ricotta dolce, all’uvetta e ai pezzi di cioccolata, si squaglia in bocca come una nuvola spandendo profumi intensi e stupefacenti. E’ come mangiarsi un paesaggio montano, con tutti i suoi boschi, i suoi fiumi, i suoi prati; un paesaggio reso leggero e friabile da una bambagia luminosa che lo contiene e lo trasforma, da gioia degli occhi a gioia della lingua. Si trattiene il respiro e ci si bea di quello straordinario pezzo di mondo zuccherino che si ha il pregio di tenere sospeso sulla lingua come il dono più prezioso degli dei».1 Dacia Maraini,Bagheria, Rizzoli Editore - Milano 1993. Cara Dacia, quella che hai letto è una parte dell'introduzione al mio libro "Dolcezze di Sicilia" che in questi giorni esce nella sua seconda edizione sempre con la piccola casa editrice Lussografica. Il libro verrà presentato il 21 pv a Bologna e i primi di dicembre nelle principali città della Sicilia. MI piacerebbe tantissimo coinvolgerti almeno in una delle presentazioni: non mi dire subito di no! Fammi avere un indirizzo dove io possa inviarti il libro e poi senza alcun impegno da parte tua deciderai se accettare l'invito. Un caro saluto Salvatore Farina Salvatore Farina è nato a Mussomeli (CL) nel 1959. Insegna Storia e Filosofia al Liceo Classico “Ruggero Settimo” di Caltanissetta. E’ corrispondente per la Sicilia della rivista Pasticceria Internazionale – Chiriotti Editori. Collabora con il quotidiano “La Sicilia”. E’ presidente dell’Associazione Culturale della Dolceria, Pasticceria e Gelateria Siciliana “Duciezio”.
Salvatore Farina
Caro Farina, il suo libro si presenta molto interessante. Mi ha fatto venire voglia di leggerlo. chieda alla redazione del Forum, con questo mio permesso, l'indirizzo di casa dove spedirlo. In quanto alla presentazione però sarà difficile perchè sono molto impegnata. Tutto gennaio e metà febbraio sono in montagna a scrivere. A metà febbraio vado a Zurigo a insegnare all'università per due mesi. Capisce che è difficile trovare il tempo per la presentazione. Dovrei anche occuparmi del mio libro ma sto rimandando. Intanto mi faccia avere il suo libro sui dolci. E grazie per la citazione, Dacia m

Una tesi su Dacia Maraini
Gentile Signora Maraini, sono una studentessa francese di 38 anni appassionata di letteratura e di lingua italiana. Per amore di mia madre (nata nel 1939; una donna che avrebbe potuto diventare una grande pittrice) volevo preparare una tesi che riguardasse i rapporti tra madre e figlie. La mia professoressa mi ha suggerito di interessarmi al Suo lavoro, e La scopro con felicità. Non solo perché il Suo parlare della mamma mi commuove, ma anche per questa Sua sensibilità verso gli animali e il vegetarismo che definiscono anche me... Insomma mi sento vicina a Lei, e questo mi rende il lavoro della tesi ancora più caro. In un primo tempo, ho selezionato sei opere: L'età del malessere, La lunga vita di Marianna Ucria, Mela, Lettere a Marina, A memoria (che è difficile da trovare) e La nave per Kobe. Se ogni tanto ho una piccola domanda da farLe, una conferma o un consiglio, posso scriverLe senza infastidirLa? Un carissimo saluto da Pauline Faustino

Cara Pauline, credo che lei abbia preso in pieno un argomento di grande attualità e profondità. Il rapporto madre-figlia, più importante che mai, ma anche piu conflittuale che mai. Se ha qualche domande precisa, le risponderò senz'altro. Mandi al server di questo Forum il suo indirizzo e dica loro di mandarmelo in privato. Le risponderò appena posso.Un caro saluto da Dacia maraini

Ma i Ladri erano sette o quattro?
Carissima et chiarissima, non abbonderò nei complimenti che merita solo perché i caratteri a me riservati non son molti! Di recente sono stato in Sicilia occidentale e la nostra guida spesso ci leggeva tratti dei suoi scritti ed anche del suo genitore. Al ritorno non ho potuto fare a meno di acquistarli e leggermeli tutti!! Grazie a loro sono riuscito a calarmi nelle realtà descritte e ciò principalmente alle sue elevate capacità. Mi è rimasta una grande curiosità: nella Lunga storia di Marianna Ucria (bellissimo e... dolcissimo!) lei nomina il famoso "aceto dei sette ladri"; in un libro della mia biblioteca di famiglia (non molto ricca ma interessante) edito a Venezia nel 1770: compendio di sanità, l'aceto viene denominato dei quattro ladri, e ne motiva anche il perché. Potrebbe chiarirmi questa differenza? Nell'attesa la saluto cordialmente.
Franco da Cesena
Caro Franco, la ringrazio per l'attenzione con cui ha letto il mio libro. L'aceto dei sette ladri è una definizione che ho trovato in un libro della scuola medica Salernitana. Ma succede a volte sa che una medicina, un cibo, abbiano un nome diverso da una regione e l'altra. Un caro saluto da Dacia m

Ricordo
Avevo 14 anni quando ci siamo incontrate, in montagna a casa della mia famiglia. Io stavo studiando storia e lei mi ha detto "Brava studia, mi raccomando continua a studiare!"... Me lo sono sempre ricordato... Questo consiglio detto in modo così diverso da come me lo diceva mia madre... GRAZIE. E' un ricordo e consiglio prezioso.
Maddalena Ughi
Cara Maddalena, spero di non esserle sembrata una noiosa zia che raccomanda lo studio. Lo dicevo sul serio, io stessa ho constatato sulla mia pelle che la conoscenza dà libertà. E se la incontrassi di nuovo oggi direi: legga, Maddalena, non smetta mai di leggere, sopratutto i classici. Perché la lettura mette in modo la nostra immaginazione e nell'immaginazione sta la nostra forza. Auguri da Dacia m

Il corpo femminile...
Gentile Dacia, sono una studentessa del corso di laurea in lettere, con indirizzo giornalistico. La mia tesi di laurea verte sull'analisi del corpo e della sessualità femminile nella stampa femminile degli anni '70, in "Amica" nello specifico. Nel corso della ricerca ho rilevato una progressiva ed eccezionale apertura della rivista alla trattazione delle tematiche concernenti il corpo, così come era dibattuto in ambito femminista. La ridefinizione del proprio taglio e la scelta di permearsi del clima sociale diffuso fanno della rivista in questione un'eccezione rispetto all'ambito a cui apparteneva: quasi la totalità delle riviste femminili, infatti, in quegli anni si chiuse al movimento e al pensiero femminista, continuando a divulgare un ideale femminile legato al monologo della cultura sessuale patriarcale. Le chiedo, pertanto, una riflessione, un'opinione su come oggi la donna vive il proprio corpo e la propria sessulità. Il corpo femminile è ancora un oggetto sessuale? La ringrazio
Mariangela De Maria
Cara Mariangela, dovrei scrivere un intero foglio, e non basterebbe, per dire quello che penso sulle donne e il loro corpo nel mondo di oggi. In brevissimo e cercando di concentrare al massimo: la pretesa libertà del corpo in esposizione non è vera libertà della persona, ma solo libertà di vendita. Il corpo femminile non può essere diviso dal suo pensiero, dal suo carattere, dalla sua storia, dalle sue emozioni. L'immagine del femminile che noi ci troviamo in casa ogni giorno attraverso televisione, giornali, cinema, moda e pubblicità è profondamente offensiva nei riguardi della interezza e dell'integrità della persona donna. Se vuole saperne di più legga un mio libretto che si chiama "Un clandestino a bordo" pubblicato dalla Rizzoli qualche anno fa. Lì dentro c'è molto di più su questo argomento. Tanti auguri per la tesi da Dacia m

Informazioni bibliografiche
Il volume si trova a Firenze presso la Biblioteca Nazionale Centrale ma fu tra i libri alluvionati. Fu stampato dalla Tipografia dell'Orso di Roma. Lei esclude di averlo scritto? Grazie per la collaborazione. Eugenio Maria Beranger
Eugenio Maria Beranger

Il mio idolo
Salve... Io sono solo una semplice studentessa di 14 anni... che nutre un profondo amore per ogni suo libro. Sa, ho letto ogni sua pubblicazione, intervista e libro... la considero una delle donne che ha influito maggiormente nella mia vita. Ogni sua parola è rimasta impressa nella mia mente e nel mio cuore come attimi di una vita che mi è sfuggita dalle mani... Un giorno vorrei incontrarla, parlarle... sa, le parole non riescono ad uscirmi, sono come intimorite. Sappia solo che lei è il mio idolo. Scusi per queste poche righe confuse.
Delia
Cara Delia, non pensi in termini di "idolo". Mi pensi come a una amica più grande, le cui parole possono fare volare la testa. Un carissimo saluto da Dacia m

Cara Dacia...
Cara Dacia, guardavo proprio ieri una lunga intervista da Lei rilasciata e ritrasmessa su rai edu. Che dire... oltre che, nonostante l'età matura, Lei sia ancora una donna dal fascino intatto, e questo è il dato più "frivolo", vorrei esprimerLe tutta la mia stima. In quella Sua intervista Lei raccontava, tra le altre cose, di quel suo viaggio con Moravia, Pasolini e la Callas ed io ascoltavo rapito, sarei rimasto ore ad ascoltare le Sue parole, grazie. Mentre Le scrivo sto ascoltando la musica che Bollani e Altomare hanno hanno creato per accompagnare le "Fanfole" che con tanta dolce, folle e visionaria maestria Suo padre Fosco regalò ad un'Italia oggi sempre più triste, distratta e becera. Ho comprato recentemente il libro con la nuova versione del cd. Perbacco, non ne conoscevo l'esistenza ma è stata una specie di illuminazione... bellissimo! Grazie di esistere, siamo in tanti ad aver bisogno di Bellezza, di cibo per il cuore e per la mente. Un abbraccio. Alessandro Rossini, Imperia

Caro Beranger
Non ho scritto un libro con Niccolò Maraini, che è il nome del fratello di mio nonno. Non so se lei intendesse parlare di lui o di mio padre, Fosco Maraini, con cui invece ho scritto un libro che si chiama "Il gioco dell'universo", pubblicato da Mondadori. Un caro saluto da Dacia m

Cara Alessandra
Per l'invito, di cui la ringrazio, si rivolga ad Anna Drugman della Rizzoli, che tiene per me gli appuntamenti di lavoro. Anna.drugman@rcs.it Un caro saluto da Dacia M

Caro Dino
Sinceramente devo dirle che nemmeno le bugie dei bambini mi piacciono anche se possono intenerirmi. Le bugie sono sempre un segno di debolezza e mistificazione della realtà Questo poi è un paese in cui si mente in continuazione, come se fosse la cosa piu normale e lecita del mondo. Sono d'accordo quando si mostra insofferente verso chi, in posizioni di potere, mente per interesse. Bisognerebbe cominciare ma sul serio e dalle scuole una educazione alla verità, che ne dice? ci proviamo? un saluto caro da Dacia m

Cara Paola
Grazie per i suggerimenti. Dispongo di uno spazio molto piccolo e non posso dilungarmi. L'anarchia ha tante interpretazioni e tante espressioni certo. Nobili a volte, bellissime, ma fin'ora mai realizzate. Probablmente l'anarchia è una delle utopie che hanno fatto da motore a tanti movimenti di rivolta, ma come è successo con le avanguardia nell'arte, quando tendono a stabilizzarsi non sanno da dove cominciare e cascano negli errori di tutti i governi. un saluto affettuoso da Dacia m

Cara Mary
Bella la sua tenacia e la sua pazienza! Lei costituisce un esempio per le tante donne che, non essendo nè veline nè rampanti escort, si dedicano a una passione e con determinazione e intelligenza e fattività, riescono a portare avanti un loro progetto. Grazie per l'esempio che dà e vada avanti senza scoraggiarsi. Un saluto carissimo da Dacia m

Cara Liviana
Ho cercato di risponderle il piu rapidamente possibile. Ma ho sempre così poco tempo e tantissimi manoscritti che aspettano. La prego di scusarmi se sono stata troppo sintetica. Un caro saluto da Dacia m

Caro Giuseppe Gloria
Grazie per avere scritto. Ha ragione quando dice che le assicurazioni dipendono dalle sentenze della magistratura. Ha ragione a dire che è abbastanza facile per chi sta su una nave falsificare le carte. Quindi le assicurazioni sono fra coloro che patiscono del delitto.Giusto Ma proprio per questo mi chiedo perchè non protestano con piu energia. Tutto qui. Grazie ancora un caro saluto da Dacia maraini

al forum
spero da tempo di poter sottoporre alcuni miei racconti, brevi considerazioni,ironici e no: alla cortese attenzione della signora maraini.frecuento da tempo il forum, ma non mi è stato mai possibile esprimermi, dato lo spazio consentito.Credo di aver capito, che rivolgendomi direttamente a voi del forum, ed ala vostra valutazione, potrei avere queta possibilità. Vi prego volermi indicare il modo, non essendo particolarmente padrone del mezzo col quale scrivo. saluti. DINO

Buongiorno, sono l'amministratore del sito. La pregherei di scrivere direttamente sul forum, magari anche a più riprese. Un saluto

A proposito di navi affondate
Alla Signora Maraini A proposito del suo articolo “Quelle bombe tossiche in fondo al mare “ a pg. 47 del Corriere del 20 corr., lei accusa le assicurazioni “di solito cosi’ occhiute di non aver saputo scoprire l’inganno”. Non voglio difendere gli assicuratori, ma lei dovrebbe sapere che prima di pagare i valori assicurati della nave e/o del carico (nel caso delle cosidette “Perdite totali” che sono proprio i vari casi che lei cita) gli assicuratori devono attendere la conclusione delle inchieste condotte dalle Autorità Marittime e delle Autorità giudiziarie competenti. Nessun indennizzo può essere pagato senza queste conclusioni. Purtroppo le truffe a carico degli assicuratori nel settore marittimo sono abbastanza frequenti e spesso sono molto difficili da dimostrare. Quando si verificano di solito l’equipaggio, l’armatore e i caricatori sono d’accordo: i libri di bordo e gli altri documenti sono facilmente falsificabili e, se non vi è il “pentito” che parla confermando la sua versione nelle varie fasi di giudizio, è molto difficile provare il dolo. A ciò si aggiunga che se il relitto non viene trovato e non vengono trovate prove della truffa su di esso, molto spesso le inchieste si chiudono senza un nulla di fatto e gli assicuratori sono costretti a pagare. Giuseppe Gloria n.b. Nel caso del “Righel“ l’indennizzo non fu MAI pagato perché l’Autorità giudiziaria, dopo diversi anni e diversi gradi di giudizio, sentenziò che si trattava di affondamento doloso. Ma dai documenti del carico il Righel non risultava aver caricato rifiuti tossici.

Ama solo chi tace
Gentile Dacia, ho trovato solo ora, a mio nome, l'inizio di una sua risposta al mio lavoro poetico "Ama solo chi tace". Glielo consegnai a Modena alla Fondazione S. Carlo. La mia dimestichezza col computer devo dire che è molto limitata, per cui mi è difficile capire se ci sia un seguito alle prime parole della mail. La ringrazio comunque d'avermi risposto. In realtà non avevo dubbi in proposito, sapendo della sua grazia e disponibilità. Spero il mio testo di "madre fallita" le sia piaciuto. Cordialmente Liviana Daolio

Dalla complicata mamma
Gentile signora Maraini, non so se la modestia sia una parte importante del mio carattere, ma sicuramente lo è l'umiltà. Ho deciso che da complicata mamma di tre figli potevo, con umiltà, tentare tentare e ritentare di cambiare una vita difficile e faticosa. Forse ci riesco. Mi sono "inventata" una trasmissione storica sulla storia della mia città. Un anno di lavoro e notti insonni e studiare, leggere, imparare, bussare a mille porte di amici/conoscenti/storici locali... e anche di "nemici"... e non sono neppure giovane o bella, neppure velina o letterina. c'è speranza anche per noi, quelle "normali"!!! Forse, nonostante tutto, ce la FACCIO: girate le prime tre puntate. andranno prossimamente in onda. se non mi eliminano subito le faccio sapere il Canale... I miei figli sono orgogliosi e questo mi basta. "E se questo ti basta rimani con me"!. Un caro saluto Mary

Anarco-capitalismo
Forse la signora Maraini intendeva anarco-capitalismo, movimento americano purtroppo nato negli anni novanta che mira all'eliminazione dello stato in senso libertarista. Posizione ben diversa dall'anarchismo classico che, come sappiamo, prevede una fase certo di caos, prima dell'ordine nuovo, ma ripudia l'idea di proprietà privata sulla quale l'anarco-capitalismo si è edificato. Per approfondimenti si può leggere Rothbard. Paola Presciuttini

PIOVE SUL BAGNATO
Buongiorno signora, dalla tenue costa smeralda. Ogni giorno che passa, riscopro nuovi gusti, e nuove voglie oggi scopro di amare le bugie, quasi mi commuovono. Quelle dette con la convinzione, col cuore, e con la pancia: quelle dette dai bambini, quelle che si scoprono con tenerezza quasi subito. Questo mi porta ad odiare maggiormente le falsità dettate con arroganza da chi in doppiopetto, e l'espressione di gomma, le regala come vangelo: e senza timore di smentita. In effetti lui gode sicuramente di qulche vantaggio (è maggiorenne) pertanto può sparare qualunque cazzata, senza timore di essere smentito: e se mai lo fosse, non conta, sono comunisti, e se non lo sono, è perchè il virus è latente. ITALIA BELLISSIMA, TUTTA INTERA NON TI SERVE UN CICERONE non farti manipolare dal matto di turno. Tu sei l'italia e basta, curati di te, perché sei grande nel mondo: per la tua storia, per la tua arte, per la tua cultura, per il tuo gran cuore. mostrati ogni giorno, senza bugie e senza AUGUSTO DINO

Manifestazione sulle donne
Gentile dott.ssa Maraini,la contatto da parte dell'Associazione culturale Opis di Torino.In accordo con il comune di Rivalta (To) stiamo organizzando una manifestazione culturale di uno-due giorni incentrata sul tema "L'immagine della donna attraverso i mezzi di comunicazione" che si terrà a Rivalta nel periodo compreso tra Marzo - Maggio 2010 (la data definitiva così come la struttura sono ancora in via di definizione). Scopo del progetto: sottolineare - attraverso l'apporto di tutti i linguaggi espressivi - come i mezzi di comunicazione propongano un'immagine femminile non corrispondente alla situazione reale. La donna come appare non coincide "quasi mai" con la donna come è in realtà. Per riuscire a realizzare lo scopo illustrato vorrei invitarla a partecipare alla manifestazione in qualità di relatrice. Scusandomi per le poche informazioni esposte, spero in un suo interesse e resto a sua disposizione per approfondimenti.Cordialisaluti Alessandra Volpi-Ufficio Stampa

Informazioni bibliografiche
Mi permetto di disturbarLa. Sono uno storico e mi occupo di Lazio meridionale ed ho in corso di pubblicazione (prime bozze) un lavoro sulla nascita della Provincia di Frosinone (1926-1927) nella quale ebbe un ruolo determinate l'avv. Niccolò Maraini. Le sarei molto grato se, gentilmente, mi potesse indicare l'oggetto del libro che avete scritto insieme negli anni '60 del cessato secolo e che è introvabile (a Firenze è tra i volumi alluvionati). Grazie per l'attenzione che, eventualmente Vorrà dedicare a queste mie due righe. Eugenio Maria Beranger

Scusate il disturbo
GENTILE SIGNORA, SCRIVO SOLO POCHE RIGHE, SPERANDO IN UN CHIARIMENTO. SEGUO, E FREQUENTO CON PIACERE IL FORUM: MA ULTIMAMENTE NON RITROVO LO STESSO INTERESSE COME IN PASSATO. DI ALCUNE MIE CONSIDERAZIONI ESPRESSE SPERO CON GARBO, NON TROVO TRACCIA. SIA BEN CHIARO CHE SE I COORDINATORI DEL FORUM NON LE RITENGONO DEGNE DI NOTA, RIENTRA NEL LORO DIRITTO NON MENZIONARLE (MA DUBITO CHE CIò AVVENGA, AVENDO LETTO ALCUNE CONSIDERAZIONI A MIO AVVISO POCO FAVOREVOLI, SE NON ADDIRITTURA OFFENSIVE DELLA PERSONA E SCRITTRICE DACIA MARAINI) QUESTO A DIMOSTRAZIONE DI MASSIMA DEMOCRAZIA MI DISPIACE SOLAMENTE CHE IN ALCUNI CASI, IL TUTTO VENIVA FIRMATO A NOME DINO/O DINO ANGELO. AMMETTO SENZA NESSUNA SCUSANTE CHE USO QUESTA MACCHINA, SENZA AVERNE LA PATENTE. SE IL FORUM FUNZIONA OGGI IN MODO DIVERSO: LA REDAZIONE O CHI FREQUENTA, PUO' INDIRIZZARMI PERCHE' IO CONTINUI A PERSEGUITARVI? DINO ANGELO

Alla camerata Maraini
Ottima parentesi quella sull'anarchismo camerata maraini! da fortunacheabbiamoscrittricideltuocalibro!

Che ne sai tu dell'Anarchia?
Mi sembra emblematica la circostanza per cui, nel corso della manifestazione di sabato per la libertà l'informazione, Dacia Maraini (intellettuale tanto venerata da certa sinistra...) abbia offerto questo suo fondamentale contributo all'informazione e alla cultura: "Viviamo in un paese un po' troppo anarcoide. L'anarchia è sempre stata una cosa sbagliata. Perchè nell'anarchia i più forti, i più potenti, prendono il sopravvento." Lei, così come tanti altri legati alla sinistra politica, sanno benissimo che l’anarchismo organizzato rappresenta una seria alternativa allo sfascio dei partiti ex-sinistra, per cui la sua denigrazione dell’anarchia è autentica avversione a quello che siamo, pensiamo, facciamo e rappresentiamo. Un anarchico Malfattore

Caro anarchico malfattore, intanto perché non firmarsi? il nome non deve essere una cosa da nascondere, ma da mostrare con orgoglio. Ammetto che la mia è stata una frase troppo lapidaria e poco spiegata. Avrei dovuto chiarire cosa intendo per anarchismo, e come la società italiana si nutra di una forma deteriore di anarchia, ovvero di una vita senza regole né leggi e di come questo produca disastri... I veri anarchici storicamente sono stati coraggiosi e generosi. Ma si battevano contro un mondo stretto nelle regole e nei divieti piu conformistici. Oggi siamo in piena sregolatezza. Abbiamo piu che mai bisogno di regole e di accordi, non certo di sregolatezza e individualismo. Però se lei mi spiega con calma e generosità cosa intende per anarchia oggi, gliene sarò grata. E credo anche i lettori con me. Invece di insultare, ragioni. E' di ragionamento che abbiamo bisogno non di invettive. Un saluto di simpatia da Dacia Maraini

IL PAPPAGALLO
<Buona sera Adelina cara, ma come ti trovo bene! Ancora più bella e grassa del solito!> <Grazie, grazie, non ci lamentiamo. Tu piuttosto, Clementina, sei il ritratto della salute: lustra, lustra... Diventi sempre più giovane>. <Eh, più giovane. Diciamo che cerco di fare quello che posso. Per la salute, mica per altro. Non sono segreti, serve una vita regolata: non mangiare troppo, nuotare ma senza stancarsi. Il segreto sta nel giusto mezzo e nel buon sonno, tutte le sere subito dopo il calar del sole...>. <Ma non questa sera! Vieni anche tu allo scoglio alto, vero? Bisogna esserci tutti, decidere, fare qualcosa!>. <Qualcosa, ma che si può fare? Quello è un mostro! Io, grazie al cielo, non l'ho mai incontrato, morirei di paura. Evelina, lei sì che l'ha visto, da lontano. Ha detto che è orribile. Grosso, con gli occhi tondi, la bocca come un becco, la pelle di un colore disgustoso, verdastra, quasi blu. Forse ha qualche malattia contagiosa. E sarà anche cattivo>. <Ma Clementina, lo stai dicendo tu stessa! Forse è contagioso, senz'altro sarà cattivo. E non pensi che dobbiamo fare qualcosa? E se lo incontrassero i tuoi figli? Dobbiamo difenderli>. <Hai ragione Adelina, non ci avevo riflettuto, verrò senz'altro, ci vediamo questa sera>. Lo scoglio alto, "a ciapa", come la chiamavano i vecchi di Bordighera, era dalla parte opposta del porticciolo. Non tutti i pescatori, con le loro barche azzurre e le lampare come stelle, sapevano che allo scoglio grande i pesci non mancavano mai. I più anziani sì, loro lo ricordavano bene, ma ai figli e ai nipoti - a quei pochi che avevano continuato il mestiere - non lo avevano detto. Intorno alla grossa roccia che usciva dal mare come il dorso della balena bianca c'era, a fior d'acqua, una corona di scogli più bassi, a formare una sorta di anfiteatro naturale e al contempo una protezione formidabile. In quel cerchio di sassi il mare si riposava, più caldo e ricco di cibo, e lì tutte le sere, prima del tramonto, si ritrovavano migliaia e migliaia di pesci, in un guizzar danzante di code e pinne. Con le barche però era impossibile avvicinarsi, si rischiava di finire incagliati se non peggio. Così almeno, tanti anni prima, era successo più volte. Alla fine i pescatori si erano rassegnati, e ai figli non l'avevano raccontato. Inutile fargli rodere il fegato per nulla: quello scoglio sbiancato portava sfortuna come la leggendaria Moby Dick. Quindi anche quella sera, mentre le barche dei pescatori iniziavano lente a uscire dal porto e a prendere il largo, i pesci si ritrovarono alla "ciapa", ancora più numerosi del solito. C'erano come sempre i maschi giovani, più voraci, che non potevano rinunciare all'ultimo pasto del giorno, ma c'erano anche gli anziani e le femmine. Adelina, Clementina ed Evelina erano fra queste, nelle retrovie del gruppo delle sardine, che a sua volta si collocava fra quelle delle alici e delle alacce. Più in là stavano gli sgombri. Adelina, in tutto quel rassicurante argento di parenti di squama, si sentì in famiglia, non senza buttare però un'occhiata di traverso agli sgombri, che si mantenevano comunque a debita distanza come per dire ai cugini minori: <Tranquilli, questa sera nessuno mangia nessuno. Questa sera si parla del nemico comune>. C'erano davvero tutti. L'enorme e vecchia cernia che abitava nella grossa roccia, sbiadita dagli anni e ormai dello stesso colore del suo scoglio, era al centro. A lato le donzelle formavano una macchia mobile d'arancio e marrone. Vicino, quasi si fossero schierati per colore, le rosee triglie, le gallinelle e i fragolini. Poi c'erano i tordi, i saraghi, i branzini, le occhiate, le salpe, gli scorfani, i sugarelli, i naselli, i cefali, uno sparuto gruppetto di rane pescatrici e persino qualche timida ombrina... Tutti parlavano, nessuno ascoltava. <Viene dall'Oriente, dalla Cina! Lo ha detto la cernia, che una volta ne aveva visto uno uguale ma congelato nella spedizione per un ristorante cinese!>. <Ma che Cina! L'hanno scartato all'acquario di Genova. Era malato, sembrava morto, e l'hanno buttato in mare, ma lui si è ripreso! Per quello è tutto verde!>. <Verde? No, no, è blu, con delle specie di bubboni pieni di spore...>. <Spo... che?>. Poi stentorea una voce si alzò sopra le altre. <Allora, siamo qui per cianciare o per fare i fatti?>. Era un cefalo di una certa età, con un pezzo di labbro strappato da un amo. Il brusio cessò. <Non mi interessa se è un'immondizia blu, verde o cinese. Deve togliersi dai piedi, e adesso andiamo a dirglielo. Che torni da dove è venuto>. <E se dice di no?> scappò a un sugarello. <Lo facciamo a pezzi>. <Io non faccio a pezzi chi non ha fatto niente di male>. Tutti si girarono. Era la cernia, che guardò un attimo l'assemblea e poi lenta girò la coda e sparì nel grosso buco del suo scoglio. Come a un ordine i saraghi, gli scorfani, le rane pescatrici e i naselli abbandonarono l'assemblea. <Vecchia scema - disse il cefalo. E poi gridando - . Chi viene con me? Siate pesci!>. I cefali, le sardine, le triglie gli si affiancarono. <Dieci di ogni gruppo, saremo più che sufficienti> tuonò il vecchio prendendo il comando. Nuotarono in formazione per una ventina di minuti, con la luce del sole che ormai si spegneva lontano nelle onde. Poi finalmente le sardine, che pattugliavano in testa al drappello, colsero il baluginare d'un colore inconsueto. <E' là, è là> gridarono. «Prendiamolo!» incitò il cefalo. Poi d'un tratto tutto cambiò. Il mondo si capovolse, i pesci caddero gli uni addosso agli altri: <I pescatori, i pescatori!>. Nella foga della caccia si erano dimenticati di controllare le barche che scivolavano nere sul mare fermo. La rete piena fu svuotata sul legno vecchio. La massa argentea boccheggiava e si torceva. In mezzo, sotto la luna, qualcosa d'un verde smeraldo. Uno dei pescatori lo vide, tuffò la mano, afferrò nel mucchio quel pesce diverso che batteva la coda: <E tu? Come sei arrivato qui? A te l'hanno dato il permesso di soggiorno?> gli disse ridendo. <Oih, ti sei scemu, ti parli cui pesci? E poi che pesciu l'è?> fece un vecchio tirando su la schiena dalla rete. <Uno di casa mia> rispose Hassan. E veloce ributtò il pesce pappagallo nella dolce acqua del suo nuovo mare.
Laura Zoccoli
Cara Laura, la sua è una fiaba allegorica, bene. E' raccontata con garbo. Però trovo un poco buffo che le sardine parlino come delle brave signorine di provincia descritte da uno scrittore del primo Novecento. Ma auguri e buona continuazione da Dacia m

Mille non più mille
Carissima Dacia, vorrei sapere da lei, che tanto conosce il mondo, se davvero dobbiamo stare in allarme per questo spirito "millenaristico" che pervade il nostro tempo. Oppure è solo un gioco dell'occidente che si diverte ad aver paura? Sono accadute tante cose strane in questo decennio dall'inizio del secondo millennio: Torri gemelle, tsunami, e ora ci parlano di pandemia e poi del 2012 che deve essere la fine del mondo e se non fosse quell'anno lì tanto c'è l'asteroide Apofis che punta dritto verso di noi. Le chiedo di nuovo, ci dobbiamo credere? Paola Pesciuttini

Un saluto
Cara Dacia, mi permetto di chiamarla così perché quando ho avuto il piacere e l'onore di sentirla, lo scorso mese di agosto nel mio paesello - Cerchiara di Calabria - mi ha provocato emozioni e sensazioni indescrivibili. La ringrazio di tutto quello che fa per le donne e per la società perché le sue interviste, i pensieri che esprime, i suoi romanzi riescono sempre a lasciare un segno, a far riflettere, a far discutere, a mantenere sempre vivi i problemi reali della società attuale. Grazie Rosa Cerchiara

Cara Rosa, la ringrazio per le sue parole, anche troppo gentili. e spero di incontrarla ancora in quel piccolo e intenso paese di Cerchiara, affettuosamente Dacia m

Poesie tra Praga e Parco Nazionale Abruzzo
Buongiorno Signora Maraini, mi aggiungo alle centinaia di "questuanti in cerca della Sua attenzione".. Vivo tra Praga (dove lavoro da 10 anni) e Roma, ma e' la casa non lontano dalla Valfondillo il "link" piu' diretto con Lei : mi ha consentito anche di assistere regolarmente agli spettacoli del Suo Teatro di Gioia, un valore aggiunto assoluto alle mie giornate nel Parco d' Abruzzo : grazie! Vengo al dunque e concludo : ho scritto poesie ispirate dai miei "momenti abruzzesi" (paese/natura) e altre da Praga e dalla mia "vita doppia" tra Praga e Roma ("scia di jet" ne e' un logo). Mi piacerebbe molto inviarne a Lei direttamente una selezione assoluta (max 5-6) per avere il suo parere, senza farLe perdere tempo, prima di decidere se ha un senso publicare (per conto mio!) i miei versi. Grazie dell'attenzione, Andrea LUISE

Gentile Andrea Luise, d'accordo con redattore di questo Forum, le chiedo di mandarmi qualche poesia campione qui su queste pagine. Le risponderò. Un carissimo saluto da Dacia m

Strategie di lettura
Cara Dacia MARAINI mi chiamo Fabrizio e frequento la classe quarta elementare e oggi abbiamo letto la tua storia che si intitola CARO BAMBINO ed è piaciuta molto a tutti. Spero di trovare sul libro altre storie tue. Tanti saluti
Fabrizio
Caro Fabrizio, sono molto contenta che il mio scritto sul bambino le sia piaciuto. Spero che capiteranno altre occasioni di lettura. Mi saluti i suoi compagni di classe e la insegnante. Affettuosamente Dacia m

Palermo... cara...
Gentile Dacia Maraini, profondo e poetico il disegnare Palermo dipingendola anche, con i colori regali e accesi in Cara Palermo. Questa città a me cara, vissuta e ascoltata insieme a pittori, poeti, scrittori, che negli anni '68 - '70 segnavano un solco nella storia: Guttuso e Sciascia indubbiamente in modo indelebile. Tanto orgoglioso della sua presenza a Palermo nelle vesti di studentessa, quando io frequentavo il liceo artistico e dopo Architettura. Quante lotte, ricordo, quanta voglia di cambiare, di fissare nel tempo le "nuove idee" nate da fermenti ed echi che in noi siciliani creano - fosse enormi - da riempire subito dopo attraverso, di certo, il nostro antichissimo e profondo "Impegno": il farsi valere in quell'altra parte della nostra Italia comunque e a ogni costo. Che dire della sua profonda poetica e "Dono" che lei da scrittrice ha donato a questa bella Palermo e alla vicina Bagheria? Mi piace dirle che mi ha ispirato per una mostra.
Felice
Caro Felice, peccato che nel Forum non abbiamo immagini. Sarebbe bello vederne alcune dei suoi quadri. Ma capiterà l'occasione. Grazie per le sue parole. Un saluto carissimo da Dacia m

Grazie
I suoi libri mi hanno preso per mano da bimba e fatto diventare grande, sono stata su un treno per Helsinki, sulle lunghe barche con saro, ho mangiato i dolci di bagheria, e ascoltato le voci nel buio, mi sono persa nelle memorie di una ladra, scoprendo... una Roma che mai potrò conoscere, e mi ritrovo ad essere una donna in guerra, ma dolce per sè =) piccole parole per una donna meravigliosa che ha dato a tutti tantissimo, spero di riuscire un giorno ad avere anche solo un briciolo del suo acume, della sua grazia e della sua capacità di cogliere l'essenziale in ogni cosa... una mia amica, durante la sua visita nel suo liceo, le ha scattato una foto mentre scriveva, una di quelle che scattava quella sua amica di cui parla in uno dei suoi libri, quella con i genitori ricchi. Che scattava nei momenti di distrazione delle persone, che poi è la stessa cosa che fa lei nei suoi articoli, fotografa con garbo questo paese distratto e sbadato... mi piacerebbe fargliela avere questa foto=) grazie mille, di cuore
Camilla
Cara Camilla, la foto la può mandare per mail alla redazione. Loro me la faranno avere. Grazie per le cose gentili che dice. un saluto caro da Dacia m

Invio racconto
gentile redazione, ho tentato di inviare un breve racconto intitolato immigrati - il pappagallo (saranno 3mila battute) ma si è spezzato e ovviamente dacia maraini ha osservato che non si capiva niente... ora, può essere che non si capisca niente neanche con la metà mancante, ma c'è la possibilità di inviarlo integro? Un annetto fa - leggo questo forum regolarmente - ricordo che la signora aveva dato un suggerimento su come fare a inviare un raccontino, mi pare avesse consigliato di rivolgersi a voi... ringraziando anticipatamente per il disturbo, laura

Gentile Laura, sono il curatore dell'aspetto tecnico del forum di Dacia Maraini. La pregherei di inviarmi il suo indirizzo e-mail (che ovviamente non verrà pubblicato) in modo da poterla accontentare. Un cordiale saluto

Pseudonimo
Cara Dacia, mesi addietro ti ho inviato dei libri chiedendoti, gentilmente, un parere o, quanto meno, se li avessi ricevuti. Non ho avuto alcun cenno in merito. Per una migliore visione dell'insieme, faccio presente che li ho stampati con questo pseudonimo ma, credo, che ti ricorderai di quando hai presentato il tuo libro Isolina. Sei una persona gentile e sensibile e, quindi, aspetterò con pazienza. Mara Maruzzi

Mia nonna Lina
Stamattina ho deciso di scrivere un'autobiografia vorrei dei consigli è roba scritta di getto. Alle volte mi chiedo quando abbia avuto inizio la mia infanzia, e ho come l’impressione, sia tutto ancorato al passato. Forse non ricordo neppure bene, è una sorta di storia ad episodi, che torna così poco spesso alla mente. Allora cercherò di raccontare questi episodi analizzandoli meglio. Una storia ha un suo inizio anagrafico, che viene tramandato. Poi quello reale avviene dopo. Mia nonna Lina Il ricordo netto è di un forte legame con mia madre da bambino. Tanto che la nonna paterna, mia nonna Lina quando si parlava di andare al Mare diceva Andrea sì e anche la Francesca, ma Stefano non lo voglio, lui no. Questa frase era impressa in me non tanto come un rifiuto solo, ma come la scelta di Andrea e Francesca come parte migliore. Io ero ancorato alla gamba di mia madre e ai suoi gesti di affetto. Quando mia nonna si decise ad accettare anche me, Pino Cavarretta che lavorava con mio padre e che mi avrebbe dovuto fare da autista fino a Cesenatico, non riuscì a prendermi. Continuavo a girare piangendo attorno al tavolo terrorizzato all’idea di staccarmi da mia madre. Poi me la fecero bere mi dissero che andavo solo ad accompagnare Francesca e poi sarei tornato indietro con il Pino. Poi Pino si nascose e se ne andò e io rimasi con mia nonna a Cesenatico. Ricordo una sua bontà tutto sommato, mi faceva mangiare la ciambella al pomeriggio, ma una sola, guai a chiederle un bis, lo si capiva da come ti formulava l’invito a prendere una ciambella. La sera il cambio del costume era delicato se non ascoltavi quello che diceva si irritava, e saltava alla mente la sua frase, lui non lo voglio. Così nella speranza d’essere amato la ascoltavo, ma si irritava lo stesso, sposta il piede, tiralo su, dai che sporchi tutto, infine si alzava dicendo porca miseria come già stufa.
Stefano Priori
Caro Stefano, il tono mi sembra quello giusto. Bisogna parlare delle cose che si conoscono, che ci hanno colpito e toccato in profondità. La storia della nonna che rifiuta il nipotino e della madre che lo lascia solo al mare, colpisce subito il lettore per la sua verità. Si capisce che sta parlando di qualcosa che l'ha ferito. Il tono è giusto, cerchi ora di trovare uno stile proprio, si soffermi sulle parole, non le butti così a casaccio. Auguri e bravo da Dacia m

Quando piove
Quando piove. Piazza abbandonata. Vento freddo. Bottiglie rotolano. Si rincorrono. Si fermano. Riprendono mulinando. Passa gente. Un gruppuscolo. Tre, quattro. Di fretta. Perché piove. Scalpiccio bagnato. Ciaff ciaff. Rigagnoli flessuosi. Ovunque pozzanghere. Acqua spanta. Solito sciacquio. Grondaie stillano. Tic tac. Tic toc. Toc tuc. Turutuc tec. Vetri puntinati. Dietro, io. Occhiali tersi. Caffè caldo. Tazzina buona. Orlo dorato. Rimesto meditabondo. Porcellana sonante. Tin tin. Centellino riflessivo. Una sigaretta. Volute grigie. Come fuori. Tutto grigio. Quando piove. Piove sempre. Da giorni. Una vita. Acqua, vento. Vento, acqua. Sarà così. Per molto. Ma finirà. E poi. Di nuovo. Sole, calore. Aiuole fiorite. Piazza splendente. Gremita, festosa. Sosterà gente. A gruppi. In coppia. Boleri, bermuda. Colori sgargianti. Zoccoli, cappelli. Occhiali scuri. Chiacchiericcio vivace. Qualcuno berrà. Bollicine fresche. Che bello. Aspetterò ansioso. Nel frattempo. Ancora caffè. Nero, corposo. E spire. Grigio denso. Come fuori. Quando piove.
Alessandro Mascia
Caro Alessandro Caro Alessandro, ha mai letto le poesie futuriste? Nella sua prosa poetica e sincopata c'è molto di quella esperienza storica. Cercare di combinare il senso delle parole con i suoni "ciaf ciaff", è tipico di uno stile contratto e concitato, insofferente di ogni coordinata, di ogni ragionamento, di ogni stasi. Il suo è un elogio del puro movimento e della velocità della frase. Perché no? però sappia che non si tratta di una sua invenzione ma di qualcosa di storicamente conosciuto. Auguri da Dacia m

Intervista per tesi universitaria
Carissima signora Dacia Maraini, Mi sto per laureare in Lettere all'università Roma tre e sto scrivendo una tesi sul parallelismo tra donna del novecento e tre personaggi donne di tre scrittrici italiane, tra cui vi è anche lei con Enrica dell'età del malessere. Mi piacerebbe inserire una sua intervista nella Tesi (che discuterò ad ottobre), se potesse rispondermi al più presto così mi organizzo, se vuole le mando l'introduzione della tesi così può rendersi conto di cosa tratta precisamente. La ringrazio e le faccio tantissimi complimenti per le sue opere.
Rosa
Cara Rosa, scriva alla redazione del Forum dicendo che le ho dato il permesso di usare il mio indirizzo personale. Risponderò alle sue domande per la tesi. Un caro saluto da Dacia m

SUO ARTICOLO SU BAGHERIA
7 Settembre 2009 Gentile Signora Maraini, ho letto il suo articolo sul “Corriere“ di oggi “Che tristezza quella Bagheria…“. Condivido parte del suo articolo sulla rovina dell’incantevole Bagheria dei primi decenni del secolo scorso. Quello che non condivido assolutamente sono le frasi relative al comunismo . Lei dice che: “noi sappiamo bene che il comunismo in Italia è stato un grande movimento di civiltà “Quale civiltà signora Maraini: la civiltà dei 90 milioni di morti massacrati dal comunismo nelle nazioni dove è andato al potere? Allora vuol dire che lei non ha mai letto nulla della storia di quella ideologia??, o se ne ha letto lo ha rapidamente rimosso!? Eppure fior di storici stranieri e italiani hanno dimostrato senza ombra di dubbio che il comunismo è stato l’ideologia più criminale della storia dell’uomo. I nomi di Robert Conquest, Furet, Courtois, Appelbaum per citarne alcuni stranieri e per non parlare di quelli che scrivono in Italia Victor Zaslavsky, Andrea Graziosi , Piero Craveri , non le dicono niente? Per restare in Italia, allora gli ultimi libri di Gianpaolo Pansa non le sembra che dimostrino esattamente il contrario di quanto lei afferma con serafica spudoratezza: “un comunismo che non si è sporcato le mani“? Oltre 20.000 morti massacrati in Italia dai partigiani comunisti agli ordini di Mosca che non avevano deposto le armi dopo il 25 Aprile del ’45, non significa sporcarsi un poco le mani signora Maraini? e non la fanno vacillare nelle sue serafiche certezze? Le carte del Kremlino svelateci da E. Aga Rossi e da V. Zaslavsky in “Togliatti e Stalin” sull’esistenza di un colonna armata comandata da Pietro Secchia (e ben conosciuta da Togliatti e da tutti gli esponenti del PCI) che dopo la fine della guerra, per anni, aveva l’unico scopo di instaurare anche da noi la deliziosa “Democrazia Proletaria” non significano nulla per lei? Il tenere lontani i comunisti dal governo dal 1948 in poi ha significato per lei “dare una leggittimità alla criminalità organizzata?? Lei avrebbe preferito Laurenti Beria a Mario Scelba? Forse il prezzo pagato a Lucky Luciano è stato esagerato ma lei pensa che le infiltrazioni mafiose (per quanto esecrabili) siano più criminali dei Gulag ? Queste frasi da lei scritte mi ripugnano perché mi dimostrano – come già le dissi una volta – che le “vedove del bolscevismo” continuano a rimuovere disonestamente il passato criminale di cui furono (e sono) i lacché. Fino a che continuerete a truccare la Storia non avremo mai una memoria condivisa e non saremo una nazione civile ! Giuseppe Gloria

Richiesta
Cara Dacia, ti ho scoperta quando avevo vent'anni scovando un tuo libro sulla bancarella di un mercatino, era Lettere a Marina, ricordo che lo divorai! Adesso anche io scrivo. Lo so... chissà quante volte avrai sentito questa richiesta (e immagino la difficoltà e l'imbarazzo nel trovare una risposta non troppo deludente), vorrei poter riuscire farti leggere qualche mio racconto e avere un tuo parere. Ci provo. Chiedere non costa nulla. Un abbraccio Patrizia

Cara Patrizia, ripeto: può spedire a questo Forum un suo breve racconto. Lo leggerò e lo commenterò. Un caro saluto da Dacia m

Consiglio
non ho mai letto niente di Suo e adesso me ne vergogno un poco. Mi dia un consiglio; da dove comincio?
Mauro
Caro Mauro, non c'è niente da vergognarsi. Mi fa piacere comunque che le sia venuta voglia di leggere qualcosa di mio. Cominci con "La lunga vita di Marianna Ucrìa" o con "Bagheria". Sono i due libri che hanno avuto piu risposta di pubblico. Ma in un orecchio le dico: legga "Il treno dell'ultima notte", ci ho patito molto e mi è caro per questo. Un saluto caro da Dacia m

In eleganza
in eleganza si è chiaccheroni col sole si è spiritosi/ nuvole rosse sul grattacielo d'imperia/ pescatori d'oneglia pesci spada al orizzonte/ in eleganza si ci distingue/ asfalto della banchina/ la fatica di un giovane camallo in eleganza ci si chiama fuori/ non si pigliano responsabilità/ dedicato al mio porto di oneglia/ troppo spesso ci si ferma alle apparenze/ un camallo è la storia di oneglia/ un pescatore che pesca un pesce spada/ gente che guarda e lo fotografa ancora/ troppo spesso si ci dimentica di portuali/ davano da mangiare ad oneglia "ineja"/ col grano al agnesi/ troppo spesso sento i ricordi/ bidoni olio che viaggiavano per la banchina/ chiamate alla ludovica maresca/ le gru sul porto guido arci camalli

Sul dibattito de L'Unità, Il silenzio delle donne
Gentile Dacia Maraini, le invio di seguito il mio commento, inviato anche alla redazione de L'Unità, in merito al dibattito "il silenzio delle donne". Nella speranza che la mia voce possa trovare un suono adatto a farsi ascoltare. Con stima, Valeria Jannetti Gentili Signore, vi scrivo nella speranza di apportare qualche spunto di analisi per il vostro forum di domani. Mi sarebbe piaciuto poter partecipare di persona, per sedermi ed ascoltare, ma non essendo possibile mi vedo costretta, per l'ennesima volta, a parlare. Care Signore, a volte dite che le giovani donne non parlano più. Io, per me, non ho quasi più voce per gridare. Vi chiedete che fine abbiamo fatto, noi trentenni fresche fresche. Io, sono a casa a studiare, per una laurea che non serve più. Chiusa nel mio mondo, che non è la nostra piccola patria, mi definisco "europea". Seguo i dibattiti, cerco di riportarli nei social network, che però mi rimandano un silenzio imbarazzante. Quando parlo con le mie coetanee, un senso di vago fastidio appare nei loro sguardi. Fastidio per parole considerate ormai "inutili". Ma è nella società che nasce e cresce questo immobilismo. A differenza delle generazioni che ci hanno precedute, la nostra è troppo legata alla famiglia per potersi affrancare davvero. Avete fatto la rivoluzione, voi che avete l'età di mia madre. Ma che avete insegnato, alle vostre figlie? Io continuo a lottare, da quando a scuola ero l'unica col coraggio di parlare, non ho fatto altro nella mia vita che combattere contro chi continuava a ripetere che ormai le donne "avevano vinto". Qualche anno fa (una decina) la colpa della crescente impotenza maschile era delle donne in carriera, ree di aver assunto il peggio del genere opposto senza averlo edulcorato con una buona dose di "sentimento materno". Rivoluzione interrotta, giusto, ma interrotta da cosa? Forse, dal tempo trascorso. Arriva un momento, nella vita di ognuno, nel quale le proprie vittorie personali (o le proprie sconfitte, d'altronde) fanno sì che ci si richiuda nel proprio universo, senza più la necessità di guardare fuori. Esempio. Pomezia, periferia industriale di Roma, all'ingresso della città un cartellone pubblicitario del mobilificio sottostante esibisce una ragazza, sdraiata sul fianco, in costume. "Entra e fattela" dice lo slogan. In caratteri microscopici, si chiarisce che si parla di cucine. Esempio. Sulla piattaforma SKY, questo inverno, un nuovo canale. "Lei". Dibattito tra donne sulle donne. Piena di speranza, seguo la trasmissione. Interrompo la visione con una parolaccia gridata ad alta voce, che fa accorrere i miei cari. All'affermazione di una delle signore convenute, sull'idea di virilità dei "maschi italiani" il mio equilibrio si è rotto. Di colpo, spezzato dalla pochezza del dibattito, sull'inutilità di certe questioni ("venite in Sicilia, lì trovate ancora gli uomini veri, quelli pelosi" ) la trasmissione altro non è che la proposizione di modelli di donna a cui far riferimento, coi loro tacchi alti ("una donna senza tacchi non è una vera donna"), fresche fresche di parrucchiere, piene di ritocchi per assumere un viso il più giovane possibile. Sarà la mia giovinezza, ma non posso non amare la Magnani che difende una a una le proprie rughe: "ho impiegato una vita a farmele". Le trentenni eterne ventenni. Le quarantenni eterne trentenni. Le cinquantenni eterne quarantenni. Un dislivello di dieci anni in dieci anni. Quando, nel corso della storia, si è verificato uno sbalzo temporale che ha fatto perdere, di colpo, dieci anni? La radice di questa situazione non è unitaria, è piena di momenti differenti, e lentamente, in tutte noi, attraverso pubblicità e televisione, si è presentato il tarlo che ci ha ridotte, per la prima volta, puro oggetto, merce da esibire, ma che si esibisce autonomamente, e fieramente. La Gregoraci, quando Briatore (sic!) le chiese di sposarla, disse "Ha scelto proprio me, tra tante, la sua "Terrunciella". AAARGH! Eppure, è lei la"furba", quella che ha capito tutto, io sono solo una povera idealista in un mondo di merce, condannata a soccombere alla mia ingenuità. Insomma, cosa avete insegnato alle vostre figlie? Quelle della mia età, che non si esprimono, e non si espongono? E davvero avete creduto, negli anni '90, di essere realmente riuscite a trovare "la parità?" Vi chiedete dove siamo finite... ci potete trovare nei blog, nei forum, mai nei posti a cui aspiriamo, perché non c'è posto per le giovani, e siete voi ad occuparlo. Tanto, a cinquant'anni sembrate appena quarantenni. Perché ormai sono tutte aspiranti veline. E a chi chiede la possibilità di crescere con voi, insieme a voi, chiudete le porte. Mica siamo così vecchie! è la risposta. Perché in Italia ciò che manca è l'insegnamento. Non quello scolastico (ma davvero, in realtà è uno dei tarli italiani), ma quello che ci dia la possibilità di guardare a modelli "altri" da quelli proposti dalla "tivvù". In Italia non c'è posto per la figura dell'intellettuale, figuriamoci se è una giovane donna, a scrivere e proporre diverse idee e diverse letture della società. La realtà delle cose è che non mancano più solo le donne, all'appello, mancano in generale idee nuove e libere, perché è in Italia che viviamo, e il nostro Bel Paese è sempre lo stesso vecchio carrozzone che massacra Pier Paolo Pasolini, colpevole di aver predetto il disfacimento progressivo della società a causa del consumismo. Siamo ciò che compriamo, siamo ciò che sembriamo, non quello che pensiamo. E le donne, dunque, sono tacchi alti e vestiti belli, sono "Chi" e sono la De Filippi, sono Cavalli e cosce scosciate. Fieramente. Perché la scelta di ciò che comprano fa ciò che sono. E per chi non si adegua, solo discorsi noiosi. Andare contro le tendenze, ma come fare, se le tendenze non sono che lo specchio di ciò che già c'è? Nell'eterna ricerca di piacere, e piacersi. Per assecondare "il desiderio dei propri capelli". Insomma, cosa avete insegnato alle vostre figlie? Usano il balsamo adatto? Indossano le scarpe giuste? L'appiattimento etico e morale, l'incapacità di crearsi una propria opinione, giovani iscritti all'università incapaci di un riassunto e bisognosi di corsi di italiano: la società tutta manca all'appello, non solo le donne. L'opinione pubblica è inesistente. Finché i modelli sono i "furbi" la società non puo' che appiattirsi in un becero qualunquismo. E poi: una volta si diceva che le donne avrebbero ottenuto la vera parità nel momento in cui una donna incapace avrebbe ottenuto un posto importante nella società. Che dite, care Signore, ci siamo arrivate alla parità, visto la presenza femminile nell'attuale assetto istituzionale? E ancora: davvero sono le donne stesse la causa del disfacimento della figura femminile? O sono solo uno degli aspetti dell'intera società, incapace di discernere? Vi ho chiesto, finora, cosa avete insegnato alle vostre figlie. Mia madre ha agito in maniera inconscia. Ogni volta che chiedevo la spiegazione di qualcosa, ottenuta risposta, ricevevo sempre la stessa domanda: tu, cosa hai capito? Tu, cosa ne pensi? E' la costruzione di una propria opinione che ci potrebbe salvare. Ma come fare, se ormai siamo abbandonati alle opinioni del "sentito dire"? Spero di essere compresa, in questa sede. Ammiro ciò che fate, vi seguo sempre e con immutato affetto, dal mio mondo che guarda Obama e non ne puo' più della piccolezza (e impotenza!) italiana di fronte a un mondo che si muove, e anche velocemente. Resistere per esistere, potrebbe essere l'angoscioso grido di oggi. Io resisto, e continuo a parlarvi. e cercarvi. Perché il mio obiettivo è crescere tra di voi, con voi.
Valeria Jannetti
Cara Valeria, non so se le hanno pubblicato l'articolo sull'Unità. Lo merita. E' pieno di rabbia intelligente. E concordo con molte cose che dice, sul fatto che le donne non stanno in silenzio, ma che nessuno le ascolta, questo è vero. Non sono d'accordo invece quando la sua rabbia la rovescia contro le altre donne. Alla fine le colpevoli sono sempre le donne, possibile?. Mi piace quando chiama a trovarsi, a capirsi, a scoprire argomenti comuni . Non mi piace quando discrimina, divide e critica con eccessiva severità le giovani donne che non sembrano fare attenzione. Con molta simpatia Dacia m

Fosco Maraini
Gentile Dacia, considero Suo padre un Grande, qualcuno che può insegnarci qualcosa. Ho letto Segreto Tibet e, poco fa, la lettera che Fosco Maraini ha voluto fosse letta durante il suo funerale. Ho ragione di credere che Suo padre abbia lasciato il suo corpo consapevolmente e che la cronaca degli ultimi momenti della sua vita possano essere utili ad altri. Mi sbaglio? Sperando che la mia richiesta non Le sia sgradita, mi permetto di chiederLe il dono di una descrizione del Transito di Suo Padre ad altra dimensione, qualora possibile. La ringrazio anticipatamente e cordialmente.
Claudio Pighin
Caro Claudio, mi fa piacere che lei abbia questo interesse per mio padre. Fosco era un uomo straordinario e le sue idee sulla vita erano molto spartane, umili, relisiose, anche se non nel senso di una religione stabilita. La lettera che ha scritto prima di morire, come lei dice, lo testimonia. Mio padre è morto in ospedale, a Firenze. IO non ero presente. L'ho visto qualche giorno prima e l'ho trovato molto stanco ma credevo che ce la facesse. E' stato sepolto in un piccolo cimitero della Garfagnana, in cima a una montagna, fra poche altre tombe, in mezzo ai boschi. UN posto che ha scelto lui. Se vuole sapere di più sulle sue idee legga "Il gioco dell'universo" che abbiamo scritto insieme. Un saluto carissimo da Dacia m

Cara Emanuela
Come è bella la sua lettera! I lettori spontanei sono quelli che dicono le cose piu sorprendenti. Lei si chiede come mai Emanuele si trasforma in quel modo. Ma pensi a quello che ha subito. gli sperimenti a cui è stato sottoposto. O uno muore, o si trasfornma in modo terribile e doloroso. E' quello che succede a Emanuele, nemico di se stesso e degli altri. La crudeltà dei nazisti era senza limiti. volevano distruggere le persone, anche da vive. Un carissimo saluto da Dacia m

Caro Luciano
anch'io sono affascinate dalle isole.Hanno qualcosa di aereo, provvisorio e struggente. Il colmo dell'isola l'ho trovato sul lago Titikaka, quando mi hanno portato su una isola galleggiante, fatta di paglia e fieno. sopra ci coltivavano il riso. E c'erano anche delle capanne per dormire e ripararsi dalla pioggia. Per quanto riguarda il programma RAI purtroppo non ho con me i riferimenti. Sono fuori casa, lontana da Roma dove si trovano i miei archivi e non so darle una risposta. Spero che nel frattempo, magari attraverso internet, abbia trovato ciò che le interessa. Un carissimo saluto da Dacia m

Caro Fausto
Mi dispiace che non riesca a trovare il mio testo teatrale Maria Stuarda. Lo può trovare nel volume Fare teatro pubblicato dalla Rizzoli. Ma se vuole glielo posso anche mandare con la posta alettronica. Però dovrebbe fare avere alla redazione del Forum il suo indirizzo mail. Dica loro che gliel'ho chiesto io. E che me lo mandino a casa. Le manderò il testo. Un caro saluto da Dacia M.

Cara Lisanna
Certo che incontro i giovani, spessissimo, quando vado nelle scuole invitata a parlare dei miei libri o di altro. O quando vado nelle università. Ho appena terminato un mese di insegnamento presso gli studenti dell'Università di Middlebury nel Vermont. Mi sono molto stancata, ma ho anche imparato molto e ho conosciuto delle belle persone. Un carissimo saluto da Dacia m

Cara Cristina
sono contenta che il mio racconto "La ragazza con la treccia" le sia piaciuto. Sinceramente non ricordo quando l'ho scritto, più di dieci anni fa. Ma ora sono in montagna, non ho con me l'archivio che sta a Roma e non posso neanche andare a guardare la data della pubblicazione. Mi dispiace. Un caro saluto da Dacia m

Caro anonimo
"Campanelle sonanti veicolano un ricordo unito a molecole d'aria che si spingono..." Brevissima analisi: E' molto bello come inizio quel "campanelle sonanti" ma la frase cade subito sul verbo "veicolano" che è burocratica, da ragioniere. Provi a soffermarsi di più sulle parole, a interrogarle, a sceglierle e isolarle. Un caro saluto da Dacia m

Caro Luca
Grazie per la sua lettera generosa e spontanea. E' bello quello che dice sulla passione per la lettura, sono d'accordo con lei. un libro, "fa pensare, fa ricordare, fa scaturire nuova forza per far sì che oggi non possano più accadere vicende devastanti come la guerra, l'Olocausto, la dittatura con l'annientamento delle coscenze." Non poteva dire meglio di così. Un saluto carissimo a lei e i suoi figli, Dacia m

Cara Laura
Il suo scritto è incomprensibile così com'è. Dovrebbe spiegare da dove è stato tratto, in che ambito si trova, cosa vuole dire, che titolo ha e come si chiama. Un saluto caro da Dacia m

Cara Stephanie
Sono molto contenta che il mio romanzo "Il treno dell'ultima notte" le sia piaciuto.E' una gioia trovare delle lettrici attente e generose come lei. un saluto affettuoso da Dacia m

Cara Donatella
sono d'accordo, viviamo in un'epoca di razzismi nascenti, fra cui una profonda e stupida misoginia. Io ne ho scritto e scrivo spesso su questo argomento, sia nei miei libri che sui giornali. Proprio sul numero del Corriere di martedì prossimo ci sarà un articolo su questo tema. Un saluto affettuoso da Dacia

Cara Maria Spagnoli
Grazie per la fiducia. Non è perchè "non mi paga" che non posso accettare la sua proposta. NOn è quesitone di soldi, ma di tempo. Sto lavorando a un romanzo e ho pochissimo tempo per altro. un caro saluto da Dacia m

Caro Armando
grazie per avere scritto la poesia su Isolina. Ma perchè non la manda a questo Forum? così anche gli altri potranno godere della sua scrittura in dialetto e in lingua. Grazie in anticipo, un caro saluto da Dacia m

Cara Sandra Coggio
Se lei mi avesse messo la sua mail le avrei risposto personalmente. Comunque ecco: purtroppo il 10 ottobre sono impegnata a Venezia con un mio spettacolo "Stravaganza" rappresentato dalla compagnia dei Folli. Mi dispiace. Spero per un'altra volta. Un carissimo saluto da Dacia M

Invito alla Spezia
Gentilissima Dacia, ho aperto questo forum nella speranza di strapparLe un invito alla settimana spezzina delle biblioteche, e mi sono persa fra le storie: quasi un libro, una pagina di teatro. Riemergo, avendo appreso che è ovviamente impegnata fino al 2010: ma sono ottimista, perché ho letto anche che ama i bibliotecari... Il 10 ottobre avremo la notte bianca delle biblioteche, alla Spezia, nella speranza di contagiare più persone possibile col virus della lettura. Verrà? E' davvero tanto, che non viene un po' da noi! Poiché le donne leggono più degli uomini, apriremo l'iniziativa il 26 settembre con il libro "Storie di violenza quotidiana", a sostegno dell'Udi: vicende tragicamente vere, e spezzine. Io stessa che le ho raccolte, sono ancora perfino incredula. E tratteremo poi le tematiche sociali più vive. Sarebbe un onore chiudere questo nostro viaggio con la Sua presenza. Grazie comunque, solo per il fatto di esistere! Sondra Coggio

Isolina
gentile Signora senza aver letto il suo libro, sapendo solo l'essenziale della triste vicenda di Isolina Canuti, ho fatto quest'estate una poesia su questo tema che Le vorrei inviare. è in dialetto veronese, peraltro credo di facilissima comprensione, comunque c'è anche la traduzione in italiano. sarei lieto di ricevere l'indirizzo mail cui inviarla e conoscere se e quando potrà il suo giudizio. noi leggeremo il suo libro nel prossimo inverno al circolo dei lettori di Verona grazie fin d'ora armando lenotti armandolenotti@yahoo.it

Un libro per l'Abruzzo
Le scrivo perché ho un progetto in testa da tempo, un libro riguardante l'Abruzzo, ho le persone, ho i luoghi, ho le emozioni le paure, ho il cuore da dedicare a questa splendida gente. Ho il titolo del libro. Mi manca la penna, e l'altro cuore che creda in questo progetto. Naturalmente una parte di ricavato sarà devoluto in beneficenza alla ricostruzione. So molto bene che Lei non sa nemmeno chi sono, ma tutti sono partiti da un punto piccolo piccolo per raggiungere un obiettivo. Non posso neppure pagarla, e Lei a questo punto dirà e allora che mi cerchi a fare? Perché tutti abbiamo un cuore. Anche il suo so che è un gran cuore. Con stima, Maria Spagnoli

Un modello alternativo
Gentile signora Maraini, mi rivolgo a Lei in quanto autorevole figura di spicco nel mondo della cultura e anche dell'informazione, nonché donna sensibile e attenta alle problematiche sociali femminili. Penso che mi rivolgerò anche ad altre persone che, come lei, possono scuotere l'opinione pubblica, dai giornali, dalla televisione e da tutti i mezzi di informazione. Il mio è un accorato appello perché in qualche modo tutti insieme si possa dar voce e immagine a milioni di Donne e Uomini, esatto contrario di "veline e tronisti", perché i nostri giovani (meraviglioso giardino del futuro) abbiano un modello altrettanto pubblicizzato e certamente positivo in cui riconoscersi per poter proggettare un futuro. E' ora che ciò che di positivo e grandioso c'è nelle nostre Donne e nei nostri Uomini sia portato alla ribalta. Grandi professionalità, intelligenze, valori, serietà, onestà, correttezza, volontà. C'è bisogno di dare molta voce anche ai modelli positivi. La ringrazio Donatella Diamanti

Impressionante e pieno di emozioni
Gentile Sig.ra Maraini, mi congratulo con Lei per il Suo libro molto riuscito "Il treno dell'ultima notte". Non sono italiana, però ho studiato questa bellissima lingua che ora insegno in Austria. Mi sono sempre piaciuti i Suoi libri, ma trovo che con quest'ultimo lei ha lasciato a tutti i lettori una testimonianza impressionante e emozionante, difficile da dimenticare, di quello che doveva essere la Seconda guerra mondiale, la politica e le idee di questo periodo, le grandi crudeltà successe a tantissime persone. Per chi è interessato alla storia raccomando questo libro, perché insegna in modo emozionale e non noioso quello che è successo, e su che cosa si basa la nostra società attuale. Stefanie

Immigrati 2
- Forse ha qualche malattia contagiosa. E sarà anche cattivo. - Ma Clementina, lo stai dicendo tu stessa! Forse è contagioso, senz'altro sarà cattivo. E non pensi che dobbiamo fare qualcosa? E se incontrasse i tuoi figli? Dobbiamo difenderli. - Hai ragione Adelina, non ci avevo riflettuto, verrò senz'altro, ci vediamo questa sera. Lo scoglio alto era dalla parte opposta del porticciolo. Non tutti i pescatori, con le loro barche azzurre e le lampare come stelle, sapevano che allo scoglio grande i pesci non mancavano mai. I vecchi sì, loro lo sapevano, ma ai figli e ai nipoti - a quei pochi che avevano continuato il mestiere - non lo avevano detto. Intorno alla grossa roccia che usciva dal mare come il dorso della balena bianca c'era, a fior d'acqua, una corona di scogli più bassi, a formare una sorta di anfiteatro naturale e al contempo una protezione formidabile. In quel cerchio di sassi il mare si riposava, più caldo e ricco di cibo, e lì tutte le sere, prima del tramonto> Laura

Immigrati
IL PAPPAGALLO - Buona sera Adelina cara, ma come ti trovo bene! Ancora più bella e grassa del solito! - Grazie, grazie, non ci lamentiamo, tu piuttosto, Clementina, sei il ritratto della salute, lustra, lustra... Diventi sempre più giovane. - Eh, più giovane. Diciamo che cerco di fare quello che posso, per la salute, mica per altro. Non sono segreti, serve una vita regolata: non mangiare troppo, nuotare tutti i giorni senza stancarsi. Il segreto sta nel giusto mezzo e nel buon riposo, tutte le sere subito dopo il calar del sole... - Ma non questa sera! Vieni anche tu allo scoglio alto, vero? Bisogna esserci tutti, decidere, fare qualcosa!!! - Qualcosa, ma che si può fare? Quello è un mostro! Io, grazie al cielo, non l'ho mai incontrato, morirei di paura. Evelina l'ha visto, da lontano. Ha detto che è orribile. Grosso, con gli occhi tondi, la bocca come un becco, la pelle di un colore disgustoso, verdastra, quasi blu. Laura

La forza del libro
Cara Dacia, mi getto in questa lettera senza averla preparata, con lo slancio di chi è appena uscito da un libro che non avrebbe mai pensato di finire. Ti ho conosciuto con questo libro, "Il treno dell'ultima notte", e ho avvertito quanto potere ha un libro: fa pensare, fa ricordare, fa scaturire nuova forza per far sì che oggi non possano più accadere vicende devastanti come la guerra, l'Olocausto, la dittatura con l'annientamento delle coscenze. E' una forza che non ho riscontrato nei libri che ho letto finora. Mi piacerebbe trasmettere l'amore per la lettura ai miei bambini (13 e 12 anni) soprattutto in relazione ai tempi che stiamo vivendo e che segneranno il loro futuro, tempi che fanno molto pensare a certe situazioni che hai descritto e vissuto (Giappone); se impareranno a documentarsi e ricordare riusciranno a decifrare tra qualche anno il loro quotidiano. Non voglio forzarli a leggere ma ho parlato con loro del tuo libro; speriamo che il seme germoglierà. Ti ringrazio Luca

Vago ricordo
"Mi viene di lontano un vago tintinnare di ninnoli d'argento. Campanelle sonanti veicolano un ricordo unito a molecole d'aria che si spingono..." Gentile scrittrice. Scrivo da molto tempo e sono un autodidatta. Ho studiato con passione: storia della letteratura italiana, la poesia dallo stil novo ai nostri giorni, avanguardie comprese. Adesso all'età di cinquantacinque anni avverto un malessere interiore. I tanti siti di poesia mi appaiono banali e scialbi,i grandi autori sono su pidistalli troppo alti. Secondo Lei insisto o lascio tutto alle ortiche?

La Ragazza con la Treccia
Buongiorno Signora Maraini, Sono una studentessa d'italiano, quindi mi scusi - non scrivo bene. Studio con l'università di South Australia e leggo 'La Ragazza con la Treccia' per scrivere sulla struttura, ecc. Trovo il racconto profondo e straziante - mi piace molto. Comunque, non posso trovare l'informazione di quando l'ha scritto. Vorrei sapere questo perché l'ambiente sociale, al tempo di scrivere, è importante per l'analisi. Spero che Lei possa aiutarmi. Saluti, Cristina Wroe

Bagheria
Cara Dacia, il suo libro "Bagheria" riempe queste afose giornate di vacanza nel palermitano, facendomi rivivere e riconoscere luoghi, strade, edifici della mia terra natìa. Le capita di incontrare i giovani? Intendo dire, tiene conferenze, riunioni o incontri con le nuove generazioni? O anche non troppo "nuove" diciamo... insomma, sarebbe un onore, per me, incontrarla! Lisanna

Maria Stuarda
Gentile Signora Maraini ho bisogno del suo aiuto: due mie amiche, attrici a Buenos Aires, mi hanno chiesto di cercare il suo testo di teatro Maria Stuarda perché interessate ad una eventuale messa in scena. Non siamo riusciti a trovare una copia del libro, né io a Roma né loro a Buenos Aires. Si sono rivolte anche al teatro di Montevideo dove la stessa opera è stata rappresentata. E niente, neanche lì. E' possibile sapere dove poter trovare il testo e magari sapere anche se lo stesso è già stato pubblicato in lingua spagnola? Le sarei molto grato se potesse darmi qualche indicazione che mi permetta di soddisfare, da parte mia, la richiesta delle mie amiche carissime. Un caro saluto, Fausto Cassi

"novellino"
Il 25 luglio 2009 Lei ha edito per "Grande Rai" un programma dedicato a letteratura e viaggi. Verso la fine del programma Lei ha citato una sorta di "novellino" del 1300: un racconto fantastico su isole ciascuna abitata da specifica diversificata popolazione umana. Le sarò molto grato se potrà fornirmi pertinenti riferimenti bibliografici. Il mio interesse in oggetto è motivato dal mio occuparmi di evoluzione darwiniana dal punto di vista delle isole come matrici di evoluzione delle specie. E' bello scoprire risonanze tra fantasiose e purtuttavia precorsive immagini letterarie e realistiche immagini scientifiche. In fondo anche quella del Dottor Moreau è una isola. Grazie e cordialmente Luciano Angelucci
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Meraviglioso
Gentilissima Sig.ra Maraini,ho appena concluso di leggere Il treno dell'ultima notte e le confesso di averlo divorato in meno di 4 gg. Sono rimasta colpita dalla violenza e dalla crudeltà di Emanuele che si rivolge al suo caro vecchio amore, un amore che ormai è stato offuscato e inghiottito da tanta sofferenza e umiliazione! Chissà quanti poveri ebrei hanno indurito il loro cuore. Divoravo quelle pagine non vedendo l'ora di immaginare l'abbraccio tra Emanuele e Amara e invece... Sono commossa. Ho un miscuglio di emozioni che non riesco a descrivere, ed è sempre lo stesso il dolore e la vergogna che provo quando mi ritrovo a dover fare i conti con la storia. Le confesso che questo è il primo libro che leggo scritto da Lei,Sig.ra Maraini, e non credo che sarà l'ultimo. Grazie, Manuela

Cara Laura
Non ho mai parlato di perfezione per la poesia. Ho parlato semmai di assoluto, che è altra cosa. dicevo che nella poesia le parole sono assolute, ovvero uniche, irripetibili. Ma non certo perfette. Meno che meno penso che le mie poesie siano perfette, per carità. Sono certamente difettosissime e sgangherate. Lei mi ha chiesto un parere e io gliel'ho dato da lettrice che ha letto tanta poesia, ma non penso di fare da modello letterario. Con molti auguri, Dacia m

Cara Anna
Non ho mai scritto un monologo chiamato "aspettare" ma ho parlato di attesa in molti miei testi teatrali. Adesso non mi viene in mente in quale. Sono anche stanca, perché sto insegnando in una università americana e lavoro tanto. La memoria si rifiuta di ricordare, punta i piedi come un asino. Se mi viene in mente, glielo dirò. un caro saluto da Dacia m

Caro Giovanni
Bene parlare del mare, raccontarlo, ma lasci da parte quegli artifici un poco da manuale di psicologia. Benissimo quando diventa incalzante, quel mare... "calmo e burrascoso, quieto e agitato, piatto e mosso, disteso e tempestoso," così va bene. Lasci agli ingegneri, agli avvocati il manierismo gergale che tanto appesantisce la lingua. Un saluto di incoraggiamento da Dacia m

Cara Mary
Cara complicata mamma. In una parola dice tutto e con che modestia. La ringrazio e la saluto con affetto, Dacia m

Caro Giovanni
Il ritmo è buono, ma ancora non preciso. Provi a scegliere le parole con piu attenzione e amore. Scrivere poesia è come fare una piccola operazione matematica. E anche musicale. Un caro saluto da Dacia m

Caro Maurizio
Certamente lei abita in una città fra le piu attente e consapevoli nei riguardi delle opere d'arte. Purtroppo ci sono moltissime altre parti del nostro bel paese in cui le opere d'arte sono abbandonate, distrutte, vendute, gettate. Quindi non credo sinceramente che la preoccupazione di alcuni studenti americani sia esagerata. Piuttosto non dice niente sulla preoccupazione per il rapporto fra politica e criminalità organizzata. Anche quella una esagerazione? un caro saluto da Dacia m

Risposta a Caro Christian
Come sono felice che mi abbia risposto... grazie. Non solo conosco la "gnosi delle fanfole" ma ora sto leggendo i due libri di sua sorella Antonella pubblicati dalla Sellerio. Penso di avere tutti i libri, che si possono reperire, sulla Vostra famiglia. Ho deciso che andrò a "trovare" suo padre all'Alpe di Sant'Antonio, è da molto che ci penso. Non ho avuto il piacere di conoscerlo in vita e sarà per me un'emozione fortissima poterlo "salutare" ora. La prego di mandare un caro saluto a Toni e a sua madre Topazia. Spero un giorno di poterla vedere di persona, anche da lontano. Grazie per quello che lei e la sua straordinaria famiglia mi avete insegnato e fatto provare. E' come se vi conoscessi uno ad uno... Grazie. Un affettuosissimo e cordiale saluto. Christian Loeffler

Cara Daniela
E' una poesia la sua? una poesia in prosa? o una riflessione memoria? Comunque visto che sono poche righe poteva fare piu attenzione o lei scrive e poi spedisce senza nemmeno rileggere? ... La parola "improfumate" non esiste. "travalicano il diaframma" cosa vuole dire? "l'andatura" immagino che sia l'andatura. La poesia ha bisogno di molta precisione, molta attenzione, molta cura. Grazie comunque di averla mandata, un saluto caro da Dacia m

Caro Massimo
Sono molto contenta che il mio libro le abbia tenuto compagnia. Grazie per le sue parole gentili, un saluto affettuoso da Dacia m

Il treno dell'ultima notte
Gentile Signora Maraini, dieci minuti fa ho finito di leggere IL TRENO DELL'ULTIMA NOTTE e non ho potuto fare a meno di contattarla in qualche modo per dirle che è una delle più belle storie che abbia mai letto negli ultimi tempi. Soprattutto ciò che mi ha colpito sono le ultime quattro righe. Esse sono vera poesia! La ringrazio ancora di avermi scaldato il cuore con questo romanzo. Un cordiale saluto. MASSIMO DI PEA

SIGNORA MIA PARTE SECONDA
... nel tempo di noi seduti sui muretti-le gambe penzoloni- a sgranocchiare, beoti, collane di noccioline abbrustolite, improfumate al sapor di festa. Discordie e lasciti ingombranti travalicano il diaframma, ci impediscono l'anadatura, sebbene ancora speranzosa sia, contro le speranze tutte e contro ogni tiepidezza. Daniela Bruni Curzi

SIGNORA MIA LASCI STARE...
SALVE anch'io sono una scribacchina-l'ennesima-. Per non tediarla Le sottopongo lestamente una poesiuola. P.S. Da Lei sarà gradita ogni sorta di rilievo; anche un "signora mia lasci stare..." Daniela Bruni Curzi M'aggiro incollerita per labirintici percorsi. Una graniglia tirata in faccia il brusio del cavo del bosco. nel ventre quasi un bagno enzimatico... e gocciola, e fluisce e snocciola inediti perché. Pertinaci cubi d'ombra gli anni andati a rovescio. E' questa, dunque l'ora ferina? la misura del dramma? l'attimo tranciante del non-ritorno? Il vestito che porto non lo riconosco più. Pallide, ininfluenti le parole che solo ieri mi ingraziavano, mi sfamavano mentre l'acqua di fonte sdilinguiva nelle polle, canticchiando tra riflessi e schizzi. Nel tempo dell'abbrivio, nel tempo di noi seduti sui muretti -le gambe penzoloni- a sgranocchiare, beoti, collane di noccioline abbrustolite, (SEGUE)

Il quasi vecchio e il quasi mare
Buona sera Dacia, o meglio buon pomeriggio, sono un quasi vecchio (e lei m'insegna indi quasi giovane) di 49 anni di Rimini. Ho ascoltato con molta attenzione quello che lei ha dolcemente mitragliato (avrei potuto dire detto?) in quello del liceo Einstein di Rimini. Le dico subito: io lì sono morto. Nel senso che ho voluto il marchio di Caino suicidandomi, anche se ho una famiglia simile alla sua (suicidio metaforico, calvario reale). Scrivo in un giornale locale da due anni alla Terza pagina (ahimè quotidiano libero ma un po'di destra) e ho ambizioni di scrittore. Cosa le chiedo? Niente. Mi piacerebbe però intervistarla più avanti, quando forse il mio primo libro scenderà mollemente, come i suoi, bellissimi, negli occhi e nel cuore dei marchiati caino. Spero non abbia paura (sono docile). Un caro saluto da un figlio di un'esule fiumana (pure questo!) Ettore

Questa strana Italia
Leggo sul Corriere del 14 Luglio "Quella strana Italia vista dalla scuola USA", a non sono del tutto d'accordo. Le scrivo da Firenze dove, come lei ben sa, operano una trentina di università americane con programmi nel settore delle Humanities. Parlare di "incuria" per le nostre opere d'arte mi sembra un po' esagerato. Indubbiamente ne abbiamo molte, anzi troppe e forse non possiamo trasformare Firenze e l'Italia solo in un grande museo. Negli anni scorsi si è celebrato il grande fiorentino Amerigo Vespucci (e Giovanni da Verrazzano) e se ne celebreranno nel 2012 i 500 anni della morte. Da parte degli studenti americani l'interesse è scarsissimo. Mi permetta anche di aggiungere che la nostra scuola è quella che è, ma almeno non abbiamo episodi di studenti armati che sparano ai loro compagni. Cordialità. Maurizio

omaggio
Il grano è maturo Giallo acceso, pieghi appena la testa. Dove sono i papaveri rossi? Il vento caldo come un onda muove ancora la chioma. Non temi l’implacabile ferro, ma questo è tempo di raccolta. Chi ha preso le spighe mature, il seme prezioso di mille avventure? Solo ricordi. cabaio2004 Un letto di paglia disfatto, cibo per corvi. Solo pochi granelli, che tra le mani nascondi.

omaggio
Zagara Fiore profumato sveglia i miei sensi. Frutto maturo riempi le mani, profumi di terra lontana. Quando il vento confonde, un brivido sale, nello specchio trovi risposte. Guardati dentro i miei occhi. Non è pioggia che cade, ma lacrime dolci amare. Amare come le tue labbra da amare. cabaio2004

seconda dispensa
Ho scritto qualcosa sul mare come lei consiglia negli esercizi per il corso di scrittura creativa offerto dall'editore Perrone. Oltre ad ascoltare della buona musica, molto mi ha aiutato la sua immagine sul suo sito. Grazie. Giovanni ALTIERI.
giovanni altieri

semplicemente grazie
L'ho scoperta tardissimo, con la vita di Marianna. e rileggo continuamente quel romanzo. e lo regalo spesso alle amiche. Io, complicata mamma di tre figli, con la vita che "ruota intorno ai guai portati dagli uomini, padri, amici, mariti, amanti". Che bello leggere quello che ho sempre portato nell'anima. Grazie a lei che ha saputo ornare di parole così intense le pagine di un libro. Con affetto. mary - novara

Passione di mare
Dormo. Dormivo, mi sveglio e ti sento scorrere sulla paratia. Come me sdraiato lambisci la murata chiodata dello scafo che mi porta in grembo. Racchiuso in questo guscio di ferro, steso sulla branda, con mio intenso piacere avverto la tua presenza attorno a me, la paziente partecipazione a questa spedizione come altre missioni nel mio abituale impegno. Vivi in me ed io in te, in accordo, in empatia, un legame amniotico che mi protegge. Il mio rapporto con te è impegnativo e affascinante perché mi concedi di valutare il mio potenziamento e la maturità attraverso il tuo stato di benessere e sofferenza. Un vincolo caparbio alimentato dal confronto e dalla somiglianza dei nostri caratteri. Così come io sono, tu sei; calmo e burrascoso, quieto e agitato, piatto e mosso, disteso e tempestoso, una dipendenza viva e sperimentata, valida perché basata sul rispetto reciproco, sulla stima della forza, della mia disponibile energia e la tua sterminata superficie. ... giovanni altieri

"aspettare"
Gentilissima Signora Maraini, anni fa, rimasi molto colpita da un suo monologo, non so se fosse una poesia o un brano di prosa: era "Aspettare" ed era bellissimo, sulla condizione della perenne attesa delle donne. Dove lo posso trovare? La ringrazio e la saluto cordialmente Anna Laudiero

Poesia
Gent. Sig.ra Maraini mi chiamo Laura Canevali e ho letto il suo giudizio che rispetto anche non condividendolo in tutto. Credo infatti che la poesia sia uno dei pochi linguaggi "trasgressivi" rimasti. Nel senso che ognuno si esprime come vuole rispettando delle regole. Come nella vita. E credo che non si arrivi mai alla poesia perfetta. Ho letto molte poesie ma non credo di averne incontrato mai perfette. Forse negli autori passati ma quante rivisitazioni hanno visto di edizioni. Non so non credo che possiamo dirci arrivati nell'arte. Neanche la Venere di Milo se la si guarda bene lo è. L'uomo è imperfetto di conseguenza l'arte. Io non mi ritengo arrivata e mi fanno paura gli autori che si ritengono tali perchè sono "morti" nel senso che non hanno piu stimoli. Con questo intendo dire che accetto la sua critica che mi porterà ad un maggior studio nel linguaggio e al contempo limatura di quegli eccessi in cui sono caduta. Comunque ho letto le sue poesie e non le chiamerei tali. Rispetti Laura

dopo ''sulla mafia''
Si potrà scrivere anche sulle donne tibetane e la persecuzione religiosa perpetrata da un regime (stupido) comunista? Sembra che tutti abbiano paura di toccare questo argomento, come lo è la mafia d'altronde. Cordialissimi saluti come sempre Maurizio

Dolce per sé
Stimatissima Signora Maraini Il mio mare è un po' selvaggio. Leggendo il Suo libro (dopo aver letto Bagheria), mi sono trovata di nuovo nella Sua storia. Soprattutto nella parte a proposito della malattia, della perdita di persone care. A volte mi chiedo veramente dov'è la giustizia, perché il male è così doloroso com'è... Voglio dirLe che anch'io amo come Lei ne parla; come Lei lo spiega attraverso le esperienze. Ne rimango molto toccata, grazie mille a Lei. Sara, 19, Svizzera

Caro Christian
Anche a me commuove leggere i libri di mio padre. E sono contenta che lei continui a farlo come lo faccio anch'io. Conosce le sue poesie? La "gnosi delle fanfole" ripubblicata di recente da Baldini e Castoldi? Appassionano sempre più persone. Un carissimo saluto da Dacia m

Caro Claudio
Anche lei in difesa del "povero Silvio" che ha subito l'onta della verità da parte di una moglie ferita? Non capisco. Il fatto di essere stata una attrice, non le toglie il diritto di dire la verità. Un caro saluto da Dacia m

Caro Antonio
La ringrazio per avermi cercata e capita. Sono contenta che sia d'accordo con me. Alle volte mi sento tanto in minoranza che mi spavento. Le sue parole mi hanno consolata. Forse non siamo così pochi. C'è una Italia ancora capace di indignarsi. Un saluto affettuosissimo al caro e difficile Brasile, Dacia M

Caro Faber
Forse sbaglia bersaglio. Se c'è una che ha scritto tanto sulle donne carcerate, sulle popolane, sulle casalinghe, sulle prostitute sono io. Comunque non tutto si risolve col denaro. Altrimenti i ricchi sarebbero tutti felici, non crede? Si direbbe da come parla che lei sia un lettore di quei giornali che si sono gettati con furore contro Veronica per la sola ragione che detto la verità. D'altronde il padrone si difende così, quando non ci sono ragioni vere, con il disprezzo e la calunnia verso chi lo accusa. Ci pensi. Un caro saluto da Dacia m

Cara Maria Teresa
Non so quando abbia scritto la sua lettera, non ci sono date allegate. Ma se non è tardi le rispondo che deve rivolgersi alla redazione del Forum dicendo che è urgente e che mi raggiungano. Lo fanno sempre. Grazie delle sue parole di stima. Un caro saluto da Dacia m

Caro Walter
La sola differenza fra la mia moralità che può essere pessima come dice lei e quella di Berlusconi è che io non rappresento nessuno mentre lui rappresenta una nazione e dovrebbe dare l'esempio. Aggiungop una osservazione che mi viene spontanea dopo queste lettere in difesa del divo Silvio. Non è strano che siano tutte firmate da uomini? forse le donne capiscono meglio le ragioni di Veronica. Ci pensi. Un saluto da Dacia m

Caro Filippo
Non ho firmato nessun appello contro il figlio di Calabresi. Mi faccia sapere di che si tratta. In quanto alla lettera a Veronica, invece la rivendico. La spiegazione l'ho data nella lettera stessa. Se lei non è d'accordo, pazienza. Ma perchè quel tono livido e rabbioso? Un saluto senza rancore da Dacia m

Cara Aurora
La tua lettera è sibillina. Non capisco molto bene cosa ci leghi al cielo. Ma mi piace il tuo tono che è amichevole e giocoso.E l'ONU che ci azzecca? come direbbe un simpatico politico. A presto, affettuosamente Dacia m

Cara Greta
Grazie per avere scelto me. Però trovo assurdo che in mezzo a tanti autori maschi ci sia solo una donna . Comunque lei mi chiede un consiglio di lettura e io le propongo un libro che pochi conoscono che si chiama La pecora Dolly, edito da Rizzoli, nella collezione della BUR, ripubblicato proprio di recente. Sono racconti surreali che credo le possano piacere. Poi mi saprà dire. Provi anche con "Bagheria". E' la storia di una adolescente come lei alle prese col mondo dei grandi. Ma anche "La lunga vita di Marianna Ucrìa". Sono tutte edizioni economiche che costano poco. Buon lavoro allora, e a presto, Dacia M

Caro Andrea
La ringrazio per avere scritto questa bella lettera. Ha fatto benissimo a divulgarla. Anch'io andando sui luoghi del terremoto e visitando qualche tenda e parlando con la gente ho avuto l'impressione di un clima di autoritarismo che pretende di irregimentare un popolo disastrato in nome della sicurezza. E inconcepibile che a chi già soffre per la difficile vita in tenda si proibisca di usare il computer, di ricevere visite, di mangiare insieme con i parenti, di riunirsi con amici, eccetera. Spero che gli amici delle tende si rendano conto che nessuno,in nome di niente, può imporre un regime di illibertà. Che non si facciano intimidire! Quelle tende le pagano tutti i cittadini italiani non soltanto un governo o un sistema di protezione, anche se efficiente e generoso. Un saluto carissimo da Dacia Maraini

Cara Paola
sono contenta di averle tenuto compagnia coi miei libri. E sono anche contenta che sia arrivata a me leggendo le pagine di Fosco, mio padre. Credo di avere preso da lui la passione della lettura e della scrittura, anche se come padre è stato molto assente. Lei parla di solitudine e credo che abbia ragione. E' uno dei sentimenti piu forti di un'epoca come la nostra che inventa tutti i giorni nuovi modi di comunicare. Strano no? Un saluto affettuoso da Dacia m

Cara Hachiko
Credo che abbia colto il tema del libro: La libertà. Cos'è la libertà per una donna? come può conquistarla? su cosa deve puntare? E' chiaro che la vita di oggi è diversa da quella del Settecento, ma alcune condizioni di discriminazione si ripetono e quindi Marianna va vista come un esempio di coraggio. Buon lavoro! Dacia m

grazie
La ringrazio per aver letto la mia poesia e per i consigli che mi ha dato, che terrò sempre custoditi del mio cuore e che denotano la sua grande umiltà. chiara guidoni

Lo Sfasciacarrozze
Lo Sfasciacarrozze Schiaccia marchingegni, macchine: dinamiche meccaniche: bulloni vorticanti, pistoni trepidanti, pannelli luminosi, granelli alluminiosi… e poi su sfondo denso di fumi lievitanti, cementi calcitanti, si ergono castelli: grovigli di carcasse roventi arrugginite digeriscono la luce, grattando il cielo grigio: metalliche dispense di pezzi di ricambio. E quell’uomo che si erge sulle macerie del consumo, aspetta d’ingrassarsi con cibo raffinato… e la scatola dei sogni propina gli incentivi per i poveri di oggi, per i ricchi ancora ricchi. Con le rate puoi comprare i modelli un po’ più nuovi… un po’ più nuovi. Ed intanto si progetta di scavare altri crateri… da "Lo Sfasciacarrozze" Riccardo Raimondo, Bonanno Editore
Riccardo Raimondo

Un romanzo che parla di donne migranti
Il mio romanzo appena pubblicato, gentile dacia, parla di donne, di donne migranti e di tradizioni patriarcali ancora esistenti che feriscono la dignità di tutte noi. Un romanzo di denuncia, a volte crudo. Lei sì che potrebbe essere una mia alleata... Tiziana
tiziana

Il sentiero per il mare
Non piove e non fa sole. Edda, però, tiene l’ombrello aperto con l’asta puntata sulla clavicola in vista. Basterebbe il cappello a fiori verdi, forse, a cautelarla da una leggera brezza di mare. Un refolo appena percettibile, niente di più. Edda procede a tratti decisa, con l’ombrello che pare un fucile, e poi tanta risolutezza scema in un’andatura stentata, incerta, quasi pentita. Edda si volge all’indietro e poi in basso verso un paio di infradito rosse, ora impolverate. Con la mano libera sfiora le foglie del canneto che porta al mare, ne stringe una, la strappa, ci gioca nervosamente facendone una pallottola, la lascia cadere sul sentiero sterrato. Riprende la marcia con piglio sicuro. E così fino a inzuppare le ciabatte in acqua, le ginocchia, il cappello a fiori verdi. Di lei solo un ombrello rimasto ad attenderla, invano, sulla sabbia dorata.
alessandro mascia

Tesi Laboratorio Teatrale
Gentilissima sig.ra Maraini, mi chiamo Fabio Fornaro e studio recitazione in una delle più importanti compagnie teatrali di Taranto, la mia città, "la C.T.Anna De Bartolomeo". Frequentando anche il suo laboratorio teatrale come tesi per la fine dell'anno di corso la mia regista mi ha proposto uno studio approfondito proprio sulla Sua vita e le Sue opere. Dando un'occhiata alle innumerevoli produzioni teatrali devo confessarLe di aver sgranato gli occhi quando ho letto che Lei ha portato in scena NELLA CITTA' L'INFERNO. Essendo un grande fan di Anna Magnani, avendo visto molti suoi film ivi compreso anche il sopracitato, ed avendo la mia compagnia portato in scena questo lavoro, mi chiedevo se Lei fosse così gentile da fornirmi più informazioni al riguardo,di qualsiasi tipo e genere da integrare nella tesi. RingraziandoLa anticipatamente anche solo per l'attenzione concessami, Le scrivo il mio indirizzo mail qualora avesse modo ed intenzione di rispondermi. Grazie,
Fabio da Taranto

Grazie
La storia di amara mi ha appassionato e mi ha fatto piangere e ridere mi hai toccato il cuore ti ringrazio di queste grandi emozioni un abbraccio
patrizia manfredi

Invito presentazione romanzo
Gentile D.ssa Maraini, ci siamo conosciute in occasione di un seminario sulle pari opportunità, organizzato dalla P.ssa Brezzi dell'Università Roma 3, un paio di mesi fa. Proprio in quella circostanza mi ha dato la sua mail perché Le avevo parlato della presentazione del mio romanzo, un romanzo veramente tutto al femminile (ma che tutti gli uomini dovrebbero leggere). Purtroppo mi è tornata indietro e da qui non posso allegarle la locandina per l'invito. Lei, grande scrittrice ed esperta di dinamiche femminili non può mancare a questo evento a cui, tra l'altro, parteciperanno personaggi di cultura e dello spettacolo. Le sarei davvero grata se potesse rispondermi in modo che sarà mia cura riservarLe un posto in prima fila. Per avere un'idea del romanzo, può visitare la mia pagina web, dove troverà, oltre alle altre mie notizie,un abstract del romanzo. La saluto cordialmente e spero di rivederla in quell'occasione. www.simonatuliozzi.it
Simona Tuliozzi

Marianna
Nella mia tesina per l'esame di maturità parlerò del suo romanzo, La lunga vita di Marianna Ucrìa. Il mio percorso si intitola: Il coraggio rosa. Ritengo che la figura di Marianna racchiuda in sè una forza d'animo atipica, per una donna del suo tempo. Credo che il coraggio di andare contro i clichè di una società e di una famiglia tradizionaliste, le venga dalla sua intelligenza e dalla sua sensibilità. Ecco perché ho deciso di parlare di questo personaggio, davvero affascinante e unico.
Hachiko
Cara Hachiko Credo che abbia colto il tema del libro: La libertà. Cos'è la libertà per una donna? come può conquistarla? su cosa deve puntare? E' chiaro che la vita di oggi è diversa da quella del Settecento, ma alcune condizioni di discriminazione si ripetono e quindi Marianna va vista come un esempio di coraggio. Buon lavoro! Dacia m

Grazie
Gentile Signora Dacia Le scrivo sull’impeto della lettura di un suo libro per ringraziarla sinceramente. Non ho letto molto di Lei anzi, mi sono riavvicinata da poco al suo mondo letterario e ne sono rimasta folgorata. A dire la verità mi ha guidato la mano di suo padre, verso di Lei, ho cominciato leggendo “case, amori e universi” che ho trovato così vero e vicino da sentirlo mio e da lì sono giunta a “il gioco dell’universo”, a questo splendido ricordo dialogo immaginario con suo padre, che a volte, non posso negare, anche molto faticoso perché intimo, vostro. Avevo iniziato qualche anno fa leggendo “la lunga vita di Marianna Ucrià” e poi “bagheria”. Infine sono approdata alla lettura di “la nave per kobe” e sono state proprio le pagine di questo libro a spingermi a scriverLe per ringraziarLa. La dimensione dei ricordi e delle emozioni che suscita è così tangibile che mi ritrovo a leggere il libro (sull’autobus, mentre vado a lavoro) e il mio pensiero torna indietro ai ricordi della mia infanzia, e le emozioni che Lei descrive si sovrappongono alle mie, la lotta contro il tempo affinchè la propria madre non invecchi, agli odori e ai sapori che potentemente, ma con gentilezza arrivano d’improvviso evocando immagini e momenti….l’importanza di ciò che si è vissuto è dentro di noi e ha fatto dei bambini di ieri gli adulti di oggi. Ma è proprio nel nostro tempo, all’età di 35 anni, che mi manca questa profondità, o forse è perché la sto vivendo che non può essere tale, ma, purtroppo è anche vero che oggi viviamo un momento critico dove ognuno pensa per sé e la dimensione della condivisione mi manca: non ci sono più gli anziani dopo cena sulle sedie davanti all’uscio di casa a raccontarti i loro ricordi e le loro storie, sono in casa davanti alla TV e così ci chiudiamo in noi stessi costretti a una solitudine forzata…….aggiungo soltanto un sincero GRAZIE, a Lei per trasmettere con forza e rendere così concreti i Sentimenti, motore ed energia, da sempre, della vita.
Paola da Firenze

HO VISTO L´AQUILA
Lettera a mia moglie scritta ieri notte Ho visto l´Aquila. Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case distrutte, il gelo fra le rovine. Cani randagi abbandonati al loro destino. Un militare a fare da guardia ciascuno agli accessi alla zona rossa, quella off limits. Camionette, ruspe, case sventrate. Tendopoli. Ho mangiato nell´unico posto aperto, dove vanno tutti, la gente, dai militari alla protezione civile. Bellissimo. Ho mangiato gli arrosticini e la mozzarella e i pomodori e gli affettati. Siamo andati mentre in una tenda duecento persone stavano guardando "Si Può Fare" . Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia, AnnaMaria, Franco e la sua donna. Poi siamo tornati quando il film stava per finire. La gente piangeva. Avevo il microfono e mi hanno chiesto come si fa a non impazzire, cosa ho imparato da Robby e dalla follia di Robby, se non avevo paura di diventare pazzo quando recitavo. Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni da fitta al cuore. Chi ha perso la fidanzata, chi i genitori, chi il vicino di casa. Francesca stanno malissimo. Sono riusciti ad ottenere solo ieri che quelli della protezione civile nonpotessero piombargli nelle tende all´improvviso, anche nel cuore dellanotte, per CONTROLLARE. Gli anziani stanno impazzendo. Hanno vietato internet nelle tendopoli perché dicono che non gli serve. Gli hanno vietato persino di distribuire volantini nei campi, con la scusa che nel testo di quello che avevano scritto c´era la parola `cazzeggio´. A venti chilometri dall´Aquila il tom tom è oscurato. La città è completamente militarizzata. Sono schiacciati da tutto, nelle tendopoli ogni giorno dilagano episodi di follia e di violenza inauditi, ieri hanno accoltellato uno. Nel frattempo tutte le zone e i boschi sopra la città sono sempre più gremiti di militari, che controllano ogni albero e ogni roccia in previsione del G8 Ti rendi conto di cosa succederà a questa gente quando quei pezzi di ***** arriveranno coi loro elicotteri e le loro auto blindate? Lì???? Per entrare in ciascuna delle tendopoli bisogna subire una serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado sconcertante, manco fossero delinquenti, anche solo per poter salutare un amico o un parente. Non hanno niente, gli serve tutto. (Hanno) rifiutato ogni aiuto internazionale e loro hanno bisogno anche solo di tute, di scarpe da ginnastica. Per far fare la messa a Ratzinger, il governo ha speso duecentomila euro per trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L´Aquila. Poi c´è il tempo che non passa mai, gli anziani che impazziscono. Le tendopoli sono imbottite di droga. I militari hanno fatto entrare qualunque cosa, eroina, ecstasy, cannabis, tutto. E´ come se avessero voluto isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano lasciarli a stordirsi di qualunque cosa, l´importante è che all´esterno non trapeli nulla. Berlusconi si è presentato, GIURO, con il banchetto della Presidenza del Consiglio. Il ragazzo che me l´ha raccontato mi ha detto che sembrava un venditore di pentole. Qua i media dicono che lì va tutto benissimo. Quel ragazzo che mi ha raccontato le cose che ti ho detto, insieme ad altri ragazzi adulti, a qualche anziano, mi ha detto che "quello che il Governo sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco banco di prova per vedere come si fa a tenere prigioniera l´intera popolazione di una città, senza che al di fuori possa trapelare niente". Mi ha anche spiegato che la lotta più grande per tutti lì è proprio non impazzire. In tutto questo ci sono i lutti, le case che non ci sono più, il lavoro che non c´è più, tutto perduto. Prima di mangiare in quel posto abbiamo fatto a piedi più di tre chilometri in cerca di un ristorante, ma erano tutti già chiusi perché i proprietari devono rientrare nelle tendopoli per la sera. C´era un silenzio terrificante, sembrava una città di zombie in un film di zombie. E poi quest´umanità all´improvviso di cuori palpitanti e di persone non dignitose, di più, che ti ringraziano piangendo per essere andato lì. Ci voglio tornare. Con quella luna gigantesca che mi guardava nella notte in fondo alla strada quando siamo partiti e io pensavo a te e a quanto avrei voluto buttarmi al tuo collo per dirti che non ti lascerò mai, mai, mai. Dentro al ristoro privato (una specie di rosticceria) in cui abbiamo mangiato, mentre ci preparavano la roba e ci facevano lo scontrino e fuori c´erano i tavoli nel vento della sera, un commesso dietro al bancone ha porto un arrosticino a Michele, dicendogli `Assaggi, assaggi´. Michele gli ha detto di no, che li stavamo già comprando insieme alle altre cose, ma quello ha insistito finché Michele non l´ha preso, e quello gli ha detto sorridendogli: "Non bisogna perdere le buone abitudini". Domani scriverò cose su internet a proposito di questo, la gente deve sapere. Anzi metto in rete questa mia lettera per te. Andrea Gattinoni, 11 maggio notte.
da Rosaria Di Girolamo

Corrispondenza
Carissima Dacia, hai ricevuto la mia lettera e i libri? Li ho inviati all'indirizzo che conoscevo (del 1986). Grazie per la disponibilità,
Mara Maruzzi

Compiti delle vacanze
Sono una bambina di 13 anni che vive in un piccolo paese del Monferrato (Castelnuovo Calcea) e ho appena terminato la 2° Media. Per le vacanze mi hanno assegnato la scelta di un Autore da portare anche all'esame del prossimo anno. Tra gli Autori proposti (Calvino, Verga, Primo e Carlo Levi, Silone, Pavese, Fenoglio e Maraini) io avrei scelto Lei: unica donna "contemporanea" e di cui non ho ancora letto nulla. Tenendo conto della mia età e per avvicinarmi alla Sua lettura quale trilogia di libri mi consiglia di leggere ? La ringrazio anticipatamente se mi aiuterà a scegliere le "letture" delle mie vacanze...
Greta Pagliarino

Sogno
Preziosa Dacia, sono Aurora. Vivo a san Mauro T. e Ho sognato il tuo nome collegato alla voce O.N.U. Ci sono motivi sensibili per cui ti scrivo. Abbiamo alcuni lati in comune, tra cui il teatro e, quel qualcosa che avvicina il cielo. Ti saluto e ho la speranza di poterti conoscere personalmente. Buone giornate e buon lavoro in ogni benedetta prosperità.
Aurora

Lezioni di vita
Lei che ci dà spesso lezioni di vita, come ha potuto sottoscrivere il documento contro Luigi Calabresi, che ha contribuito al clima di odio contro il commissario risultato innocente della morte di Pinelli? Lei e molti noti intellettuali siete i responsabili morali dell'omicidio Calabresi e pertanto non avete le carte in regola per propinarci pistolotti moralistici, come quello della sua lettera sul "Corriere" di sostegno alla infida e ricca signora Veronica Lario. Distinti saluti
Filippo Boldrino-politicamente scorretto

Se Dacia scrive a Veronica, io scrivo a Silvio
Dopo la lettera aperta di Dacia Maraini a Veronica mi sento in dovere di scrivere anch’io una lettera aperta a Silvio Berlusconi: "Caro Silvio, questa lettera giace sul mio tavolo da tempo. Mi tratteneva il riserbo di fronte a una persona importante come lei. Ma quando ho letto che si sente solo e abbandonato ed è stata resa pubblica la notizia che la sua consorte frequenta da anni il signor Alberto Orlandi, di 47 anni, capo del servizi di sicurezza di Villa Macherio, con cui condivide progetti, interessi e vacanze, ho pensato che era giusto comunicarle pubblicamente la mia solidarietà. Che le assicuro è la solidarietà di molti italiani, sicuramente più di quanti lei sospetta. La mia è una solidarietà impregnata di indignazione. Il linciaggio nei suoi riguardi, soprattutto dai giornali vicini a sua moglie, è feroce, rancoroso e punitivo."
Flavio Berlanda

VOLEVATE FARE FALLIRE L'ITALIA:CI SIETE RIUSCITI
Gentile Dacia, grazie per le toccanti e profonde sensibili considerazioni circa i terremotati d'Abruzzo. Ma se volgiamo lo sguardo intorno a noi e sfogliamo un paio di giornali quotidiani al giorno ci rendiamo conto che due colonne portanti di uno Stato, dall'industria alla cultura sono andate in Italia a catafascio; nonostante opportunità di sviluppo fornite e beneficenze elargite a vuoto. E non metto la mano nella piaga (...). Con sentimenti di stima e vive cordialità,
Giuseppe Patellaro

Figlia, donna, madre abbandonata
Salve, la mia vita non è molto diversa da tante sfigate donne che sono costrette a subire l'imponente imposizione del padre del cognato del fratello, dell'amico,del docente, del collega, del compagno: l'imposizione dell'uomo! Io sono convintissima che è la stessa donna, cioè la procreatrice di questi maschietti ad imporgli di sottomettere chiunque sesso femminile. Ho imparato da bimba e da sola che noi donne dobbiamo cavarcela da sole nella vita, nel lavoro, nel crescere i figli. Io non so perché sia diventata una AMMIRATRICE DEL MOVIMENTO FEMMINISTA, quel che so è che io desideravo intraprendere una carriera di artista e gli uomini della famiglia mi hanno imposto di essere gestita da un uomo padrone. Sono in conflitto con tutta la famiglia da quando iniziai a capire che mi volevano sottomettere sia nelle ideologie paesane sia imporre di far possedere il mio corpo ad un maschio che io non ho mai scelto. Mia madre è maschilista, e approva che la donna debba obbedire e sottomettersi.
annamoscarello

Solidarietà a Veronica Lario
Mi ha spiacevolmente colpito la sua lettera di solidarietà inviata tramite il "Corriere" a una ricca signora che ha in sostanza dato del maniaco sessuale al marito su un giornale a lui ostile, senza pensare minimamente all'effetto sui figli e alle pesanti strumentalizzazioni politiche conseguenti, di cui Lei peraltro si fa illustre interprete. Sarebbe questa la riservatezza da Lei decantata? Non le sembra che sia più degna di attenzione e solidarietà la moltitudine di donne non abbienti che dignitosamente vivono nella riservatezza i propri drammi, di cui nessuno si occupa, Lei compresa, perché non fanno notizia? Cordialmente,
Filippo Boldrino-politicamente scorretto, Milano

Lettera a Veronica Lario
Sono Maria Teresa Tebaldi, giornalista di Radio Verona. Questo è l'unico modo che sono riuscita a rinvenire per rintracciarla. Innanzitutto lasci che Le esprima la mia immensa stima, una volta di più, per la bellissima lettera alla Sig.ra Veronica Lario. Sarà questo, stasera, l'oggetto del mio spazio di approfondimento radiofonico dopo le 20.00. Sarebbe un grande onore, oltre che un grande piacere, poterla ospitare telefonicamente in diretta. Io tento sempre e ci credo tanto (e funziona sempre). Congratulandomi ancora con Lei, e non solo per questa lettera, rimango in fiduciosa attesa di un qualsiasi riscontro. Le invio cordiali saluti,
Maria Teresa Tebaldi - Radio Verona

Lettera a Veronica: vomitevole
Veronica è sola e abbandonata? Stiamo parlando della signora che possiede appartamenti in tutto il mondo ed ha una disponibilità finanziaria riservata a pochi? La signora Maraini si spreca solo per le donne importanti? Evidentemente le ali della sua poesia l'hanno portato fuori dalla realtà. Vorrei farle presente che ci sono altre donne sole e abbandonate che non hanno il privilegio della sua attenzione. Basta che scenda in strada magari di sera e troverà tante donne sfruttate e brutalizzate. Oppure potrebbe fare un viaggio didattico nei paesi islamici dove le donne vengono considerate meno degli animali.
Flaber - Flavio Berlanda, Bologna

Lario-Berlusconi
Sono sorpreso che una persona equilibrata, colta e raffinata come Lei possa aver scritto tante banalità su una vicenda che riguarda strettamente la vita coniugale di una coppia, anche se si tratta della più famosa o comunque della più in vista d’Italia. Prima di giudicare la condotta morale altrui, guardi la sua e se la sua moralità risulterà ineccepibile allora scagli la prima pietra ma si ricordi che anche Hitler quando fece visita a Mussolini rimase “straordinariamente deluso della condotta morale del Duce”.
Valter Giuliani

Non sapevo chi eri
Vivo in Brasile da 35 anni, sono professore di filosofia-etica-teologia all'Universitá Cattolica di San Paolo, ho 64 anni, e non ti conoscevo. Oggi ho letto il tuo scritto in difesa di Veronica e sono andato su Google per sapere chi sei. E ho letto il tuo sito con ammirazione. Devo dirti che mi è piaciuto molto, moltissimo, quello che hai scritto sul Corriere. In questa Italia degradata spiritualmente, dove ancora non c'è stato l'Illuminismo (eravamo occupati da nazioni straniere), dove l'italiano medio si riconosce nel politico arrivista, votandolo, dove l'anno scorso ho mandato a studiare la mia unica figlia di 20 anni, è un conforto sapere che ci vivono persone che pensano quello che hai scritto. Grazie di cuore,
Antonio Marchionni

Veronica
Leggo, nella sua lettera alla sig.ra Lario, di attacchi "feroci" da parte dei giornali che fiancheggiano il marito. Forse sono un lettore disattento, quindi la prego di indicarmi dove "il Giornale" ha attaccato "ferocemente" la signora. Riguardo alla mail del sig. Agrillo, non vedo lo scandalo della foto (presumo intenda quella a seno nudo): si trattava di un'esibizione pubblica, degna di una velina d'altri tempi. Miseria, fondo della civiltà.... Si scandalizzi piuttosto per ben altre cose.
Claudio Barbieri

In ricordo di un Grande Uomo
Gentile Signora Maraini, Le scrivo qui oggi per ricordare un uomo che personalmente reputo il mio punto di riferimento, un esempio da seguire e ammirare. Mi riferisco a Suo padre, il grande Fosco Maraini. Devo ammettere che sono un PO' emozionato nello scriverLe, perché Lei non mi conosce ma io, al contrario, tramite i Suoi libri e quelli di Suo padre ho potuto sfiorare momenti, episodi,emozioni di vite straordinarie di una famiglia straordinaria. Il mio amore per l'oriente, in particolare del Giappone, è stato infinitamente amplificato dai libri di Suo padre. Quante cose vorrei poterle dire, chiedere, confessare ma andrei oltre lo scopo di questa mia lettera che è quello di ricordare il grande Fosco Maraini. Non passa giorno della mia vita che non leggo o rileggo o un Suo libro o uno di Suo padre. Grazie dunque per tutto quello che Lei e Suo padre ci avete insegnato e regalato attraverso le Vostre opere. La saluto calorosamente e cordialmente con grande stima ed emozione.
Christian Loeffler

Lettera a Veronica
Cara sig.ra Dacia Maraini, grazie per la lettera alla sig.ra Veronica hai espresso le mie solidarietá.
Rebecca Nanan
Cara Rebecca, Grazie per le tue parole. Penso che molti siano d'accordo con me e con lei. Un caro saluto da Dacia m

Questa è Miseria
Gentile sig.ra Maraini, Le scrivo per gratitudine perché finalmente, sul caso Lario-Berlusconi, fa uscire uno dei punti a mio avviso più orridi di questa vicenda. Sono un uomo, ho 36 anni e vivo a Bologna...ho la fortuna di fare un lavoro meraviglioso: insegno teatro e musica ai bambini. A loro cerco di mostrare un altro modo di essere Uomo e Padre: un unione di fermezza, bellezza e sensibilità. Alla base di tutto il rispetto ed il sostegno dell'altro, l'amore profondo per il femminile. Ora dico: perché nessun uomo interviene per affermare, con incredibile fermezza, che i monologhi del Mr B. sono prima di tutto delle offese a sua moglie, e perché nessuno uomo ancora URLA che la foto di Libero su Veronica a seno nudo è il fondo di una civiltà...e perché un marito, se "vuole bene" alla moglie, non la difende pubblicamente inveendo con tutte le sue forze contro quel meschino, suo degno compare, che l'ha voluta umiliare violentemente sul giornale? Questi non sono Uomini, Questa è Miseria.
Adriano Agrillo
Caro Adriano che bello sentire un uomo che parla con tanta saggezza e dignità. E' piu facile per una donna sentire la questione come l'ho messa io. Perciò ben vengano le sue parole. Che siano occasione di riflessione per tanti scatenati difensori di una male intrerpretata idea di "privacy". Un saluto affettuoso all'insegnante di teatro per bambini da Dacia m

La Poesia
In un periodo in cui la lettura in Italia è in crisi e con essa anche l'editoria, fermenti di poesia come semi germogliano per risplendere di luce. anche LAURA CANEVALI si è lasciata imbibire dai colori della POESIA, convogliandoli poi in "ROSE SPARSE SUL SENTIERO" nato dopo "Le Mille Facce Della Luna". Come onde increspate, le sue liriche raggiungono i lidi dell'anima e lì si riposano, lasciando il tempo alle riflessioni. Sarebbe bello giungessero alla Sua Cortese Attenzione. Con profonda stima,
Di Francia Vincenza
Cara vincenza Purtroppo la mia anima non la lidi. E' tutta rocce scoscese. E amo le poesie aspre, senza merletti. Ma rispetto i lidi delle anime altrui. Un caro saluto da Dacia m

Lettera a Veronica
Grazie! La sua è una lettera che andava scritta. L'avrei fatto io personalmente, ma la mia firma conta molto meno della sua. E bello che lo abbia fatto Lei, pubblicamente, a nome di tutte noi. Grazie!
Marie-Thérèse Corsiglia
Cara Marie-Thérèse, sono contenta che la pensi come me. Probabilmente molti altri sono d'accordo ma non riescono a farlo sapere. Affettuosamente Dacia M

Un saluto
Salve donna Dacia! Mi chiamo Francesco Federico e solo scrivere su questo spazietto mi mette soggezione... La paura di dire cose noiose o peggio ancora stupide mi intimorisce, tuttavia il mio carattere mi impone di continuare. Io scrivo e pubblico libri per la Armando Siciliano Editore, la scrittura è la mia vita e oggi, non mi chieda come, ho trovato il coraggio finalmente di scriverLe per manifestarLe tutta la mia stima e il mio rispetto. Non voglio farle perdere tempo, La saluto affettuosamente signora Dacia e chissà se un giorno potrò vederLa e chiederle che cosa per esempio la spinse a diventare una scrittrice...
Francesco Federico
Caro Francesco Grazie per la sua discrezione e la cortesia. Visto che le interessa, le dico che ho cominciato a scrivere per passione, a tredici anni. Ma bisogna dire che sono figlia e nipote di scrittori. Mia nonna scriveva romanzi all'inizio del 900. Mio padre ha sempre scritto. E per me è stato naturale cominciare presto. Ma ho sempre letto tanto. Ho fondato una rivista a 19 anni. Il primo romanzo. ho preso a scriverlo a diciassette anni. Comunque se non c'è una grande passione non si può scrivere. Ma la passione non basta. ci vuole anche disciplina e tenacia. Tanti auguri per il suo lavoro, Dacia m

Invito, settimana della cultura di Montesilvano
Carissima Dacia, non so come mettermi in contatto con lei! Spero riesca a leggere questo messaggio quanto prima. Volevo gentilmente chiederle se sarebbe disposta a partecipare a una lettura per il giorno 11 giugno, alle ore 20.00, per la settimana della cultura che si terrà al 9 al 13 di giugno a Montesilvano, in Abruzzo. Questa manifestazione è stata promossa per sensibilizzare l'opinione pubblica per chi in questo Terremoto abruzzese ha perso ogni cosa!!! Ma che ha mantenuto un decoro straordinario!
Chessa Stefania
Cara Stefania Grazie per l'invito ma purtroppo sia il 9 che il 13 di giugno sono già impegnata. Mi dispiace. Molti auguri per l'iniziativa da Dacia m

Invito a Bagno di Romagna
Cara Dacia, ritorno alla carica, dopo un tentativo andato a vuoto. Desidererei sapere quando puoi venire qui per farci ascoltare il tuo messaggio di cultura e di pace. Fammi sapere quanto prima perché possa organizzarti una degna accoglienza. Non sono capace di usare parole ampollose, di fare complimenti sulla tua arte di scrittrice, penso che il mio rinnovato invito sia sufficiente per farti capire la mia stima e affetto. Cerca, se puoi, di trovare uno spiraglio per noi, tra tuoi mille impegni e conoscere l'amenità e la bellezza di questi luoghi, al confine tra la Romagna e la Toscana.
Patrizia più tenace che mai..
Cara Patrizia Grazie per l'invito. A cui purtroppo non posso rispondere con un sì anche se lo vorrei. Sono impegnata fino ai primi mesi del 2010. Tanti auguri per le vostre iniziative, Dacia m

Un romanzetto
Gentile Signora Maraini, poco più di un anno fa ho pubblicato il mio secondo romanzo (Giuseppina, Pisa, ETS, 2007). E’ la storia di un amore fuori norma tra un bambino, Vittorio, e la sua giovanissima ‘tata’, Giuseppina. Un amore presto interrotto dalla partenza forzata di lei, ma che lascerà un segno indelebile nell’anima di Vittorio e peserà, nel bene e nel male, su tutte le sue scelte di vita adulte, finché, per un evento casuale, dopo più di vent’anni, Vittorio non si metterà alla ricerca del suo primo amore. In questa ricerca Vittorio sarà costretto a fare i conti con sé stesso e a tagliare i ponti con gli aspetti convenzionali e conformistici della sua vita, nello sforzo un po’ ingenuo di ritrovare la propria autenticità. Solo alla fine si rivelerà al lettore l’esito drammatico di questa ricerca. Parecchi mesi fa le ho mandato questo mio romanzo in via Beccaria, a Roma. Mi piacerebbe sapere se lo ha ricevuto e se ha avuto il tempo di dargli un’occhiata. Con molti ringraziamenti e i migliori auguri di buon lavoro,
Giangaetano Bartolomei
Caro Giangaetano Mi perdoni ma non ho fatto in tempo a leggere il suo romanzo. Ho una pila alta fino al soffitto di manoscritti da leggere e proprio non ce la faccio a correre con le letture. Ho anche i libri da leggere, e i giornali, e tanto altro. Ora che me l'ha ricordato, vedrò di sveltire. Un carissimo saluto da Dacia m

Lettera san remo
Ho cercato a lungo su internet la bellissima lettera che lei ha inviato al festival di Sanremo e che è stata letta da Piera degli Esposti. Dove posso trovarla? per rileggerla e conservarla? Un caro saluto,
Francesco
Caro Francesco Proverò a mettere nel sito la lettera, come quella sull'Aquila che sta all'inizio del Forum. A presto, Dacia m

Grazie
Gentile Signora Maraini, incomincio subito con il dirle che l'ammiro molto per come scrive e per ciò che scrive e anche per avermi dato momenti di lettura e riflessione molto profondi e piacevoli. Ho letto molti dei suoi libri, ma quello che più mi è rimasto dentro è stato "La lunga vita di Marianna Ucrìa". Mi è piaciuto immensamente immedesimarmi in Marianna, credo che ogni donna abbia dentro di se una Ucrìa che riguarda tutto il suo non detto, tutto ciò che ci teniamo dentro per pudore, per paura del giudizio altrui, o perché in quel momento non si può dire. Mi piace molto ascoltare le interviste che fa, la sua voce è tranquilla e accogliente, come di chi ha vissuto intensamente e pienamente la vita. Vorrei quando sarò più grande, ora ho 38 anni, essere come lei una persona che sa cosa è la vita nella sua pienezza. Oggi nel mondo c'è troppo rumore troppe parole vuote, senza verità al loro interno, è difficile raccogliersi e capire cosa si vuole veramente. La ringrazio ancora.
Rita
Cara Rita grazie per il "tranquilla e accogliente". Sono d'accordo sul chiasso accessivo. Forse bisognerebbe tacere del tutto. Un saluto affettuoso da Dacia m

Trasparenza
Trasparenza. Qualche cosa che ricorda in qualche modo, quasi il più immediato, l'acqua. Come Lei ha fatto l'altra sera in televisione in quella trasmissione su Rai3, a tarda ora, esprimendo dei concetti che dovrebbero essere alla portata di tutti...come l'acqua. Ma che invece non lo sono...come l'acqua! Che contraddizione!! Ma è esattamente così!! Perché l'acqua, molte volte, a causa del tempo, dell'inquinamento, della natura locale, DELLA MAFIA, può non essere trasparente, ma torbida. E la si beve lo stesso, o meglio, la si inghiotte!!! Bé, io mi sono stufato di inghiottire!!! Ma non so più cosa fare!! Spero che qualcuno voglia ascoltare la mia storia...e spero che sia Lei, anche se ormai quasi tutte le speranze le ho perse strada facendo! Con la disperazione si capiscono molte cose, anche quella di non ricevere risposta a questa mia. Sono un cittadino italiano.
Corrado Tomasino
Caro Corrado la sua è una lettera disperata. Mi dispiace. Cosa vuol dire "raccogliere la mia storia"? provi a scrivere lei la sua storia, sono sicura che ne sarà capace. Anche se non si è scrittori si può buttare giù una testimonianza importante. Affettuosamente Dacia m

Le verità nascoste
Gentilissima signora Maraini, martedì quando lei è venuta in trasmissione a Parla con me io ero presente tra il pubblico in studio, sono un 50enne di Roma e vorrei sottoporle alla Sua attenzione un mio manoscritto che vorrei far pubblicare ma prima di fare ciò vorrei avere un Suo parere, sono scrittore provetto per causa di forza maggiore, la mia storia è stata ignorata volutamente dai media perché reputo di una "scottante" verità, mi piace ciò che scrive e La reputo la mia preferita, non so se questa mia richiesta possa essere presa in considerazione ma spero almeno di avere un Suo parere, vedrà,ciò che ho scritto sicuramente non la lascerà indifferente. Spero di ricevere un Suo contatto. Cordiali saluti,
Paolo Gradini
Caro Paolo Come ho detto già ho una montagna di manoscritti da leggere e sono sempre indietro. Non dovrei più né scrivere né leggere libri per dedicarmi solo ai manoscritti, ma non è possibile. La prego di scusarmi. Provi a mandare una pagina del suo scritto su questo Forum, la leggerò. Un caro saluto da Dacia m

Bojon 20 Maggio 2009
Gentile Sig.ra Maraini, La ringrazio di cuore per la Sua presenza ieri al Teatro di Bojon. Lei sa trasmettere incanto non solo attraverso i Suoi libri ma anche attraverso la voce, l'armonia delle parole, la limpidezza dell'espressione e la trasparenza dei Suoi occhi gentili. Ha parlato di competenza di linguaggio, per gli scrittori e non solo, di viaggi, della sua infanzia, di impegno, di democrazia, libertà, privatezza come pudore e non come nascondiglio di violenza e soprusi. Ha trattato tanti argomenti e io volevo rimanere lì, accanto a Lei, ancora, ancora, non volevo lasciarLa. Le mie emozioni, i miei valori, i miei pensieri. Lei Signora li ha "portati fuori", condividevo ogni Sua parola di donna onesta, coerente, tenace. Lei è un esempio di cultura, civiltà e alto spessore morale. Siamo fortunati noi che La leggiamo e sono fortunate quelle persone che condividono la Sua quotidianità. La abbraccio forte provando un nodo alla gola così forte perché vorrei ascoltarla ancora...
Natasha
Cara Natasha troppi complimenti! Mi fa sentire piccolissima e insignificante. Comunicare fiducia è già molto. Mi basterebbe quello. Un saluto affettuosissimo da Dacia m


Non ho coraggio, non ho mai avuto coraggio, sei dentro il mio cuore, sei da tanti anni dentro il mio cuore, è bastato un tuo sorriso dentro ai miei occhi tristi.
a.e.c.
Caro a.e.c perchè si nasconde? è bello il linguaggio degli occhi. Ma io non ho visto i suoi. Un saluto da dacia

Grazie
La sto guardando su RAI 3, alle 23.45, sulla trasmissione "Parla con me". Vivo a Roma, vicino al Colosseo. sono un cinquattontenne dirigente assicurativo, ma sono cresciuto a Scanno. Pescasseroli e Scanno sono la stessa località. Glielo assicuro! Una volta abbiamo volato vicini e Le dissi timidamente delle mie origini. Da sempre sono impegnato a Scanno, sia in politica (P.C.I.) con tutto lo sfacelo successivo, che in ambiti culturali e economici. Da sei anni sono Presidente a Scanno di un'associazone culturale che pubblica un periodico, ininterrottamente, da 1944! Ho oltre 270 iscritti paganti. 500 abbonati e 2.000 lettori (a Scanno). Un bel portale: www.lafocediscanno.com, che ha per protagonisti i giovani, con una televisione sul web. Un gruppo di giovani attivi opera in vari ambiti, sotto l'ombrello di quanto abbiamo costruito. Passo di palo in frasca ma voglio arrivare al punto. Dobbiamo aiutare il nostro Abruzzo. abbiamo il dovere di aiutare le nostre valli e i nostri altopiani. Dobbiamo evitare di perdere tutto questo. Mi piacerebbe molto organizzare un incontro a Scanno con i nostri ragazzi. Magari questa estate. Niente di trascendentale o di commerciale. Conosco bene i rischi (ho fondato il Premio Scanno insieme al povero Riccardo Tanturri, 37 anni fa). Io sarei davvero felice di ospitarla, anche per ricostruire un antico ponte, economico e fisico, distrutto dal “progresso”. Io sono un vecchio amico di Alberto D’Orazio, Presidente della Comunità del Parco. Sarebbe bello scegliere un tema connesso anche all’ambiente e al territorio. Mi auguro davvero di suscitare il suo interesse. La ringrazio per l’attenzione,
Pasquale Caranfa
Caro Pasquale Grazie per l'invito. Ha ragione, bisogna fare qualcosa per questo Abruzzo che viene abbandonato dai turisti per la paura del terremoto. Strana paura, a posteriori. Il terremoto c'è stato e solo in una piccola zona. Il resto è al sicuro. Perché tutti scappano? La paura è stupida, piccola e stupida. Cerchiamo di fare qualcosa. Dia la sua mail in redazione e dica alla signora Pistolese di mandarmela a casa. Le risponderò Forse in settembre potrei venire a farvi una visita. Un caro saluto da Dacia m

Sconosciuta criticità poetica
Ho potuto vederla da vicino nella sua diretta umanità ma anche nella sua profonda e a me sconosciuta poeticità durante il festival europeo della poesia a Frankfurt/M e devo dirle sinceramente che le sue parole vocali vissute di poesia hanno squarciato-bucato quel telo occidentale, che nasconde ormai da troppo tempo, mondi d'ipocrisia di quella politica indifferenziata spettacolo; assuefatti giorno dopo giorno con interventiste velenose immagini commenti di giornalisti sotto copertura di potenze neo-coloniali che lei ha concatenato in antidoto criticità testuale intellettuale scomparsa che chiamavamo in un tempo assai moderno "armi della critica". sempre più raramente ci è data la possibilità di condividere come singolarità complice ferite emozioniate dolori da tanto orrore di guerra che ci coglie perfino dentro casa, parola dopo parola nella sua "la guerra nel piatto" ci ha servito una vegeteriana e pacifica porzione in tanta feroce cinica crudeltà democratica-umanità. pino de march
pino de march -versitudine
Caro Pino L'esperienza di Francoforte-poesia è stata bella. Ormai i poeti si incontrano solo nelle fiere e nei convegni. E' bello ascoltarli e bere un bicchiere di vino insieme. Spero di incontrarla ancora. un caro saluto da Dacia m

Poesia
L'uomo dei miei sogni Uomo dei sogni, dove sei? Invano ti cerco tra le montagne del mio cuore e non ti trovo. E nel deserto, come il pastore errante nell'Asia, guardo la luna e le grido: "Che fai tu luna in ciel, dimmi che fai"? Cosa guardi da lassù? Cosa pensi di noi uomini in cerca d'amore? Dimmi, o dolce luna, dove l'uomo dei miei sogni che più volte mi apparso, e come emanazione di me stessa, per poi perderlo in mezzo a questo mar di delusione che offusca il cuore e confonde la mente? Dimmi, quando riuscirai con la tua debole luce a scaldare il suo cuore malato dall'ingiustizia di un abbandono? E, mentre guardo la tua faccia arrabbiata, ti parlo come solo nei sogni so fare. Cara signora Maraini, le invio questa poesia per sapere cosa ne pensa con stima la ringrazio anticipatamente dei consigli utile che sicuramente mi darà.
Chiara Guidoni
Cara chiara La sua è una bella e appassionata dichiarazione d'amore all'amore, ma non è una poesia. La poesia è fatta di ritmo, di metafore, di musicalità. Provi a scrivere le stesse cose -bella la citazione di Leopardi e l'invocazione alla luna nella ricerca dell'amore che non c'è- con piu attenzione al ritmo. L'impeto ce l'ha, le manca solo la parola giusta. Con molti auguri Dacia m

Grazie
Cara signora Maraini, sono una giovane poetessa di 31 anni, amo molto scrivere e la mia passione è la poesia. Mi farebbe molto piacere farle leggere qualche poesia visto che lei è una delle mie autrici i preferite. Vorrei porle anche una domanda. Mi chiedo come per noi giovani autori è molto difficile pubblicare i nostri testi, sembra quasi che il talento non conti più, visto che anche chi non ha mai preso una penna in mano pubblica libri, e poi le case editrici ci chiedono prezzi esorbitanti per pubblicare i nostri scritti: che ne pensa di questa cosa? Vorrei inoltre ringraziarla per quello che fa per la mia amata regione, sono nata in Abruzzo, e ho tutti i miei parenti a Roccaraso. La ringrazio con tutto il cuore. Le chiedo scusa per il mio italiano non perfetto ma sono molto emozionata. Con stima,
Chiara Guidoni


Sei mostruosamente sopravvalutata, come quasi tutti i pochi scrittori famosi e ben pagati. Io scrivo infinitamente meglio di te, eppure i miei libri non sfondano come dovrebbero. Non è questo lo sfogo di uno sciocco, di un ingenuo o di un illuso. Questo è il giudizio di un vero fuoriclasse, senza quel tampone di trucco su gli occhi e quell'aria serena che hanno i privilegiati senza talento. Scrivere come fai tu è per me un esercizio da bambini. Ti odio
Angelo
Caro Angelo Finalmente una lettera di odio. E' raro, sa. Chi odia non scrive alla persona odiata. Come la devo prendere, come un gesto di sfida, di rabbia, di orgoglio, di amicizia? Angelo, provi a mandare al forum qualcosa di suo. Se i lettori ameranno i suoi scritti, glielo diranno. Non crede? un saluto da Dacia m

Tesina sul Diritto di vivere
Buongiorno, sono Emma. Sto preparando una tesina per il mio esame di 3° media, il principale tema ispiartore è IL DIRITTO DI VIVERE (diritti negati alle donne oggi in alcuni paesi asiatici), tema al quale devo collegare argomenti di tutte le materie. Pensavo, in letteratura, di collegarmi alla sua produzione letteraria. Il libro di scuola purtroppo è molto scarno a riguardo, pertanto le chiederei cortesemente di indicarmi i titoli dei suoi scritti inerenti il tema da me scelto in modo che possa leggerli ed elaborarli. La ringrazio per l'urgenza con la quale risponderà alla mia e-mail, in quanto gli esami iniziano il 10 giugno. Le invio i miei saluti.
Emma Gamba
Cara Emma Provi a guardare sui miei siti WWW.Daciamaraini.it oppure www.dacia_maraini.it. troverà del materiale. molti auguri da Dacia M

Conferenza
Gentilissima sig.ra Maraini, mi chiamo Stefano Pignataro e sono il rappresentante alla cultura del ginnasio del Liceo Torquato Tasso di Salerno. A nome della sua amica Giovanna Scarsi, preside dell'istituto, vorrei chiederle quando ci delizierà della sua presenza per discutere del suo libro"Il treno dell'ultima notte". Distinti saluti,
Stefano Pignataro
Caro Stefano chieda alla direzione di mandarmi la sua mail a casa. Le risponderò. un caro saluto da Dacia m

Stretta di mano
Che bello veder tornare a casa mia figlia la sera del 12 Maggio 2009 con gli occhi lucidi e il cuore pieno di gioia. A scuola aveva incontrato una delle benefattrici dell'anima di sua mamma (mia moglie). E non solo. Il caso aveva voluto che questo "Angelo" la premiasse con tanto di targa davanti ai suoi professori e tutti gli altri studenti per un suo racconto. I commenti da Lei espressi sul lavoro di Anna Vittoria mi hanno toccato profondamente, mi permetta di "barcollare" vista la fonte. Grazie sinceramente a Lei e alla Sua Anima, ma prima di salutarLa le riporto una frase di Anna V. la sera a letto prima di chiudere gli occhi: Papà, questo è un giorno che non dimenticherò mai!-
Stefano Magagna
Caro Stefano Dica a sua figlia che abbia fiducia nel futuro. Con molti auguri, Dacia m

Memorie di una ladra
Cara signora Maraini, La seconda questione è a titolo personale. La mia povera mamma amava molto questo Suo libro. Lo leggeva continuamente. Scomparsa prematuramente di tumore, se lo era portato anche in ospedale per trascorrere le lunghe ore di inattività al meglio, ma non è riuscita a terminarlo. So di chiederLe molto, ma se potesse fare un dedica (anche solo tramite questo forum), gliene sarei molto grato. Si chiamava Palma Rosa. Grazie,
Mario
Caro Mario La storia di sua madre mi commuove. Mi dispiace che se ne sia andata così presto. Sono felice di averle tenuto compagnia anche in ospedale. Cara Palma Rosa, sono sicura che stai sorridendo da un qualche prato lontano. Tuo figlio ti vuole bene e questo ti rallegra. Un pensiero affettuoso anche da me, Dacia m

Cara Dacia
Gentile signora Maraini, Le scrivo per porle tre questioni che ritengo importanti e sulle quali spero possa aiutarmi. Faccio parte del Comitato della biblioteca comunale del mio municipio a Roma. E' l'unica struttura presente in zona dove studenti o appassionati di letture possono ritrovarsi. Come molte, la biblioteca è lasciata a sé stessa a causa delle scarse finanze del Comune. Tetti e porte pericolanti. Libri al macello. Edizioni introvabili e mancato acquisto di quelle recenti ci impediscono un adeguato studio. Abbiamo più volte contattato chi di dovere ricevendo risposte vaghe. Tutt'ora siamo alla deriva. Non Le scrivo per chiederle denaro o cose simili. Conoscendola come persona mecenate dello studio e dei giovani, La pregherei, se può, di scrivere al Comune o sul suo forum o, come ha fatto per la questione abruzzese, una lettera per aiutarci. Ci sarebbe di grande aiuto. Grazie
Mario
Caro Mario La scrivo volentieri la lettera al Comune, ma mi deve dare più informazioni e dettagli. Mi scriva pure. Cercherò di aiutarvi come posso. I bibliotecari sono amici miei. Ho molto amore e rispetto e amicizia per loro. Un carissimo saluto

Attacco della CEI a Moravia
Cara Dacia, leggo casualmente oggi sull'Avvenire un violento attacco di tale Roberto Beretta a Alberto Moravia, accusato di avere tradito i cugini fratelli Rosselli, di averli ingiuriati nel romanzo "Il Conformista" e di essersi servito quale agente letterario della spia Antonini. Credo che tu abbia qualcosa da obiettare a quel giornale. Cordialmente,
Aurelio Giorgini
Caro Aurelio Quando è uscito l'articolo sull'Avvenire? Io non l'ho visto. Mi fa sapere qualcosa di piu preciso? UN caro saluto da Dacia m

Complimenti
Buongiorno, sono una studentessa di 14 anni e sono stata alla sua presentazione del libro a Jesi (per le scuole medie). Ho trovato molto interessante tutto ciò che ha detto e vorrei farle i complimenti. Anche a me da grande piacerebbe fare la scrittrice, leggo molto e mi pare di aver capito che questo è importante. I miei libri preferiti sono i fantasy, ma mi piacciono anche alcuni generi d'avventura. A scuola abbiamo letto l'inizio del suo romanzo "il treno dell'ultima notte" e mi è sembrato molto interessante, non l'ho ancora comprato perché all'espositore erano finiti, però appena andrò in libreria me ne ricorderò. La saluto tanto e le faccio ancora i complimenti!
Natalia
Cara Natalia Grazie per l'interessamento. Legga sempre molto se vuole scrivere. La mente si ciba di libri e poi diventa fertile e produce a sua volta romanzi. Auguri per il futuro da Dacia m

Incontro-invito
Gentilissima Dacia Maraini, desiderlo complimentarmi per il nuovo libro. Sono la preside dell'ITC P. Calamandrei di Bari e desidero invitarti presso la nostra scuola. Da tempo promuoviamo la lettura come momento di confronto e di crescita, con un progetto denominato Libri e lettori delle periferie. Inoltre per il secondo anno consecutivo la nostra scuola ha partecipato al progetto Il treno della memoria, con la visita dei campi di concentramento. Tutte queste iniziative sono racchiuse nel progetto denominato "Il nostro cammino verso il rispetto della dignità umana." Perché non vieni ad incontrare i miei alunni e i miei docenti (inviterei anche le sei scuole che sono in rete nel progetto di lettura)? Ti ringrazio anticipatamente e a risentirci,
Giuseppina Lotito, Dirigente Scolastico ITC P. Cal
Cara Giuseppina Per gli inviti deve rivolgersi ad Anna Drugman (lasci un suo recapito sul forum e le faremo pervenire l'indirizzo richiesto. Il suo recapito non sarà pubblicato online per tutelare la sua privacy). Le scriva e riceverà risposta. Grazie, un caro saluto da Dacia m

Cammino
Cara Dacia, rieccomi, sempre il tuo affezionato ammiratore, colui che tempo fa ti donò una mano, anzi un sorriso, ora cerca di dire che il miglior dialogo è la scrittura, perché a volte le parole dette possono perdersi nell'aria, ma quelle scritte invece possono rimanere nell'eternità. "Figlio mio, quando cammini misura bene i tuoi passi uno ad uno, soppesali con attenzione, lo sforzo, la fatica, ma sopratutto ad ogni tuo passo mettici il cuore e l'anima cercando di conciliare anche la testa. Lascia che i tuoi passi siano di emozione, commozione, sensazioni e non lasciarti sviare dai cattivi pensieri. Impara a tenere bene la strada e ogni passo che fai fallo sempre in avanti, non tornare mai indietro, tornare indietro è come ridare peso ad ogni tuo passo, sarebbe come rifare la fatica due volte, le fatiche si fanno una volta sola, invece devi imparare a mettere da parte le fatiche per i tuoi passi futuri. Cerca sempre di non sviare, sopratutto scegli bene i tuoi compagni di viaggio. Fa attenzione alla strada, i pericoli sono tanti. Ricorda che nel tuo viaggio non è importante vedere posti diversi, ma è fondamentale avere sempre occhi nuovi, così da far sembrare sempre diverso lo stesso posto. Usa allora gli occhi di un bambino, l'innocenza, la semplicità, la lealtà, lo stupore, la gioia di vivere, il sorriso che viene dal cuore, la spontaneità ma sopratutto l'amore nelle cose semplici. Capirai che ogni viaggio non ha mai una fine e non ha mai un punto di arrivo. Impara che c'è sempre da apprendere e che non si finisce mai. Sii saldo nelle tue scelte stando attento alle tue salite, sii forte e deciso, non aspettarti niente e nulla da nessuno, perché in fondo nessuno conosce veramente il tuo cuore, chi conosce il tuo cuore, sa di cosa tu hai bisogno. Aspettati di cadere perché ci saranno momenti in cui tu cadrai, ma sopratutto prepara la tua gloria per quando tu ti rialzerai, rialzarsi è più bello che cadere. Nel camminare conta sulle tue uniche forze, ma non mostrarti orgoglioso di chiedere aiuto e sopratutto non avere paura nel farlo, e quando questo aiuto ti viene dato, non negarlo, perché chi te lo da sa di cosa tu hai bisogno. Porta con te un bagaglio leggero e sii sempre pronto a ripartire, e se per qualche strano motivo tu dovessi fermarti, abbi il coraggio di ricominciare da capo, riparti pure da zero, so che non è facile ma cerca di capire che non è neanche impossibile, ti rimane sempre il bambino che è in te a tirar fuori il tuo coraggio. Sopporta con determinazione le tue fatiche e ristorati quando sei allo stremo delle tue forze. Non scordare mai che alla fine, tu percorri il tuo di cammino, non quello altrui, quindi bada al tuo bagaglio e se puoi aiuta chi non riesce, ma attento, non trascinare a lungo il bagaglio altrui, perché cosi facendo tralasceresti il tuo e ti potrebbe essere fatale per il tuo cammino. Cerca sempre di prendere la via maestra anche se sembra piena di avversità e pericoli, lascia stare le scorciatoie, a volte esse si rivelano semplici ma fatali. Non cadere nell'errore della comodità e dell'agio, perché corri il rischio di diventare un fannullone e potresti cullarti sugli allori. non farti ammaliare e incantare da chi cerca di sorreggerti o ti offre un cammino comodo, spesso si rivela una trappola e qualcuno potrebbe farlo per un proprio tornaconto o per proprio orgoglio, tu allora figlio mio mostrati tenace e astuto. Ricordati quando cammini che la strada che percorri è piena di bestie feroci, pronti a sbranarti appena tu giri le spalle, sii molto furbo in questo e cerca di non smettere mai di camminare. Trova sempre un senso in tutto quello che ti accade, qualsiasi cosa, ricordati che c'è sempre un senso. Piano piano cerca di lasciare indietro il tuo amor proprio, esso è un cattivo compagno di viaggio. Se riesci, fa che gli altri imparino qualcosa dal tuo modo di camminare, ma se questo non dovesse accadere, non ti curare, forse sei veramente unico nel tuo modo di camminare, e poi nessuno cammina allo stesso modo. Non prendere esempio da nessuno, cerca il buono nelle persone, se capisci che di qualcuno puoi fidarti, fallo ciecamente, i consigli non vanno seguiti alla lettera ma valutati. Cerca sempre di arricchire il tuo cuore quando cammini, altrimenti non avrai prodotto nulla, fa crescere il tuo spazio interiore in modo che possa contenere il mondo intero. Ricorda che non è importante andare a destra, a sinistra, seguire la massa, se ti è necessario va controcorrente e lascia che gli altri si stupiscano, lo stupore altri genera in forza nuova. Nel camminare circondati delle tue emozioni, dei tuoi sentimenti, segui i tuoi valori e diffida sempre delle false idolatrie, esse non portano a nulla di buono, sii semplice e cerca di non complicare i tuoi passi. Non aspettarti mai nulla, cosi facendo accoglierai sempre con gioia ciò che ti capita. Se ti è possibile cammina nella direzione del sole, guardalo in faccia, esso è luce, calore e illuminerà i tuoi passi, ma se ciò non ti riesce, non temere, ogni tanto girati e guardalo, è sempre li con te. Non curarti della forma e del modo, non avere fretta, devi fare tutto secondo le tue esigenze ed in modo molto adagio. Quando ne hai opportunità, fermati, e se puoi cerca di ricordare i passi fatti, ma come ti dicevo prima, cerca di non tornare mai indietro perchè la strada sta davanti a te. Quando poi ti capita di dover camminare di notte, non avere paura, guarda in cielo e mira le stelle, sono la, per te, leggile, hanno sempre un qualcosa da dirti. Tieni bene in mente che nessun cammino è vano, anche quando hai l'impressione di camminare a vuoto, stai sicuro che non è cosi, stai pur sempre camminando. Devi essere cosciente e consapevole del cammino che fai, sopratutto renditi conto che c'è sempre da camminare, che mai niente e nessuno ti deve fermare. Quando ti svegli la mattina, sappi dentro di te che sarà un'altra lunga giornata di cammino, e quando la sera vai a riposare dopo quella lunga e faticosa giornata di cammino, sappi che domani dovrai camminare di nuovo. Alla fine figlio mio, ricorda che chi cammina sei tu, la strada da percorrere è la tua e tutto ciò che fai lo fai per te stesso, sii forte e deciso. Cerca di crescere in umiltà, discerni l'utile dal superfluo e ricorda che l'essenziale è invisibile agli occhi ma non al cuore e sopratutto non lo è agli occhi di DIO.
Aldo
Caro Aldo E' un racconto il suo? mi piace questa mamma che dà tanti consigli saggi e affettuosi. Sono tutti da seguire. E' la sua mamma? un carissimo saluto da Dacia m

... Conclusione
Colmo della nuova eleganza/ di buon gusto sfinito/ di Bellezza umiliata/ di magrezza osannata/ nella taglia 38/ Come ha fatto a colmarlo?/ Pieno di globalità inventata/ di estetica mortificata/ di scale di grigio/ per grattacieli annoiati./ Traboccante di Oriente svilito,/ di democrazia occidentale/ e di prigioni in cristallo,/ di figurine di santi/ e quattroruote di fanti./ Straripante di battaglie di verde/ contro pale violente,/ di architetti di fascino/ su fondamenta di plastica/ iniezioni di botox./ Saturo di vino in cartone/ di insalata pulita,lavata,/ imbustata, mangiata,/ di 5 + 1,/ di 8 x1000,/ di bollette, di mutui, di banche.../ Mi date del tempo per risolvere il verso?/ Stracolmo di maestria già vista/ negli escrementi d’artista,/ di provocazioni di rime/ a poeti saccenti/ che poi battono ad ore/ al mercato dell’arte.// … L’ho richiuso per voi/ questo vaso indecente/ e che un po’ si vergogna./ La speranza è nell’acqua,/ ma “lui” è solo una copia/ per di più mal riuscita/ di un autore assai noto/ a cui piace giocare.
Roberta D'Andrea
Cara Roberta grazie per l'invito. Prima o poi verrò a Isernia, magari con Gioconda Marinelli. Ma si parla del prossimo anno. In quante alla sua poesia, lei ha un buon piglio, una bella mente ragionativa e ordinata. Le manca un poco di morbidezza e di abbandono. Più musicalità, la prego, le poesie ne hanno tanto bisogno. Affettuosamente Dacia m

... Continua
Che sollievo l'essere colta!...La ringrazio per la sensibilità di cui ero certa per via dei suoi scritti che su di me hanno spesso fatto quello che è concesso solo ad una grande penna...cambiare per sempre chi legge. Ho 30 anni, alcuni dei quali passati a Isernia, città che lei certo conosce ed in cui gestisco - con l'aiuto del mio amore Dario, che è uno scenografo e un Artista nella sola accezione possibile - "La luna e sei soldi", una libreria che ha al suo interno anche uno Spazio Espositivo ed una sala lettura... Tra l'altro organizziamo mostre ed "eventi culturali" ed io stessa mi occupo di Arte Contemporanea tentando una sorta di poesia visiva (alcuni degli scritti che le ho mandato hanno fatto parte di Installazioni). Tempo fa ho contattato la Signora Gioconda Marinelli sperando si riuscisse ad avervi qui ad Isernia... Lei è così gentile da farmi sapere ogni volta delle Presentazioni del suo libro e - a proposito - spero davvero di riuscire ad essere a Roma il 5 Maggio. Vorrei che in qualche modo lei potesse_volesse collaborare con noi, per questa passione che ho nei suoi confronti e per questo mio ritenerla un Poeta qualunque cosa scriva... Mi piace quel suo taglio contemporaneo e quel dono che possiede, così raro_ così leggero, che è il talento. Spero percepisca la sincerità delle parola di una persona non avvezza ai complimenti, a cui non piace mai niente e che un poco soffre il vivere in un 2009 che vede così: continua...
Roberta D'Andrea

Invito allo spettacolo del Teatro delle Albe a Roma 6-10 maggio
Ci farebbe piacere averti nostra ospite al Teatro India a Roma. Un caro saluto 6-10 maggio ore 20.30 Teatro India via dei Papareschi 6 (zona Marconi-Piazzale della radio), "Rosvita" di Ermanna Montanari, lettura concerto con Cinzia Dezi, Michela Marangoni, Ermanna Montanari, Laura Redaelli, regia di Marco Martinelli. "A diciassette anni di distanza, Ermanna Montanari torna ad affrontare l'opera di Rosvita, monaca-drammaturga sassone del X secolo, in una lettura-concerto completamente reinventata rispetto al precedente lavoro. Una miniatura corale, che inanella frammenti delle partiture sceniche di Rosvita: in esse vengono sconfitte crudeli figure paterne e autoritarie, in esse le tormentate figure femminili, in maniera improvvisa e iperbolica, accettano precipitosamente e la tentazione e la resa e la conversione. Non c'è logica, non c'è buonsenso, non c'è misura: tutto si compie nell'eccesso dell'interiorità. In scena con Ermanna Montanari tre giovani attrici."
Marcella Nonni
Cara Marcella Grazie per l'invito. Mi dispiace risponderle in ritardo. Ma comunque non avrei potuto venire, ero in Irlanda. Spero di potere venire a vedervi un giorno. Mi interessa molto il lavoro su Rosvita, la monaca drammaturga. Posso leggere il testo? o avete un DVD dello spettacolo? Chiedete alla redazione il mio indirizzo per mandarmelo se lo avete. un saluto affettuoso da dacia m

Richiesta
Gentilissima signora Maraini, sono una laureanda in Lettere presso l'Università di Trieste e mi chiamo Michela; desidero innanzitutto esprimere la mia ammirazione per i suoi romanzi e per la sua personalità che l'ha portata ad affrontare con coraggio e decisione molte tematiche della nostra società. L'ho conosciuta per la prima volta in un periodo maledettamente difficile, a sedic'anni, leggendo "L'età del malessere" e ho avuto la sensazione che lei avesse scritto quel romanzo apposta per me. In questo momento sto preparando la mia tesi per la laurea triennale su Pier Paolo Pasolini e mi permetto di chiederle se esiste la possibilità di poterla incontrare per avere un colloquio con lei su questo autore. So che sarà pressoché impossibile ma ho deciso di chiederglielo ugualmente sperando nel suo interesse e...in un colpo di fortuna. La ringrazio comunque per l'attenzione e le porgo i miei più affettuosi saluti,
Michela Cerkvenic
Cara Michela Sono contenta che L'età del malessere le è sembrato l'abbia scritto per lei. Forse, chi lo sa, l'ho scritto proprio per lei anche se non la conosco. Si scrive per chi ci legge con partecipazione. un carissimo saluto da Dacia m

La caccia
Sono un cacciatore e sono orgoglioso di esserlo; io non so odiare, ma sono molto amareggiato nel constatare la sua avversità estrema verso la caccia; essendo Lei una persona molto colta ed intelligente, vorrei porre alla Sua attenzione alcuni punti: 1- la caccia è un fenomeno cosmico che preesisteva alla comparsa dell'uomo sulla terra. Prima dell'uomo cacciavano tutte le creature viventi nel mondo; nel regno animale e in quello vegetale, è un continuo sovrapporsi di azioni tendenti alla conservazione della specie. E' un ciclo inesorabile che non conosce soste; se non si uccidesse, non vi sarebbe continuazione di vita. 2- da Senofonte, a Dante, a Sant'Antonio, a Baggio, a Peruzzi, a Pantani, a Mario Rigoni Stern, a Indro Montanelli (gentiluomo e cacciatore) e ad altri, tutti cacciatori-cittadini onesti; 3- in Lapponia si uccidono le renne e noi ci preoccupiamo di un capriolo; 4-vorrei tanto parlare con Lei, e forse, ci capiremo, distinti saluti, ...perché vorrei contattarti di persona?? per dirti che la caccia è una cosa meravigliosa; discutiamone,forse, un giorno, avremo un mondo migliore, gli estremismi non aiutano.
Pietro Bove, di Luco dei Marsi (AQ)
Caro Pietro Ho molto apprezzato che lei non mi abbia scritto "la odio" come dice Angelo, perché non la penso come lei. La sua è una lettera di amicizia e come tale la prendo. Grazie. Purtroppo però non penso che potrà farmi cambiare idea. E' troppo ineguale il rapporto preda-predatore. Da una parte un animale ormai cacciato da ogni luogo, solo e senza difese, dall'altro un uomo armato di tutto punto, con armi sempre più sofisticate e infallibili. Perché provare piacere a uccidere un povero coniglio che scappa? peggio ancora se si tratta di un cervo o di un'anatra. Amo troppo le bestie per provare gioia ad ucciderle. Infatti nemmeno le mangio. Con simpatia, Dacia

Il treno dell'ultima notte
Cara Signora Maraini, ho appena finito di leggere, purtroppo, Il treno dell'ultima notte e le devo dire che l'ho trovato uno dei libri più belli che abbia mai letto. Originale, garbato, potente, mai ipocrita, scritto in un italiano superbo! Grazie per questo suo libro e grazie (se permette) a mia moglie che me lo ha consigliato.
Stefano Ortolani
Caro Stefano Grazie. che bello avere un lettore così attento e che si esprime così bene. Un saluto affettuoso da Dacia m

Racconti di vita
Ho assistito a una conferenza della scrittrice nella biblioteca di Imola recentemente. Durante la conferenza la scrittrice ha detto che Lei trae spunto dai racconti di vita vera di donne per scrivere i suoi libri. A me piacerebbe moltissimo essere contattata per raccontare una storia di vita che a me sembra particolare. Mi chiamo Emanuela sono di Bologna ho 51 anni.
Emanuela
Cara Emanuela Grazie per la generosità, ma ho già un paniere pieno di storie vecchie e nuove. Un caro saluto da Dacia m

Il treno dell'ultima notte
Gentile Signora, Volevo ringraziarla per aver scritto il suo libro sull'ultimo treno che mi è molto piaciuto, in particolare per aver avuto il coraggio di aver descritto, con una imparzialità nuova, gli accadimenti del '56 in Ungheria. Sono solo una casalinga un po' fotografa, ma leggo molto e di tutto (i suoi libri tutti). Gli orrori della guerra, gli orrori, non hanno colori sono ombre nere che ci seguono e il nero non è un colore, è assenza di luce e perciò di colore! Mi domando quanto, ora, rispetto agli orrori africani, dell'Afghanistan, o dell'Iraq, o di Napoli, o di altre realtà lontane e vicine, quanto assomigliamo alla coppia di ex diplomatici che abita nella vecchia casa di Vienna di proprietà dell'Emanuele Orenstein. Negli anni '70-'80 giovanissima coadiuvati dalla principessa Pallavicini si faceva quello che si poteva per creare beneficenza per gli ungheresi e per cercare scampo per i loro prigionieri politici, dalla preghiera, alla politica.
Editta Campello
Cara Editta Grazie per quello che mi ha raccontato. Mi sono molto affezionata alla storia di Budapest e alla città martoriata mentre ne scrivevo. Un caro saluto da Dacia m

Tesi dicembre
Buongiorno carissima Dacia Maraini, la discussione è andata bene, ho presto 107/110 e al momento lavoro in una casa famiglia. Ho gradito le sue parole riguardo ai terremotati, le invierò con gioia la tesi. La saluto e per caso mi potrà informare quando farà un intervento nella capitale? GRAZIE
Chiara Giuntini

Cari Enrico, Imbenia,Marilena, Daniela, Rosaria, Massimo, Paola Pina Rita, Fulvi,


Vi ringrazio per la generosità con cui avete recepito l'idea della biblioteca itinerante per i terremotati d'Abruzzo. Le cose stanno procedendo velocemente, con l'aiuto delle Guardie Forestali e del Parco nazionale d'Abruzzo nella persona del suo direttore Vittorio Ducoli che ha messo un camper a disposizione del progetto. Ora manca solo qualcuno che si occupi quotidianamente della distribuzione dei libri e dello spostamento del camper da un accampamento all'altro. Sarà questione di giorni. I primi trecento libri li ho raccolti io. Ora spetta a voi. Scrivete per favore a info@parcoabruzzo.it e chiedete qual'è il mezzo migliore per fare avere loro i libri. Grazie ancora per la collaborazione.Un carissimo saluto a tutti da Dacia m

Passi affrettati e La notte dei giocattoli da R. Di Girolamo
Buonasera Dacia sono Rosaria Di Girolamo dalla Campania collaboratrice per Passi Affrettati. Spero che il viaggio in Spagna sia andato bene e abbia ricambiato gioia e serenità. So anche che è molto presa dalle sue scritture e fa bene per questo mi auguro che il mio messaggio Le arrivi in tempo e sia letto tra i tanti che le sono postati. La settimana scorsa sono stata ad Arona da Luca Petruzzelli stabilendo un qualcosa di nuovo ancora in fieri per le scuole riguardo a Passi Affrettati. Al momento ho scritto ai responsabili degli uffici scolastici Regionali in alcuni casi e regionali e provinciali per altri territorio Italia Meridionale postando ciò che mi è stato dato da Rolando e Luca su Passi Affrettati e la Sinossi per la Notte dei giocattoli. E’ mio compito stabilito con Luca di scrivere le linee guida per la richiesta dei PON per gli insegnanti laddove fosse di interesse da parte dei docenti usufruirne – i contatti con questi uffici scolastici saranno mantenuti a stretto giro nel corso della prossima settimana per sapere anche il loro parere. Con Luca invece troveremo un accordo con i distretti scolastici interessati per introdurre all’interno di questi finanziamenti che - tuttavia credo siano pronti solo a settembre lo spettacolo Passi Affrettati e se Lei è propensa ed ha piacere anche la Notte dei giocattoli. Ebbene la mia perplessità è sulla Notte dei giocattoli in quanto intuisco che possa essere legata all’apprendimento attraverso il gioco ma per questo testo a parte la Sua “Sinossi” non ho niente e non ho ancora visto lo spettacolo. Per questo non so come comportarmi per la scrittura delle linee guida scuola - che mi auguro Le siano per entrambi i testi anche sottoposte. Complimenti anche per “Sulla Mafia” che ho comprato ad Arona e di stimolo anche per Luca che mi ha seguito nell’azione. Grazie per l’attenzione rivolta a questa comunicazione. E spero di aver al più presto una risposta d’aiuto.
Rosaria Di Girolamo

Buongiorno,
quando ho udito la Sua lettera ai terremotati sono stata molto emozionata. Io in Germania insegno l'italiano a tedeschi adulti e vorrei fare leggere la Sua lettera. Ne ho cercato il testo ma non l´ho trovato. Potrebbe aiutarmi. Distinti saluti
Giovanna Weitz

Un rapporto organico con la natura solo in un mondo nuovo
L’essere umano può trasformare le società, può trasformare la natura nella sua vita biologica, ma non in quella geologica. Nella dialettica della natura il movimento geologico ha tempi, che non hanno riferimento alcuno con quello biologico. Affrontare con impegno scientifico e sociale i sommovimenti geologici richiede un’enorme quantità di lavoro scientifico e sociale, che solo un mondo nuovo, fondato sui comuni interessi può mettere in campo. Nell’attuale realtà sociale si preferiscono giganteschi appalti di costruzione a normali appalti di manutenzione. Le zone terremotate sono notoriamente sismiche, ma ciò non ha vietato che si costruisse in modo non sicuro per avere maggiori guadagni senza che fosse messo in campo qualsiasi forma di controllo, anche in costruzioni come l’ospedale, la casa dello studente, il tribunale, la prefettura. Sembra che investire sulla sicurezza delle costruzioni non sia conveniente! Questa realtà è il prodotto di una dimensione sociale dove gli esseri umani hanno interessi diversi, dove l’interesse del cittadino lavoratore non va d’accordo con gli interessi del cittadino che vive di profitto e rendita. Emerge inoltre da questa tragedia, che ha colpito migliaia di persone, causando la morte di circa trecento esseri umani, il fallimento del decentramento e che le regioni, le province, i comuni spesso non sono in grado di prevenire ed affrontare tali catastrofi, non sono in grado di garantire la sicurezza dei cittadini. La realtà spesso è più forte delle chiacchiere! La difesa civile dei cittadini richiede volontà, programmi a lunga scadenza, denari. D’altronde nei maggiori paesi capitalisti vengono investiti miliardi di dollari per “la difesa civile”, mentre in Italia l’investimento più diffuso è una montagna di chiacchiere. Eppure la storia di questa nazione è piena di catastrofi naturali, che accompagnate a buona parte del territorio di carattere sismico, dovrebbero mettere al primo posto la difesa civile dei cittadini e, di conseguenza, garantire la vita ad ognuno di essi. Dopo ogni catastrofe si dicono, si scrivono mari di parole, ma poi tutto torna come prime, forse perché è più conveniente economicamente per alcuni. E non è scandaloso, ma normale per questa società, che su qualche organo di stampa qualcuno già facesse i conti dei benefici dell’investimento nel dopo terremoto, nella ricostruzione, per tutta l’economia nazionale. L’essere umano merita di più! Merita di vivere nella soddisfazione dei suoi bisogni materiali e spirituali, merita che la vita gli sia garantita nella serenità, nella tranquillità, nella felicità. Solo un mondo nuovo può realizzare queste legittime speranze. Metti uno specchio nell’anima e lotta per essere felice! “ Per trasformare la proprietà privata e spezzettata, oggetto del lavoro individuale, in proprietà capitalista, occorsero naturalmente più tempo, sforzi e sofferenze di quanto non ne esigerà la metamorfosi in proprietà sociale della proprietà capitalista, che di fatto si basa già su un modo di produzione collettivo. Là si trattava della espropriazione della massa da parte di alcuni espropriatori; qui si tratta dell’espropriazione di alcuni usurpatori da parte della massa.” (K. Marx)
Massimo

Adesione totale
Cara Dacia, come lettrice e mamma non ho potuto restare ferma e, con l'aiuto del Preside e degli insegnanti, lettori, e di negozianti della zona, disponibili, abbiamo raccolto migliaia di libri di ogni tipo, spesso molti belli, non sempre, ovviamente, da regalare alla Croce Rossa di Sulmona perché ne facciano il miglior uso possibile. Grazie per averci stimolato nella giusta direzione. Se vuoi darci qualche consiglio restiamo in attesa. Il carico di libri partirà giovedì sera 30 aprile da Milano. Una mamma (maestra altrove) dell'Istituto Comprensivo Italo Calvino di Milano.
Giovanna Laguaragnella

In risposta al "Diluvio dolce"...
Scalza come una suora/ conosciuta nel verso/ quando ero di sole./ Indossavo caftani/ che ingannassero il tempo…/ E fu lì che mi vide/ “troppo bella”, la colpa/ su quel treno per Mosca/ mai partito, per me./ Penetrò alle caviglie/ dal profumo di Libia/ litaniando scongiuri/ tra i suoi grani di rosa./ Alla fine brindò/ mi sembrò soddisfatto/ ma di Camel è il ricordo// e tra l ' altro pioveva .// Oggi sono di luna/ lo racconta il mio solco/ che tallona preghiere/ sempre a un passo di troppo./ Lui lo vedo nel pane/ compra latte e caffè/ come fanno gli umani./ Solo a lei li dà a bere/ donna indegna e di-s-messa,/ io non sono più suora/ ne ho indossate di scarpe/ ora è il tempo che inganna// e tra l ’ altro non piove .//
Roberta D'Andrea

Appello della Compagnia Teatrale Il piccolo resto
Gentile Signora Maraini, sono un'attrice, mi chiamo Eva Martelli, sono diplomata presso l'Accademia "Silvio D'Amico", e insieme al mio compagno, anch'egli attore, ho dato vita all'Aquila ad una Compagnia teatrale che aveva la sua sede in pieno centro storico. Era un piccolo teatro studio di 50 posti dove allestivamo le nostre produzioni e ospitavamo altre compagnie. Avevamo anche dato vita ad una scuola di teatro giunta al settimo anno di attività con oltre 400 allievi, soprattutto studenti universitari. Tutti ce l'hanno fatta per fortuna, ma la nostra sede è inagibile e il nostro lavoro bruscamente interrotto. Siamo fuori dai circuiti teatrali e dai contributi ministeriali. Le scrivo per chiederle di diffondere il nostro appello. Abbiamo bisogno di aiuto per ricominciare. Mi piacerebbe conoscerla, ho visto diversi suoi spettacoli a L'Aquila e conosco i suoi libri. La ringrazio e le auguro buon lavoro.
Eva Martelli

Consiglio
Buondì signora Dacia, spero mi possa chiarire un dubbio che mi attanaglia. Come molte altre persone mi diletto nel poetare, soprattutto ora che ho compreso la mia malattia. Mi sfogo. Vorrei che lei mi indicasse questo. Esistono regole per la poesia che si riassumono nella metrica, ma volevo sapere da lei: la loro osservanza è vincolante ovvero «faccio scorrere la penna»? Vorrei partecipare a qualche concorso. grazie,
Enzo

...Terremoto
22 sono i pazzi/ lo diceva mia nonna/ dentro al caldo Natale/ di cinquine e di case.// 22 i secondi/ devi averli contati/ ma sei stato interrotto/ da orologi assai fermi/ per la terra impazzita// e non era Natale/ forse Pasqua tra un po’.// L’uomo buono alla croce/ ha contato con te/ nel suo giorno di spina/ solo noi impazziti/ ma la terra assai ferma/ ha tremato anche allora// e non era Natale/ certo Pasqua tra un po’.// Col mio occhio di dubbio/ pure stanco da poco/ quando guardo lassù/ mi accontento di stelle/ qualche volta di lune.// Ecco ora però/ ho bisogno d’aiuto/ per correggere l’occhio/ e scordarmi del dubbio.// Vi vedrò lì a contare/ questa volta per gioco/ perché tanto nell’alto/ come è stato promesso/ niente più può tremare.//
Roberta D'Andrea
Cara Roberta La sua poesia è sapiente. Lei ha un linguaggio personale e intenso. qualche volta si compiace un poco troppo nel colpire il lettore. Fa la giocoliera delle parole. Ma per fortuna rimane in bilico sulla corda. Non fa quelle cadute da inesperto della corda. Un brava! da qualcuno che ama le parole e chi le cura con amore. Affettuosamente Dacia m

Cari saluti
L'ho vista oggi a Rai Tre. Sono stato colpito da quello che ha detto e le sarei grato se riuscissimo a scambiare due riflessioni. questo è il mio sito www.narrareigruppi.it dove può contattarmi. Cordiali saluti
Gius

Libri per l'Abruzzo
Gentile Sig.ra Maraini, sono un'educatrice di un micronido in provincia di Bergamo. Dopo il terremoto, insieme alle mie colleghe, avevamo pensato che sarebbe stato utile allestire una biblioteca per bambini a L'Aquila. Magari con l'aiuto di esperti cercare di far avere libri che, (pensavamo all'età 0-6 aani), potessero essere maggiormente utili in questo momento cosi particolare, perché letti potessero dare voce e un nome ai fantasmi e alle paure per poterle poi combattere e scacciare. Avevamo addirittura pensato alla possibilità di una biblioteca "itinerante", che passasse di paese in paese e che oltre a prestare libri facesse anche letture animate ed altre iniziative per i più piccoli. Ovviamente non sapevamo come organizzarci, come fare, e avevamo pensato di provare a sentire il nostro comune,la scuola materna e lo spazio giochi ma, quando l'abbiamo sentita in televisione, abbiamo pensato che l'ideale sarebbe stato contattarLa per avere da Lei più informazioni sulla Sua iniziativa e per poter unire le nostre piccole forze alle Sue. Rimaniamo in attesa di Sue gentilissime notizie...
Daniela
Cara Daniela E' curioso, abbiamo avuto la stessa idea. Anch'io ho proposto di allestire una biblioteca itinerante per gli sfollati del terremoto. Per fortuna ho trovato chi mi ha subito dato retta e ha comprato un camper per attrezzarlo a biblioteca itinerante. Si tratta del direttore del Parco nazionale dell'Abruzzo, Vittorio Ducoli che si è mostrato molto sensibile al tema. Gli ho consegnato 300 libri che ho raccolto di grandi autori che vanno da Tolstoi a Grazia Deledda, da Silvia Plath a Verga. Ora però dobbiamo trovare qualcuno lì sul luogo che si occupi dei prestiti gratuiti dei libri. Mi sembra bello che ci siano anche libri per bambini. Perchè non scrive a Ducoli per chiedergli come e quando mandarli? il suo indirizzo mail è info@parcoabruzzo.it Scriva pure e chieda quando è pronto il camper per mandare i libri, un caro saluto da Dacia M

Libri per l'abruzzo
Gentile Signora Maraini, anch'io vorrei aderire alla raccolta di libri da Lei proposta. Vorrei sapere come posso fare, a chi eventualmente inviarli. Grazie
Marilena Musci

... Spero le arrivino!
Ecco quanto ho per te/ venticinque ogni anno/ per me sono di più.// Piedi stanchi, i miei piedi/ il futuro è lì sotto/ e la mano s’offende,/ nuove linee di grano/ che disperdono il seme./ Già conosci le dita/ le mie unghie di carta,/ questo braccio ed il segno/ ma non proprio di luce./ Sta nell’ombra il mio giorno/ del bel gioco di bolle,/ solo aria nell’acqua/ per due sacri trofei.// Ho capelli dolenti/ di deserti infuocati/ ed un naso assai nobile/ decaduto da tempo./ Ho diamante purissimo/ rivestito d’avorio.// Nei miei sogni di lotta/ proprio lì ti sei perso/ ti è sfuggita la curva/ inattesa, stonata./ Hai cercato dell’acqua/ Ne ho già poca per me.// Nei miei giorni di latta/ faccio finta di niente/ ti nascondo la colpa/ e preparo un pacchetto/ con la calma di un pazzo./ E’ crudele il mio amarti.// Ecco quanto ho per te/ venticinque ogni anno/ per noi sono di più./ _ _ _ _ _ _ __ _ _ _ Il motivo qui tace/ e la ruota si ferma/ anche l’aria arrossisce/ al suo inchino circense…/ Ma truccato da clown/ sa domare deliri/ di valchirie barbute/ e di chiocciole gialle.// La ragazza del fiume/ gli ha rubato la pancia/ e lui ancora la cerca/ su trapezi di carta/ al sicuro da niente./ “Se ti riesce equilibrio”,/ gli ha promesso la pazza,/ “tu riavrai tutto il tondo/ ma se cadi sei morto”.// Voi però con premura/ rintracciate il pagliaccio/ e lui sappia per certo/ che la pancia è al sicuro/ la ragazza è una donna/ e lo aspettano al fiume/ sulla foglia più grande/ stese a prendere l’ombra.
Roberta D'Andrea

Da un'accanita lettrice
Gentile signora Dacia, mi chiamo Imbenia Oro, sono una accanita lettrice e ho avuto la fortuna di ascoltarla al TG in occasione del messaggio agli amici abruzzesi. Vorrei partecipare anche io, ma come posso fare? La ringrazio di cuore.
Imbenia Oro

Viva
Le scrivo "cara Dacia" perché mi sembra di conoscerla. Attraverso le sue parole, le sue frasi spezzate e piene. Mi chiamo Mara e ho 25 anni. L'ho conosciuta tardi. Ho iniziato a leggere i suoi libri circa un mese e mezzo fa e benché sia già al sesto concluso so che di strada ne ho molta da fare. Ciò che che lei scrive rappresenta per me un percorso sempre nuovo. Individuale. Intimo. Interiore. Un percorso universale. Umano ma assolutamente solitario e peculiare. Volevo ringraziarla proprio per questo percorso. Perché nessun libro mai mi aveva fatto sentire donna e soprattutto viva come i suoi. Grazie.
Mara
Cara Mara Grazie, fa piacere conoscere i propri lettori, sopratutto quando sono attenti e disponibili come lei. Un saluto affettuoso da Dacia m

Cara Dacia
Je ne sais pas si tu te souviens de moi. On s'est connue à Caracas dans l'année 1986 je crois. T'avais acompagné ton pièce de theatre pour la présentation et aussi t'as donnée quelques confèrences. Une année aprés je suis allée à te visiter à ton appartement avec un amie à Roma. Mon nom est Marta Candia, metteure en scêne...est ce que tu te souviens? Maintenant j'habite à Montreal depuis 12 années. J'aimerai reprendre le contact avec toi. Pourras tu m'écrire et m'envoyer ton addresse d'email? Ainsi je pourrait t'envoyer la photo qu'on a pris ensemble dans ton appartement. J'attends de tes nouvelles. Je t'embrasse trés tres forte...!!!! bisous,
Marta
Chère Martha, je suis le modérateur du forum. Je vous demande de bien vouloir me transmettre son adresse mail afin que je puisse en informer l'auteur. Pour la protection de la vie privée, l'adresse ne sera pas publié en ligne.

Poesia
Adoro la tua poesia, e sono una grande ammiratrice delle donne di cultura, che portano con se la "donna pensante". Nel farti tanti in bocca al lupo, anche se non ne hai bisogno, per i tuoi "frutti", sono un attimo invadente nel chiederti, se possibile, se leggeresti e daresti la tua opinione a qualche poesia che (ho tentato) di scrivere. Un caro saluto
Luciana
Cara Luciana Volentieri leggo le sue poesie. Me ne mandi una o due, secondo la lunghezza, qui sul Forum. A presto, Buon lavoro da Dacia m




Cari Fulvia, Enrico, Cinzia, Gigliola, Laura, Danilo, Grazie per l'entusiasmo con cui vi proponete di seguirmi nel raccogliere libri per le tendopoli abruzzesi. Ancora però non so nemmeno io come potremo farli avere e se ci sarà posto per creare una biblioteca. Ve lo farò sapere appena possibile. Una condizione però: niente libri di scarto che gettereste via. Solo libri belli che avete amato e che terreste per voi. Un dono generoso significa evitare gli scarti. Ma credo di potermi fidare. Un saluto affettuoso a tutti da Dacia m

Cibo per la mente
Gentile Dacia, mi chiamo Rosaria Pescara, collaboro con le Donne in Nero. Siamo in contatto con una DIN de L'Aquila che trova molto interessante il suo progetto di un camper come biblioteca itinerante. E' possibile avere qualche notizia in più in modo da coordinarci e collaborare al progetto? grazie,
Rosaria Pescara

Bagheria
Stimatissima Signora Maraini, vorrei dirLe che sono rimasta molto toccata dal Suo libro Bagheria. Le Sue parole hanno mosso qualcosa nel mio cuore, mi hanno fatto riflettere sul passato e poi mi hanno dato della speranza e del coraggio, per questo vorrei ringraziarLa...Sono veramente impressionata da Lei. Grazie mille!!
Sara, 19, Svizzera
Cara Sara Grazie per le sue belle parole. Si scrive per viaggiare nella testa dei lettori. Sperando di non incontrare tempeste che caccino la barca contro gli scogli. Il suo mare com'è? Un caro saluto da Dacia M

Libri x i terremotati
Gent.ma Sig.ra Maraini, ho saputo dell'iniziativa riguardante i libri per i terremotati. Gradirei sapere dove inviarli. Complimenti per i suoi splendidi lavori e per l'iniziativa. Cordialmente,
Boselli Massimo

Lettera al TG1 per i nostri studenti
Gent.ma sig.ra Maraini, sono un'insegnante di Italiano di un istituto professionale di Verona che Le scrive a nome anche di altre colleghe della stessa disciplina. Dal momento che ci è sembrata molto interessante e utile la lettera da Lei letta al TG1, vorremmo proporla in forma di testo scritto ai nostri studenti. E' possibile trovarla? Le sto chiedendo troppo? La ringrazio anticipatamente e la saluto.
Mariaelvira Cestarolo

Raccolta libri per terremotati
Gentilissima Signora, ho ascoltato la lettura della Sua lettera e cosa dire di più del dolore che provo ogni momento della giornata quando mi affaccio al mio balcone e vedo file interminabili di automobili con donne, vecchi e bambini che, compostamente, in silenzio e dignitosamente vengono a fare la fila davanti alla mia casa, presso il punto di raccolta istituito dalla Caritas che ha una sede proprio vicino a noi, per avere beni di prima necessità, beni di cui, fino a qualche giorno prima era impensabile, per ciascuno di noi, il bisogno. Cosa dire se non piangere silenziosamente lacrime che non ho mai visto sgorgare dagli occhi di nessuna di quelle persone, cosa posso fare ancora per loro? Ecco, la sua iniziativa è proprio bella; nella vita si ha bisogno di tutto per cominciare, ricominciare ed andare avanti. Come fare per far pervenire dei libri? Ne ho tanti e me ne privo volentieri. In attesa di una risposta, Le invio sentiti ringraziamenti per l'amore che ha per la mia terra.
Paola De Luca

Progetto
Gentile Signora Maraini permetti mi presenti.. mi chiamo Pina Rita Macis.. le scrivo dalla Sardegna.. non so come impostare questa lettera.. ma ci provo...ho ascoltato la sua lettera che ha inviato agli amici dell'Abruzzo colpiti dal terremoto e ho ascoltato la sua idea di donare libri...perché dopo aver sopperito alle necesità di viveri e altro...pure il piacere della lettura non sia precluso...ecco...vorrei come dire.. "abbracciare" questa iniziativa...raccogliere libri per adulti e piccoli...e questa è la parte più facile.. la parte difficile è ..una volta raccolti.. come fare a farli avere a chi ne ha bisogno non so come muovermi in questo senso..pur avendo contattato un quotidiano regionale..ho anche messo in moto -se mi si perdona il termine- le conoscenze in parrocchia, perciò ho pensato che scriverle fosse una buona idea. Suppongo che con il suo appoggio si possa fare una cosa più mirata.
Pina Rita Macis
Cara Pina Rita Grazie, sono contenta che trovi buona la mia idea di regalare libri ai terremotati dell'Aquila e voglia partecipare anche lei. Sto aspettando di conoscere le modalità della donazione. Le farò sapere al più presto. Un carissimo saluto da Dacia Maraini

Terremoto Abruzzo
Ho avuto il privilegio di ascoltare la Sua lettera indirizzata ai terremotati dell'Abruzzo e vorrei aderire, essendo una "vorace" lettrice di romanzi, alla raccolta di libri da Lei proposta. Può dirmi come fare? La ringrazio,
Fulvia Bernabucci

signora
Stimatissima Signora Maraini, ho sentito che per il terremoto in Abruzzo ha intenzione di raggruppare dei libri per poter riaprire delle biblioteche. Io leggo molti romanzi di tutti i generi di autori sia italiani che stranieri. Desidererei poterli offrire (tranne i suoi....). In caso ritenesse opportuno poterli avere, mi indichi per favore dove posso spedirli. Cordialmente,
Cinzia Imberti Beltrami

Pro terremotati
Gentilissima Signora, ho saputo dai media della sua lodevole iniziativa di donare libri per la realizzazione di una biblioteca a favore della popolazione abruzzese così duramente colpita. In questo periodo stavo pensando di ridurre il numero dei miei libri, motivi di spazio, e pensavo farne dono ad una piccola biblioteca di paese. La prego volermi indicare come poter aderire alla sua iniziativa, preciso che i volumi che posso mettere a disposizione sono quasi esclusivamente di narrativa. La ringrazio e le porgo i miei saluti migliori.
Enrico Trallori


Ho sentito che stai raccogliendo libri per una biblioteca da campo in Abruzzo e vorrei sapere dove si possono consegnare. E' un'iniziativa bellissima, complimenti.
Gigliola Tammetta

Libri per l'Abruzzo
Salve, mi chiamo Laura ed ho ascoltato il suo intervento in Tv. Vorrei aderire alla Sua iniziativa nel fornire libri agli sfollati per donare qualche momento di "evasione". Se posso esserLe utile in qualche modo mi contatti, perché ho già qualcosa per i bimbi ed adulti, in quanto stavo raccogliendo libri per un progetto di biblioteca. Grazie. Saluti,
Laura

Libri per l'Abruzzo
Gentile Signora Maraini, ho letto su Repubblica che sta pensando alla possibilità di far pervenire libri nelle tendopoli degli sfollati in Abruzzo. Sarei molto interessata a contribuire e ad aiutare, bambini e adulti avranno bisogno di leggere (il governo si preoccupa delle televisioni, un vero chiodo fisso!), e l'Università dovrà anche pensare a ricostruire le sue biblioteche in fretta se non si vuol creare una situazione che ne faciliti ancor di più la chiusura. Cordialmente,
Cinzia Sicca Bursill-Hall

Libri per popolazioni dell'Abruzzo.
Gentile Signora, ho sentito il Suo appello per la raccolta di libri per le popolazioni colpite dal terremoto. Cortesemente, mi dia istruzioni per inviarLe dei bei libri in ottime condizioni. Resto in attesa di un Suo riscontro e La saluto cordialmente,
Danilo Rigato

Website
Da tempo la ammiro e la rispetto come scrittrice e come donna, per cui mi permetto di mandarle il link al mio website dove sono contenute poesie e tante altre inutilità...Con simpatia www.giovannirabito.com.au
Giovanni Rabito

Dacia Maraini in scena
Ringrazio Angela Matassa e Gioconda Marinelli per avermi voluta alla presentazione del loro libro sul teatro di Dacia Maraini. Sono onorata di aver prestato la mia voce al personaggio di Veronica. Il resoconto della serata è qui: http://www.distanzelab.it/news_una.php?idNews=146
Anna Petrazzuolo

Lettera agli abruzzesi sfortunati
Cara Dacia, sono una tra gli abruzzesi fortunati, solo emotivamente sconvolti dalla tragedia del sisma. Questa sera ho ascoltato al TG la tua lettera e alla fine ho applaudito con le lacrime agli occhi. Avrei voluto riascoltarla cento volte per catturare tutta l'energia e l'amore che le tue parole erano riuscite a mettere in circolo dentro di me. Nella confusa aridità dei nostri tempi, quasi mai siamo toccati dentro e in profondità. Spero di trovare, domani, sui quotidiani, il testo integrale della tua lettera che sento destinata anche a me. Ma se così non fosse, posso chiederti di farmelo avere? Sento il bisogno di tenerlo con me, come una cosa bella. Grazie.
Carla D'Aurelio
Cara Carla grazie per le sue parole. Vorrei mettere sul forum la lettera che ho scritto per il TG1 ma non so come si fa. Provo a incollarla qui sotto, vediamo se funziona. (la lettera è stata pubblicata nella parte superiore della pagina corrente)


Sono Ornello Boscolo, padre di Angela di anni 25, selezionata per un dottorato di ricerca ad Harvard, sua estimatrice e parla di lei sempre con grandissimo interesse per ciò che Lei scrittice rappresenta, come se fosse personaggio irraggiungibile. Io credo che Lei un po' lo sia, però credo che se potessi ad insaputa di Angela creare un occasionale incontro con Lei realizzerei il sogno di Angela. Noi abitiamo in provincia di Ferrara e se fosse di passaggio tra Bologna o Venezia, approfitterà per vederla magari per una sosta di colazione. Considero la cosa fortuita oltre che occasionale. Ringraziandola cordialmente La saluto,
Ornello Boscolo

Una biblioteca per i terremotati
Gentile signora Maraini, pochi minuti fa, al tg1, l'abbiamo sentita leggere una toccante lettera indirizzata ai terremotati d'Abruzzo. Ha parlato di un'iniziativa che abbiamo molto apprezzato, ossia quella di raccogliere libri per creare una biblioteca da campo. Noi abbiamo sempre trovato molta distrazione nella lettura e pensiamo dunque che un buon libro possa aiutare chiunque a staccare un po' dalla realtà, per quanto triste. E poi la cultura è il fondamento di ogni civiltà, e donarne un po' è sempre un gesto utile. Abbiamo fatto un giro in internet ma, non avendo trovato alcun riferimento alla sua iniziativa, abbiamo pensato di visitare il suo sito e di inviarle un messaggio per chiederle cosa sia necessario fare volendo partecipare spedendo volumi sul posto. In attesa di una sua risposta le auguriamo buon lavoro. Lucia e Alberto (Genova)
Lucia Tartaglia

Messaggio ai Terremotati di Abruzzo
Cara Dacia, molto carino è stato il tuo pensiero per i terremotati di Abruzzo è stata una bellissima lettera, mi sono molto commosso quando l'hai letta. Mi farebbe molto piacere conoscerti. Un caro saluto,
Stefano Begliuti

Mano
Ciao Dacia, ho imparato che per poter dire una qualunque cosa a un interlocutore bisognerebbe guardarlo negli occhi, per sapere di cosa si parla e a chi si parla. Ho capito anche che a volte, la mano migliore ci viene tesa nel buio, da chi spesso nemmeno conosciamo, non sempre il buio fa paura, a volte si trovano bellissime sorprese, credimi. E' proprio una mano che voglio tenderti, o più che una mano un sorriso, proprio come quello tuo, che scorgo attraverso la foto che guardo. Cosi il mio diventa semplicemente un modo per non perdere l'essenziale delle cose semplici e genuine. Perché in fondo il miglior autore è colui che sa aprire il cuore, ed il miglior lettore, colui che legge con il cuore. un tuo ammiratore...
Aldo

Gli scrittori chiamati a "sporcarsi le mani"
Sul Corriere della Sera di qualche giorno fa, Dacia Maraini in un articolo intitolato: "Gli scrittori chiamati a «sporcarsi le mani»", riferiva che i ragazzi delle scuole le chiedono continuamente perché gli scrittori non intervengano più spesso nei guai del Paese. Un quindicenne ha letto una lettera sul Corriere, di Attilio Doni, riguardo alla privatizzazione dell'acqua. Vorrei far sapere a Dacia Maraini, della quale non ho l'indirizzo elettronico, che quella mia lettera è stata pubblicata da diversi quotidiani. Sotto riporto il testo integrale con i rispettivi titoli e lo scambio di mail con Salvatore Carrubba del Sole 24 Ore. E mi piacerebbe anche informare quell'alunno quindicenne che Attilio Doni è lo pseudonimo dell'autore di tre libri, il quale continuamente si "sporca le mani" con centinaia di lettere pubblicate puntualmente dai giornali. A tal punto se le "sporca" d'essere stato costretto, al fine di intervenire nei "guai del Paese", a ricorrere a ben cinque collaboratori immaginari, uno dei quali è appunto Attilo Doni. Liberazione; Il Manifesto.it Lettere (E Filosofia); Corriere della Sera 24 marzo 2009; Il Sole 24 Ore 26 marzo A quando la privatizzazione dell’acqua? Un giorno sarà privatizzata anche l’aria? Risorse idriche gestite dai privati Qual è il prezzo dell’acqua Caro direttore, un miliardo e 200 milioni di persone non hanno accesso sufficiente alle fonti di acqua pulita e quasi altri due miliardi di esseri umani vivono senza servizi igienici. Si prevede che entro il 2030 metà del mondo resterà senza risorse idriche a causa dei cambiamenti climatici ma anche della rapida crescita demografica. Intanto il nostro Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti, che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica. Chissà che un giorno non si riuscirà a privatizzare l'aria che respiriamo? La tariffa sarà stabilita secondo la capacità dei polmoni di ciascuno. Un omone pagherà più di un omino. Per i bambini tariffa ridotta. Attilo Doni Genova Risposta (sbagliata) di Salvatore Carrubba: Il lettore non vuole pagare l’acqua perché la considera un diritto…Se si sposa l’idea che l’acqua non va “sprecata”, non c’è strada più efficace che responsabilizzare il consumatore attraverso il costo. Mia replica: Gentile direttore, mi pare che lei rispondendo a questa lettera, abbia fatto un po' di confusione. Io non ho assolutamente detto che non voglio pagare l'acqua, che del resto sto tranquillamente pagando, ma che non voglio pagarla a privati, che potrebbero fare speculazioni su un bisogno vitale delle persone. Un saluto cordiale Attilio Doni Risposta: Gentile dottor Doni, La ringrazio della precisazione. Come ha visto, la Sua lettera, assieme a quella della lettrice, è stata occasione per una considerazione sul tema delle tariffe. Si potrebbe fare un lungo discorso,a questo punto, se l'amministrazione pubblica si riveli più efficiente dei privati nella gestione del servizio idrico: la signora direbbe di no; e anche a me pare che molti acquedotti pubblici facciano davvero pena. Se me ne offre l'occasione, ci torniamo su. Intanto grazie, anche della cortese attenzione, coi migliori saluti, Salvatore Carrubba
Attilio Doni

Notizie su bagheria
Salve. Non so come avere notizie sulla città di Bagheria, in particolare sulle espropriazioni terriere, avvenute alla fine degli anni '60 proprio per la costruzione delle vie principali come la via Dante. Se volesse farmi avere informazioni precise, dato il legame affettivo con quel paese, ne sarei felice. GRAZIE
Anna Di Vita

Colazione al bar "Fortuna"
E' il titolo che ho in mente per il nostro romanzo. Il libro che abbiamo sempre sognato di leggere io, di scrivere tu. Lo scriverete tu con la collaborazione di: Alessandro Mucci, Michele Mucci, scrittori e poeti minori d'Abruzzo di uno dei 103 Comuni terremotati, e Tonino Ronci, professore abruzzese di spagnolo all'Università dell'Aquila che alle 3.23 era nella sua casa del centro storico dell'Aquila. Prezzo € 100, su prenotazione anticipata. Ti starai chiedendo: chi è questo pazzo? Mi chiamano "Il lupo", così sono conosciuto in tutto l'Abruzzo. In realtà mi chiamo Berardo e sono tale e quale a quel Berardo Viola di "Fontamare", abito a Catignano. I pavoni sono di nuovi impazziti, devo uscire da casa in fretta, chiudo. So che mi chiamerai. Buon lavoro.
Berardo di Giandomenico

Sordomuta nel contesto storico
Gentile Signora Maraini, Le scrivo per la seconda volta per due motivi. Prima di tutto vorrei ringraziarLa per la Sua disponibilità. Sto scrivendo una tesi di master sul Suo libro "La lunga vita di Marianna Ucria". Anzitutto, le propongo altre domande oltre a quelle a cui mi ha già risposto. Mia ricerca è avanzata e ho altre curiosità per Lei. Farò un paragone tra Lei e Giovanni Bianchi, noto politico, scrittore nel campo socio-politico e autore di "La sordomuta di Lemizzone, la memoria-storica-legale di Maria Tirelli Piacenza 1873". Il titolo: il processo di creare un personaggio sordomuto nel romanzo storico nei libri di Dacia Maraini e Giovanni Bianchi. Mi baserei sugli elementi esterni come autorità, lettore e ambientazione ed elementi interni come personaggi, meta, onto,public narrativi e il successo. In particolare, volevo chiederLe della realizzazione di un romanzo storico, la difficoltà di allontanarsi da un compito personale. Qualsiasi altro commento da Lei sarà preso gratamente.
Nicola Patricia Crowley

Salò
Gentile Dacia Maraini, da anni lavoro in teatro, tra l'altro ho avuto l'occasione di condividere con lei la messa in scena di "Un tagliatore di teste a Villa Borghese", e sto lavorando ad una messa in scena teatrale di "Salò" di Pasolini. Mi chiedevo se questa impresa fossa già stata tentata e se lei fosse a conoscenza di trattamenti scenici di questa opera di Pasolini. Mi sembra che l'atmosfera inerte che si respira nel nostro Paese abbia bisogno di violente sollecitazioni, ma io mi occupo solo di teatro... Grazie
Sara D'Agostin

Invito a Bagno di Romagna
Noto con dispiacere che da molto tempo la signora Dacia Maraini non risponde più, come un tempo, alle lettere dei suoi ammiratori. Sono sicura che sarà impossibilitata per i suoi sempre numerosi impegni di lavoro e viaggi all'estero, ma mi dispiace anche molto che non abbia potuto accettare il mio invito a Bagno di Romagna, neanche per il mese di settembre del corrente anno. La Signora Drugman che avevo contattato mi ha promesso di tenermi informata su eventuali altre date disponibili. Nell'attesa di un cortese riscontro saluto cordialmente.
Patty la testarda

Per proteggerti meglio, figlia mia
Il giorno 2 marzo 2009, a Gualdo Tadino, Perugia, ci siamo incontrate dopo la conclusione dell'incontro dibatto sull'ultimo libro con i ragazzi delle scuole. Ci siamo ripresentate io, Marri Valeria e Jessica Bruni, rispettivamente regista e attrice del testo "Per proteggerti meglio, figlia mia".Le abbiamo lasciato il DVD dello spettacolo-prova aperta. Volevamo sapere se lo aveva visto...
Valeria Marri

Un sogno che la storia farà realtà
“Ogni persona aveva un lavoro, a cui si doveva accedere compiuti i diciotto anni. Il tempo di lavoro era di due ore al giorno dal lunedì al venerdì. Si lavorava, quindi, dieci ore alla settimana. Due ore ancora della giornata erano dedite allo studio. Sempre dal lunedì al venerdì. La nuova società voleva persone, che raggiungessero le più alte vette della conoscenza e dava molta importanza ad essa, come fonte di sapere e di libertà. Dopo aver dedicato al lavoro e allo studio quattro ore totali della giornata, ognuno era libero di fare ciò che più gli piacesse.I lavori più alienanti e faticosi erano svolti da robot, impostati per assolvere i compiti loro assegnati… L’età lavorativa aveva termine a 50 anni per le donne e a 55 per gli uomini. Ogni cittadino era esonerato dal prestare lavoro e dal dedicarsi allo studio per sei settimane all’anno. In questo periodo di riposo poteva viaggiare, visitare ogni posto del mondo, soggiornare in ogni luogo, con la possibilità di usufruire di alloggi o dei centri alberghieri. La stessa cosa si poteva fare ogni giorno, svolti i compiti lavorativi e di studio, visto il livello di eccellenza dei trasporti, che permettevano, tramite i Celeste 120, aerei velocissimi, di raggiungere le località più lontane in pochissimo tempo. Il tipo di organizzazione economica e sociale permetteva poi di svolgere i propri compiti di lavoro e di studio in qualsiasi parte del mondo…Nella nuova società non c’era denaro. Non c’erano più merci da vendere o da comprare… La produzione era esclusivamente per il consumo, per soddisfare le necessità dei cittadini. L’essere umano e i suoi bisogni materiali e spirituali era stato messo al centro di ogni azione economica e sociale. Ogni persona doveva solo dare il suo contributo produttivo per ricevere tutto quello che a lei necessitava. D’altronde i beni prodotti erano di una tale quantità che ogni membro della società poteva usufruirne in abbondanza, anche oltre le necessità.” Sembra un sogno, ma è solo una società senza plusvalore e senza profitto, senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Già nella situazione attuale si produce più dei bisogni della popolazione mondiale, nonostante, in tantissimi casi, gl’impianti produttivi non siano utilizzati al massimo. In questi giorni i mass-media stanno terrorizzando le persone sugli effetti della recessione in alcune aree del mondo, ma proprio questa situazione mostra come l’attuale sistema sia contro l’essere umano, visto che pur potendo produrre beni per soddisfare pienamente i bisogni dell’umanità, si riduce la produzione perché il mercato non è in grado di comprare i beni prodotti. La miseria, la fame, l’annullamento di ogni dignità umana di chi si trova a dover cercare ogni giorno di sopravvivere non conta in alcun modo. In questo mondo conta solo il profitto! E’ inutile pensare di rifondare il capitalismo, come dicono alcuni. Questo sistema va solo superato! “ Non basta. Bisogna inventare qualcosa di nuovo. E’ ora di finirla di procedere attraverso aggiustamenti strutturali dell’economia, che premiano soltanto i ricchi e allargano il solco con i poveri. Bisogna mettersi in testa che il capitalismo finanziario, dominatore dell’economia negli ultimi 30 anni, è fallito. Non va rifondato, va cambiato” Cardinale Maradiaga, presidente della Caritas internazionale ed osservatore della Santa Sede alla Banca mondiale ed al Fondo monetario internazionale. Fonte Famiglia Cristiana E’ vero va cambiato, ma questo può avvenire solo se lo si supera e si buttano il mercato ed il profitto nella spazzatura della storia, come avverrà, e s’instaura una società nuova con al centro le persone ed i loro bisogni. (i post successivi sono stati inoltrati all'autrice)

Il dolce sapore del cielo
Nei cuori e nelle menti di molti esseri umani alberga la speranza ed il sogno di una vita serena, tranquilla, felice e di una società che superi la necessità dei bisogni materiali e spirituali. La speranza di una vita migliore in una dimensione sociale concretamente libera, eguale, fraterna ha storicamente scaldato tanti cuori ed appassionato tante menti. “Il dolce sapore del cielo”, terzo romanzo di Giuseppe Calocero, dopo “ Gli occhi oltre il cielo” ed “Il caldo respiro della speranza”, ci porta nel Mondo Nuovo. Il percorso sarà irto di ostacoli e di dure prove da superare, poiché il vecchio mondo non vuole cedere il suo dominio e lotterà con ogni mezzo per opporsi al nuovo corso storico. Ma l’umanità, ormai libera da falsi tabù, false superstizioni e falsi luoghi comuni e consapevole che sotto l’egida del “Guadagno” non ci potrà mai essere vera libertà, vera uguaglianza, vera fratellanza, non cadrà nelle trappole del “passato” e abbraccerà in modo convinto il “Futuro”. L’umanità vuole sognare e vuole godere della vita in tutto il suo splendore! E il sogno passa per il superamento di vecchi schemi socio-economici e l’affermazione di nuove frontiere che mettano al centro l’essere umano e la sua vita. “Il dolce sapore del cielo” è il sapore meraviglioso e straordinario di una vita nuova in un mondo nuovo! Il superamento di ogni bisogno, la conquista del cielo, sogno di ogni epoca umana era realtà. Coloro che avevano visto il passato ricordavano con terrore quell’epoca e la cancellavano subito dalla mente. Tanto era forte il crampo che prendeva lo stomaco! I nati nella nuova epoca, quando leggevano certi libri o vedevano certi film erano restii a credere che il mondo avesse visto realtà di quel tipo. Non osavano immaginare che esseri umani potessero utilizzare, come schiavi o finti liberi, altri esseri umani per avere dei miseri pezzi di carta o dei pezzi di materiale ferroso. Non osavano immaginare che tanta gente non avesse un lavoro, una casa; che tante persone non mangiassero abbastanza e altre morissero addirittura di fame; che i bambini morissero per mancanza di cibo. Non osavano immaginare che esseri umani uccidessero altri esseri umani per motivi futili e banali; che ci fossero le guerre; che si distruggessero con le bombe tesori millenari, testimoni della storia dell’umanità; che un liquido brutto e nero fosse così importante. Non osavano immaginare che donne e uomini vendessero il loro corpo e, a volte, anche la loro anima per apparire in televisione, sui giornali; che le persone non esprimessero quello che sentivano nei cuori, ma solo quello che conveniva ai loro interessi; che un organo, chiamato Stato, imponesse tasse e decidesse sulle scelte delle persone in tema di rapporti d’amore e di vita, decidesse il giusto e l’ingiusto; che si nascondesse la conoscenza e si diffondesse l’ignoranza; che un malato dovesse pagare per essere curato; che la scuola non insegnasse sapere, ma ideologie; che un laureato non trovasse occupazione; che non si lavorasse o si lavorasse a segmenti; che l’informazione fosse solo al servizio di chi godeva del guadagno e nascondesse la verità; che chi produceva era povero e chi non produceva era ricco; che si andasse in pensione ormai vecchi e, dopo una vita di lavoro, fosse dura tirare avanti; che non tutti avessero una casa e che le case fossero diverse da persona a persona; che chi praticasse lo sport non lo facesse per passione e piacere, ma per denaro; che la donna non fosse ritenuta pari all’uomo e vivesse una condizione, spesso, negativa; che si dovessero pagare i trasporti e che i mezzi fossero così carenti; che gli anziani fossero abbandonati al loro destino, perché, ormai, improduttivi. Non riuscivano ad immaginare che ci fossero le armi; che ci fossero gli eserciti, la polizia, le guardie varie; che ci fossero le banche, le assicurazioni. Non riuscivano ad immaginare una politica, fatta non per le esigenze comuni, ma per gl’interessi di comitati d’affare e, anche, di bande di criminali. Non riuscivano ad immaginare che la stragrande maggioranza della popolazione, che viveva in condizioni precarie, non si ribellasse e, anzi, prendesse a modello proprio coloro, che avevano interesse a tenerli in quella situazione di sottomissione. I figli della nuova epoca non osavano credere, studiando la storia dell’umanità, che potessero essere esistiti periodi così bui e tristi per l’umanità!" Da “Il dolce sapore del cielo” di Giuseppe Calocero

Campagna per amore
Dacia, abito al Sorbo. Ti ricordi di Campagnano? Quando giravi per il mercato intervistando le donne del posto, credo fosse su per giù 1973. Poi ti ho intervistato a Roma per una rubrica che avevo dall'Italia sulla Tribune de Génève, ho ancora l'intervista. Dicevi del "principe azzurro": un angelo dalle ali dorate da lasciare fuori dalla finestra. Senti, io ho fatto un libro si chiama "Campagna per amore", lo pubblica l'editrice Robin del Vascello, a luglio penso. Vedo che il tuo blog è davvero carico e chissà se mi dai retta. Forse ti diverte, chissà. Il massimo per me sarebbe che quando viene presentato (alla Bibli penso) dicessi qualcosa così per presentarlo. Nessuno assolutamente meglio di te, inutile dirti quanto io sia una tua strenua fan, altrimenti non mi azzarderei in questa giungla. Mi hanno detto che stai a Pescasseroli, chissà se ti posso incontrare. Ti saluto "affettivamente" e con la speranza dei pubblicisti che sognano vera scrittura.
Marina Patriarca

Eckhart Tolle
Volevo semplicemente chiederle cosa ne pen sa dei libri e della filosofia di vita di Eckhart Tolle e di una sua "seguace", Marina Borruso. Sono molto affascinata dai loro pensieri, ma gli esercizi che propongono non li ritengo di facile esecuzione e mi lasciano un po' smarrita. Con affetto,
Caterina Pitti

Facebook
Spero di non essere fuori luogo in questo forum...ma trattandosi di lei...dovevo in qualche modo informarla. Ho creato, con molto entusiasmo, la pagina del personaggio (si chiama cosi in quella community) di Dacia Maraini, con mio immenso piacere ho visto questo gruppo ampliarsi, moltiplicarsi fino a quota 645 fans. Volevo chiedere aiuto nella gestione della pagina.
Elisabetta Bleve

Storie di cani per una bambina
Cara Dacia, le tue storie sono molto belle e con parole comiche come "psicopompo". Però sono arrivata alla terza storia e non ho il coraggio di leggere la quarta perché nelle prime tre, soprattutto nelle prime due, ho sentito un dolore: "è morta Ginni, è morto Mulino e cani avvelenati dalle mani di persone crudeli". E' una tua scelta, ma te lo dico lo stesso: "Per favore nelle prossime storie per bambine, pensa alle bambine come me che non sopportano sentire o vedere morire un animale. Ciao e non ti dimenticare, sono una bambina di 9 anni e mezzo, un bacione.
Gabriella

Viva Isolina!
Buongiorno Dacia, sono molto felice di poter usufruire di questo spazio che lei mette a disposizione per comunicarle innanzitutto la mia ammirazione e gratitudine per la sua opera, che mi ha dato la possibilità di aprire una sorta dialogo intimo con le creature-personaggi dei suoi libri e giocoforza con me stessa. Il romanzo-documento con il quale ho intessuto il dialogo più intenso è stato Isolina. L'ho letto parecchi anni fa, ma nel tempo ha lavorato dentro di me, è diventato un modello autorevole di autoanalisi e a volte, senza che io me ne rendessi conto, ha pienamente sostenuto anche alcune mie scelte difficili. Oggi le scrivo perché penso sia arrivato il momento di comunicarle che ho molte idee che premono per uscire, per venire alla luce, ma non so esprimerle né attraverso la scrittura né attraverso dei gesti che mi diano soddisfazione. La cosa che mi viene più spesso in mente è creare una sceneggiatura. Vorrei parlare con Lei di questo, la base da cui partire è Isolina. Grazie.
Luana Marchiori

Poesia per me
Gentile Dacia, qualche anno fa una donna mi dedicò una poesia scritta da te a Magritte, una poesia di una tale bellezza che ogni volta che ci penso -anche se non ricordo con esattezza i versi- mi sento quasi trafiggere il cuore! Me la dedicò perché il mio soprannome è "cuoredipietra" e lei mi conosce bene. Ora io su internet non trovo un riferimento per quei versi, né riesco a capire in quale raccolta sono pubblicati. Quindi ho pensato di scrivere direttamente a te per chiederlo, così mi procuro il libro! Grazie molte cuoredipietra Ps. Mi scuso per aver usato il tu; non è per sfrontatezza, ma sopporto sempre meno l'uso del "lei" o del "voi" in italiano mi sembra un freddo separatore di persone
Maddalena

Maraini
Ultime éssai pour contacter mme maraini dacia, posséde aprés décés belle mére pasqualini alberte derniére descendante de maraini dino,photos des freres ainsi que nombreux documents depuis époque lugano et un certain arbre généalogique. mon plaisir serait que ces documents ne restent pas dans l'oubli aussi me contacter pour vous les faire parvenir. restant votre obligé.
Le Roux

Signora dal tenue turchese..essendone parte
Se è vero che gli occhi sono lo specchio dell'anima: lei è bugiarda. Come può quel turchese lo stesso di sempre a trasmettermi speranza? Siamo entrambi bugiardi.io Solo dopo i novant'anni mi resi conto che l'unico mio avere erano i ricordi. Cercai di pubblicarli, ma oramai erano diventati lo svago di regime, eravamo quasi tutti uguali. Se fossi stato io l'eletto o al meglio dei miei propri mezzi, forse forse. Il fatto vero è che nessuno ha più la carta: era diventa rara, o scarsa, insomma più non c'era. Sarà la crisi o il troppo, o altro: comunque resta il fatto che tutto si doveva trasmettere sopra le mura con le bombolette. Provate a immaginare voi un fiato dell'anima, "io x sempre ti amerò anche se stanco" scritto in corsivo, nero fuxia, metallizzato pallido, con due vocali in meno (ma sarà poi servito arrivare dove siamo?) Io sono morto mi pare quasi ieri, e lo consiglio a tutti amici e parenti, di cosa ci si inventa di grandioso e di meschino per restare vivi tra i presenti
DINO. anni forse 46

Un piccolo grazie
Cara Dacia, volevo ringraziarti per gli splendidi libri che scrivi e la meraviglia di cui mi hai fatto dono. Ti ho conosciuta attraverso le pagine di "La lunga vita di Marianna Ucrìa" quando avevo sedici anni e ho capito che la mia passione di raccontare storie non poteva essere solo un passatempo personale, che avrei dovuto tentare di farmi leggere. Ci ho messo otto anni, e sono ancora al principio. Il mio libro piace alle case editrici, sono io insoddisfatta dei contratti che mi vengono proposti, troppo miseri, ma forse aspettarsi di vivere scrivendo già al primo libro è un po' pretenzioso da parte mia. Comunque, visto che il mio cammino in qualche modo sta iniziando ho sentito il bisogno di ringraziarti, perché se ho capito quale strada volevo percorrere nella mia vita, lo devo a quel piccolo libro preso nella biblioteca della scuola: il tuo libro. GRAZIE.
Claudia

Romanzo
Le scrivo questa lettera per sapere se posso realizzare il mio sogno: quello di veder pubblicato il mio libro “La memoria del mio cuore”, scritto alla soglia dei sessant’anni, sessant’anni vissuti con una infanzia provata, un adolescenza sofferta ed una crescita competitiva e priva dell’amore di una mamma. Ho già scritto e mandato e-mail a varie case editrici che danno modo agli scrittori emergenti di veder pubblicata la loro opera ma il problema principale, per me, è non avere i fondi per finanziarmi da sola e questo fino ad adesso non è ancora successo e forse non succederà mai! Per questo Le chiedo se può aiutarmi in qualche modo, ci terrei così tanto...è un trascorso della mia vita spezzata da eventi molto significativi sulla mia persona. Non sono laureata né diplomata ma il mio racconto è molto bello, forse pecca di grammatica – ma la recensione può sistemare tutto, no? L’ho cominciato a scrivere in un altro momento difficile della mia vita chiedendomi: Dio mio, che altro mi dovrà succedere? Spero che venga accolta questa mia richiesta, prima o poi qualcuno lo farà, lo sento; non può rimanere chiuso in un cassetto questo scritto, di sole 65 pagine (formato A4) con tanto di foto, sapendo che potrebbe diventare un tascabile adorato da tutte le donne...e quante donne si potrebbero riconoscere in quei momenti. Comunque vada ringrazio con cortesia e porgo un caro saluto.
Clara Recine

Testamento morale di F. Maraini non occorre riscriverlo...
... in quanto (se non sbaglio) è qui http://www.freebudo.com/articoli/poesie%20e%20immagini/maraini/fosco%20maraini.htm Nel tanto ci sta anche il poco, per cui ritrascrivo; Vorrei aggiungere una nota; quando il Maraini rifletteva, intuiva e scriveva la critica neotestamentaria non era ancora al livello cui è giunta adesso; due-tre testi sono fondamentali per aggiornare il discorso, conoscere la religione cattolica e la pretesa della "rivelazione": La vita di Gesù, autore Craveri ormai esaurito e non più ristampato; un riassunto di quel libro è il più recente "un uomo chiamato Gesù" demetra Marcello craveri; più recente "Perchè non possiamo essere cristiani ecc. di Odifreddi, presente anche su Emule. Passo al testo: Curteis est Deus ki tut cria/ Qui tut guverne e tuit fet a Lettera al prete Gianni, versione anglo-normanna di Reanz d’Aundrel (sec.XIII) Cari Amici, Sono desolato di costringervi ad un raduno così insipido e squallido, com’è sempre un funerale laico…Sarebbe stato indubbiamente bello ritrovarsi tra canti, incensi musiche e fiori, sotto alte e storiche navate della nostra cara Firenze! Lo so, lo so… Ma purtroppo un minimo di coerenza me l’ha impedito. Ecco, mi chiederete, dove stai? In quale posizione spirituale ti sei sentito di lasciare il pianeta, per l’enigmatico viaggio che tutti ci attende? Vi dirò che un momento fortemente determinante della vita è stato il soggiorno di parecchi mesi a Gerusalemme, durante gli anni 1965 e 1966, quando la casa Harcourt Brace di New York mi commise un testo sulla famosa città, centro delle tre maggiori religioni: il libro uscì poi nel 1969 col titolo “Jerusalem, Rock of Ages”. La visita alla città fu anche occasione di una lettura ponderata e attenta sia della Bibbia (Vecchio e Nuovo Testamento) sia del Corano (nell’ottima edizione dell’amico Alessandro Bausai). Tra i miei libri chi vorrà potrà trovarvi “le Bible de Jerusalem” (mi capitò in Francese…) ed il Corano, pesantemente sottolineati…Queste esperienze riportarono in primo piano il problema delle Rivelazioni. Se esaminiamo con animo veramente libero, diciamo con la prospettiva CITLUVIT (“Cittadino Luna Visita Istruzione Pianeta Terra”) il problema delle Rivelazioni, ci accorgiamo subito che esse non si limitano alle tre più famose e che si irraggiano in qualche modo da Gerusalemme. Occorre allargare l’orizzonte anche al pensiero di Zoroastro, e senz’altro ai Rishi dell’Induismo. E perché trascurare il Buddismo? La Saddharma Pundarika non è anch’essa una “Rivelazione”? Proseguendo l’indagine si viene a scoprire che, nel panorama delle religioni, le Rivelazioni sono moltissime: si va da quella dei Mormoni a quella dei Bahai, dai messaggi del Cao-Dai Vietnamita alle scritture del Tenri-Kyo Giapponese. Un piccolo dizionario delle Religioni della Garzanti, ne elenca, mi pare, ben 38! Di fronte a questa falange di Rivelazioni ci si chiede: Gentile Signore Iddio, quale è il tuo vero, autentico messaggio? Non starai giocando con l’uomo? Quali sono le garanzie che una Rivelazione sia autentica e l’altra no? Dinanzi a questo problema, che mi s’è posto in termini di particolare evidenza, data l’esperienza personale di viaggi e la familiarità con più civiltà lontane tra di loro, ho optato per la Rivelazione Perenne; cioè il regime religioso in cui Dio parla, per chi vuole ascoltarlo, non attraverso messaggi singolari concessi in punti particolari dello spazio ed in momenti particolari del tempo (Rivelazione Puntuale), bensì sempre ed ovunque, nella natura e nella vita umana intorno a noi. Tutto si presenta come Rivelazione, basta sentirla, vederla, leggerla. Direte: questo va bene per il bello, per il sublime, per la neve sui rami degli alberi nel sole dell’alba, per le onde del mare che si frangono sulle rocce al chiaro di luna, per il vento tra le fronde nella foresta, ma è rivelazione anche il brutto, il male, l’orrore…? La risposta inevitabile è si. In un certo senso il male è più rivelatore degli ovvi bene e bello, in quanto è più misterioso. “Dio, chi sei, se permetti la morte, le sofferenze di questi bambini?” Più il mistero si fa grande e terribile, più invita a sentimenti aperti all’angoscia, feriti dagli orrori.In questa ottica Gesù resta sempre un grandissimo uomo, con Mosè e Muhammad, nonché col Buddha e con Lao-Tsu, ma non lo chiamerei “Figlio di Dio” (forse ingegnosa, geniale invenzione di San Paolo?). Nella Rivelazione Perenne ho trovato grande pace e serenità. Dirò che la Rivelazione Perenne mi sembra nettamente superiore alla Rivelazione Puntuale per svariate ragioni. Si è esercitata sempre, da quando i primi uomini hanno cominciato a rivolgere gli occhi al cielo con ansia o con gratitudine, con speranze o col senso del mistero. Non sussiste il fatto strano, incomprensibile, di un’umanità ante-Rivelazione, , di gente antica pagane, di selvaggi e irredenti, e simili, con l’apparizione della salvezza ad un momento così tardo della storia umana. In regime di Rivelazione Perenne anche gli uomini di Neanderthal sono nostri stretti, cari fratelli in ispirito, come lo sono quelli di epoche ancora più remote.La Rivelazione Perenne esclude la possibilità di recrudescenze fondamentaliste, per cui i credenti in una data Rivelazione finiscono col desiderare l’eliminazione fisica dei credenti in altre, diverse dalla loro. Questa mostruosa possibilità si è avverata molte volte in passato – basti pensare alle Crociate, alle stragi dovute alla conquista delle Americhe, alle guerre di religione in Europa ed in ogni continente-, si potrebbero citare tesi a centinaia: bastano due per tanti. Scriveva il padre Francesco Paniragola(1548-1594) nelle sue Lezioni sopra i Dogmi (Ferrara 1585):” Quando il Signore ti farà la grazia che tu vinca genti infedeli, non perdonar loro,ma ammazzali”.E talvolta perfino i gentili Buddisti riuscivano a rigirare le loro concezioni sulla reincarnazione in modo preoccupante. Afferma il Jaschky nel suo Tibetan Dictionary (P.123) che:” according to Tibetan belief it is an act of mercy to kill an enemy of a Buddhist faith and thus prevent him from accumulating more sin”… L’ecumenismo resterà sempre parola o vuota, o ipocrita, se ciascuno rimane inserito, assiso con la cintura di sicurezza, nella propria Rivelazione. Solo la Rivelazione Perenne, collegata alla Natura e non alla Storia, può condurre verso una profonda e sentita unificazione spirituale fra gli esser umani.In regime di Rivelazione Perenne viene radicalmente superato ogni possibile dissidio tra religione e scienze, sia umane che della natura. La scienza diviene anzi “lo studio della Rivelazione Perenne”: si trasforma in opera di religione, in collaborazione coi mirabili piani occulti di Dio.La Rivelazione Perenne unifica in un sol fascio tutti gli esseri umani, dal più vile dal più vile nativo dell’isola più remota, ai massimi luminari del sapere, nei centri più prestigiosi delle civiltà più avanzate.Ancora una volta, cari Amici, perdonatemi per non avervi fornito un addio più festoso e meglio consacrato dalle tradizioni, ma spero che adesso mi comprenderete. Fosco Ultima osservazione, peraltro trascurabile ; ho la sensazione (ma potrei incorrere in grave "misunderstandment", né sono sufficientemente dotto in materia) che la filosofia religiosa che più si avvicini a queste riflessioni sia quella del Tao; in essa la rivelazione è alla portata di tutti, "anche del più vile nativo" ; il Maestro non spiega, non impone, non giudica: indirizza, affinché ciascuno trovi la sua propria strada, cioè la sua propria "rivelazione". Un cordiale saluto.
joe bass


Cara Dacia! Spero di riuscire ad essere a Los Angeles alla tua presentazione. Saluti,
Giorgio

Importante
Ciao carissima, mi piacerebbe tanto che tu leggessi il mio primo romanzo....se ne hai piacere contattatami aspetterò con ansia tue notizie...
Monia

Francesco
"Mi piace che i miei lettori sul Forum mi parlino di libri letti e amati. Grazie." Così Lei scrisse in un post del 2002. Beh, a me piace leggere e far conoscere non un libro, ma un'inesauribile fonte di saggi, interviste, articoli ad opera di un grande scrittore, sconosciuto ai più, in quanto l'opera Sua è dispersa in mille rivoli e rivoletti, in un libro, in un altro, su quella rivista, su quel quotidiano... come Tomasi, poco ebbe a che vedere con Premi Letterari. Che bello se qualcuno proponesse un'antologia di questi preziosi cammei! Sopratutto i più recenti, scritti per una enciclopedia, la cui fruizione, anche via internet, dovrebbe essere pubblica (no copyright), essendo stata pagata con Fondi Pubblici...Mi riferisco a Francesco Alliata. Et vero Ipse maluit superior esse quam videri...
joe bass

Proposta
Cara Dacia, sono una tua lettrice affezionata, ma in questo momento ti scrivo anche come socia di un centro culturale femminile, neonato, che ha proposto alle donne del suo paese (Orte) un concorso artistico (la donna ad Orte oggi). Mi rendo conto che è una richiesta poco realistica, però la faccio ugualmente. Ci piacerebbe averti come presidente della giuria che assegnerà il premio. Grazie, comunque, per l'attenzione.
Rita Squarcetti

''Sulla mafia''
Ero da Feltrinelli: veramente bello l'incontro come comunicazione del sistema-criminalità per eccellenza. Come ha detto la vedova Fortugno, manca la volontà di sconfiggerla (data la sua radice più che centenaria). Complimenti all'attrice per la lettura e a Violante per la chiarezza nel descrivere alcuni aspetti storici durante il suo incarico all'antimafia. Complimenti finali per il suo scritto, da dietro le colonne dove mi trovavo andava a ruba. Alla prossima con simpatia e cordialità. P.S. Volevo presentarmi a Lei, così sa chi sono, ma tra firme e dediche varie ho preferito fermarmi al pianoforte ad osservare.
Maurizio

Grazie
Cara Dacia, ero ieri all'incontro che si è svolto da Feltrinelli per la presentazione del suo nuovo libro "Sulla mafia" e volevo ringraziarla per il coraggio che ha avuto nel portare all'attenzione di tutti un problema mai risolto che noi siciliani sentiamo ancora di più. Credo che sia fondamentale per tutti ascoltare la voce di una scrittrice e intellettuale "donna" che non ha paura di ricordare e far ricordare agli altri cosa significhi avere una coscienza civile.
Elena

Rebecca
Carissima Poetessa, resta vivido in me il ricordo di un pomeriggio a Ostia lido di quasi 16 anni fa, quando l'incontrai presso l'Anco Marzio (mio Liceo). Fu il giorno in cui Lei presentò a noi studenti La sua Giovanna D'arco e quel giorno consolidò il mio amore per la Poesia. Ora so quale conforto e momento sintetico sia il poetare quale atto di profonda religione ci conduce a capire la nostra via nella vita. Ora in questo momento i sensi miei si aprono e scopro nuovi momenti di conoscenza. La ringrazio Poetessa. Sarebbe bello rincontrarle e parlare. Ora intanto la ringrazio per le sue parole di 16 anni fa.
Rebecca Vassallo

Dialogo di una prostituta con un suo cliente
Ciao dacia, la mia ragazza sta scrivendo la tesi sulla prostituzione, e come punto di riferimento ha preso il vostro libro dialogo di una prostituta con un suo cliente, e sapendo che fu rappresentato in un teatro a Roma, avrebbe il piacere se ti è possibile, ti dò del tu, perché una scrittrice entra in casa di chi acquista i tuoi libri, e diviene un amica confidente. Lei gradirebbe avere una copia della locandina che rappresentò la tua opera e eventuali recensioni in merito. So che sarai disponibile in questo e ti ringrazio a priori. Ti abbraccio,
Giuseppe

Emergenza giustizia
Ho sentito alla radio la Sua affermazione "In Italia vi è un gran bisogno di giustizia". Mi fa piacere che vi siano altri che, come me, sentono questo impellente e urgente bisogno e che, come Lei, provengono dal mondo della cultura. Il problema è come arrivare a soddisfare questo che, ormai, è divenuto il più grosso problema nazionale. Probabilmente l'unica strada possibile è quella di raccontare le proprie esperienze per vedere che cosa non ha funzionato, anche alla luce della nostra normativa e, soprattutto, in base ai precetti della Costituzione che, guarda caso, viene sempre tirata in ballo quando si toccano i privilegi di alcuni. Gradirei una Sua risposta,
Domenico Menchi


Signora Maraini, da tempo covo il desiderio di scriverle per raccontarle il mio "martirio" come se fosse uscito dalla penna del compianto e grande Sciascia, non perché fosse scritto con arte, ma per la sua genuinità semplice che coinvolgeva quelli come me di poca cultura. Gentilissima Signora, non me ne voglia ma da siciliano, come non essere coinvolto da quelle "creature", così come le chiamava il loro Autore? Ma dicevo il "martirio"... la mia storia comincia nella BELLA Sicilia dove all'età di dodici anni, in modo rocambolesco, ho conosciuto il famoso Bandito Giuliano. Crescendo mi sono imbattuto in un "pezzo da novanta" che ha rovinato la mia esistenza. Oggi a settanta anni suonati, mi guardo indietro per vedere solo macerie. E' impossibile raccontare ancora questa lunga storia ma desidererei farlo di presenza. Spero vivamente che lei prenda in considerazione la mia proposta e sono certo che non se ne pentirà. Grato sin da ora, gradisca distinti saluti.
Lembo Giuseppe

Non so
Sono contenta di essere riuscita a capire come contattarla. Da poco mi cimento con il PC e da poco mi cimento con la scrittura. Sono in pensione da cinque anni e ne ho sessantaquattro: fase complicata, più dell'adolescenza e di quelle dell'impegno ad affermarsi. Ora l'affermazione è avvenuta ma sembra che tutto traballi: il proprio ruolo sociale, quello di madre, di moglie, la vita, la morte sempre più vicina. Sono diventata lamentosa e me ne vergogno. Lo scrivere è stata una scoperta, ma ho paura di scoprirmi troppo e poi che non abbia alcun senso. Ho iniziato un corso di scrittura creativa perché volevo capire come potesse funzionare su una come me che non aveva mai scritto un verso. Appena son rientrata a casa, alla prima lezione, mi sono seduta al PC e ho scritto una storia. Quando avrò imparato ad allegarla, lo farò. Penso che le mie sensazioni siano comuni a molte e sarebbe bello trovare il mezzo di accomunarle perché le fragilità di ognuna di noi diventi forza comune.La saluto e mi scusi,
Mariantonietta


Cara Dacia, volevo ringraziarla a nome di tutti. Non ho avuto il piacere di colloquiare con molti scrittori. Uno di questi - che ricordo con nostalgia - era Francesco Biamonti, un grande. Di un altro - o altra - non farò il nome perché voglio raccontare un aneddoto. Durante un breve incontro mi raccontò con passione coinvolgente i suoi esordi, e come era riuscito - o riuscita - ad arrivare finalmente a pubblicare un libro. Una bella e vera storia a lieto fine. In quel momento però aprì un cassetto <Oddio! Tutti questi manoscritti, di questa gente che...> Non ricordo le parole precise, ma ricordo perfettamente il senso. Lo commuovevano i suoi sforzi per mettere al mondo un libro, molto meno quelli degli altri. Ora, penso che tutti capiscano che nessuno scrittore incolpevole e sano di mente può o deve infliggersi la lettura di manoscritti altrui per tutta la vita. Però Lei è gentile e disponibile, e di questo volevo ringraziarla.
Laura

Il treno dell'ultima notte, inesattezza storica
EGREGIA SIGNORA MARAINI, NEL LEGGERE IL SUO LIBRO "IL TRENO DELL'ULTIMA NOTTE" A PAG. 231 HO RISCONTRATO UN'INESATTEZZA STORICA IN QUANTO LE FORZE ARMATE TEDESCHE SONO ARRIVATE NEI PRESSI DI MOSCA IL 27 NOVEMBRE DEL 1941 IMPIEGANDO QUINDI CINQUE MESI DALL'INIZIO DELL'OPERAZIONE "BARBAROSSA" E NON 13 GIORNI COME DICE HANS SPIEGANDO GLI AVVENIMENTI AD AMARA. DISTINTI SALUTI.
Corrado Corradi

Materiale per tesi
Gent.ma Dacia Maraini, sono una laureanda in scienze dell'educazione e formazione, sto svolgendo una tesi sulla sua rappresentazione teatrale "Dialogo di una prostituta con un suo cliente" e ho difficoltà a trovare la locandina e le recensioni della prima e unica rappresentazione svolta in Italia, a Roma. Le chiedo gentilmente se potesse consigliarmi dove trovare questo materiale. In attesa di una sua risposta, la saluto cordialmente.
Anna Pia

Paola io ti racconto.
...In quel momento non sapevo se ridere o iniziare silenziosamente a piangere, ero seduta su un gradino di una vecchia casa abbandonata come me, mi sentivo vuota, completamente vuota. Una sola domanda mi sfiorò la mente perché proprio a me. A 40 anni lottare per rimanere in vita contro un grave tumore e vedersi passare il proprio uomo con un altra donna abbracciati per strada e vederli ridere mentre la mia vita è ormai una stanza invasa dalla nebbia. Ero gelosa e amareggiata del fatto che lui era sì con un altra, ma che soprattutto mi aveva lasciata sola quel giorno da sola dicendomi una scusa, sola nel mio dolore. Dopo dieci anni di stare insieme dove era l'errore...Non ho nessuno vicino adesso, ho solo me stessa. Non ho avuto figli perché Carlo a causa del suo continuo viaggiare non poteva permettersi di fare il padre. Ho rinunciato per amore ed ho perso per amore..." Come scrivo? Mi dà un consiglio? Grazie.
Angy

Grazie
Ho partecipato all'incontro promosso ieri (21 marzo 2009) dalla carissima e bravissima Giustina Laurenzi all'Augusteo di Salerno. Ho apprezzato molto lo spettacolo "i passi affrettati", ma soprattutto ho colto nella bella e ricca conversazione successiva uno spessore importante per equilibrio e correttezza e per le indicazioni forti sulla centralità dei valori, anche in termini di pluralismo, di rispetto per la persona (davvero libera se nessuno finalmente potrà più pretendere di amare "possedendo"!), di scelta autentica e rigorosa dello stato laico (che per essere effettivamente laico non potrà tuttavia nemmeno fare dell' "ateismo" una "religione di stato"). Insomma la sua corretta e pacata impostazione della bella conversazione mi ha addirittura emozionato. GRAZIE!
antonio bottiglieri


Cara Dacia, sono Ada e mi piacerebbe raccontarle una storia vissuta quando avevo 14-15 anni. Il mio primo amore vissuto tra i banchi di scuola, la dolcezza di quegli anni e l'amarezza della scoperta dell'omosessualità del mio fidanzato. Il mio sogno sarebbe che una penna sensibile e brava come la sua racconti questo amore che ha segnato la mia vita. Baci,
Ada Cerrone

Il treno dell'ultimo viaggio
Il suo libro è bellissimo, emozionante da leggere tutto d'un fiato conservando le ultime 30 pagine per quando sarò pronta a lasciare amara...grazie!

Grazie per l'attenzione, con immediata stima
Gentile Dacia, sono Antonia Dininno, 48 anni. Ho avuto il piacere di stringerle la mano stasera, 21 marzo 2009, al Teatro Augusteo di Salerno. Coltivo una passione che mi emoziona, la scrittura. Posso rubarle qualche istante? Le trascrivo l'incipit dell'incipit di un mio romanzo inedito (storia di una donna di 45 anni, ambientazione contemporanea). "Domenica mattina. Tutto fermo.Questo è il momento più doloroso, ma posso farcela. Mi vesto con cura, perché è quello che ci vuole. La strada, a quest'ora, è disabitata. Come me, a quest'ora e per tutto il resto del tempo. Parcheggio facile. Il fioraio, sa già. "Le solite orchidee, tre più tre, grazie." Il cancello mi aspetta, in silenzio. L'ascensore si apre e si richiude, con uno stridio sottile. L'acciaio opaco mi riflette vagamente sui quattro lati, come uno specchio che non c'è. Il piano è unico e infinito. La porta si riapre e io vado da mio fratello, prima, da mio padre, poi. Pochi minuti e sono via..."
Antonia Dininno

Invito in libreria
Gentile Dacia, il mio nome è Flavia è mi occupo degli eventi culturali alla libreria Rinascita di Roma (non quella, ahimè chiusa, di Botteghe Oscure) ma la seconda sede che si trova vicino al quartiere Pigneto. Aprire una libreria in una zona non proprio centrale si può considerare una sfida difficile, ma ci siamo impegnati per portarla al livello di quelle più frequentate, anche dal punto di vista della qualità degli incontri che proponiamo. Molti hanno creduto in noi, fra cui Erri De Luca, Gianrico Carofiglio, Lidia Ravera, Corrado Augias e Ascanio Celestini, sfatando il mito che in "periferia" ci sia meno interesse riguardo la letteratura o la cultura in genere. Da noi ha presentato la casa editrice anche il gruppo Giulio Perrone più di 2 anni fa. E proprio in questi giorni ho parlato con loro perché ci farebbe enorme piacere se venisse da noi a presentare il suo libro "Sulla mafia". Mi fa piacere invitarla personalmente, sperando che accetti. La saluto,
Flavia Castelli

Vivo
vivo di pure emozioni/ vivo col fiato sulla gola/ vivo con un mondo che scompare/ vivo in una città che non vuol combattere/ vivo coi sogni/ vivo gli incubi di uno sgombero/ vivo in una città che ignora la gente dei centri sociali/ vivo nella indifferenza// vivo di pure emozioni/ vivo con la danza dei poveri/ vivo con il dolore di chi perde il lavoro/ vivo col tuo bacio sulla bocca// vivo le botte/ vivo le false dichiarazioni/ vivo il cercare una non violenza// vivo di emozioni/ vivo di amici nuovi/ vivo della talpa e l'orologio/ vivo dei nomi// vivo nel diritto di dire no/ vivo nella democrazia/ vivo nel diritto di esistere/ vivo by socio arci camalli arci guernica
Guido Guglielmi
Caro Guido, lei ha il senso del ritmo ma è un poco sciatto nella scelta delle parole. Per una poesia basata sulla musica come la sua, le parole devono essere assolute, non buttate lì a caso. Abbia più pazienza e lavori sulla scelta delle parole con pazienza e passione. Auguri da Dacia m

AEIOU
cara Dacia, ancora grazie per i suoi consigli. In riferimento al suo commento sulla mia poesia "AEIUO" (C'è molta violenza contro il genere femminile, come mai?), voglio sottolineare che la poesia non è pensata per il genere femminile ma proprio alla concezione che ho della poesia, come forma di comunicazione. Eccone un' altra: pussy ho freddo/ vedi/ le mie gambe tremano/ disperate cercano l'ebbro diluito.// hanno perso sicurezza/ e/ addomesticate/ continuano/ a/ pestare/ acini di uva marcia. Con affetto,
Giusi Samo

Donne che amano troppo
Carissima Dacia Maraini, sono rimasta davvero colpita dal modo in cui ha scritto il libro delle donne che amano troppo...ho 21 anni e sento che sto vivendo una storia simile...non ho ancora terminato il libro ma mi sento già di dirle che so che mi sarà molto utile per prendere una decisione...sono fidanzata da 6 anni e il mio è un amore malato... spero che presto ne verro fuori in qualche modo...sto davvero male all'idea di lasciarlo...continuerò a leggere il libro...grazie mille per i buoni consigli che ha dato...un bacione,
Chiara

Saluti
Buongiorno signora Maraini, mi chiamo Giacomo, vivo in Ghana ma sono di Biella. Congratulazioni per il suo libro "Sulla Mafia". Ho scritto anch'io un libro sul tema mafioso, e come suo padre sono appassionato di Tibet, Giappone e di Oriente in generale. Le faccio i miei migliori auguri, prenderò il suo libro e spero che leggerà il mio quando lo pubblicherò...
Giacomo

Poesie da Catania
Oggi sono venuto a sentirla all'Università di Catania, la stimo molto. Mi chiamo Pierangelo e sono un giovane ricercatore precario catanese di Scienze Politiche, ho 27 anni e le parole che lei ha detto mi hanno toccato, soprattutto sul tema dell'amore come cura e costruzione e anche del fatto che lei stima gli esordienti o coloro che con molta difficoltà scrivono e non riescono a pubblicare. Io scrivo Poesia, ed ho un carattere particolare, vorrei farle leggere la prima trilogia che ho scritto e finito da poco, sono tre libri di circa una quarantina di poesie l'uno, e avere un suo giudizio per capire se vale la pena farne qualcosa, pubblicarle. Finisco qua, non vorrei abusare della sua gentilezza, ma oggi nella Facoltà di Lettere a Catania le sue parole mi hanno dato coraggio, e per questo le ho scritto.
Pierangelo Spadaro

Ti cerco da tanto
Finalmente riesco a trovare il modo per scriverti...vorrei spedirti il mio primo romanzo! che ne pensi? mi piacerebbe molto, ti prego aspetto tue notizie... Grazie
Monia

Giolì
Ho pubblicato un libro di racconti. Il primo si intitola Giolì e narra di: "Luca, professionista affermato e sempre curioso di cose inconsuete, si era trovato quel giorno a rovistare cassetti per rintracciare un nome che in mente rullava da quando aveva curato una paziente dal nome Norina. Un nome inconsueto negli ultimi spazi del '900, ma frequente a sentirsi nel decennio oltre gli anni dell’ultima guerra. Un nome che in memoria Luca metteva a confronto con altre voci, altri suoni sempre più cari, via via che il ricordo si faceva più vero. ….Giolì….Giolì…. era un tintinnio di suoni più incalzante fra quelli ricercati e trovati: una fanciulla bionda, delicata nell’azzurro degli occhi su di lui accarezzanti ed in parole ridenti che…allora…lo sorprendevano a sorridere e a sentire dentro flussi di piacevoli formicolii… Con lei, or che la prima giovinezza sbocciava, se ne andava in segreto, nei viottoli della campagna oltre il paese, tracciati all’interno di pergolati di viti, o di peschi, o di susini, e con quell’innocenza di modi che il primo innamoramento consentiva in tempi in cui il consumismo di tutto, anche dei corpi, non aveva ancora fatto sentire le sue ali funeste. La felicità degli incontri, attesa con salutare e provvido differimento del piacere in ogni giorno di scuola, per condivisi doveri da assolvere, veniva ad esplodere nel sabato pomeriggio e nelle domeniche: in quegli spazi, le ore si riempivano di tempi più lunghi e le fresche parole d’amore sussurrate da Giolì, abbozzate da Luca e i primi timidi baci, dal sapore di rose e violette, si mescolavano alle struggenti note delle fisarmoniche, quando seduti sul poggio di uno dei viottoli che portava alla Chiesa, avevano alla spalle la collina vicina, ove era la pista da ballo. Erano suoni e musiche che lui, più tardi, avrebbe recuperato, raccolti in musicassette, ascoltate in autoradio durante i suoi numerosi viaggi: Carnevale di Venezia, Chiribibi, Gelosia, Tango delle rose, Sul bel Danubio blù, Onde del Danubio, Valzer di mezzanotte, la Cumparsita, Tango del mare, i Pattinatori, la Palma, Espana, Speranze perdute, Violino tzigano, la Vedova allegra. I giovani di allora,tra il '50 e il '60, ballavano all’aperto, appena sbocciata la primavera, mescolati a chi giovane non era più, ma aveva ancora voci suadenti nel cuore, e la loro danza, ritmata nei tempi delle fisarmoniche, era gioia dei corpi e ali per gli affetti. E quando il sole annunciava la sera, Giolì pregava Luca di riaccompagnarla a casa: “è tardi..devo tornare a casa..mio padre mi aspetta…” ripeteva con una ansia sconosciuta, più tardi, ai giovani dagli anni ’60 in poi, progressivamente disabituati a misurarsi con la poesia dei tramonti per divenire folla delle notti illuminate dai neon . E, andando per via gli stringeva la mano...si alzava al suo viso baciandolo e mormorando “ ti amo…ora…domani…sempre..”. Luca accarezzava con gli occhi, le mani, le labbra, della sua dolce Giolì fiducioso di una permanenza non effimera entro di sé del vincolo con lei... E sul finir di un’estate del 1963, quando ancora le lucciole timidamente lampeggiavano sul prato profumato di verbena, Giolì si abbandonò a Luca donandogli, petalo dopo petalo, la rosa verginale di tutto il suo amore. Una settimana, un mese…di intensa passione…alla luce pura, splendente, di un innamoramento fra due giovani…tutti immersi in un tempo senza tempo... Ma…in un giorno di autunno avanzato, pieno di colori e di foglie volanti sullo scherzo del vento, Luca aspettò a lungo la sua amata Giolì. L’indomani venne a sapere che il padre di Giolì, un funzionario della prefettura, era stato trasferito e tutta la famiglia lo aveva seguito. L’ira lo prese e giorni sconvolti sembrarono spezzare il circuito amoroso e vincente dei giorni d’estate. Si arrovellava e si chiedeva angosciato perché...lei…non gli aveva annunciato quella partenza…perché non lo aveva cercato…per salutarlo..per baciarlo ancora una volta...per dirgli un…arrivederci… L’orgoglio giovanile lo indusse al silenzio… per mesi e mesi …poi la rivincita dell’amore lo portò a conoscere la forza della nostalgia ..ove si tuffò con tutto il romanticismo dei suoi anni.
Paolo Brondi

Autobiografia di don Angelo Margiaria
Gent.ma sig. Maraini, sono la prof.sa Elena Rolando del Liceo Classico "Govone" di Alba, che sabato mattina le ha letto alcuni passi tratti dall'opera del mio prozio sacerdote prof. don Angelo Margiaria, internato con lei nel campo di concentramento in Giappone. Le avevo promesso di ricercare l'opera, che non essendo più in commercio, non si trova né alla SEI a Roma, né a Torino. Tuttavia, indagando tra i miei parenti, avrei trovato un'anziana zia che, colpita e commossa dalla strana coincidenza e dalla vicenda, è disposta a regalargliene una copia. Tra l'altro, leggendo meglio le pagine scritte dal sacerdote nel 1967 e confrontandole con quanto raccontato da suo padre in "Case, amori, universi" del 1999 si notano moltissime somiglianze, seppur con diversi dettagli e punti di vista ovviamente differenti: sono davvero racconti toccanti e molto drammatici e il confronto è veramente interessante. Per esempio, mio zio racconta il triste episodio della fine della capretta cui lei era tanto affezionata, sacrificata per un pasto decente al momento della vostra liberazione, mentre mi pare che suo padre, che pure parlava dell'animale, in "Case..." non avesse fatto cenno alla sua fine, di cui lei ci ha parlato con dispiacere proprio sabato. Ora, mi piacerebbe tanto poterle portare di persona la copia del libro, se lei è disponibile e se non la disturbo troppo. Per esempio potrei venire a Roma con una mia collega durante le vacanze di Pasqua, sempre che lei in quei giorni sia a casa. Sono molto emozionata di avere questo contatto con lei, perché fin da adolescente ho letto le sue opere e ammirato la sua vita in difesa dei diritti civili e non immaginavo che un pezzo della storia della mia famiglia si potesse intrecciare con la sua.
Elena Rolando

Salve
Salve, mi chiamo Angela Cosentino, sono una ragazza napoletana di 23 anni. Non la conosco personalmente eppure moltissime volte ci siamo incrociate passeggiando tra le stradine di Pescasseroli. Le scrivo per chiederle se può leggere il mio libro e magari valutarlo. La ringrazio e spero di risentirla presto. Un forte abbraccio,
Angela Cosentino

La Roccella degli Alliata
Gent.ma Dacia Le ho scritto qualche giorno fa, ma oso scriverLe ancora perché nel frattempo ho avuto una splendida notizia. Per celebrare degnamente l'acquisto del Castello da parte del Comune di Campofelice di Roccella, per la prima volta verrà organizzata una rievocazione storica con relativo corteo, e gli organizzatori dell'evento mi hanno chiesto dei suggerimenti (circa le coppie da presentare). Sono più che felice di aver iniziato a far luce su due secoli di storia locale. Quando sfileranno gli ALLIATA è come se avessi contribuito a farli rivivere sul serio! Speravo che ciò avvenisse, ma non osavo sperare in così breve tempo! Già mi ritenevo ben contenta di suggerire alla commissione che si occupando della intitolazione di nuove strade di non dimenticare questa famiglia. Il progetto sta appena muovendo i primi passi. Sono felice,
Domenica Barbera

Dolce per sé
Signora Maraini non sono una sua lettrice, ma Le scrivo a nome della mia adorata maestra delle scuole elementari che oggi ha 82 anni...è un'affezionata lettrice dei suoi libri e sua estimatrice... La mia maestra si chiama Anita Piccini, vive a Milano... Oggi, telefonicamente, ci siamo scambiate delle opinioni su alcuni scrittori (io vivo a Praga ed ho 46 anni), lei mi ha parlato con grande entusiasmo dei Suoi libri ma ha una perplessità riguardo al libro dal titolo Dolce per sé. Può una bambina di sei anni recepire le raffinatezze della musica? dei sentimenti? delle usanze musulmane?.... Distinti saluti,
Anita Piccini

Bagheria
Cara Dacia Maraini, giorni fa passando distratta davanti alla mia libreria mi è scivolato lo sguardo sul suo libro "Bagheria" che avevo letto anni indietro, così ho riletto il libro e come spesso accade quando un libro si rilegge da adulti sembra quasi un libro mai letto, specialmente questo. Bagheria oggi ha deciso di incipriarsi il naso come quelle dame di villa Valguernera che nascondono cimici nelle parrucche, come quella Marianna che avvolta nell'apparente lusso nasconde il dolore, l'amarezza così Bagheria cambia il suo volto. Hanno chiuso c.so Umberto, adesso pedonale, e in prossimità di S.Giuseppe le grandi illuminazioni lo percorrono; il comune spera così di accecarci e non farci vedere la spazzatura che ci sta coprendo, hanno dato una mano di trucco anche a P.zza Certosa ed entrandovi e ancora più deprimente perché si prende coscienza di ciò che era. Ma per i bagheresi va bene, con i nostri abiti firmatissimi ci faremo la "passiata" perché a Bagheria L'apparenza è tutto,oggi più di prima.
Liliana Morreale


Gentile Dacia Maraini, sono una donna modenese. Per tanti motivi, alcuni "comprensibili", altri per me ancora oscuri, ho un rapporto molto tribolato con la mia unica figlia. Sono separata e vivo sola. Ho concepito una silloge poetica, nella quale ho cercato di "indagare" la mia relazione di madre, diciamo così, fallita. Se lei fosse interessata alla lettura del mio lavoro, sarei davvero lieta di sottoporglielo. Grazie,
Liviana Daolio

Libri, che altro?
Salve Dacia, avrei voluto inviarle una copia del mio ultimo libro con preghiera di recensione, ma quando ho letto su questo forum la quantità dei racconti, poesie, romanzi che riceve, mi sono spaventata. Per lei. Se crede, mi faccia sapere a quale indirizzo spedire. Un caro saluto.
Lauretta Chiarini

Nucleare
La apprezzo molto come scrittrice e poetessa, ma sono rimasto sorpreso e deluso dal suo articolo sul nucleare, argomento del quale lei evidentemente non conosce granché, oltre a citare dati inesatti di chiara provenienza Legaambiente. E' molto grave che persone come lei in grado di influenzare i lettori si occupino di cose che dovrebbero riguardare solo i tecnici veramente capaci ed i politici onesti - se ce ne sono. Con i migliori saluti,
Valentino Infante


Cara Dacia Maraini, approffitto ancora della sua lealtà: le invio un brevissimo racconto per sapere che ne pensa. Eccolo: PER SEMPRE L'estate scorsa, a Parigi, mentre stavo seduto davanti a uno dei tavolini del bistrot Le Mazet in rue Saint Andrè des Arts il cameriere indiano che mi aveva servito il sidro mi parlò. Disse di conoscermi e di avermi servito il sidro già settanta volte nelle sue settanta vite precedenti. Dopo mi parlò pure del minuscolo puntino denso di energia che esplodendo originò l'universo. E dell'universo che ritornerà puntino per riesplodere e per creare di nuovo l'universo. Così, per sempre. E mi assicurò che a ogni nuovo universo lui e io lì a Parigi in quel bistrot ci rincontreremo, poiché io lui tutti rifaremo la stessa identica vita. Per sempre.
Adriano Accorsi

Richiesta di indirizzo
Carissima Dacia, sono Laura Mocellin, ci siamo conosciute a Salonicco anni fa, io davo una mano come volontaria all'organizzazione per un 8 Marzo a te dedicato: un successone! Mi occupavo delle tue interviste nelle varie televisioni, ti accompagnavo in macchina, ero il tuo autista e factotum, ti portavo le arance rosse in albergo: è stato bellissimo respirare la tua aria. Ti seguo sempre con passione, sei una voce intellettuale imprescindibile, grazie anche per la tua lettera sul caso Eluana. Vorrei mandarti un piccolo libro "Se l'amore ferisce", gli autori sono una coppia di Psicologi, marito e moglie, Giuliana Franchini e Giuseppe Maiolo, due fraterni amici, il libro e' pubblicato da Erickson. Volevo solo un tuo parere circa l'opportunità di farne un lavoro per il teatro, se ti sembra interessante, se sì avere qualche tuo suggerimento per realizzare la cosa. Se puoi dirmi dove posso spedirti il libro, ti manderò anche due foto dell'evento greco: sono bellissime. Un caro abbraccio
Laura Mocellin

Distillati o divorati
Cara Dacia la ringrazio davvero per avermi invitato a leggere "Fuga, ferro e fuoco". Ha colto in pieno i mie gusti. E' un libro che mantiene la forza narrativa, quasi ancestrale, della letteratura sudamericana, inserendola in una struttura complessa che non smette mai di essere fluida. L'idea che il libro mi fosse stato proposto da lei mi ha dato un po' la sensazione di leggerlo avendola accanto. E' troppo chiedere di consigliarmene un altro? Ho impiegato molti giorni a finire questo, malgrado lo abbia amato da subito. Chissà perché alcuni libri si distillano e altri si divorano? Ci ha mai pensato? aspetto fiduciosa il suo nuovo consiglio come un bambino che attende il cono dal gelataio. Saluti e auguri per la festa della donna.
Paola Pesciuttini

Il piacere di scrivere
Cara Dacia, le mando un mio racconto, che è abbastanza breve e non dovrebbe appesantire troppo il suo lavoro, che immagino tanto e faticoso: L’animo è in eccitazione. I pensieri si inseguono, desiderosi di vedere la luce del giorno, oppressi dalle pareti della mente. La carta è bianca, fredda, sembra impossibile riuscire a scaldarla. Ma presto la madre scrittura partorirà quei figli, i pensieri saranno reali, saranno frasi dolci come infanti. Ed è ora che comincia il gioco dei sensi. Lo scrittore scorre gli occhi fra le righe, ne annusa il profumo fresco. Con un dito accarezza quella liscia superficie, che presto accoglierà gocce di vita. Per un’ultima volta ascolta i desideri della sua coscienza prorompente, che non gli dà più tempo, la madre sta per partorire, i pensieri premono troppo forte! Non c’è più nulla da aspettare. Lo scrittore la sta aiutando a partorire. Le parole stanno prendendo forma, alcune tenere e rosee, altre scintillanti e metalliche. Una goccia solca la fronte dello scrittore, e le emozioni lo percorrono tutto, attraverso le vene, e giungono fra le dita, nella penna pronta a scrivere. Tutto è teso, perfetto. Solo un ultimo sforzo. Ecco che la scrittura dà alla luce i suoi figli, piccole gocce di inchiostro che si uniscono sottoforma di lettere, e danno un senso a quel liscio pezzo bianco. Lo scrittore è con lei, e con lei soffre di quel piacevole e umano sforzo. Poche righe intense, dal gusto dolciastro di inchiostro fresco, ora vivono della simbiosi fra scrittore e scrittura. E a quelle parole ne seguiranno altre, un intero universo racchiuso in così poco spazio come quello di un foglio. Il frutto di un grande amore è sulla carta. Vivo. Umano. Lo scrittore farà ancora altri sforzi, sarà padre di altre idee. Ma ora, con quelle poche lettere profumate, ha scoperto il piacere di scrivere.
Francesca

Fosco e Topazia
Gentile Dacia Maraini, probabilmente sono stato uno degli ultimi fortunati giornalisti ad avere la possibilità d'intervistare suo padre Fosco per un saggio che stavo scrivendo sulla storia della fotografia e cinematografia subacquea italiana. Oggi quel saggio ha visto la luce sia in italiano che in inglese. Mi preme dirle che nelle immagini dei "Ragazzi della Panaria" fatte da suo padre (datami dal principe Francesco Alliata) ve ne è anche una di sua madre in abbigliamento sub. Le scrivo perché vorrei inviarle una copia di questo libro, ma non ho il suo indirizzo. Cari Saluti,
Alberto Romeo

Contatto amicizia 1972-3
Cara Dacia, ti ho conosciuta nel 1972 per frequentazioni politiche e mi invitasti al Teatro La Maddalena per una rappresentazione dove tu presiedevi un dibattito sulla condizione della donna lavoratrice. Poi mi invitasti a casa tua (dove ebbi il piacere di conoscere Alberto Moravia) per sottoporti dei miei versi. Nel '76 o '77 ho conosciuto tuo padre e la sua moglie giapponese a Bologna in un ristorante per il matrimonio di Toshiaky Takeshita con la mia cara Amica d'infanzia e conterranea Anna. E...il motivo per cui ti scrivo dopo tanto tempo è per sottoporti due mie canzoni: "STUPRO" e "ABORTO E ABORTIRE", appunto per il tuo incessante impegno culturale e politico in difesa dei diritti della Donna. Avrò veramente piacere di inviarteli se mi fornirai un indirizzo mail. Mi scuso per la lunghezza e spero a presto. Con stima e simpatia
Carlo Dore


Gentilissima Signora Mi chiamo Enza, sono purtroppo di Palermo, ho 63 anni. Le scrivo per manifestarLe la mia ammirazione come Donna e come Scrittrice. Ho avuto una vita molto tribolata, con un matrimonio durato 22 anni e finito per un ulteriore abbandono di lui. Ora, dopo 20 anni di separazione e divorzio, continuo ad avere molti problemi legali con questa persona. Ho tre figli e un nipotino. Ho scritto alcuni appunti perché desidererei raccontare quello che mi è successo e da cui ancora non sono fuori. Ma oltre non so andare. A chi rivolgermi per essere aiutata? Grazie,
Enza

Violenza sulle donne
Cara dacia xkè non ricordare ke la violenza sulle donne proviene da molto lontano. Es.certe religioni affermavano ke le donne non avessero l'anima. QUESTO fino al 1700. I politici di allora gli "uomini" di allora ne hanno approfittato. NE APPROFITTANO TUTTORA. Certo, la religione non è la sola colpevole ma ha "aiutato" molto a certe situazioni. Sicuramente non ha fatto sentire la sua voce al riguardo. Non trovi? Si scomunicava per quisquiglie. Mai sentito per violenze sulle donne. O no? Mai sentito parole di ferma condanna per episodi così infami sulle donne. La cosa più sorprendente è ke le donne siano le più assidue nelle funzioni religiose. E' INCOMPRENSIBILE! Mah! Possibile ke nessuna ci faccia caso? Un saluto carissimo
Augusto

Salve
Salve signora Dacia Maraini, spero che questo mio breve scritto la trovi in ottima salute. Mi chiamo Sarah e ho 26 anni, ho scoperto da qualche giorno il suo libro "Memorie di una ladra" e volevo complimentarmi con lei perché mi piace molto! Ogni piccolo particolare ben dettagliato. La storia di Teresa Numa è molto intrigante e il libro si legge piacevolmente... Cordiali saluti,
Sarah da Bergamo

Sanremo
Gentile Sig. Maraini, volevo chiederle se fosse possibile veder pubblicata sul suo forum la lettera aperta che ha mandato a s.remo.Mi è molto piaciuta,soprattutto quella frase che diceva che all'amore hanno sparato.Come mi trova d'accordo...
Vanni

Alla
Sono un ragazzo di 12 anni, e vorrei scrivere un libro: come nascita, tengo il diritto di farlo. Sono stato male ultimamente, come mai non mi risponde? Tiene forse dei dubbi? Io sono colmo di certezze. Ho quasi ottant'anni, con tante tragedie alle spalle, vorrei pubblicare un libro, pretendo l'indirizzo per farlo, mi spetta. Mi scusi il disturbo ma ho letto un suo libro, è simile ad uno che avevo già letto, ma il suo mi emoziona di più, senza un motivo. Scrivo in prosa o tutt'altro, comunque mi alzo la mattina con parecchio da dire: perché non stampare questi miei sospiri? Ho quattro figli in corsivo, e vorrei trasferirli in una qualunque casa editrice. Ma perché gli editori fanno finta di niente? io sono certo di essere vivo, e pretendo attenzione, io sono certo di essere, loro lo diventeranno se già non lo sono: e comunque garantisco io.
DINO

Dossiers
Au décés de ma belle mére Pasqualini, dont le grand pére était Maraini Dino, ai en ma possession des archives et photos dont je suis le dernier dépositeur; tous ces documents datent depuis Lugano jusqu'à Nice plus une sorte d'arbre généalogique. Si madame Maraini peut en avoir de l'intérêt, je le lui offrirai gracieusement ces documents qui aprés moi seront perdus.
Le roux

Ciao
Ciao Dacia è da tanto che desidero scriverti. Mi chiamo Cristina e sono stata accanto per tanti anni a Ida Noble Borletti, mia madrina. La scorsa settimana ho pranzato con Lucino che era a Milano per una mostra. Vorrei tanto conoscerti. Ho letto e comperato tutti i tuoi libri. Sei fantastica. Aspetto tue notizie. Un bacio grande.
Cristina

Una voce importante
Cara Dacia, ho sentito la sua lettera al festival. Quello che penso anch'io, senza però soffermarmici, nella vita sempre di fretta di una donna che lavora. Il mio pensiero si è precisato nel suo, e sono stata felice di sentirla parlare di buonismo e di bontà a milioni di persone. C'è grande bisogno di voci come la sua in questa Italia di disvalori. Così ho letto un suo libro. Non alzi le sopracciglia; aspettavo da tanto di leggere qualcosa di suo, la tenevo da parte, come un bambino che tiene per ultime le caramelle più buone. Marianna Ucria è quasi un miracolo. L'ho visto, come un film, ogni capitolo due veloci pennellate, e sei lì, nella scena, che si costruisce attorno a te... Poi, emergendo, mi sono chiesta come fa... come fa... come fa a scrivere così, è dono, è mestiere, di getto, limando, costruendo la storia dall'inizio, inventandola mentre va avanti. Marianna poteva sentire i pensieri altrui quando lei ha concepito la prima idea del romanzo o è successo dopo?

Romanzo repellente
Gent.ma Dacia vorrei inviarle il mio romanzo repellente. Vanta una recente sconfitta al Calvino 2008 (www.premiocalvino.it) e l'indifferenza delle case editrici. Gradirei godermi anche la sua indifferenza. Cordiali saluti,
Satya

Un pensiero per Giuseppe
Gentile Signora, sono un'insegnante di una scuola dell'infanzia a Fregene dove il signor Moretti per anni aveva portato gioia e divertimento ai nostri bambini. Ero proprio io che tenevo i contatti con lui per gli spettacoli nella nostra scuola. Ho appreso con molto sgomento della sua morte solo oggi, cercando nuove cose per i bambini su internet cliccando il nome di Giuseppe. Sono veramente molto triste al pensiero che non ci sia più, e ho sentito il desiderio di mandargli un affettuoso pensiero, se pur con molto ritardo; lo faccio attraverso di Lei che sicuramente gli ha voluto bene. Era una gran persona, mi scusi se l'ho importunata.
valentina olivieri


CARA DACIA MARAINI, IO SONO UN BAMBINO DI 9 ANNI E MI CHIAMO MARCO CALANCA E SONO DI CAMPOGALLIANO (MO). A SCUOLA MI HANNO CHIESTO DI FARE UNA RICERCA SU DI TE.è VERO CHE LA TUA PASSIONE ERANO I LIBRI E LI LEGGEVI IN QUALSIASI MOMENTO ANCHE QUANDO ERI A TAVOLA A MANGIARE E I TUOI GENITORI TI RIMPROVERAVANO? TU A SCUOLA ERI BRAVA? TI AUGURO DI PASSARE UN BUON FUTURO!!!!!!!!!!!!!! CIAOOOOOOOOOOOOOO
MARCO CALANCA

Un pensiero
Cara Dacia, le avevo scritto già diverso tempo fa. Mi piacerebbe molto farle leggere qualcosa di mio ma credo che la sua posta elettronica sia abbastanza intasata di manoscritti. Le lascio qui intanto pochi versi che le dedico. Con stima Silvia Raccichini. Ecco la poesia :) Titolo: Si scuote la sera, Eppure le tue mani tremano/ e la pienezza di un momento sembra/ così indifesa che quasi hai paura di spiccare il volo.// E c’è malinconia nei tuoi occhi/ protesi verso l’orizzonte, e c’è nostalgia/ nel palpito del tuo respiro acceso di fronte/ a qualcosa di più grande di te, e fa paura/ ciò che ancora non si conosce e incute timore/ il percepire cose diverse che in diversi modi/ elevano l’anima così in alto da sentirsi sola/ se manca una carezza che la custodisca/ e la protegga da se stessa.
Silvia Raccichini

Pigrizia
Gent.ma signora Dacia Maraini, la pigrizia mentale mi impedisce di andare oltre un'elaborazione sommaria dei miei ricordi e dei miei rancori, non solo privati. Nei suoi scritti però c'è un incentivo forte a cercare altre dimensioni mentali, più consapevoli e costruttive. Sarò capace di uscire dal mio pantano? Grazie NON E’ IL VATICANO 1. LE DONNE A Suzzara il Vaticano era un quartiere che si sviluppava attorno ad un quadrivio sghimbescio di case marce e nere, abitato per lo più da gente miserabile e litigiosa, di immoralità atavica. “ Li siuri li n’è mai vachi “ era il proverbio più sacramentato dalle mie vicine di casa che conoscevano bene la materia, dato che parecchie avevano servito un po’ in case di donne ricche e da queste avevano preso unghie e capelli tinti, piglio arrogante e poca voglia di lavorare. Si distinguevano dalle povere ma oneste, quelle che non erano state infettate dall’invidia per ‘li siuri’, per il loro star sulla porta di casa a fissare i passa
Caterina D.

Arrivo libro
Gentile Dacia Maraini, mi fa sapere cortesemente, se il mio libro di poesie "Azzurro Verticale" è pervenuto all'indirizzo da Lei indicatomi? CON STIMA,
Ignazio Balistreri


Cara Dacia, non Le dirò niente di nuovo o diverso da altri che Le scrivono in questo sito dicendo che il suo scrivere è riuscito a emozionarmi sempre e che La considero una grande autrice. Io sono una che prova a scrivere, ho già pubblicato una raccolta di racconti nel 2006 dal titolo I COLORI DELLE EMOZIONI e ora sto tentando di pubblicare il mio primo vero romanzo dal titolo LE DONNE POSSONO VOLARE. Non so se sono un'autrice degna di questo nome, però qualcosa che mi spinge a continuare c'è: il fatto che molte lettrici mi abbiano voluto dire che le mie parole le hanno emozionate, colpite. Io penso che essere riuscita a comunicare qualcosa, a scuotere l'animo sia già un risultato insperato, e questo è ciò che mi spinge a continuare. Io ho un sogno, che probabilmente resterà tale, ma dato che sognare non è vietato, mi permetto di farlo ad alta voce. Vorrei che Lei leggesse il mio scritto e nell'eventualità Le piacesse ne curasse la prefazione. Scusi la faccia tosta e accetti i miei saluti,
Lorena Tosi

Ipocrisie
Peccato essere in un mondo pieno d'ipocrisia. Ciò che dà voglia di vivere è la ricerca dell'amore e trovarla è facile, la si trova nella musica, nella poesia, in un racconto...sorrisi a chi si sente solo/a.
Angelica

Incontro con Dacia Maraini
Ho il piacere di informare gli interessati che martedì 3 marzo, ore 21.30, Dacia Maraini sarà al Teatro Metastasio di Prato per raccontarci la sua esperienza indiana, commenterà le riflessioni di Moravia e Pasolini raccolte rispettivamente nei libri "Un'idea dell'India" e "L'odore dell'India". Verrà proiettato anche il documentario di P. P. Pasolini "Appunti per un film sull'India". INGRESSO LIBERO Per info: www.metastasio.it, 0574-608501-608536
Gianna

Caso Englaro
Finalmente si sono spenti i riflettori sul caso Englaro. Ho ascoltato in TV la lettura della sua lettera al papà di Eluana e sono proprio le parole che avrei usato io se ne fossi stata capace. Non ho mai letto suoi libri, anche se conosco parecchio della sua vita avventurosa. Dopo questa lettera sono curiosa di conoscere la sua opera, prima pensavo a lei solo come alla compagna di Moravia. Credo che morire con dignità sia l'unica vera libertà che ci debba essere concessa. Sono cristiana e questo non lo dovrei dire, ma credo che la Chiesa in questi casi dovrebbe fare un passo indietro e non additare un genitore che ha amato tanto la figlia da ingaggiare una battaglia durissima per consentirle una morte dignitosa. Quest'uomo ha avuto il pudore e il rispetto di non mostrare mai le reali condizioni della figlia e si è sentito dare dell'assassino. "Come hanno potuto?"
Anna

PALESTINA
Cara Dacia, sto leggendo un bellissimo libro di Ghassan Kanafani intitolato "Uomini sotto il sole". E' il primo di una serie che ho acquistato sulla letteratura palestinese. Insieme all'Università Popolare di Augusta vorrei promuovere un'iniziativa tipo: "Leggere la Palestina" o "Palestina d'autore" in cui si leggeranno selezioni di romanzi e darà voce a chi, spesso, non ce l'ha. Mi sono accorto, tra l'altro, che tutti questi libri sono pubblicati da piccole case editrici. Ti lascio con una manciata di miei versi intitolata "Murales" e ispirata a un artista locale che, spesso, restituisce freschezza a vecchi muri: Bomba di giallo/sul muro cadente/e il sole brilla/di raggi impazziti.//Fiotti azzurri/al blu frammisti/e il mare bagna/intonaci rigonfi.//Un rovescio marrone/con vela al centro/ e un tocco di vento/-bava di vita-/spinge la barca/di mattone in mattone/fra flessuose coste/di sabbia e malta. Affettuosi saluti
Alessandro Mascia

Pacati silenzi
Spero le piacerà, cara Signora. Suonano le campane/ del crepuscolo/ fuori,/ seguendo una canzone/ luminosa/ e lontana/ che racconta/ di una vita/ tra/ colline,/ mari./ E sono sola./ Ascolto e spero/ di risentirle ancora/ nei volti/ di chi incontrerò/ avanti/ nel tempo,/ con gli stessi/ pensieri/ delle lunghe notti/ che/ senza sgomento hanno attraversato/ il mio mondo/ allietando il pianto./ Suonano le campane/ fuori,/ ed io fiera/ aspetto che ritorni la luce/ della mia lontana sera.
Paola Haiku.

Vorrei conoscerti
Vorrei veramente conoscerti perché il mio direttore ha proposto il tuo nome per partecipare alla Fiera del Libro.
Manal

Dalai Lama
Si è riuscito a dare la cittadinanza romana al Dalai Lama, ma leggete su www.laogai.it quello che combina il regime in Cina. Una vergogna sotto tutti gli aspetti. E nessuno alza la voce.
Maurizio

Eluana
Tante persone soffrono, e non hanno più speranza, ma alle volte nella vita c'è bisogno di uno sguardo al di là della siepe, un'illusione, io cosa dovrei fare che sono paralizzata da 20 anni, anche io dovrei ammazzarmi perché soffro più di E? Tu non hai fiori a casa? Forse Eluana era un fiore per chi la amava... ma forse era questo che le mancava, qualcuno che paziente la curasse con amore e aspettasse che il destino la portasse via. Il suicidio, l'eutanasia sono una prerogativa di chi non accetta l'esistenza con il dolore e di chi non ha l'umiltà di accettare che la morte ci vuole tutti per quello che realmente siamo. Con ciò voglio dirti che anche le mie mani sono paralizzata, ma ho una forza grande dentro, sono abituata alle battaglie...in tutte le piccole cose.
Luisa

Maria Luisa
Cara dacia ho ascoltato la lettera che hai inviato a Sanremo, sinceramente hai un modo di scrivere così bello, che se si ascolta si perde il filo del discorso. Io non scrivo molto bene, ma mi piace molto, il mio sogno è scrivere un libro. Ho provato, ma dopo le prime righe mi blocco, forse è per mancanza di idee, eppure qualche istante prima mi sembra di avere mille cose da raccontare. Potresti darmi qualche consiglio?
Maria Luisa Olivieri

Grazie
Gent.ma Dacia, ieri ero presente alla manifestazione sul testamento biologico e a favore della libera scelta di noi cittadini circa la possibilità di poter morire senza inutili sofferenze. La lettera da lei letta e indirizzata al papà di Eluana mi è sembrata così garbata ed equilibrata nell'esporre dei concetti così disarmanti nella loro ovvietà. Semplici concetti che nel continuo brusio della folla che si affannava intorno alla vicenda prima del suo epilogo se ne era perso il senso e forse anche la capacità di comprendere
Nilde Cigognetti

Ho bisogno di te
Ciao Dacia, sono Angela Vittoria da Milano, ho sempre voluto scrivere a una grande scrittrice, donna, ho scelto te, la scrittrice vivente più nota. Sei un grande personaggio, mitico direi, non devo certamente dirtelo io. Ho voglia di scrivere il mio Libro. Ho bisogno di te. Non so come cucire i pezzi. Ormai l'ho scritto. Vorrei essere aiutata. Raggiungerò la mia pace interiore solo e soltanto dopo averlo cucito in un ordine che uno scrittore dovrebbe avere, ma che io non possiedo. A Sanremo hanno letto il tuo pensiero sul Festival, ora tutti in piedi stanno applaudendo Bonolis, chissà se mai un giorno qualcuno si alzerà in piedi ad applaudire me e la mia arte che insieme alla mia meravigliosa e inusuale storia accenderebbe il palco di una luce gloriosa. Lascerei a questo mondo un qualcosa di me puro, vero e sincero. Fino ad ora ho solo perso tempo e non voglio perderne più, sennò i miei ricordi appassiranno...La mia storia non deve morire, non deve morire. Se vuoi scriviamolo insieme..aiutami!
Angela Vittoria

complimenti
Sig.ra Maraini, sono Karin, una studentessa e ho 16 anni; ho letto quattro dei suoi libri e ognuno di essi mi ha colpito profondamente;in particolare "Buio", questi racconti su bambini violentati mi ha fatto molto riflettere, inoltre ho letto "voci", "Bagheria" e "L'età del malessere". Vorrei iniziare a leggere "La lunga vita di Marianna Ucria", la trama che ho letto mi ha preso molto. Volevo chiederle se un giorno verrà a Torino, perché mi farebbe molto piacere incontrarla, ultima cosa...COMPLIMENTI!!! Un abbraccio,
Karin

Un romanzo
Gentile Signora Maraini, poco più di un anno fa ho pubblicato il mio secondo romanzo (Giuseppina, Pisa, ETS, 2007). E’ la storia di un amore fuori norma tra un bambino, Vittorio, e la sua giovanissima ‘tata’, Giuseppina. Un amore presto interrotto dalla partenza forzata di lei, ma che lascerà un segno indelebile nell’anima di Vittorio e peserà, nel bene e nel male, su tutte le sue scelte di vita adulte, finché, per un evento casuale, dopo più di vent’anni, Vittorio non si metterà alla ricerca del suo primo amore. In questa ricerca Vittorio sarà costretto a fare i conti con sé stesso e a tagliare i ponti con gli aspetti convenzionali e conformistici della sua vita, nello sforzo un po’ ingenuo di ritrovare la propria autenticità. Solo alla fine si rivelerà al lettore l’esito drammatico di questa ricerca. Parecchi mesi fa le ho mandato questo mio romanzo in via Beccaria, a Roma. Mi piacerebbe sapere se lo ha ricevuto e se ha avuto il tempo di dargli un’occhiata. Con molti ringraziamenti e i migliori auguri di buon lavoro,
Giangaetano Bartolomei

La saluto caramente. Haiku.
Gentile signora, sull'argomento riguardante il serpente ed il suo pifferaio magico ci sarebbe davvero tanto da dire. Lei ha ragione quando utilizza la parola "incantatore". Capisco benissimo ciò che intende e ne condivido il concetto. Romanticamente, però, aggiungerei solo una breve postilla. Che il pifferaio s'innamora del serpente e viceversa, in una sorta di scambio uguale e contrario. Penso sempre allo scrittore ed al lettore come a due innamorati che si corteggiano, ricercando l'infinito l'uno nell'altro. Ognuno come può. In fondo, saremmo uomini soli, se non esistesse questa sorta di riempimento dell'anima. E non è egoismo. Non ho mai pensato all'amore in questi termini. Così, è per la scrittura. Non è una colpa, cercarsi. Trovarsi, è la vera magia. In ogni modo possibile. Anche con qualche innocente e consapevole inganno: chi interpretando la parte del serpente, chi recitando con immenso amore la parte del suo incantatore. Dopo la comprensione, nessuno si chiede com'è avvenuta...
Paola

Goliarda Sapienza
Gentile Signora Maraini, non sarebbe il caso di trarre fuori dal semioblio o dalla semiclandestinità una scrittrice come Goliarda Sapienza? Le sarò grato se potrà fare qualcosa per questa creatura eccezionale che meriterebbe di essere conosciuta da tutte le persone che amano la libertà. Grazie,
Dominique

curiosità di scolari
Ciao Dacia, usiamo un tono confidenziale perché un po' ti conosciamo: abbiamo letto un tuo testo autobiografico, abbiamo visto un video su di te, siamo entrati nel tuo sito. Condividiamo le tue idee sull'importanza del leggere e del saper scrivere. Come e quando hai scoperto le tue doti di scrittrice? Ti piace questo tuo lavoro? Di solito a che cosa ti ispiri per scrivere? Tra i libri che hai scritto qual è il tuo preferito? Come ci si sente ad essere una scrittrice famosa? Abbiamo letto che eri una bambina timida. Come hai sconfitto la tua timidezza? Se risponderai alle nostre domande ci renderai veramente felici!!!
Classe 4° - scuola primaria "I. Calvino" - Bosisio

Raccontami la notte in cui sono nato
Raccontami la notte in cui sono nato Signora Maraini ho parlato del libro di Paolo di Paolo perché quando ho letto che avete lavorato insieme, che siete amici come conferma lei, sono stata felice di condividere, in modo certamente diverso, un sentimento di stima e ammirazione per uno scrittore così giovane e ancor più intenso. Un sorta di affinità comune. Ho già tra le mani Ho sognato una stazione. Mi succede spesso che un libro ne chiami un altro, una lettura sia generata da un’altra. Solo così diviene un viaggio straordinario. Inoltre ho creduto di condividere le emozioni del libro di Di Paolo e le riflessioni che suscita con tutti gli ospiti del forum. È un modo collettivo di coltivare una passione solitaria. Un sincero saluto,
Mirella

Secondo capitolo
Cara Dacia, grazie per avermi segnalato l'errore di prospettiva storica: colpa della mia inesperienza. Dovrò riorganizzare un po' tutto. Le invio un altro capitolo (spero di non abusare del suo spazio). La storia presenta diversi risvolti, di cui dei delitti perpetrati da esponenti di una setta satanica, di strani eventi spirituali che vede il barone Alfiuccio Coviello protagonista (che tra l'altro si innamora di una prostituta). Trattasi di 100 pagine word circa, in 16 capitoli. Sono in fase di revisione, quindi potrei aggiunge come togliere. Grazie davvero. SECONDO CAPITOLO. febbraio, ultima settimana Mio padre non sopportava più quella comarca di dottorucoli. Non indovinavano una diagnosi. Erano solo capaci a sciorinare la loro scienza, prospettare nuovi esperimenti, terapie astruse. Non sopportava più nemmeno mia madre, con quel suo canto del morto dopo ogni consulto. La nostra casa era diventata un continuo intonare litanie. Ma il barone Coviello dovette accorgersi del mio progressivo allontanarmi alla vita, perché una sera me lo vidi spuntare davanti con gli occhi sgranati, scintillanti. In un sol colpo tolse le coperte, mi raccolse sulle sue braccia piegate e mi levò dal letto. Poi gettò uno sguardo significativo a mia madre, che tradotto in lingua nostrana riassumeva: ora facciamo come dico io, e mi trasportò, caparbio, con sé. Ero sorpreso. Non gli riconoscevo tanta forza fisica. Da giovane mio padre era stato un atleta, ottimo corridore e cavallerizzo. Io per certi versi avevo preso da lui la passione per i cavalli. Con l’età mio padre era però ingrassato, la vita mondana lo aveva ridotto a un concentrato di lardo. Pensai che, in quel momento, il mio genitore era posseduto da una forza straordinaria, di quelle che spuntano per disperazione. Scendemmo la prima rampa di scale che vidi spuntare dal passamano in alto la testa di mia madre. Ci guardava allibita: occhi squadrati e la pelle del viso tirata all’indietro. Il volto della trisavola incorniciato alla parete sulla rampa di scale sembrava avere la stessa espressione terrorizzata di lei, tant’è che un atavico sentimento di sgomento mi sussurrò all’orecchia. Come ti sei ridotto, Alfiuccio caro! Di sotto, di sentinella all’uscio spalancato, c’era Delfo. Infilato nella sua nuova divisa decorata da nastrini ed alabastri dorati e calzettoni che salivano stretti al ginocchio, più che l’educatore di un nobile rampollo, incarnava meglio la guardia del re Bafè - biscotto - e minè: enorme e storto come un pilastraccio venuto su male. Caro vecchio Delfo. Nel suo comportamento coglievo sempre, in filigrana, richiami dell’umore di mio padre. Se mio padre era allegro, anche Delfo lo era. Se mio padre si mostrava crucciato, lui allora assumeva un’aria da compatimento. Con la sua voce bofonchia intercalava dei ripetuti una peste a tutti quanti e così sia! Scuoteva poi ripetutamente la testa e si piazzava attorno a mio padre che per levarselo di torno doveva in qualche modo dargli retta. Uno spasso. Di mia madre, Delfo era soggiogato. Subito all’occorrenza, baronessa mia!, diceva appena la vedeva e senza che lei gli avesse chiesto qualche cosa. E quindi mia madre, sventagliandogli la mano sotto il naso, gli rispondeva: Va bene, Delfo, va bene così. Non mi occorre nulla. Le poche volte in cui Delfo poteva in qualche modo alzare la cresta nei confronti di mia madre, era quando il barone Coviello dimostrava di prendere il sopravvento su di lei. Il che accadeva raramente e in circostanze del tutto straordinarie. Il barone mio padre, che evidentemente arrivava al punto di non sopportare più la sua dolce metà, in quella circostanza si raccoglieva in un silenzio tombale, assottigliava gli occhi a serpente e si faceva ubbidire da mia madre a colpi di sguardi. Sguardi in tralice, cattivi. Anche Delfo allora, davanti alla sua padrona si mostrava serio. Abbassava lo sguardo per terra e si lanciava occhiate storte sulle punte delle scarpe, ostinato, come se volesse in quel modo rimproverare mia madre di qualcosa. Per me era chiaro: con quest’atteggiamento Delfo solidarizzava con mio padre, trasformato oramai a padrone di casa indiscusso. Passandogli ora accanto, colsi in Delfo proprio quell’atteggiamento di superbia. Il calesse era pronto davanti all’ingresso. Caramella batteva il suolo con la sua zampa. Era eccitato. Non gli capitava spesso di fare gite straordinarie e specialmente di notte. Notai che i finimenti erano quelli delle grandi occasioni: blu scuro, tipo quelli che usavano le diligenze per le cerimonie od occasioni importanti. Compresi allora che dovevamo affrontare un lungo viaggio. Mio padre mi buttò letteralmente sul sedile di dietro. Delfo mi sistemò lesto una coperta addosso. Ero ancora insonnolito e sotto i panni tremavo dal freddo. Delfo tirò su il mantice e mi lanciò un’occhiata lacrimosa che somigliava a quella di mia madre e della trisavola alla parete. – Coraggio signorino Alfio, guarirete – mi disse con la sua voce tombale. Gli schiacciai l’occhio al volo. – Mi raccomando, Delfo! – disse mio padre, guardandolo storto. Nonostante tutto, mi veniva da ridere. Sapevo che Delfo avrebbe ricevuto dentro di sé quell’occhiata per farla sua, salvo esibirla alla prima occasione con mia madre. Purtroppo non potevo assistere alla sceneggiata, e chissà se mai fossi tornato a rivedere la mia dolce casa. Caramella, che non dominava più le sue zampe, s’avviò di botto e prima di ricevere il comando, tant’è che mio padre, perdendo l’equilibrio, per poco non mi arrivava addosso. Se viaggio della vita o della morte, non era dato saperlo. Ma era un viaggio che doveva farsi a tutti i costi, quello. L’atteggiamento ostinato e scontroso di mio padre, lo palesava. Dopotutto ero contento di uscire di casa. Sentivo rimescolarmi tante cose dentro. Finalmente nuovi odori, quello scorrere sensazionale dei suoni… Un formicolio che passava per tutti gli itinerari del mio emisfero cerebrale. Tutto era cerebrale, adesso. Andavamo piano, di passo; al bubbolio di sonagli si aggiungeva lo zoccolare di Caramella e lo scricchiolio delle ruote sullo sterrato. Ogni tanto incappavamo in buche e sconnessure del terreno che ci scuotevano dai nostri pensieri. Sentivo Caramella soffiare, indovinandone il fumo che gli usciva dalle narici e quella criniera bruna che ciondolava per la contentezza. Le stelle erano basse, e così unite non le avevo mai viste. Dio sa, quant’erano unite. La luna non era completamente piena, ma emanava una luce gagliarda. Potei così cogliere le macchie di ficodindia che anticipavano il passo del Rostro, perlopiù fitte zone d’ombre più scure delle altre. Le sconnessure ora più frequenti del terreno mi confermarono che eravamo giunti dove lo sperone protendeva il suo lungo artiglio ad ovest. E a quel punto non ebbi più alcun dubbio: stavamo andando dallo zio Filippo. Fratello di mio padre, lo zio Filippo a quel tempo era medico condotto presso la valle di Genico, una località sul lago di F, dove si ergeva il promontorio di Monteferro. L’artiglio dello sperone sembrava proprio additarlo. Sentimmo qualcosa svolazzare sopra di noi. Alzammo la testa e nella striscia di chiarore vedemmo un uccello bianco inseguito da un uccello nero. Vidi mio padre dimenarsi sul sedile. Mollò una mano dalle redini, con l’altra si fece più volte il segno della croce. Caramella rallentò all’improvviso il suo passo, fino ad arrestarsi. Impennò due tre volte, poi zoccolò a ritroso di qualche metro. Sopra di noi l’uccello nero raggiunse quello bianco. Si levò uno stridio di morte nell’aria. L’uccello bianco dovette cadere fulminato per terra, perché non lo vidi più, mentre l’uccello nero ritornò indietro e rasentò le nostre teste. Anch’io mi feci il segno della croce. Caramella pareva impazzito e non voleva più proseguire. Mio padre si girò verso di me e mi disse. – Hai visto anche tu? Annuii più volte con la testa, ma se avessi potuto parlare gli avrei urlato di ritornarcene di corsa a casa. Quel posto mi faceva dannatamente paura, ed ero sicuro che anche mio padre ne avesse. Non c’era una sola ragione al mondo che potesse farci continuare quel dannato viaggio. Ma la cocciutaggine di mio padre era proverbiale e quando si ficcava in testa un’idea la portava a termine a qualunque costo. Doveva portarmi da suo fratello Filippo il medico, per dimostrare a mia madre che solo lui, Paolone Coviello il barone, alla fine risolveva i casi importanti in quella famiglia. Il viaggio proseguì con un senso di paura addosso. Ero in uno stato di grande ansietà. Cercavo di pregare mentalmente ma non vi riuscivo: la troppa paura di potere non ricordare le parole di preghiera, mi portò a dimenticarle realmente. Chissà cosa ne avrebbe ricavato Freud di questo mio nuovo stato mentale. Lasciammo il Passo del Rostro e imboccammo la strada principale che soltanto per quella luna gagliarda non la trovammo immersa nel buio più totale. Fiammelle di lampade ad olio erano perlopiù collocate in prossimità dei percorsi sinuosi o in quelli particolarmente accidentati. A tratti, dove qui si interrompevano i bassi muri che si accompagnavano ai margini della strada, là si ergevano alberi dal fusto alto. I fanali del calesse più che illuminare slabbravano ombre, con i rami che sboccavano sul sentiero come appendici di mostri bestiali. E dove il filare degli alberi cessava, infinitamente vasta si apriva la campagna. Piantata nella sua larga penombra, essa ci restituiva una beffarda luna, un risibile stellato dall’aspetto troppo poco rassicurante. Ogni scossone erano assalti di entità aliene con licenza di scannare, ogni nitrito di Caramella era un avvertimento di un pericolo. Dal tetto di una casa solitaria, uno strano riverbero rosso mi arrivò esagerato, dove tutto ciò al di sopra della vegetazione era ora screziato di porfido. In quel momento pensai che se fossi stato in grado di guardarmi allo specchio mi sarei visto con gli occhi rosso cremisi; e forse anche mio padre avrebbe avuto gli occhi rossi cremisi, e anche Caramella… Giungemmo alla valle di Genico che era ormai giorno. La luce stentava a rinvigorire il vigneto che precedeva lo steccato del primo caseggiato. Tutto trasudava di umidità. Già da un pezzo sentivo nell’aria un certo fermento: doveva aver piovuto molto lì, durante la notte, perché stormi di uccelli si erano come ritrovati dopo essere usciti dai loro ripari, e adesso, toccati da un certo mangiamento, liberavano la loro frustrazione in circonvoluzioni spericolate nell’aria frizzantina. I pampini del vigneto brillavano delle loro goccioline, ma i tralicci, neri come carboni, ne contrastavano l’ardire. Sul curvone, già intravedevo la proprietà di Vito il raccoglitore di verdura. Un caseggiato a due piani fuori di terra con piccolo orto – cortile e scuderia annessi. Nel cortile Pinuccio, il figlio di Vito, interrompeva i suoi giochi cavallerizzi e ci veniva incontro correndo. La sua voce mi arrivò squillante, festosa. – Franci! Franci! Ehi, Franci! Mi aveva riconosciuto, il birbante, nonostante fossi avvoltolato nella coperta. Quando fu abbastanza vicino, mi piantò i suoi occhioni verdi sul muso, e mi disse. – Franci, mi porti con te a pescare domani? Si arrestò in mezzo alla strada col dito in bocca, le guance splendenti come un papavero. Gli feci cenno mimando l’indice a ruota, a significare: poi ti ci porterò. Il calesse passò oltre, e dovetti sporgermi per continuare a guardarlo: lo vidi illuminarsi tutto quanto in viso, a un certo punto effettuò una piroetta su se stesso e galoppò col legno fra le gambe, battendosi la mano sulla natica: piticò! piticò! piticò! Dopo tanto sterrato e solitudine, ecco le case delle classi più povere. Si riconoscevano perché erano tutti di un primo piano e un ingresso. Perlopiù erano case di contadini che venuti sulla soglia ci guardavano con le loro facce rassegnate. Il maltempo li aveva trattenuti nei loro tuguri. Qualcuno di loro si scoprì il capo in segno di saluto al barone Coviello mio padre. Poi vennero le case degli artigiani, tutte a piano terra e un sottotetto, con un piano superiore da rifinire, dove “impalazzare” era l’aspirazione di tutti. Così alte, le case si specchiavano meglio in pozzanghere sparse qui e là. Il maniscalco alzò un sopracciglio verso di noi, ma poi dedicò la sua attenzione a Caramella, il quale simulò uno starnuto, tanto per sentirsi importante, il carognone. Il lastricato spuntò voltato l’angolo. Qui i palazzotti con balconi e cornici di piano mostravano la loro caparbietà. L’impaginazione del prospetto delle case era scandita dallo zoccolo in pietra da taglio con la funzione di riportare l’orizzontalità di base lungo la strada in modesto pendio. Questo zoccolo era un riconoscimento delle famiglie nobili, inteso da tutti come lo zoccolo d'oro di Genico. Sui volti della gente al balcone, ai giardini antistanti le case, alle finestre con le tendine che si scostavano, sotto gli ombrelli colorati, sboccanti da ridicole cuffie, celati da reticelle irriverenti, non si coglieva rassegnazione, ma l’energia dei benestanti: di chi ha in sé la fantasia giusta del saper vivere in questo mondo. Lo zio Filippo ci raggiunse nel cortile antistante la scuderia. Aveva di certo riconosciuto il calesse dalla finestra e sul suo viso lessi la preoccupazione per una visita non annunciata. – Ch’è successo? – chiese infatti a mio padre che non era ancora sceso dal calesse. – Che Alfiuccio non parla più. – Che significa che Alfiuccio non parla più! – Che diventò muto di botto. Saranno adesso tre settimane che non parla. Lo zio mi toccò la fronte con la sua mano gelida. – Niente febbre. – Lo so; però non mangia quasi niente, non esce più di casa… – Ma com’è possibile? – Filippo, com’è possibile… è possibile perché non mi cammina da una settimana. I medici dicono che è una forma di isteria e… S’interruppe il barone Coviello, perché nel frattempo io non so come mi sentii in forze e balzai dal calesse come un fringuello. Fui per terra che stavo ritto come un palo. – Eccolo il malato che non ti cammina da una settimana! – disse lo zio Filippo. – Sano e pimpante, com’era la trota che l’anno scorso mi ha fatto becco!
Domenico

Prefazione
Gentile Signora Maraini: chi è grande, molto spesso,calpesta colui ch'è piccolo senza nemmeno avvedersene. La sua risposta "Caro Carmelo E' bello quello che lei dice e sogna, ma devo deluderla:)ha provocato, con un solo rigo, la distruzione di anni di sogni di un povero, piccolo, infimo, illuso sessantenne sognatore. Mi vedo costretto ad ammettere che i sogni sono appannaggio esclusivo di chi può permettersi di sognare; di chi, vive già sogni talmente grandi che possono calpestare quelli piccoli senza nemmeno avvedersene. Cordiali saluti
Carmelo Giannì

Mangiami se vuoi
Mi farebbe piacere leggere questo libro che se non erro parla del periodo passato in un campo di prigionia giapponese. Penso che sia visto con gli occhi di una bambina. Ma non lo trovo in nessuna libreria. Se hai scritto anche altro su questo argomento per favore segnalamelo. Grazie e complimenti per i tuoi lavori.
Luciana Palla

Leggere libri di poesie: un dilemma
Gentilissima Dacia, centenario? No, sono un giovanottone. Avendo io accusato Paolo Giordano di usare una scrittura di una volta (vi ho colto, nel vincitore del premio Strega, una tecnica fatta di metafore e similitudini che mi scaraventano alla scrittura di Tomasi Lampedusa, il quale se non ricordo male ha scritto Il Gattopardo negli anni ’50, pubblicato poi postumo. Vittorini pare abbia detto del romanzo di Lampedusa: “…le solite cose infarcite siciliane”. Personalmente, per me Il Gattopardo richiama molto I Vicerè di De Roberto, scritto molto prima, ai tempi di Verga e compagni), diciamo che il “centenario” nel mio brano era voluto: dovevo comporre in pochi giorni una poesia che parlasse del vino e di Castiglione Folletto (località da me non molto nota, conosciuta meglio solo attraverso una ricerca su internet): il pittoresco che è in me ha fatto il resto, guidandomi in quei sentieri che lei ha letto. E mi ha fatto vincere, pensi un po’, 12 bottiglie di puro barolo. Per 3 settimane mi sono chiuso in cantina e ho fatto come il padre di braccio di ferro nei fumetti: che si scola tutto. Mi capita, del resto, che appena metto mano alla poesia, un’ironia latente, distruttrice, distrugge tutto (l’allitterazione, poi, mi perseguita). Ma avevo già scritto di aver composto non più di 30 poesie, con la morale della favola che un non poeta come me, uno scribacchino della strada, un giocherellone, uno non abituato a comporre versi, non può che buttarla sul letterario. Amo troppo la narrativa, la poesia (la mia) la guardo con sospetto. Mi capita del resto di cogliere la poesia nella narrativa di Pavese (La luna e i falò, la casa in collina…), ma se leggo le sue poesie mi cala due volte il broncio. Ma devo ammettere che non sono mai riuscito a leggere un libro di poesie. Mica leggi un racconto o un romanzo, mi dico. Nella poesia ci rimani: c’è un ritorno di riflessione che mi inchioda, che mi impedisce di continuare. Se provo a leggere un libro di poesie, non supero mai le prime tre pagine: mi incanto, mi perdo a leggere i primi brani, sfogliando qui e là (quando colgo la poesia, ovvio, altrimenti mi arrabbio e butto il libro dalla finestra). Mi riesce difficile staccarmi da una poesia per leggerne un’altra: e nel farlo, mi pare di usare violenza. La Divina Commedia e i brani epici sono riuscito a leggerli: credo sia dipeso dal raccontare progressivo, del viaggio – racconto (nostos). La domanda che mi pongo da sempre è una: c’è un modo di leggere un libro di poesie? (nel suo “Amata Scrittura” lei e gli altri autori non ne parlate, mi pare). Mi ripeto che puoi leggere una poesia al giorno, due alla settimana, mettiamo tre al mese: ma un libro di botto? Per me chi riesce a leggere un libro di poesie di getto (tiro in ballo il lettore, non il leggere per mestiere) legge l’elenco telefonico. Io, insomma, ho dei tempi piuttosto lunghi per metabolizzare una poesia. Cosa mi consiglia? Nel frattempo, sperando di non annoiarla con i miei testi, gliene propongo un altro. Saluti e grazie della sua cortesia. ALBA DI LUNA. Alba di luna, Mi vedo.\Io mi penso, Di cigolio di porte riempio case.\E canto, Io che canto!\Quando penso al legno verde del larice:\Si spacca, di notte si spacca.\E guardo te che guardi il mare, Non esiste il mare.\E guardo Dio che guarda il mare, Io sono il mare.\E sento, Io che sento!\Io ora li sento.\Stanno raggruppati nella grotta di Diros,\Stanno chiusi in scuri cappotti,\Sono guerrieri, vanno di notte,\Sono trame, luce che muore.\ Sono bare, stanno disposte in corona, Di io l’orlo della loro fossa.\E mi sazio di te, Alba di luna,\Intanto mi vedo, Io mi vedo.\E già mi penso.
Carlo R.

Da Los Angeles
Carissima Dacia Maraini, Ci siamo conosciute anni fa all'Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles con Rubens Piovano, accennammo allora ad una rappresentazione teatrale di uno dei suoi testi. Ho ripresentato questa idea al direttore attuale, Francesca Valente la quale mi ha risposto che la serata dovrebbe essere dedicata esclusivamente a lei, la scrittrice. Sono pienamente d'accordo, penso che la rappresentazione teatrale dovrebbe essere in un'altra serata della stessa settimana. Avrei la possibilità di aprire poi lo spettacolo in un teatro di Los Angeles contando sul talento di artisti italiani di gran talento e successo residenti qui. Anni fa portai "Orgasmo adulto Escapes from the zoo" di Dario Fo e Franca Rame all'Istituto italiano di Cultura, da li' fu poi prodotto a Pasadena, San Francisco e Chicago, vince il premio di miglior attrice in commedia e il miglior solo performance, esteso e tutto esaurito per mesi. In attesa di un suo parere la saluto cordialmente
Francesca Fanti
(la invito gentilmente a inviare i propri recapiti al forum, così da poter essere contattata direttamente)

Violenza alle donne
Sig.ra Maraini. Mi hanno riferito che ieri lei ha parlato in TV. Proprio ieri ho lanciato un'iniziativa tra amici e poi ho inviato a tutte le TV (che non guardo ma che adesso potrebbe servire). A Ciudad Juarez (Messico) dove esiste quel terribile femminicidio hanno già cominciato. Uomini famosi (calciatori, attori, politici, etc.) parlano in TV dicendo come la pensano sull'argomento. C'è bisogno di modelli e penso che l'idea sia fantastica. Le donne mi hanno risposto dicendomi che l'idea è ottima. Gli uomini taciono. Mi aiuti lei. Non c'è più tempo da perdere.
Sonia
Cara Sonia La sua idea mi sembra buona. Però non so come potrei aiutarla. Mi metto a disposizione per una testimonianza, ma non ce la farei a raccogliere altre testimonianze e convincere un programma televisivo a farsene carico. Provi scrivendo. Spesso cercano nuove idee. Un carissimo saluto da Dacia m

Musica per il teatro
Cara Dacia Maraini, sono Andrea Lucarelli, fisico e musicista. Sono stato un suo antico lettore da piccolo: ero forse il più giovane tra le persone del pubblico alle presentazioni dei suoi libri, e tuttavia lei rispondeva sempre con cortesia alle mie domande di dodicenne curioso. Data l'ammirazione per la sua scrittura e per la sua persona, mi piacerebbe molto lavorare con lei e musicare un suo spettacolo teatrale.
Andrea Lucarelli
Caro andrea Grazie per l'offerta. Ma come collaborare? C'è pochissima musica nei miei spettacoli. Comunque mandi il suo indirizzo mail in redazione e dica loro di mandarmela, cercherò di capire meglio. UN caro saluto da Dacia m (indirizzo inoltrato all'autrice)

Nonna Violetta
Cara Dacia, avevo scritto tempo fa, mi piacerebbe se lei capitasse a fare auguri di persona a mia Nonna Violetta che il 18 mercoledì compie 100 anni. E' una sua lettrice molto affezionata e nella sua libreria non mancano i suoi libri. In questi giorni mia mamma e mia zia hanno stampato il suo libro delle memorie che ha scritto una decina di anni fa. Se vuole possiamo darle una copia. Carissimi saluti,
Veronica Mattioli
Cara Veronica Oggi è proprio il 18 febbraio. Faccio tanti tanti auguri a Nonna Violetta per il suo compleanno. Spero che le arrivino in tempo. Un saluto e tanti auguri anche a lei da Dacia m

Il treno dell'ultima notte
Cara Dacia Maraini, da poche ore ho finito di leggere il suo ultimo libro "Il treno dell'ultima notte" che mi ha fortemente appassionato e catturato a livello emotivo. Bellissima la sua capacità di essere assolutamente al di sopra delle parti e di condannare la violenza e la bestialità ovunque esse siano. Mi dispiace confessare che questa è la prima opera della sua produzione che leggo, ma sono sicura che colmerò presto questa lacuna. Grazie.
Gabriella Fabbri
Cara Gabriella Sono contenta che il mio romanzo le abbia comunicato delle emozioni. E' il massimo che un autore possa augurarsi. Emozioni stilistiche e concettuali, emozioni affettive e figurative. Questo dovrebbe fare un romanzo. Ma se non c'è una disponibilità a provare emozioni da parte del lettore il libro rimane una raccolta di carta inutile. Quindi grazie di essermi venuta incontro. un saluto affettuoso da Dacia m

Grazie
Sei IMMENSA, grazie di esistere.
Mariella
Cara Mariella Non sono affatto immensa, sono una normale persona che cerca di usare l'immaginazione, cerca di ragionare e cerca di comportarsi in modo da non vergognarsi di se stessa. Un saluto amichevole da Dacia m

Brava x TG1 e ricordi di Estati Felici.
Cara Dacia, sono decenni che non ci vediamo! Ti scrive il figlio di Rosita Lanza di Scalea, grande amica di tua mamma Topazia. Ti dico brava per la lettera nel TG1 di pochi giorni fa sulla sciagurata vicenda Englaro. Finalmente qualcuno la pensava come me sul padre Beppino. Sono completamente dalla Tua parte e concordo con Te sull'analisi di questo sciagurato e presuntuoso padre montanaro. La Tua lettera aperta ha fatto scoprire che sono in moltissimi che la pensano come Te e io. Grazie quindi per il Tuo autorevole "outing". Ti abbraccio e Ti ricordo che da bambina i Tuoi(a Palermo) ti..dimenticarono ad una festa a casa Gangi. Ti portammo noi a casa nostra e con calma ti mandarono a prendere! Mi chiamo Sergio FIORENTINO,sono nato a Palermo nel '39 e vivo a Roma. Per anni abbiamo avuto una casa sulla Duna di Sabaudia e ho molti ricordi d'infanzia in Sicilia da raccontarti. Fatti viva per e-mail!
Sergio Fiorentino
Caro Sergio Quante cose e quante notizie tutte insieme! mi fa piacere trovare un vecchio amico, anche se sono cose molto lontane e perdute. Cercherò di farmi dare dalla redazione di Forum il suo indirizzo mail che non compare sotto la lettera. Un carissimo saluto da Dacia m

Imola
Egregia Signora Maraini, ho avuto il privilegio di poterLa ascoltare in Biblioteca a Imola nella serata di martedì 3 Febbraio scorso. Le sue parole e il Suo modo toccano il cuore di chiunque e sciolgono nodi interni tentati di accantonare per incapacità, disperazione, paura. Mi ha colpito la sua disponibilità e il suo interesse ad ascoltare storie di vita umana nei loro più intimi risvolti psicologici e...mi piacerebbe tanto...raccontarLe una storia privatissima. Come fare? Grazie
Emanuela
Cara emanuela Grazie per la fiducia. Non ho proprio mai pensato di potere "sciogliere nodi" nella mente delle persone. Mi sento quasi una medichessa un po' sciamana. Ma scherzo. Se le cose che ha da raccontare sono così impazienti di venire fuori, le scriva pure qui sul Forum. Non c'è niente di cui non si possa scrivere. anzi direi che la narrativa è la forma più responsabile e poetica di impudicizia. Non abbia timore. La scrittura la proteggerà dalle indiscrezioni. tanti auguri da Dacia m

Informazione
Gent.ma Dacia Maraini, volevo mandare in allegato una lettera riguardante la categoria degli INVISIBILI. Se è possibile qual'è l'indirizzo e-mail per poter mandare in allegato la mia lettera? Grazie per la risposta. Cordiali Saluti
Gennaro Tedesco
Caro Gennaro Lei capisce che se io dessi la mia mail privata sarei inondata di lettere e dovrei subito cambiare indirizzo. Il Forum serve per questo, per creare un poco di distanza fra la vita privata e la vita di scambio coi lettori. Mi scriva sinceramente qui sul Forum. Come ho detto a Manuela, non c'è niente di cui non si possa scrivere, purchè lo si faccia con sincerità e misura. Un saluto da Dacia m

Racconto
Gentile Dacia Maraini, ho iniziato a dodici anni a leggere i suoi libri e ne sono rimasta sempre affascinata, magicamente emozionata, ma di quelle emozioni pure che fanno sobbalzare il cuore, nella maniera inaspettata ed incontrollabile che caratterizza i sentimenti in sé, ma che ormai va via via scomparendo.. Volevo allegarle qualche frammento di una sorta di racconto che ho iniziato un po' per hobby, un po' per sfogo. Un suo parere sarebbe indescrivibilmente utile per me...un ringraziamento sincero.. Saluti Eccolo qui di seguito: Piove. L’acqua scroscia ininterrottamente da giorni,la guardo scivolare via sui tetti delle case portando con se tutto ciò che incontra. Scroscia impetuosa,incostante ma niente la ferma;nemmeno il vento che tenta di soffiar lontano le nuvole,riesce ad allontanare quest’ acquazzone. Mamma entra in camera,nervosa. Poggia la biancheria pulita sulla scrivania,mi guarda:sento il suo sguardo infastidito su di me,poi inizia. - Questo tempo è una follia!Roba da matti!E’ una settimana che non smette un attimo di piovere,tutto ciò mi innervosisce!- L’ascolto senza darle troppo peso. Che ci sia il sole,che piova,che nevichi lei è sempre innervosita,infastidita da qualcosa,da qualsiasi cosa. Io non capisco quale sia il problema della gente se piove,insomma,qual è il problema?Sembra quasi che quelle goccioline che scendono dal cielo abbiano un potere magico che mette più in difficoltà le persone di quello che già sono.Beh se la maggior parte delle persone subisce questa sorta di incantesimo a me capita il contrario:la pioggia mi tranquillizza,mi fa sentire non so.. Strana,pensierosa.. Mi trasforma. Sono seduta sul letto della mia piccola cameretta gialla,mi guardo le punte delle converse,già sporche nonostante le abbia appena comprate,tipico di me. Penso a tutti i compiti che devo fare per il giorno dopo,mi viene l’ansia solo a pensarci,per questo,accantono il pensiero,infilo il cappotto ,il cappello e la sciarpa di lana spessa do una voce a mamma che esco per andare dal cartolaio dopodichè prendo la bici e corro via. Pedalo per circa venticinque minuti ad una buona velocità ghiacciandomi le mani,per arrivare a Meadville a sud del paesino in cui vivo:Saegertown. Continuo a pedalare sentendo il freddo e la gocce di pioggia sulle nocche delle mani e sugli zigomi ancora pallidi nonostante il freddo. Arrivo ad un laghetto:il solito lago Tamarack dove vado dagl’ultimi nove mesi all’incirca. Lascio cadere la bici su un piccolo rigonfiamento del terreno e lascio che il corpo mi guidi verso il porticciolo. Le assi di legno scricchiolano al mio passare,arrivo infondo al porticciolo e mi siedo sul bordo del legno umido. Ormai non sta più piovendo ma nevicando. Nevica fitto fitto perché dopo venti minuti i rami spogli degl’alberi iniziano ad imbiancarsi. Tutto attorno prende un’altra prospettiva: da grigio e umido tutto sta diventando soffice e gioioso. Le nuvole si addensano e sta calando la sera,guardo l’orologio:le quattro del pomeriggio,forse è meglio che inizi a tornare. Afferro la bici dal manubrio per alzarla da terra quando mi sembra di sentire un respiro,cioè un respiro che non è il mio,come se ci fosse qualcun altro lì con me. Mi giro non so neanche io se velocemente o no (poi opto per la seconda) per vedere se c’è qualcuno lì con me,ma nessuno. Probabilmente avrò frainteso il rumore. Sarà stato il vento. Salto in sella alla bicicletta e cerco di andare più veloce che posso per non insospettire troppo sulla mia assenza,dato che la cartolibreria è a un chilometro circa da casa. Il fatto che il tempo per cui mi assento sia così tanto,mi fa sorprendere il fatto che mia madre non si chieda dove vado in realtà,ma se devo essere sincera preferisco che non faccia troppe domande dato che dovrei darle altrettante risposte. La mia famiglia è piuttosto normale:mia madre una segretaria di un ufficio assicurativo e mio padre un umile benzinaio del paese. Insomma non navighiamo nell’oro; oltretutto ho una sorella più grande,Marybeth che frequenta l’ultimo anno del mio stesso liceo,lei dice che non sono normale e per non normale intende che sono pazza a non farmi tutti i ragazzi della squadra di football,a non avere come più grande aspirazione quella di diventare capo delle cherleader e non essere la più popolare a scuola. A me di tutto questo non interessa assolutamente niente. In passato mi facevo dei problemi assurdi queste cose ma dopo quest’estate non mi interessa più,non voglio essere solo questo,o meglio,non sono solo questo. Per la maggior parte della mia giovane esistenza ho passato il tempo a fare di tutto per piacere agli altri: per cercare d’essere quello che tutti vogliono essere ma poi mi sono chiesta cosa volevo essere io e da lì..Bum.. Cambiamento totale. Io non mi ritengo pazza o fuori di testa come dice Marybeth,mi ritengo diversa,tutto qui. Chissà quante me ci sono sparse per il mondo.. Arrivo a casa,lascio la bici in garage e salgo lentamente le scale per non farmi sentire volendo evitare domande che ne conseguirebbero delle risposte (come dicevo prima). Riesco ad arrivare in camera senza problemi,tolgo cappotto etc,etc e lo appendo dietro la porta. Accendo il computer guardando se è arrivata posta ,ma niente. Zero messaggi. Sono dieci giorni che il mio unico migliore amico se n’è andato e non mi da sue notizie. La cosa non mi tranquillizza per niente. Mark ha dovuto traslocare con la sua famiglia dal nostro paesino di mille anime alla grande E chiassosa Los Angeles,la città degli angeli. Suo padre ha avuto una proposta di lavoro dalla sua compagnia per un posto ben retribuito nella sede della capitale californiana;così,l’unica persona che mi capiva se n’è andata Lasciandomi da sola. Sì perché senza Mark sono sola,più sola di quanto non lo fossi con lui. Lui ed io non avevamo un’amicizia morbosa alla Dawson e Joy di Dawson Creek ma una cosa fisicamente distaccata ma mentalmente molto Presente. Non ci vedavamo molto oltre la scuola però ci sentivamo spesso via Posta istantanea o e-mail. Io sono una persona che le piace molto pensare;delle volte penso delle cose davvero Strampalate e quando faccio dei pensieri di cui non so che giudizio dare li scrivo e chiedo a Mark cosa ne pensa. Lui diciamo che in un certo senso mi ammira e quando gli invio le e-mail non fa mai commenti Frivoli o superficiali,anzi delle volte ci mette giorni prima di mandarmi una risposta. Mark è il classico migliore amico che sai che non ti tradirà mai e poi mai. Lui mi vede una bella persona e un’ottima amica (diciamo che ce la metto tutta per cercare di essere almeno discreta) in realtà sono molto meno presente di quanto non lo sia lui. La nostra è un’amicizia profonda,strana,molto mentale. Più mi penso più descrivo tutto ciò che mi riguarda con l’aggettivo “strano”. Forse devo dare retta a Marybeth e pensare di essere pazza sul serio. Ha iniziato da poco a nevicare anche qui. Apro la finestra per sentire il profumo di neve fresca,per sentire il fresco sulle gote e i cristalli d’acqua sciogliersi nel palmo della mia mano per il calore del corpo. Una ventata di gelo fa tremare il mio corpo,allora chiudo la finestra e mi accascio a terra.la schiena sembra un tutt’uno con la parete. Il tempo passa così lentamente. Mi alzo e prendo i libri dallo zaino,Dio che strazio. Ho una tonnellata di compiti da fare. Mi piace la cultura e vado anche discretamente bene a scuola ma la mia priorità non è questa;a dire il vero non so bene qual è la mia priorità,anzi direi che forse ciò che faccio di più durante il giorno è pensare. Penso costantemente a di tutto. Marybeth spalanca la porta della mia camera sbraitando - Dove hai messo idiota il mio rossetto rosa?!- - Non l’ho preso io,chiedi alla mamma- - Lei dice che te lo sei messa due giorni fa per uscire- - Non mi metto mai le tue cose,le mie ce le ho. Non l’ho preso io punto. Guarda in bagno.- - Ho già guardato nel tuo bagno idiota.- - Intendevo di guardare nei cassetti del bagno.- - Ah.. Giusto.. Ti conviene che sia lì dentro senò esci sotto la pioggia in mutande e me lo vai a comprare.- - Si certo contaci. Come vuoi.- E poi sono io quella fuori di testa. Come si può delirare così per un rossetto??!! Ma il bello è che ovviamente non è l’unico rossetto che ha,la sua camera potrebbe passare per una profumeria! Odio queste cavolate. Odio infastidirmi per queste scemenze. Tempo fai sarei andata su tutte le furie,le avrei risposto urlandole dietro,incazzandomi pesantemente ma ora.. Ora non ho più né la voglia né la forza di arrabbiarmi per una cosa del genere. Forse non è che non ne ho più la forza,è che non ha senso. Innervosirmi per così poco mi fa solo stare peggio, parola d’ordine:SELF CONTROL. Ma che sto dicendo? Non ci credo neanche io a quello che dico; quale tempo e tempo fa.. Non so quanto mi sia costato cercare di stare calma,non so come ho fatto a non far battere il mio cuore a centosettanta pulsazioni al minuto, non so come ci sono riuscita. Bah.. Ma più mi parlava con quella sua strafottenza più avrei voluto mandarla al diavolo; odio le persone così arroganti,prepotenti.. Mi riesce difficile pensare che abbiamo lo stesso sangue che scorre nelle vene, È una follia! Ed eccola che entra con dolcezza e leggiadria bussando e ringraziandomi infinitamente per l’illuminazione che le ho dato.. Certo come no, sarebbe stato fantastico se solo non fosse in realtà entrata in camera mia come una ruspa che entra in un cantiere dicendomi in tono minaccioso: - Questa volta ti è andata bene, la prossima vedi..- Mmm.. Che sorella affettuosa,una vera dolcezza. Che tristezza assassina. In questi momenti mi cadono le braccia e sembrano non voler più riprendere vita. Dannazione Mark.. Perché non ti fai sentire.. Provo a scrivergli. Mi siedo al computer. Ma che gli scrivo? Pensa Bett,pensa. Come fai a non sapere cosa scrivere al tuo migliore amico? “Ciao Mark.. Come stai? E’ da un po’ ormai che non ti sento.. Mi sto un po’ preoccupando (nel senso lato della parola) Hai già trovato un’altra me? Beh se l’hai trovata è rincuorante.. Almeno non sarei l’unica svitata sul pianeta. Devi dirmi come è L.A!! C’è tanto sole? Beh immagino proprio di si.. Prima guardavo le previsioni e lì mettevano 15 gradi quando qui siamo a -2 e nevica.. Rispondimi il prima possibile perché mi manchi abbastanza caro mio!! Ciao Tua Bett…” La rileggo. Sembro proprio un idiota. Anzi.. Un idiota non avrebbe scritto delle cavolate del genere. In questo momento ho tutto annebbiato;sto pensando a trecento motivi per cui non si è fatto sentire. Ho Pensato che potrebbe aver già fatto amicizia e magari sta provando la pazza vita dei californiani,o ho pensato Che non mi vuole più sentire perché boh.. Perché gli va così o perché mi ha sopportata qui solo perché non c’era altro di meglio per lui e che quindi adesso non è più “obbligato a sentirmi”oppure.. No…impossibile.. Non gli sarebbe potuto succedere qualcosa di… Brutto. Ma che vado a pensare. Sicuramente No. Però è strano. Ma che strano e strano:chissà quanta gente migliore di me Ha trovato a Los Angeles! Del resto è pur sempre la città degli angeli. Guardo l’ora:ancora le sei; le ore,i minuti e i secondi sembrano essersi fermati per farmi assaporare la preoccupazione: manca ancora troppo ad andare a letto, manca ancora troppo ad un nuovo giorno. Il mouse sposta la freccia su “invio” . Inviato. Sono passati appena due giorni che mi sembra di aver vissuto un secolo. Frequentare il mio liceo equivale a vivere con una pistola alla tempia, poi adesso senza Mark se prima la mia scuola mi pareva solo infernale ora non so che aggettivo renderebbe l’idea. Mi siedo al computer controllando la posta ricevuta, un e-mail per un’offerta di risme di carta per stampanti, una per uno sconto su un viaggio a Rio de Janeiro,un’altra su prodotti dietetici che ti fanno perdere dieci kg in un mese e.. Basta. Evviva. Proprio il caso di urlare a squarciagola. Perché non risponde? Forse devono ancora installargli l’adsl; in fin dei conti è possibile. Perché non ci ho pensato prima. Certo che è possibile! È più che possibile. Che scema sono stata; sarà andata certamente così. Mi sento decisamente meglio. Oggi ha smesso di piovere,ma continuano ad esserci numerose nubi scure in cielo. Mi tranquillizza questo tempo. Mi vesto sufficientemente pesante per uscire verso il solito lago, mamma non c’è. Le lascio un appunto sulla lavagnetta di fianco al frigorifero, giusto per informarla che non mi hanno rapito gli alieni e che so io; Dio solo sa cosa potrebbe immaginarsi.. A volte mi stupisco per quanto sia creativa la sua mente.. È veramente sconvolgente! Tappo le orecchie con le cuffiette dell’I-Pod, prendo la bici ed inizio a pedalare. Non percorro nemmeno un chilometro quando inizia a piovere. Tiro fuori prontamente un cappello dalla tasca della giacca, immaginavo avrebbe piovuto di lì a poco. Arrivata al molo passai un’oretta buona seduta sulle assi di legno. Stavo lì ferma ad osservare le gocce cadere e creare numerosi cerchietti nell’acqua. Tutto così tranquillo. Così silenzioso e rumoroso allo stesso tempo. Il silenzio apparente dato dall’assenza di rumori cittadini faceva risaltare i suoni della natura che sembravano così a tempo, così melodici. Sembrava come una grande orchestra dove tutto era diretto da un gran maestro,da un genio della musica. Ma questo direttore d’orchestra non si faceva riconoscere è come se si nascondesse volontariamente dietro a qualcosa O forse ero io che non riuscivo a vederlo, forse non rientrava nelle mie capacità, probabilmente chiedevo troppo, come sempre. Troppe domande. Devo ammettere che tutto è estremamente bello. Incantevole. Appassionante. La luce comincia a scomparire dietro le cime delle montagne. Forse è meglio tornare, dopotutto devo anche studiare ogni tanto. Sto per alzarmi quando.. Cos’è stato?! Cos’era quello?! Dal nulla qualcosa distrae la mia attenzione dal concerto armonioso. Ma cos’era? Qualunque cosa fosse mi era sembrato troppo veloce,disarmante: non ero nemmeno riuscita a distinguere cosa fosse. Non ne avevo la più pallida idea. L’unica cosa di cui sono certa è che era stato qualcosa di anomalo,di fuori Contesto: non c’entrava assolutamente niente con quel la natura melodica;era un qualcosa di diverso, qualcosa in grado Di catturare la mia attenzione ma allo stesso tempo non ero in grado di attribuire un nome,un colore,una forma, un qualsiasi cosa in grado di darmi l‘idea di cosa potesse essere quella distrazione; era un qualcosa che pareva alla mia mente totalmente sconosciuto. Ma la mia è sola pura fantasia o cos’altro? Forse il troppo tempo che passo a pensare mi sta distruggendo; forse sto impazzendo. Forse hanno ragione tutti quelli che pensano che sono matta,però.. Però è da un po’ di tempo, da quando ho iniziato a Venire qui al lago Tamarach, ho iniziato a formulare una sorta di teoria pazzoide. Beh questa consiste nel fatto che sono sempre più convinta che vi siano due mondi: non una cosa alla Harry Potter,e neanche alla..boh.. In realtà non ho un’idea precisa di questo mio immaginario mondo parallelo. Sono confusa. Forse è meglio che vada, il sole sta tramontando dietro le montagne innevate e inoltre ho ovviamente da studiare. Si beh forse meglio che rimando i miei pensieri “fantastici” ad un’altra volta. Si, forse è meglio così. Arrivo a casa per le sei. Inizio a studiare e dopo un’ora ecco bussare alla porta. - Beth, tesoro come andiamo?- Mio padre.. - Tutto normale papi, tutto tranquillo.- - A scuola? Tutto bene?- Soliti argomenti quando non si sa di cosa parlare. - Certo.. Te l’ho detto no? Tutto normale.- - Ok. Beh fra un’ora si cena. Ti aspetto giù.- E su queste parole chiude dietro di se la porta.Cavolo che lungo estenuante dialogo. Wow. Con mio padre è così, è sempre stato così: il nostro rapporto è limitato a domande superficiali E inutili che fanno tutti quelli che in una qualsiasi conversazione non sanno che dire. In tutto ciò niente mi Stupisce più, non mi creo più problemi del tipo “perché mio padre è così distaccato,etc,etc”, no basta. Non più, non servirebbe a niente. Ma la cosa che mi rattrista di più è che non saprei nemmeno che dirgli se mi facesse una domanda all’infuori di queste solite cavolate che mi chiede. Questo è triste. Molto triste. - Idiota c’è uno alla porta che ti cerca.- la raffinatezza di mia sorella è senza confini. Ma.. Chi può essere a quest’ora? Scendo le scale cercando nella mia mente una persona che a quell’ora potesse essere fuori da casa mia senza trovare un nome convincente. Passo il soggiorno e..Henry? Che diamine ci fa qui Henry Tailor? Lo guardo più sconvolta che stupita. - Ciao.. Ti serve qualcosa?- che tatto che ho.. Davvero notevole. - Ehm..Ciao Beth,senti beh si cioè No. Cioè non mi serve niente di materiale però volevo chiederti una cosa ..- - Beh mi chiedo cosa potrebbe esserci di così urgente da..- - Mark- - Tu come conosci Mark?- - Posso entrare o puoi uscire?- - Si scusa esco io prendo la giacca in un attimo- Ma che c’entrava Henry con Mark? O che sapeva Henry che io non sapevo? Ma dov’è il mio cappotto dannazione??! Ah eccolo, ma come si conoscevano? Cioè insomma Mark non mi aveva mai parlato di lui.. - Eccomi,ma allora..- - Camminiamo un attimo?- - Si ma devi ancora dirmi cosa c’entra Mark,tu da quanto lo conoscevi? Vi frequentavate? L’hai sentito? Per caso..- - Hei, hei. Una domanda ala volta.- - Si scusa, scusa.. Vai pure- - Beh ecco, io so che tu a Mark siete amici, cioè almeno così mi aveva detto.. Beh il fatto è che Mark è anche mio amico.- Ma che stava dicendo? Mark non mi aveva mai parlato di lui. Non un accenno un riferimento. Niente di niente, ma allora come poteva essere che fossero amici? Niente mi quadrava, nulla mi tornava. - Non so che dire..- - Capisco che tu sia..- - Confusa..?- - Già..- - Già..- Restammo seduti due minuti buoni su una panchina senza dire niente, mi guardavo le scarpe ancora incapace di pensare a come mai Mark mi aveva tenuto nascosta la sua amicizia con Henry. - Ma tu l’hai sentito?- - Beh è esattamente quello che volevo chiederti anche io.- - Cavolo, sono preoccupata.- - Non risponde nemmeno a me, e beh, non fraintendermi però sono preoccupato anche io a dire il vero. Ho provato a scrivergli degli sms e a mandarli una mail ma non da segni di vita.- - Adesso mi sto seriamente preoccupando. Pensavo che non mi rispondesse perché magari avesse trovato un’altra me,o meglio, avesse trovato amici fantastici etc,etc. Però se non si è fatto sentire nemmeno con te allora.. Allora non so,tutto mi sembra più grave di quanto pensassi.- - Io sinceramente non so che pensare. Subito non gli ho dato importanza, insomma può capitare a chiunque di non rispondere immediatamente ma qua parliamo di due settimane ormai, almeno una chiamata, o un messaggio tanto per dire “ sono vivo”, almeno quello dico.- - Si lo so cosa vuoi dire. - Ora forse è meglio che vada…- - Si si giusto..- Ci alziamo dalla panchina. Pensare che il mio migliore amico si potesse trovare in pericolo mi metteva un’ansia tremenda: chissà cosa gli era accaduto, chissà dov’era, con chi era, e i suoi genitori? Dov’erano i suoi genitori? Forse erano stati tutti rapiti? E se invece che un rapimento.. Se invece di essere stato rapiti, se gli fosse successo Di peggio? Oddio non potevo nemmeno pensarci. - Comunque su questa conversazione..- - Cosa?- - Cosa vuoi che dica su questa nostra conversazione?- - Niente. Che devi dire? Tanto non dobbiamo rendere conto a qualcuno no?- - Si ok,giusto.- Il mio viso si era impallidito a tal punto da esser del color del latte, le gambe mi tremavano e negl’occhi un terrore ed uno sconvolgimento che forse non avevo mai avuto prima. Non riuscivo a muovermi da dov’ero. Non riuscivo a fare un passo. Pensavo solo all’unico amico vero che avevo avuto sino ad allora e allo stati di pericolo in cui poteva trovarsi. - Beth,ti senti bene?- Sentivo delle voci ma non riscivo a rispondere, la paura su cosa potesse essergli capitato continuava ad aumentare, gli occhi mi si riempirono le lacrime. Pregavo soltanto me stessa di non piangere: non volevo per nessun motivo piangere; non così, non lì fuori davanti ad uno come Henry, non che mi interessasse però non era certo il tipo di persona da cui mi sarei voluta far consolare. In quel momento l’unica persona che poteva rincuorarmi era propria quella per cui stavo così. - Beth… Hey?Ce la fai ad arrivare a casa.. Senò ti accompagno..- - No No.. Ce la faccio. Sarà un calo di zuccheri. Niente di grave.- - Sei.Sei sicura? Guarda che non sono come pensi te.. Veramente, se vuoi parlare di qualsiasi cosa..- - Oh ma andiamo. Che stai dicendo? Stai scherzando?- - Beh No. Senti, io non so che vuoi fare tu. Io voglio capirci qualcosa su Mark, voglio capire che cavolo Sta succedendo, allora che dici?- - Che devo dire? Io..Io non lo so. Sono confusa, sconvolta, distrutta. Era il mio unico migliore amico e ora Dio solo sa cosa gli è successo! - Ecco le lacrime sono scese, mi sento una perfetta idiota. Semplicemente perfetta. Alzo gli occhi e lui che mi guarda in un modo strano. Ma perché mi guarda con quello sguardo compassionevole? Quello sguardo non l’avevo mai visto in lui. Oddio ero così patetica? Così patetica da far si che anche uno come lui provasse pietà per me? Basta Beth. Ritira indietro quelle lacrime. - Forse è meglio che vada adesso. Ne riparleremo in un altro momento magari. Ok?- Mi avvio verso casa senza aspettare la sua risposta. Lo sento solo mormorare una risposta del tipo “ok”, ma non m’importa. Entro in casa e salgo le scale lentamente, non ho la forza di farle in altro modo. Sento dalla cucina che la cena è pronta ma non ho voglia di mangiare, non ho fame. Se fosse morto? L’unica persona che mi avesse mai compresa, che mi avesse mai consolata ed ora come potevo capire che cosa stava succedendo? Io giuro di non saperlo. Mi stendo sul letto inerme, resto immobile. Non riesco nemmeno a pensare, in questo momento nella mia testa c’è il nulla:mi sembra tutto un grande orribile incubo da cui non riesco a svegliarmi, ecco cosa mi sembra. E su questo pensiero gli occhi si chiudono pian piano, e nel giro di una manciata di secondi vedo tutto nero,poi sono in un bosco, ferma in ginocchio con le mani giunte ai piedi di un salice piangente. I capelli sono più lunghi di come sono ora. Ad un tratto vedo che mi alzo e cammino verso un torrente lì vicino; il mio volto è segnato da leggeri segni attorno agli occhi e alle labbra, il viso è triste, distaccato, perso. Mi guarda:io mi sto guardando. Guardare nei suoi occhi, nei miei occhi è come una frustata dura e violenta: una lacerante ferita al cuore. Da dove viene tutta quella tristezza, quel dolore, quel vuoto dell’anima? Ma chi sono? - Tesoro, è ora di alzarsi, fra un quarto d’ora devi essere a scuola.- Mi sveglio di soprassalto,oh, era solo un sogno, un incubo. Ancora un altro incubo. - Faccio in un attimo. Farò colazione per strada- dico a mamma alzandomi di tutta fretta per lavarmi e vestirmi. Nel giro di sette minuti sono fuori di casa con un muffin nella mano destra e il libro di letteratura nella sinistra. Uuh.. Che corse. Ora ho solo un quarto d’ora scarso di autobus. Che festa. Salgo i gradini e siedo nel primo posto libero, mi siedo e faccio un grande respiro profondo. Chiudo gli occhi e penso a ieri sera. Il fatto che Henry fosse venuto a casa mia faceva parte dell’incubo? Ci penso su due minuti buoni per poi realizzare che no, non faceva parte dell’incubo di questa notte. Insomma cosa potevamo avere in comune Mark, Henry ed io? Mark è il tipico bravo ragazzo incompreso da molti ma comunque gentile e disponibile superficialmente con tutti: non è uno che parla a destra e a manca di ciò che gli succede, di ciò che pensa, di tutto quello che lo riguarda. Non è di certo un ragazzo dal pregiudizio facile, è considerato nella fascia normale diciamo. Né tra gli sfigati né tra i più popolari della scuola. Beh se questo è Mark, Henry è Mark ma al contrario: uno dei più popolari ragazzi del liceo, rincorso da ragazze di ogni anno, superficiale nel dare giudizi, fissato sul suo aspetto fisico.. Si insomma, potrei andare avanti per ore ed ore ma il concetto è comunque chiaro. Ciò che è certo è che Henry ed io avevamo in comune Mark. Devo assolutamente parlare con lui, con Henry. Scendo dal pullman e nel frattempo che mi avvio al mio armadietto penso ad un modo Per poter incontrarlo in separata sede. Ma come faccio a parlargli a scuola? Devo trovare un modo.. Un biglietto. Giusto. Un biglietto nell’armadietto è perfetto. Cerco un foglietto nello zaino, la penna dov’è? Eccola. “ Ciao. Incontriamoci nel bosco vicino casa mia alle 16. Ho bisogno di parlarti. Beth.” Chiaro,semplice,conciso. In quel bosco non dovrebbe vederci nessuno, dato che non ci va mai anima viva. Vado in classe,è suonata la campana della prima ora. Dopo mezz’ora di lezione chiedo alla signora Lindsen, la professoressa di storia, di andare al bagno,metto il biglietto in tasca,esco dalla classe e arrivo all’armadietto di Henry. Ho il cuore che va a mille, non capisco da dove mi venga tutta quest’agitazione. Metto dentro il foglietto e torno in classe. Respiro a fondo. Andata. Cavolo. Non gli ho detto come rispondermi! Speriamo sia abbastanza intelligente da arrivarci da solo di fare allo stesso modo. Torno in classe e resto con la mente soprapensiero per tutta la prima e le ore successive. Finalmente suona la campana dell’ultima ora:vado al mio armadietto per prendere i libri della lezione di chimica,trovo un foglietto:la risposta. “Ok. Ci sarò.” Henry Mm. Lo ripiego e lo metto in tasca. Passo gli ultimi sessanta minuti della giornata nello stesso modo con cui avevo passata le altre lezioni. 15.30: suona la campanella. Mi avvio a passo spedito verso la fermata. Prendo il pullman cha va diretto nel mio quartiere senza fare altre fermate. Arrivo al bosco quando mancano 5 minuti alle quattro. Mi siedo su un tronco, lo zaino a terra ed i capelli circondano il mio viso pallido come al solito. Mi guardo attorno:tutto sembra così bello: gli alberi innevati, il suono della neve che pian piano si scioglie, gli scoiattoli escono vigili dalle loro tane, gli uccellini cercano il cibo per il loro piccoli. Com’è bello. Ad un certo punto sento lo scricchiolio di alcuni rami. Sarà il mio invitato? Si è lui, quando non era con tutti gli altri idioti della scuola il suo sguardo, tutto di lui sembrava diverso. - Hey.- - Hey.- - Come.. Come va?- - Potrebbe andare meglio.. Comunque grazie. Tu?- - Idem. Grazie anche a te.- Involontariamente mi sfuggì una risatina. - Che c’è?- Mi chiese in un misto tra la preoccupazione e l’imbarazzo. - No, no niente. È solo che sei così diverso da come sei a scuola con.. Con gli altri. Ma scusa non volevo impicciarmi degli affari tuoi.- Abbassando lo sguardo mi da le spalle e fa un respiro profondo. - No No. Non ti devi scusare proprio di nulla. Beth.- - No beh però non mi riguarda.- - Beh se quello che penso che tu voglia sapere è come sono diventato amico di Mark..- - si hai indovinato..- - Appunto.. Allora penso che la tua domanda sia più che lecita.- - Oh..- Si rigira, mi guarda dritto dritto negli occhi. Non avevo mai notato quanto fossero belli:castani, ma di un nocciola intenso; un brivido mi percorse la schiena. - Beh. Non o bene da dove iniziare, mi sento un po’ in imbarazzo.- - Non farti problemi con me.. Non direi mai nulla a nessuno.- Il suo sguardo si incupì, abbassò la testa ed iniziò. - Sono sempre stato visto da tutti come un ragazzo superficiale, frivolo; il classico che pensa solo al football e alle ragazze. Il fatto è che non è così. La verità è molto lontana da tutto ciò.- Lo guardavo e lo ascoltavo: non volevo interromperlo, vedevo quanto gli era difficile parlarne. - Beh, un giorno per caso dimenticai il libro di storia nell’aula di musica. Quando entrai trovai Mark. Stava suonando al pianoforte. Per sbaglio lo interruppi ma non si arrabbiò anzi, dopo che gli chiesi se aveva visto un libro mi aiutò a cercarlo e Dio solo sa come era finito nell’aula di chimica. Alla fine mi chiese come andava, così parlammo del più e del meno. Alle sei ci sbatterono fuori scuola perché doveva chiudere, dato che abitiamo a pochi isolati facemmo la strada insieme e trovammo più punti in comune di quel che pensavo. Così ogni giorno o quasi ogni giorno tornavamo a casa insieme e si finiva per parlare del più del meno, delle cose di cui si parla tra.. Amici. Mark era l’unico amico con cui potevo essere me stesso:rilassato e senza pensieri. Era come una valvola di sfogo per me che dovevo e devo quotidianamente vivere con il ruolo che mi hanno attribuito senza che lo chiedessi e senza che in realtà mi rispecchi veramente. A mia volta lui mi parlava delle sue cose, di macchine, ragazze, college, però tutto nella serenità di sapere che ero io a parlare, non il personaggio che avevano creato su di me..- Ero senza parole. Non sapevo veramente che dire. La mia testa era andata in corto. Non riuscivo a formulare un frase che fosse una. Lui aspettava una mia risposta,una reazione, una qualsiasi cosa,ma non riuscivo a dire nulla. Il cielo comincia a diventare man mano più scuro. Il sole perde della sua luminosità per lasciare posto alle tenebre. I suoi occhi non si spostano dai miei come se ci fosse una calamita a far si che gli uni non si distogliessero gli uni dagl’altri. Era bello ma strano stare lì a guardarci senza dir niente. - Beth..- Sussurrò. Il mio nome nella sua bocca sembrava magico. - Henry.. Io non so che cosa dire. È difficile credere a quello che mi dici anche se da come lo hai detto sembri sincero. Però..- - Si capisco. Capisco che non credi a “questo” me. Ci sta..- - Non è che non ci credo è che chi mi dice che non mi stai prendendo in giro,o che adesso non vengano fuori tutti i tuoi amici a farsi quattro risate?!- - Ma sei veramente ingegnosa! Mi pensi in grado? E poi di cosa potrei prenderti in giro? Sei tu che hai più materiale da usare contro di me.- - Sempre che sia vero..- Bisbigliai. - Dannazione si che è vero! Io non sono come mi vogliono tutti gli altri! Sono costretto ad esserlo perché per carattere non so dire di no ma scusami tanto se sono così cretino! Scusami sai!- - Senti calmati. Fra i due quello che è stato al centro di prese in giro sono stata io non tu, quindi scusami tanto se dubito della tua sincerità!- - Bene!- - Bene!- Prendo il mio zaino e prendo il sentiero per tornare a casa.. - Aspetta..- Mi corre incontro e poi continua:- Senti cosa devo fare per convincerti? Io voglio capire che è successo a Mark, costasse andare fino a Los Angeles.- - Senti non lo so. Mettiamola così. Quando abbiamo notizie ci sentiamo.- Mi rigiro per riprendere il cammino. - E se non dovessero esserci novità, allora che si fa?- - Ci aggiorniamo fra due giorni. Ti lascio un biglietto nell’armadietto, fa lo stesso.- Gli dico continuando a camminare. - E se parlassimo a scuola invece che fare finta di non esserci mai conosciuti?- Mi fermo di colpo. Mi giro e lo raggiungo. - Perché?- - Perché non vedo il motivo per cui bisogna fare le cose di nascosto, come se conoscerci fosse un problema..- - Henry, ti posso fare una domanda? Qual è il motivo per cui non ci siamo mai rivolti la parola?- - Beh.. Principalmente perché non frequentiamo le stesse persone..- - Tu non sei diverso affatto da tutti loro. Non puoi dire che ti attribuiscono un personaggio..- - Cosa vuoi dire?- - Perché ci stai insieme?Anzi.. Niente. Lascia stare. Come non detto.- - Senti. Cosa vuoi che faccia?! Ci conosciamo da un giorno e tu mi accusi e basta.- - Non è così. Però non pensi che i tuoi amici si chiederebbero perché ci parliamo?- - Si beh.. Forse hai ragione. È complicato.- - Già. Abbastanza.- - Quindi. Facciamo a tuo modo?- - Direi che per ora è la migliore delle possibilità.- - Beh, forse dovrei andare, si sta facendo buio…- - Si giusto..- - Beh allora Ciao..- - Ciao.. Non puoi lasciarmi il tuo numero di telefono?- - Si.. Penso di si. Vuoi il cellulare? Forse è meglio, sai mia sorella poi spettegolerebbe anche su quello che non c’è..- - Si capisco.- Compare sul suo viso un sorriso. - Beh comunque dammi pure il quello del cellulare..- - Hai un pezzo di carta?- Tira fuori dallo zaino un foglio spiegazzato e cerca ancora un po’ per trovare una penna. Scrivo il numero e glielo porgo. - Ok beh. Ti dispiace se ti chiamo ogni tanto?- - No.. Immagino di No.. Beh ora vado definitivamente..- - Si certo..- - A domani Henry.- - A domani Beth.- Nel percorrere il sentiero penso a come stanno andando stranamente le cose, di come gli imprevisti cambiano tutto quanto e nel giro di cinque minuti mi trovo alla porta di una casa bianca addobbata a festa natalizia: una donna affetta delle verdure su un tagliere, una ragazza gioca con la ciocca di capelli che le esce dalla coda. Eccomi arrivata a casa. Entro in casa e soprapensiero salgo in camera mia senza salutare né niente. Sono confusa e frustrata. Mi manca qualcuno con cui parlare. Ho bisogno che qualcuno mi ascolti per un attimo perché rischio di esplodere. Mi levo i vestiti di dosso, indosso l’accappatoio e mi preparo per una doccia calda per lavare via quella dura e tremenda giornata e forse il peggio doveva ancora arrivare: chi poteva giurarmi che non sarebbe andata anche peggio? Tutto era possibile. L’avevo imparato non molto tempo fa: tutto è in continuo mutamento, tutto cambia senza che ce ne rendiamo conto, senza che facciamo in tempo ad accorgercene, in ogni attimo le sfumature delle cose si fanno più marcate o più dissolte. L’acqua scorre sul mio corpo veloce e decisa, come se desiderasse quanto me sciacquare via tutto: tutto ciò che mi riguarda. In questo momento in cui non posso far affidamento su nessuno mi sento come morire, soffocare, precipitare in un pozzo senza mai arrivare al fondo: un continuo cadere nel vuoto, senza avere nulla sotto i piedi per cui essere ben saldi; l’indomani sarei andata sicuramente al lago Tamarach; questa è l’unica cosa a cui riesco a pensare dato che quel posto per me è come magico: mi separa dalla realtà per spedirmi in quel mondo parallelo che avevo ipotizzato, un mondo, forse, nato nella mia psiche che si collegava alla realtà per forme,colori,ambientazioni, ma che aveva un’autonomia a parte per quanto riguarda invece il pensiero che riusciva a formulare; dei pensieri non abituali, non normali. Esco dalla doccia ed un brivido mi percorre tutto il corpo, nonostante il riscaldamento acceso il freddo di quel rigido inverno riusciva ad entrare da ogni sorta di spiffero,seppur minimo. Mi asciugo velocemente, rimetto l’accappatoio e corro in camera a mettermi il pigiama; una volta fatto mi metto a studiare letteratura americana dato che da lì a due giorni avrei avuto un interrogazione di 100 pagine. Fortunatamente riesco a concentrarmi sulla materia per lasciare da parte tutti quei pensieri che continuavano a turbarmi morbosamente. Dopo due ore, alle otto e un quarto mi urlano dalla cucina che la cena è pronta, la fame non c’è ma forse è meglio scendere giusto per nutrire il corpo affaticato. Scesa saluto tutta la famiglia e cerco di sembrare abbastanza tranquilla e serena e penso di esserci riuscita anche bene dato che nessuno dei miei genitori mi fa domande del tipo: - Beth cos’è successo? Hai una faccia!- Oppure che mia sorella mi dica cose come: - Hai incontrato la morte nei corridoi della scuola oggi? Sembra ti abbia alitato in faccia!- Sottolineo sempre la sua grazia ed eleganza ovviamente. Mia sorella è come dicevo la solita ragazza dal bell’aspetto ma senza un briciolo di intelligenza: non si applica (e nemmeno si vuole applicare se è per quello), non studia (a meno che non siano le nuove coreografie, che la sua migliore amica, il capo cheer leader , ha preparato per la prossima partita di football.) in compenso però sa tutto su cosmetici, vestiti, scarpe, borse; si insomma, sulle solite cose che sanno tutte le ragazze come lei. Beh comunque cerco di sforzarmi a mangiare almeno qualcosa, anche se la fame non c’è per niente. Mangio sorridente, ma non troppo, senò potrebbe ripercuotersi il problema contrario a quello prima descritto ossia potrebbero chiedersi perché sono troppo contenta, e allora sarebbe un’altra tragedia, meglio rimanere nella normalità, così non do nell’occhio. Finito di cenare salgo in camera e mi trovo un messaggio in posta elettronica; presa dal batticuore che possa essere Mark sono indecisa se aprire o no quel nuovo messaggio ricevuto, non voglio avere l’ennesima preoccupazione, l’ennesima delusione, la apro e rullo di tamburi..tada.. “Come dimagrire cinque kg in trenta giorni” al diavolo! Mi fermo dallo scaraventare il computer per terra non so neanche io come; mi sta salendo un tale rabbia che non so da che parte cominciare. Inizio ad odiare tutto e tutti. Odio me stessa, odio Mark perché mi fa impazzire, odio Henry perché non è chiaro,odio i miei genitori, mia sorella, la scuola, tutto. Odio tutto. Ho bisogno di dormire. Tutto non va e non ce la faccio più a reggere tutto questo: adesso è veramente troppo; tutto ciò di cui avrei bisogno adesso è un po’ di serenità, di qualche certezza. Invece niente! Solo dubbi e problemi su problemi! Sono dannatamente arrabbiata. Dannatamente. Mi stendo sul letto con movimenti meccanici. Resto per un bel periodo di tempo lì, sdraiata senza pensare: inerme, passiva e con la paura di tirar fuori da qualsiasi cassettino della memoria un qualsiasi pensiero. Per questo prendo l’i-pod, metto le cuffiette nelle orecchie e chiudo gli occhi: ascolto solo la musica, riesco anche a canticchiare qualche parola. Ad un certo punto non canticchio più, mi addormento e finalmente il nero, il buio e il nulla. Il meraviglioso nulla. Riesco dopo tante sere a dormire, ma soprattutto a Far riposare la mente da tutto lo stress che continua da venti giorni, all’incirca,a massacrarmi. Sento un suono fastidioso, acuto, continuo e regolare: la sveglia. Soddisfatta del riposo che sono riuscita a concedermi mi alzo con un piede diverso, con un po’ più di ottimismo, è proprio vero che un buon sonno è ristoratore. Preparo lo zaino dato che il crollo avuto la sera prima non me l’ha permesso. Metto dentro i libri ed infine il sacchetto del pranzo che mamma mi ha lasciato sulla scrivania appena prima che mi svegliassi. Mi lavo e mi vesto, uno sguardo veloce allo specchio giusto per vedere che faccia mi ritrovo: evitiamo i commenti. Scendo velocemente con una specie di sorriso felice stampato in faccia al che madre mi guarda Sorpresa, ma contenta di vedermi più rilassata. Non che lo sia di molto, ma almeno ho la faccia un po’ più riposata. Per colazione c’è sempre ogni ben di dio: pancake,cereali, frutta, latte, the e potrei proseguire e proseguire ancora, io comunque solitamente mi soffermo a cereali al miele e latte freddo. Nel giro di cinque minuti massimo ho il cappotto indosso e lo zaino sulle spalle. Saluto tutti, molto blandamente, e mi avvio alla fermata. I- pod alla mano e per un’ora riesco a pensare solo ai miei movimenti senza spostare la concentrazione su nient’altro. Che sollievo sentirsi per un po’ così spensierati,ma, la spensieratezza dura ben poco: appena varcata la soglia della scuola vedo subito Henry: pam. Un doloroso, dolorosissimo pugno allo stomaco. Mi guarda come per dire: “ Ti devo parlare” . L’unica cosa che poteva trasmettere il mio sguardo era il vuoto, il senso di smarrimento. Poi ritorno in me e gli faccio una specie di segno con il capo di venire con me Lo sento seguirmi a circa venti passi da me; non so bene dove andare perché nessuno ci veda però cammino per i corridoi, giù per le scale e ancora corridoi. Arrivo in palestra. Le mie gambe mi portano in palestra; beh, perlomeno non c’è nessuno. Si guarda attorno poi inizia. - Beth, cosa devo fare perché tu ti fidi di me?- Che cosa? Parlava sul serio? Ed io che pensavo avesse notizie sul nostro amico! Ah.. Che delusione. Penso che questa sensazione l’abbia notata dato che s’incupisce subito in volto. - Pensavi avessi da dirti tutt’altro mi sembra di capire…- - Beh si, pensavo avessi notizie..- - Immaginavo pensassi questo.- . Beh ma Henry senti, ciò pensato e..- - E..?- - E.. Forse è giusto che io mi fidi di te. Cioè probabilmente dovremo cercare di aiutarci e capirci. Di collaborare insomma per Mark. Che ne dici?- Rimane per un minuto buono a fissarmi negli occhi: i suoi bei occhi nocciola. Cavolo che sto dicendo! Non possono essere stupendi! Riprenditi Beth dai. - Ok. Si hai ragione, sono contento che hai deciso così. La nostra sarà quindi una sorta di cooperazione. Ok capito.- Mi sorride soddisfatto. Dio che orgoglioso questo ragazzo! - Per quanto riguarda a scuola come ci comportiamo?- - Direi come vuoi tu. Basta che non sia un evitarsi categorico.- -Oh.. Beh allora un minimo, minimissimo anzi minimissimissimo rapporto che significa che magari invece che lasciarci biglietti possiamo fissare luoghi e orari di incontro a voce. Può andare?- - Direi che può andare se è questo che vuoi.- - Si è questo che voglio.- Facciamo per avviarci insieme in classe quando mi viene in mente che forse non è il migliore dei modi per non dare nell’occhio. - Ehm.. Forse è meglio che prima vada tu.. Ti do un vantaggio di due minuti.- - Come desidera mia cara.- Gli faccio un sorrisetto idiota per poi vederlo andare verso i corridoi. In quella palestra rimango solo io con i miei pensieri. Beh, mi pare impossibile d’aver deciso questo, perlopiù così, su due piedi, impulsivamente. Spero soltanto d’aver fatto la cosa migliore; infondo io non so molto, per non dire nulla, di Henry, nemmeno che fosse realmente amico di Mark: che prove ho a riguardo? Beh ora che ci penso nessuna. In un nano secondo mi rendo conto che probabilmente ho fatto tutto in maniera decisamente troppo affrettata. Mi pento di ciò che ho fatto, della fiducia prematura che gli ho dato. Guardo l’orologio e mancano due minuti scarsi alla campanella, mi avvio il più velocemente possibile verso l’aula di chimica:lezione sulle cellule. Riesco ad arrivare in classe appena in tempo, mi siedo al mio solito posto ed ecco che è iniziata la mie vera giornata: dopo tutte quelle riflessioni fatte su il mio gesto nei confronti di Henry in palestra mi sento esattamente come tutti gli altri giorni: un’idiota. Quel che è certo è che devo assolutamente vederlo dopo la scuola per chiarire i miei dubbi, questo è poco ma sicuro. Cavolo, volevo andare al Lago Tamarach oggi; che strazio, dovrò rimandare anche questa volta. Non ho più tempo per il mio piccolo angolo di paradiso da quando tutti questi avvenimenti hanno preso il sopravvento su di me. Quando Mark era ancora in città andavamo non dico tutti i giorni, ma quasi tutti. Era un luogo che avevamo accordato come essere tranquillizzante, sereno. Dopo che partì, andai tutti i giorni al lago non so se ci andavo perché non volevo o volevo ricordarmi del fatto che sen’era andato. Del resto non era né colpa sua né dei suoi genitori. Forse la colpa di tutta questa mia frustrazione, che potrebbe per altro rivelarsi inutile,è l’egoismo. Quando ho pensato “Ora sarò sola” mi sono veramente schifata di me stessa. L’unica cosa che riuscivo a pensare con il mio migliore amico appena partito per l’altra parte degli Stati Uniti era questa? Che pena. Avrei potuto pensare a quanto sarebbe stato bene, a che belle esperienze avrebbe fatto, alle opportunità, invece No. Tutto quello che sapevo pensare era quello. Avevo riassunto tutta un’amicizia al mio cinico egoismo. Questa era la pura verità. La mia non è né esagerazione né altro. Solo rammarico. Il rammarico di aver pensato così. Beh, comunque meglio accantonare questi pensieri negativi, perché già di mio mi sento uno schifo, se in più gli aggiungo anche tutto il resto.. Senza nemmeno accorgermene finisce l’ora, non so neanche di cosa stesse parlando l’insegnate, a parte il titolo s’intende. Mi dirigo verso l’armadietto per prendere i libri della lezione precedente, penso intento a dove possa essere Henry dato che gli devo chiedere di trovarci. Forse alla lezione di storia.. No, a matematica. Si forse. In realtà non ne ho la più pallida idea. Neanche a dirlo lo vedo venire fuori dal bagno. La fortuna ogni tanto m’assiste! Gli vado incontro con passo abbastanza deciso quando vedo che fa lo stesso Lisa, una delle tante che cerca di strappargli un appuntamento. Quando m’accorgo della situazione devio subito. Lui mi vede e abbassa lo sguardo. Mi chiedo quando ha un po’ di pace qual povero ragazzo! Se non c’è una ragazza che vuole uscire con lui c’è allenamento di football, se non c’è quello esce con gli amici. Dio che vita d’inferno. Almeno per me insomma. Magari a lui piace. Bah. Trovo ancora così strano avere in comune una persona come Mark. Terribilmente strano. Chissà se nel giro delle sei ore successive riuscirò a parlargli un attimo. Bah. Solo il tempo può dirlo. Intanto rassegnata vado in classe. Cerco in quest’ora di letteratura americana di non fare soltanto pura presenza ma cerco di prendere appunti e capire di cosa si sta parlando. Per quello, sembra anche interessante. Finita la lezione vado all’armadietto e cerco a stento di aprirlo. Perché il codice non sembra giusto anche se lo è??!! Il mondo sta complottando contro di me!Evviva. Provo e riprovo,provo e riprovo. Niente. - Ti serve una mano?- Mi volto e vedo un ragazzo alto; mai visto prima. - Ehm.. Beh No. Grazie .- - Da come state facendo a botte te e quel lucchetto non si direbbe.- mi risponde ridendo. - Si in effetti mi sta dando giusto giusto qualche problema.- - Lascia che ti aiuti, mi è successo anche a me.- Il lucchetto scompare fra le sue grandi mani lisce per poi ricomparire aperto. - Wow.. Sei un mago!- esclamo. - Tutta questione di esperienza.. Comunque io sono Peter, ma puoi chiamarmi tranquillamente Pete.- Dice tendendomi la mano. - Beth.. Piacere.. Sei nuovo di queste parti?- - Si sono arrivato in città da poco, i miei si sono trasferiti per lavoro da Washington.- - Capisco, beh vedrai che divertimento questa “grandissima e divertentissima” cittadina.- - Sembri giusto giusto un po’ ironica o sbaglio?- Suona la campanella, ci incamminiamo verso la mensa. - Alquanto.. Direi che qui a meno che tu non diventi una stella del football o qualsiasi altra cosa che ti faccia diventare super popolare, beh allora non resta molto da fare.. - Mi segue verso la mensa. Più lo guardavo più mi rendevo veramente conto di quanto fosse bello; tutte le ragazze in corridoio a chiedersi chi fosse il bel nuovo arrivato. - Beh, io ora ho la pausa pranzo..- - Posso unirmi a te? Sai, non conosco nessuno..- - Beh, si certo. Va bene.- Entriamo in mensa - Il cibo com‘è?- - Beh.. Diciamo che se vuoi rischiare di finire all’ospedale è favoloso.- Lo sento sghignazzare dietro di me.. - Beh.. Che c’è di divertente?- Gli chiedo compiaciuta dalla sua compagnia. - No, no ..Niente. Solo che sei simpatica.- - Oh.. Grazie.- Gli dico dandogli le spalle per nascondere il rossore che sento invadermi il viso. Vedo che gl’occhi di tutti i presenti sono fissi su di noi. - Forse sarà meglio che troviamo un posto dove sederci.- Mi sussurra all’orecchio. - Direi di si.- Rispondo intontita. - Quel posto è libero?- - Si si.. Mettiamoci là.- In questo momento l’imbarazzo è alle stelle: tutti e dico tutti (anche le cuoche) ci guardano. Cosa ci sarà di così strano in due persone? Capisco in un millesimo di millesimo di secondo che non guardano tanto me ma lui con me: guardano Pete. Lo guardo anche io. È davvero una bellezza d’altro mondo, sembra quasi un dio. Il fisico scolpito ma non troppo, gli occhi grandi color ghiaccio,gli zigomi alti, la bocca rossa e non troppo carnosa, capelli d’un castano intenso, ricco: sembrano seta a vederli, e poi le sue mani. Grandi lisce, le dita lunghe. Alto circa uno e ottanta. Dio che stupendo, non penso durerà molto però la nostra “frequentazione”; immagino già che una volta finita suola le ragazze faranno la fila per chiedergli il numero di telefono. Effettivamente non hanno tutti i torti. Penso sia l’unica cosa su cui concordo con le mie colleghe. - Beh è sempre così quando vieni a pranzare qui?- La sua domanda mi distoglie improvvisamente da ciò che stavo pensando. - Come scusa?- - Mi chiedevo se eri sempre così guardata.. Devi avere o parecchi amici oppure, in opposizione.. Tanti nemici.- - Direi decisamente la seconda.- Dico in un sorrisetto strozzato.- Comunque non credo sia me che guardano..- - In che senso?- - Nel senso che io avrò sì tanti nemici, ma di solito non mi fissano così. - Poi continuo abbassando la voce.. - Credo sia la tua presenza..- - Che ho di strano??- - No, non fraintendermi. Nel senso che penso si stupiscano del fatto che tu stessi parlando con me, o meglio, che ti sia seduto qui con me.- - Perché hai qualche morbo particolare infettivo per caso??- Mi chiede ridendo. - No perché in tal caso mi sposto e ti parlo dal tavolo di fronte.- Conclude mostrando i suoi denti perfetti e bianchissimi. - No non è per questo, sono sana, stai tranquillo. È perché non socializzo molto. Anzi, direi che non socializzo per niente, quindi penso vedano strano il fatto che uno come te sorrida nel stare con una come me.- Nel cercare di fargli capire questo distolgo lo sguardo, indirizzandolo al mio panino- - Ma perché non socializzi molto con loro? Poi cosa vuol dire “una come me” “uno come te”?- Quante domande. - Beh.. Ecco per quanto riguarda la prima domanda.. È un discorso abbastanza lungo e complicato che non faccio con chiunque.. Senza offesa s’intende, però sai com’è. Non ti conosco quindi faccio un po’ fatica a parlare degli affari miei con chi mi è in un certo senso estraneo. Per l’altra domanda.. La riposta è che tu sei come dire… Un bel ragazzo, cioè più che un bel ragazzo.. Ecco.. Oddio.. Scusa.- Lo vedo arrossire per l’imbarazzo. - No è che, mi mette a disagio come cosa. - - Stai scherzando spero.- Gli domando. - No, è imbarazzante essere guardati così per il proprio aspetto.- - Immagino ti capiti abbastanza spesso..- - Direi di si.. Ma la cosa che mi dà più fastidio è che la gente veda solo quello. Mi vede un bel ragazzo e basta. Non sono mai giudicato per altre cose. Tutto dipende dal mio aspetto.- Ma che diamine sta dicendo? Vuol farmi credere che essere belli è un elemento di disturbo? Beh.. Se ci penso un po’ effettivamente.. Si. Non ci avevo mai pensato. - Comunque ora hanno smesso. Sono passati alla seconda fase: il pettegolezzo. Auguri vivissimi!- - Non pensavo che cambiare scuola ed arrivare in un paesino fosse così complicato.- - E questo non è niente.- - Vedo un futuro roseo in vista!- - Dipende da come ti si prospetta. Giochi a football?- - No.. A dire il vero No.- - Oh.. Avrei detto il contrario. Che attività extrascolastiche facevi nell’altra scuola?- - Cinematografia, fotografia e poi suonavo uno strumento: il violino.- - Beh sei fortunato, questo corsi ci sono anche qui da noi..- - Per fortuna, non saprei che altro avrei potuto fare.. Te che fai invece?- - Fotografia,il laboratorio di scrittura e filosofia.- - Beh abbiamo un corso in comune.. Così almeno conosco qualcuno.- - Come ti dicevo.. Se vuoi avere una vita sociale non sono proprio la persona migliore per farti conoscere nuove persone.- - Non ci sono nemmeno molto interessato e dire il vero.- Mi volto di scatto per fissarlo negli occhi. In un secondo mi sento morire:inghiottita nel suo sguardo. Un suono annuncia la fine della pausa pranzo, il che sottolinea il fatto che dobbiamo tornare alle varie lezioni. Ci alziamo quasi in contemporanea e mi chiede in che aula devo andare. - In quella di arte. Te?- Nel frattempo ci incamminiamo verso l’uscita della sala quando incontro sulla porta Henry, che guarda prima me poi Peter, per poi rimanere con occhi stupiti a contemplare il nuovo arrivato. Peter tira fuori dalla tasca dei suoi levi’s un foglietto e mi dice: - Dovrei avere letteratura americana… aula..12. Dov’è?- - Devi andare a destra e quando arrivi in fondo al corridoio a sinistra..- - Grazie mille sei la mia salvatrice. Senti, te dove abiti?- - Prendo il pullman per Vernor street. Te?- - Per la Pennsylvania avenue.- - Abitiamo vicini, in linea d’aria.- - Davvero? Perché non m’intendo neanc’ora molto di vie. Sai com’è.- - Si immagino. Comunque sono in macchina vuoi un passaggio per tornare a casa?- - Beh.. Se proprio vuoi ok. Mi farebbe piacere.- - Ok perfetto, cos’ mi insegnerai qualche via del posto. Vabbè che è difficile perdersi però mai dire mai!- - Giaà. Oggi ti farò da cicerone.- - Allora ci vediamo finita scuola davanti all’entrata va bene?- - Certo per me va benissimo, ora scusa però devo proprio andare. Grazie ancora per dopo.- E con un sorriso mi volto e lo lascio in balia della sue lezione. Veramente strana la vita. Veramente bello in un certo senso non pensare per un poco di tempo a Mark Henry e tutto quello che gli sta dietro. A proposito di questo, dopo scuola mi devo trovare con Henry. Che strazio. Forse voleva solo liberarsi di noi. Magari si è fatto dei nuovi amici migliori o semplicemente voleva cambiare vita, dargli una svolta. Infondo poteva essere no? Forse devo solo mettermi in testa che non poteva durare per sempre. Che prima o poi sarebbe andata così. Probabilmente il fatto che fosse andata così era meglio. Più la nostra amicizia sarebbe andata avanti più forse ci avrei sofferto una volta fosse finita. Dovevo forse mettermela via? Non lo so. Se lo sapessi non sarei qui a chiedermelo. Le ultime ore della giornata scolastica passano inesorabilmente lente: di recente erano state lente ma non così tanto! Era quel lento straziante che ad ogni minuto guardi l’orologio pensando che stia per suonare la fine dell’ora quando invece è passato appena un minuto e mezzo. Tuttavia, anche se molto faticosamente,le ore passano. Al suono che sembra annunciare “andate a casa!” mi fiondo, nel vero senso della parola, fuori dall’aula per andare verso l’armadietto e poggiare i libri che non mi servono e prendere quelli su cui avrei dovuto passare la serata una volta tornata dal favoloso incontro con il mio SUPER AMICO Henry: è proprio il caso di dire: yuppie. Fuori da scuola trovo Peter. Cavolo sembra che nel corso delle tre ore successive sia diventato ancora più affascinante. A sentirmi fare questi pensieri sorrido: era molto tempo che non mi capitava di pensare o di considerare bello un ragazzo: non sono certo una ragazza facile, non sono una che piace. Come dicevo sono particolare, è difficile sapermi apprezzare, però ho veramente molto da dare. - Hey.. Ti vedo alquanto scossa..- - Si scusa ma i minuti delle ultime ore mi sono sembrati decisamente eterni!- - No io mi sono divertito, avete dei bravi insegnanti.- - Si per quello non mi lamento.. C’è il bus.. Vieni...- Saliamo e ci sediamo nei posti infondo: - Allora…- - Allora..- E intanto tutto il pullman lo guardava: le ragazze per lo stesso motivo per cui lo guardavano a mensa, e i ragazzi perché le ragazze guardavano lui e non loro. Che idioti. - Direi che è per tutto la tensione che c’è nell’aria la si potrebbe affettare con un coltello.- - Sono pienamente d’accordo.. Ma pensi che sarà sempre così quando salirò per arrivare a casa?- - Mh.. No, secondo me non solo per prendere l’autobus, ma per qualsiasi cosa farai.- dicendoglielo sfodero un sorriso a 2 denti che sembra accogliere con un misto di reale preoccupazione. - Dai, scherzavo! Sarà così per qualche tempo ma poi ci faranno l’abitudine.- - Ma devono fare l’abitudine riguardo qual discorso che mi hai fatto a mensa?- - Esattamente…- Rimane a guardare fisso il vuoto. Senza dire niente. Mi accomodo meglio sul sedile dell’autobus e socchiudo gli occhi: la stanchezza incombe su di me ma decido di riaprire le palpebre quando mi dice: - Sono arrivato, ci vediamo domani. Grazie per.. Tutto.- e si allontana verso la porta per poi incamminarsi lungo il marciapiede. Che ragazzo gentile, o almeno così sembra. La prossima fermata è la mia. Scendo dall’autobus e mi dirigo su per una stradina che porta a casa mia. Guardo l’orologio da polso: le quattro meno dieci. Alle quattro più o meno mi devo incontrare con Henry; non so come mai, non so perché però ho voglia di vederlo. Non riesco a capirmi; cerco di pensare ad altro. Entro in casa, poggio lo zaino in camera poi accendo il computer: un nuovo messaggio. Lo apro sapendo che sarà ovviamente un e-mail pubblicitaria. Invece No. Una cosa stranissima:nessun tipo di indirizzo di posta elettronica. Una serie di linee orizzontali e verticali. Con scritto alla fine: “ Cercare nella realtà ciò che sembra essere immaginazione. Mark sta bene.” Vado in bagno. Respiro profondo, poi mi guardo allo specchio: vedo la mia immagine spenta, riflessa. Rimango impassibile, senza sapere che fare. Dopo due minuti distolgo lo sguardo dai miei stessi occhi. Mi spazzolo i capelli ed esco. Mi avvio nel bosco; percorro il sentiero che porta al luogo dove c’eravamo incontrati la volta prima. Arrivo e mi siedo sul tronco di un albero. La testa mi cade fra le mani: non so assolutamente più cosa pensare. Non lo so più. Sento lo scricchiolio delle foglie, alzo il volto e vedo in lontananza arrivare Henry. Non so che dirgli. Magari quell’e-mail è solo uno stupido scherzo cretino fatto da qualche simpaticone, però non sembra così, sarò fissata, sarò matta ma non sembra uno scherzo. Ma i suoi genitori dov’erano? Che gli era successo? Allora avevo pensato giusto quando avevo capito che c’era qualcosa che non andava. La preoccupazione sta salendo sempre più, la tensione idem. Sto scoppiando. - Ciao Beth.- - Henry..- - Cavolo che faccia. Cosa ti è successo?- - Devo farti vedere una cosa.. Vieni da me un attimo?- - Si.. Ok.. Ma cos’è successo?- - Non voglio influenzarti. Voglio solo capire se i nostri pensieri a questo punto coincidono o se sto delirando.- Mi afferra il polso e mi volto verso lui. Lo guardo persa, dritto negli occhi: sconvolta, ferita e smarrita, lui cerca di capire, di capire cosa sto pensando. - Mi spaventi Beth.. Mi spaventi sul serio.- Molla il mio avambraccio e prosegue verso casa mia, io rimango ferma a guardarlo poi lui prosegue: - Stamattina avevi altro negl’occhi.- Mio Dio. Perché la butta così tanto sul drammatico? - Fermati un secondo dai..- - Allora vuoi dirmi cosa succede?- - Ok.. Senti. Mi è arrivata una strana mail, parla di Mark.. O perlomeno ne parla relativamente dato che dice solo che sta bene. Per il resto sono solo linee e sbarre.. - - Chi la manda?- - Non c’è mittente.- - Come è possibile? Dice solo che sta bene? Nient’altro? E… hai parlato di linee?- - Si delle linee su tutta la pagina della mail. Riprende a camminare, e lo fa così velocemente che sembra correre; cerco di stargli dietro anche se a fatica. Arriviamo a casa mia e non c’è nessuno, per fortuna, meno scocciature. Lo faccio entrare e saliamo in camera mia, è un po’ imbarazzato e a disagio a stare in casa mia, ma ancor di più nella mia stanza. Gli suona il cellulare: - Si.. Hey ciao.. Che si dice?.. An.. Beh no a dire il vero sono fuori città, vado a trovare un mio parente.. Salutami gl’altri.. Ciao ciao.- - Scusa, era Robert; voleva ci trovassimo, io e gli altir, al Lurry’s bar..- - Potevi andare, nessuno ti trattiene.- - Ma che cosa stai dicendo?? C’è questa storia di Mark che non mi piace per niente, anzi. Poi non mi spiego che abbiano avuto il tuo indirizzo e-mail.. Proprio non lo capisco. - - Non risolviamo niente anche se tu vai o non vai dai tuoi amici..- - Ma che ti prende Beth? Che c’hai? Non mi pesa stare qui con te!- - Ok. L’ho capito. Ma ci arrivi si o no che non risolviamo niente comunque?! Henry dobbiamo avvisare la polizia, qua sta succedendo un gran casino. Un casino molto più grande di noi. E non mi riporta indietro, sano e salvo il mio migliore amico, nessuno che tu vada con i tuoi amici idioti o meno! Quindi fammi la cortesia di andarci e che sia finita.- Esco dalla porta e percorro il corridoio nervosa, arrabbiata con non so neanche io con chi,secondo le scale e chiudo con violenza la porta di ingresso. Mi accascio su un masso nel giardino e rimango a guardare, osservare il buio sembra prevalere sempre più su ogni cosa: su qualsiasi cosa. Cerco di far ordine nella mia testa, nei miei pensieri: niente sembra avere un senso, una logica. Mi stavo comportando da bambinetta stupida ed immatura, ma non lo ero. Allora che mi stava accadendo? Percorro mentalmente tutto ciò che risultava antecedente a questo mio cambiamento iprovviso; da ciò vengono fuori parecchie cose, parecchi eventi come il fatto che la figura per me più importante sen’era andata senza perdipiù lasciarmi notizie e quel che è peggio senza avermi mai comunicato nulla,cosa che non era assolutamente normale. Poi l’entrata di Henry nella mia vita era un’altra cosa che aveva squilibrato tutto quel mondo che mi ero creata. Poche cose ma molto significative, in fin dei conti che altro potevo aver fatto? No non ci sono scuse, potevo assolutamente fare a meno del rapporto con Henry che non mi aiuta proprio per niente. Dopo due minuti mi raggiunge, lo sento in piedi, dietro di me pensieroso e teso. Non mi giro, non voglio girarmi. L’unica cosa che vorrei è che se ne andasse, ma che se ne andasse per sempre dalla mia vita; ma forse era troppo tardi, forse era impossibile, dopotutto le nostre vite avrebbero potuto non intrecciarsi mai, anche se Mark avesse continuato a frequentare entrambi, invece non è andata così, no per niente. Rimaniamo in silenzio, nessuno sa che cosa dire. Ma attacca comunque lui. - Beth.. Senti. Non è colpa mia, non puoi prendertela con me per…- - Oh andiamo Henry! Ce l’ho con tutto ok?! Con te con me con Mark, con tutti i problemi che sono venuti fuori! Ce l’ho con tutto! Adesso è meglio che tu vada.. Veramente. È meglio che vai. Non ho voglia di discutere, né di avere gente intorno: voglio restare sola. - Si allontana senza salutarmi ed io faccio esattamente lo stesso. Non mi va più niente. Basta.
Elisa
Cara Elisa Il suo racconto ha dei momenti di mistero che coinvolgono, ma si perde troppo in descrizioni inutili. Deve imparare a selezionare, non inseguendo ogni pensiero seducente che le viene alla mente. E' bello quando racconta della pioggia e della fuga in bicicletta ma e poi della neve che cade e del respiro che sente. Ma lì, sul più bello si interrompe per mettersi a raccontare in modo molto poco misterioso e molto prevedibile la storia di Mark. Inoltre perché scrive come se si trovasse in un villaggio americano quando si trova in Italia? Perché quei nomi? Lei capisce che i nomi corrispondono a un paesaggio, a un ambiente, a una storia. Lei scrive come una italiana che ha letto molti libri americani. Il lettore non capisce niente. C'è uno sbilanciamento di prospettiva. Crede che i misteri si possano raccontare solo con personaggi americani o inglesi? Ma allora perché non scrive direttamente in inglese? Cerchi di essere più semplice, più concisa, più concentrata sulla storia che vuole raccontare e pensi che il lettore non è un pupazzo che lei appoggia di qua e di là, ma un essere intelligente che segue un ragionamento, si appassiona alla storia ma chiede che sia raccontata con coerenza logica e senso delle misure. Spero di non averla delusa, ma sono stata sincera. Con molta comprensione e simpatia, Dacia m

Testo del discorso al TG
Ho ascoltato al telegiornale di qualche giorno fa la Sua bellissima lettera dedicata al padre di Eluana. Le tematiche trattate sono reali e struggenti. Sarei lieto di ricevere copia del testo integrale non rinvenuto nel suo sito. Grazie
Giovanni Iasilli
Caro Giovanni Grazie per le sue parole. Sono contenta che sia d'accordo con me. Purtroppo ho perso la lettera che ho scritto per il TG1 mentre ero in viaggio di lavoro e l'ho lasciata da qualche parte in una camera d'albergo. Solo quello che scrivo sul computer rimane. Lei conosce le paroline magiche "salva con nome". Il resto si perde, sopratutto quando si viaggia molto, come faccio io. Ma se proprio ci tiene, può trovare la lettera credo chiedendo alla RAI. Hanno degli archivi magnifici dove conservano tutto. un carissimo saluto da Dacia M

Grazie per la sua lettera
Volevo solo ringraziarla per la Sua lettera al Sig. Englaro, avrei tanto voluto sentire altre parole come le Sue in questi giorni. Purtroppo tutto quello che abbiamo visto e sentito è stato solo orribile. Nel nostro paese il potere non riesce a fermare la sua corsa assurda davanti a nulla, neppure al mistero della morte. Ieri mi sono vergognata di me stessa quando ho saputo che Eluana finalmente...e ho provato un senso di sollievo enorme, seguito da una grande tristezza. Tutte queste persone così vigliacche ma potenti mi hanno fatto sperare che una donna morisse il più in fretta possibile solo per potersi difendere. Io credo che tutto questo sia veramente assurdo e mi confonde, ma non dovremmo essere orgogliosi della nostra DEMOCRAZIA??? Tutti amano questa parola ma io non ne comprendo il significato. Sarebbe meglio vivere in luoghi senza legislazione dove almeno ti lasciano la dignità di morire in pace. Mi spiace, ma sono molto rammaricata.
Ester Montefusco
Cara Ester Sono molto d'accordo con lei. La parola DEMOCRAZIA si sta svuotando dei suoi più profondi e generosi significati. Ci stiamo buttando dentro una cultura della paura e della difesa del nostro piccolo io, alzando steccati, muri e tirando fili spinati. Su questi muri si alzano bandiere che chiamano alla raccolta in nome del paese. Ma che paese è quello che pensa solo a difendere i suoi interessi, allontanadosi sempre di più da una idea generosa e intelligente del mondo e del suo futuro? Un saluto affettuoso da Dacia m

Caso Englaro
Da par suo ha saputo esprimere con stile e grande efficacia un pensiero nel quale ci riconosciamo profondamente. Grazie.
Silvio e Pat
Cari Silvio e Pat Grazie delle vostre parole. Meno male che ci sono persone come voi. Un abbraccio da Dacia m

Grazie
Gent.ma Dacia ho sentito le sue parole ieri sera al tg della notte di rai tre e volevo solo farle sapere che sono felice ci siano persone come lei grazie per le sue parole.. nello sgomento di tutta questa situazione, infatti avevo davvero bisogno di ascoltare un pensiero ragionevole ed umano. GRAZIE
Valeria Locati
Cara Valeria Lei ha usato una parola che mi è vicina in questo momento: "sgomento". Anch'io, come lei, provo "sgomento" di fronte all'andazzo che sta prendendo il nostro paese. Che disastro! Mi verrebbe da chiamarlo disastro antropologico. Lei che ne dice? Un saluto affettuoso da Dacia m

Piccolo editore
Gent.ma Dacia Maraini, sono un piccolo editore di Foggia. La mia casa editrice è la Sentieri Meridiani Edizioni. Vorrei poterle inviare alcuni libri di poesia da noi realizzati tra i quali vi è la bellissima raccolta del poeta Cristanziano Serricchio. Vorrei sapere dove poterle inviare i nostri libri. Le invio i miei più cordiali saluti.
Michele Vigilante
Caro Michele Sono molto amica dei piccoli editori. Sempre che non vivano speculando sulle ambizioni dei giovani scrittori. Ma sono sicura che lei non è di questi. Mandi pure i suoi libri, sopratutto se sono di poesie, presso la Rizzoli di Roma, in via Rossini 15, un caro saluto da Dacia M

Complimenti
Carissima DACIA,volevo complimentarmi con lei per la meravigliosa lettera scritta al papà di Eluana, sono perfettamente d'accordo con i suoi pensieri, purtroppo una vita come quella di Eluana non aveva più senso e LEI con le sue stupende parole ha fatto capire a tutti quelli che non erano d'accordo, che la sofferenza di una vita come quella di Eluana non aveva alcun senso e la morte forse è la liberazione del dolore. Un caro abbraccio, la mia stima per LEI non finirà mai. Saluti,
Mariella
Cara Mariella, grazie delle sue parole. Sì penso che un corpo che viene tenuto in vita attraverso un artificio come quello di un tubo infilato nella pancia che pompa acqua e cibo (chimico), che non è più capace di intendere e di volere, che è un oggetto inanimato nelle mani di altri, che non ha più la capacità né di di inghiottire né di orinare, che è coperto di piaghe da decupito, che i medici dicono immerso in un coma irreversibile, penso abbia il diritto di essere lasciato morire in pace. Lei non era più capace di dirlo, ma l'aveva detto al padre e ritengo che dobbiamo credergli perché ha dimostrato di essere una persona onesta e seria. Esecrabile invece l'uso politico e religioso che si è fatto di quel povero corpo che voleva morire in pace. Un saluto carissimo da Dacia m

Emanuela Englaro
Sono il papà di una bambina con gravi problemi psico motori. Questo è solo per condividere le sue parole ascoltate ad un TG verso il papà di Manuela subito dopo la morte. Ho pianto al pensiero dell'impossibilità di scegliere per un mio caro, ma da oggi ho una forza in più pensando alla forza che il papà di Emanuela ha avuto in questa vicenda senza mai mostrare per dissipare qualsiasi dubbio. Grazie per aver trasmesso con le sue capacità un pensiero così bello, mi ha aiutato molto.
Maurizio Foconi
Caro Maurizio Immagino la vita che fa con una bambina che problemi psicomotori. Ma non si perda d'animo. A volte le persone con menomazioni danno più di un figlio sano. Grazie per le sue parole. Un saluto affettuoso da Dacia m

Eluana
Cara e gentile signora forse non è questo il sito appropriato per questo messaggio ma volevo ringraziarla per il suo intervento a "Linea notte" riguardo la morte di Eluana. Ero tanto arrabbiata, delusa, disgustata dall'ennesima prova dei politici ma le sue parole così pacate e ferme mi hanno placata e riportato il mio pensiero soltanto ad Eluana e alla sua famiglia. Grazie di cuore,
Agata Aspri
Cara Agata Anch'io come lei mi sono trovata arrabbiata, disgustata, delusa dal comportamento di certi politici che hanno speculato sulla sofferenza di una famiglia tanto provata dal male. Ricordiamo che la madre di Eluana sta malissimo e il povero padre e marito si è trovato a doversi dividere fra due corpi femminili in difficoltà serie. Comunque, dopo 17 anni, non crede che, se questo padre avesse voluto liberarsi della figlia in stato vegetativo, l'avrebbe fatto e in silenzio come fanno molti? Il suo appellarsi alla legge è stato un atto di coraggio che dobbiamo apprezzare e non calunniare. Un caro saluto da Dacia m

Grazie
Grazie, per le parole che ci ha fatto ascoltare questa sera al TG1. Grazie di cuore.
Roberto Federici
Caro Roberto Grazie a lei per la sensibilità che dimostra. Un saluto partecipe da Dacia m

Incontro ad Imola
Salve, sono Pasquale Castellano quella persona che intervenne a Imola durante la sua presentazione del suo ultimo libro. Io intervenni sulle morti bianche e Le diedi un manoscritto della storia di mio fratello Vincenzo. Le scrivo per sapere se a letta quel manoscritto. Comunque La ringrazio per averlo preso. Saluti,
Pasquale Castellano
Caro Pasquale Ho letto la storia di suo fratello. E ne sono rimasta impressionata. Il racconto è scritto in modo semplice ed essenziale, ma le vicende che racconta sono commoventi e terribili. Grazie per averlo scritto. Cercherò di farlo pubblicare su una rivista. Anche se è troppo lungo per una rivista. Ma è anche troppo corto per un romanzo. Può mandare il testo per via mail a Elena Pistolese, che è la redattrice di questo Forum, perché me lo faccia avere? grazie. Un saluto da dacia m (P.S. inviando i suoi recapiti sul forum - che non verranno pubblicati, come da normativa sulla privacy - riceverà mia pronta risposta. Cordialmente, E. P.)

Passo doppio...
Gentile signora, grazie per la risposta. La sua delicata e acuta critica mi darà modo di pensare, riflettere ancora: sudare sopra ogni parola. Quando ero piccola, mi facevo cullare dalla calma delle poesie. E, di questa sensazione, ho avuto bisogno negli anni a venire...soprattutto quando la vita mi affaticava il cuore ed avevo bisogno di rianimarlo. Una melodia dolce, concreta, levigata bastava a contenerlo. Racchiuso dalle parole della vita, ricominciava a battere. Per me. Per chi lo capisce. Mi capisce. Cerchiamo tutti di essere amati infinitamente, dolce e forte signora. Un giorno, saprò raccontarlo meglio. C'è ancora troppo dolore, nonostante sia tutto nascosto nel mio viso truccato, nei miei lunghi capelli neri, nei miei occhi che portano in sé la speranza dei loro giovani, vecchi trent'anni. Fragile.// Dal sole l'ultimo saluto./ Taciturno/ diede il suo assenso./ Malato, spento./ M' imbattei in una croce./ Dentro un inferno di pace/ gracchia/ la rana che scappa e tace.
Paola
Cara Paola, cara Paola dai giovani vecchi trent'anni, come scrive lei, abbia pazienza con le parole che sono molto più difficili e piene di trabocchetti di quanto si pensi. Il poeta è un artigiano delle parole, un orafo che cesella i suoi geroglifici sulla punta di uno spillo, un ciabattino che lavora con le tomaie e i lacci mai abbastanza levigati e sicuri. Comunque la sua poesia breve, quasi un haiku, comunica la grazia di un pensiero poetico. Torni a chinarsi sulle frasi che si torcono sotto la penna come serpenti. Un poeta non è anche un incantatore di serpenti? un saluto carissimo da Dacia m

Eluana
Probabilmente non è il luogo migliore per scriverle quanto segue, ma ho ricercato con atto impulsivo ed emozionale il modo di scriverle, trovando questo sito. Ebbene poco fa ho sentito leggere, da lei alla televisione, la sua lettera al padre di Eluna ed ho provato piacere in quanto ha espresso ciò che sentivo di dire al Sig. Englaro. In questi giorni è stato un mio grande desiderio poter trasmettere il mio sostegno al padre di Eluana, ma mi sono chiesto se fosse stato opportuno farlo, infrangere il suo dolore. Le sue parole questa sera hanno dato voce al mio cuore e certamente arrivano al Sig. Englaro. Per questo la ringrazio ancora per aver scritto questa lettera.
Roberto - Udine
Caro Roberto Lei mi fa capire che il compito di uno scrittore è questo: trovare le parole uniche per dire qualcosa che in molti pensano e sentono. Trovare le parole giuste, che siano proprie ma anche altrui. Con molta umiltà e disponibilità lo scrittore deve mettersi al servizio del pensiero collettivo, quando capisce che è simile al suo. Non crede? affettuosamente Dacia m

ELUANA ENGLARO
Gentilissima Signora, proprio adesso si è appreso della morte di Eluana Englaro. Adesso sarà contenta anche Lei. Eluana adesso è tra le braccia del Padre. Il suo padre terreno non la rivedrà più perché gli omicidi vanno in tutt'altra direzione quando lasciano questa vita. Chi ha voluto la sua morte così violenta (morire in 4 giorni, ha sofferto tantissimo) è inferiore ai cannibali delle foreste vergini. Vorrei vedere privati di acqua e di cibo tutti quello che l'hanno voluta morta. E' una vergogna per la nostra civiltà averla trattata così.

Caro anonimo Perché non si firma? C'è tanta violenza nelle sue parole. Lei vorrebbe dare degli assassini a tutti quelli che non la pensano come lei. Non le sembra un poco intollerante? Chi le ha detto che Eluana "ha sofferto moltissimo"? Lei crede alle parole dei fondamentalisti cattolici e non a quelli di una famiglia che si curva su un povero corpo tenuto in vita solo artificialmente, e decide di darle la pace dopo 17 anni di tentativi falliti. Eluana non ha sofferto perché la sua capacità di soffrire era già stata cancellata nel momento dell'incidente. La tecnologia ospedaliera ormai è in grado di tenere in vita dei corpi morti per anni. Vogliamo lasciare libere le persone di decidere se vogliono vivere nonostante tutto, in condizioni inumane? O lei vorrebbe, assieme a molti cardinali e vescovi, decidere anche sulla estrema libertà di vita e morte delle persone?

Eluana
Buonasera Signora Maraini, le sono grato per la stupenda epica che ha rivolto all'opinione pubblica tramite il TG della sera riguardante il massacro mediatico scatenato contro il Sig. Englaro. Mi auguro per il futuro che intellettuali come lei continuino a rispettare il dolore che appartiene esclusivamente ai genitori, non consentendo a nessuno di appropriarsi di affetti a loro sconosciuti. Grazie.
Adriano Rocchia
Caro Adriano "Appropriarsi degli affetti" ha detto proprio bene. Non si può fare politica e ideologia sugli affetti privati di una famiglia. Non si può pretendere di applicare delle regole di principio su una realtà complessa, umanissima e difficile che tiene unite le persone che si amano. C'è arroganza in questo volere decidere dal di fuori, con prepotenza sulle estreme volontà di una persona. un caro saluto da Dacia M Caro Adriano

Eluana Englaro
Gentile Sig.ra Maraini, il mio nome è Massimiliano Salvi, Professore associato di ortopedia dell'Università di Cagliari. Ho ascoltato il messaggio che Ella ha inviato al Sig. Englaro al TG1. Lo condivido con tutto il mio cuore di uomo e di medico. Mi pare impossibile che in Italia, vi siano tanti, tanto stupidi. E' più facile pensare che vi siano tanti, tanto furbi, ma anche ignobili, da intravedere in un incommensurabile dolore il proprio minuscolo tornaconto. L'Italia è finita. Ma donne come Lei per fortuna continuano a vivere. L'abbraccio.
Massimiliano Salvi
Caro Massimiliano Grazie della sua fiducia. Stiamo andando, come paese, proprio verso una difesa irragionevole ed egoistica di quel "proprio minuscolo tornaconto" di cui parla lei. Un caro saluto da Dacia m

Il treno dell'ultima notte
Chissà se leggerà quello che le scrivo, signora Maraini. Ho appena ultimato "Il treno dell'ultima notte", non sono stato in grado di interrompere la lettura che mi ha impegnato, travolgente, l'intera nottata. E' notte infatti mentre Le scrivo. Sono terribilmente commosso, mi strugge il dolere, e non sto facendo della poesia nel dirlo; piango d'un acuta tristezza a pensare a tutti gli Emauele distrutti, snaturati, feriti nelle dignità della Vita, ridotti ad essere già morti da vivi. E pensare che sarei potuto essere io stesso Emauele, considerato che di anni ne ho pochi più dei suoi diciassette! Signora Maraini, la ringrazio per quello che mi insegnato, per quello che mi ha trasmesso, che assieme a quello che già sapevo, non fa che confermare quanto l'uomo sia crudele, come sappia inselvatichirsi, e fare il tiro a segno con un neonato in un campo di sterminio. Ma ha anche saputo dar conferma a quello che sostengo da sempre, e cioè che la Vita è una cosa troppo preziosa, troppo splendida.
Alessandro Basso
Caro Alessandro Come è bello trovare un lettore attento come lei. Un lettore capace di immedesimarsi, di patire e gioire con i personaggi. Grazie per avere voluto entrare nel mio "treno" e per le considerazioni profonde che fa. Un saluto affettuoso da Dacia m

Raccontami la notte in cui sono nato
Raccontami la notte in cui sono nato di Paolo Di Paolo. Un libro profondo quanto la riflessione che suscita. L'ho letto, riletto, sottolineato, annusato e respirato lentamente per averlo dentro di me. Vicino al cuore. Una storia intensa che trascina e conduce in noi stessi, alle nostre radici, alla nostra identità. Perché tutto cambia, ma il resto che ci manca è nello scatolone della memoria. E' lì che dobbiamo cercare, dentro di noi. Ora lo leggo in classe, con i miei alunni. Mi piace leggere con loro. In silenzio, con pochissimi commenti e interruzioni. Li prendo per mano, ho tante mani. Li stringo delicatamente per avere la loro fiducia e li accompagno nel buio cunicolo della lettura. Il cunicolo a volte è breve. Altre volte un po' più faticoso. Ma sempre porta in un giardino di delizie. Il mondo fantastico della lettura. Della magica alchimia delle parole, delle emozioni, della verità, di una storia che si insinua nelle pieghe nascoste della nostra vita. Ci fa scendere nel profondo. In aprile l'autore sarà ospite nella nostra scuola. Nel mio cuore aleggia la speranza di aver iniziato, di aver celebrato il rito di passaggio che rende liberi. Perché un libro ci prepara alla vita, un libro è anche il dolore della vita. Perché della vita non si rinunci a nulla, perché di noi non si butti via niente. Possiamo immaginare tante vite, ma mai rinunciare alla nostra.
Mirella Z.
Cara Mirella Non so perché mi parli del libro di Paolo Di Paolo. Forse perché sa che siamo amici? Comunque fa bene a leggerlo ai suoi alunni. E' bello che lei dica di disporre di "tante mani" quanti sono i ragazzi che hanno la fortuna di averla come insegnante. Spero che continui a leggere in classe libri intelligenti e appassionanti come quello di Paolo. Un caro saluto da Dacia m

Letture e incontri
Egregia signora Maraini, sto leggendo avidamente il suo ultimo, splendido libro,"Il treno dell'ultima notte",che non è certo lontano dall'esser già un classico. Solo leggendo la sua biografia ho compreso le motivazioni che la spingono ad esser tanto vicina alla tematica del campo di concentramento, con un così dichiarato, tragico naturale trasporto che appare evidentissimo: anche lei ha patito questa sofferenza crudele, questa ignobile crudeltà! L'ammiro! Mi farebbe enorme piacere poterLa conoscere un giorno; speravo infatti in questo incontro al Liceo T. Tasso di Salerno, del quale io son un ex alunno, ma ho saputo che non è ancora stata definita la data assieme alla cara Preside Scarsi, che so essere Sua amica ed estimatrice, come mi racconta spessissimo. Spero che ci concederà questo enorme onore, la aspettiamo col cuore, l'aspetto col cuore signora Maraini! La saluto caramente,
Alessandro Basso
Caro Alessandro Verrò infatti a Salerno. Ho un impegno con la sua preside e intendo mantenerlo. Un carissimo saluto e grazie per l'attenzione che ha messo nel leggere "Il treno", Dacia M

Cara Dacia...
Cara dacia, ho tentato di descrivere ciò ce ho fatto ieri in periodi di sole due parole: cielo plumbeo. sferzate gelide. dannato ventaccio./ è mattina./ latte, caffé. frollini inzuppati./ indosso jeans. dolcevita beige. scarpe sportive./ scendo rapido. 83 scalini. incontro vicine. malamente intabarrate./ suonano campane. din don. din don. la confessione! grido silenzioso./ confessionale libero. legni intarsiati. incensi fumosi. un prete./ attende pentìti? dico io./ aspettavo te. dice lui./ mi genufletto. invento peccati. veniali, buffi. lui sorride. io parlo./ straparlo felice. bei peccati. lui ride. esce fuori. confessionale vuoto./ anche io. dice lui. il prete. ho peccato./ mi abbraccia. usciamo rinfrancati./ flebili refoli. sole tiepido./ bella vita. coscienza pulita./ posso peccare./ di nuovo.
Alessandro Mascia
Caro Alessandro. La sua poesia potrebbe vincere il premio Poesia-telegramma. Il ritmo è sincopato, lo spirito caustico. Bene. Non vorrei che si ubriacasse di punti. Esistono anche le virgole, che ne dice? Un saluto affettuoso da Dacia m

Libro di poesie
Cara Dacia Maraini, le fiabe poetiche (così lei le ha definite) IL LABIRINTO e IL PALAZZO sono state tratte dal libro di poesie LE PORTE pubblicato di recente. Mi piacerebbe inviarglielo per avere una sua recensione o una sua nota critica. Ma sarebbe tanto meglio, è ovvio, la recensione. Se accetta, mi faccia sapere dove devo spedirglielo. La ringrazio intanto per il suo giudizio.Le assicuro che nel libro c'è di meglio. La saluto.
Adriano Accorsi
Caro Adriano Non faccio recensioni di libri. Dispongo solo di una rubrica quindicinale "il sale sulla coda" sul Corriere della sera. Mi dispiace. Posso solo dare dei pareri su questo Forum. Saranno sinceri e il più possibile obiettivi. Tutto qui. Un saluto caro da Dacia m

Imola
Sono l'amica di Anna Folli. Questo è il link del settimanale di Imola Il Nuovo Dario Messaggero che rimanda al mio articolo uscito prima della sua presenza a Imola: http://www.nuovodiario.com/attualita.cfm?wid=5224. La ringrazio ancora per le ore interessanti che ci ha permesso di trascorrere e le invio un cordiale saluto.
Mariaadelaide Martegani
Cara Mariadelaide Si faccia dare da Anna Folli la mia mail e mi mandi pure l'articolo. Lo leggerò volentieri. Un carissimo saluto da Dacia m

Notizie
Gentile Dacia, nel novembre scorso ti ho inviato un messaggio con il quale chiedevo a chi inviare i manoscritti (non mi reputo una scrittrice, ma ho qualche buon soggetto). Alle case di produzione? Ad agenzie cinematografiche? Forse la mia richiesta ti è sfuggita? Sii così gentile da indirizzarmi verso qualcuno Ti ringrazio,
Elena Ferrasi
Cara Elena Devo pensare che lei abbia superato la quarantina. Altrimenti saprebbe che basta viaggiare su internet, attraverso vari motori per scoprire tutti i possibili indirizzi a cui spedire manoscritti e sceneggiature. Sia un poco più intraprendente. Altrimenti chieda a un nipote, o amica o figlia o figlio di amici che sappia navigare e le trovi gli indirizzi che desidera. un saluto da Dacia m

A E I U O
Maestra, i suoi consigli sono corniole per me!!! Titolo: A E I U O Testo: lei/ attraversa/ bruciori infernali/ cervello in amore/ gambe in calore/ questo è il trascorrere/ frenetico/ di/ zoccoli porpora/ cagna perduta/ pianura straniera// e/ riaffiora dalla terra/ sporca e bagnata/ gemendo/ al richiamo inatteso/ e/ infuria dalle bettole/ riscalda le puttane/ innaffia le viscere/ sventolando/ fogli di carta/ inzuppati nel cervello/ e/ voglio dire/ cent’anni sono passati/ da parigi/ a cavallo di un be bop/ masticando/ pagine ricche di calcio e proteine./ oppi oppii// (il titolo un omaggio a Rimbaud, il testo la mia poetica)
Giusi Samo
Cara Giusi Leggendo la sua poesia senza guardare la firma pensavo fosse stata scritta da un uomo. C'è molta violenza contro il genere femminile, come mai? mi sono sorpresa quando ho visto che era una donna a scrivere. Faccia più attenzione a quello che scrive, non butti solo giù le frasi perché le suonano bene. Altrimenti incappa in luoghi comuni francamente obsoleti nonostante la forma pseudofuturista. con auguri da Dacia m

Insonnia
Gentile signora Maraini le scrivo per chiederle se posso trovare, in libreria o in biblioteca, materiale, testi/libri da leggere/studiare che mi aiutino a capire meglio la scrittura per il teatro, che leggo e amo più di ogni altra scrittura. Prima di tutto combatterei bene l´insonnia, leggendo/studiando forse scrivendo, poi sarebbe anche solo per me grande gioia! Purtroppo abito lontana da Roma e da Marsi. La ringrazio per la saggezza calma e serena con cui a volte lei mi aiuta, quando la leggo o la ascolto. Grazie,
Nadia
Cara Nadia Prima di tutto legga i classici. Ricaverà non soltanto gioia ma conoscenza ed emozioni sia linguistiche che strutturali. Legga Eschilo, Sofocle, Shakespeare, Pirandello, Cechov, Brecht. Li ha letti? li rilegga. Imparerà piu di qualsiasi saggio sul teatro. Un caro saluto da Dacia m

Parole
Salve, spero che il mio testo meriti un po’ del suo tempo: Giorni incerti, in un accenno di Primavera che sembra Autunno, in una luce spenta che non riesce ad esplodere i mille colori. Giorni di velluto rosso, di parole segrete e corrispondenze. Giorni di anagrammi ingenui, nodi di cravatte e scranni. Giorni di funambolica follia. Io mi vedo sul tram a guardare le facce dei viaggiatori e a scoprirle belle e varie. A guardare i sogni negli occhi dolci di un ragazzino indiano, l'indifferenza in altri, la sorte comune che corre sulle stesse rotaie. E mi perdo in un mondo che mi piace, anche se incerto, crudele e dolcissimo, indeciso sul clima, sul futuro, sulle parole, perché il mondo ora è nei miei occhi. E lo vedo mordere e fuggire, aggirarsi intorno a consensi e a sorrisi di circostanza, alla sensazione netta di contatti veraci o abbracci pilotati, cibernetici. L’Inverno sembra volersi spazzare via da sé, con venti robusti che gonfiano lenzuola sulle terrazze e i fiori aperti delle prime gonne leggere. Quest’anno le rondini tardano ad arrivare, mi mancano le loro sfrecciate e spero non si fermino ancora troppo nei cieli africani, che certo sono più generosi dei miei. Dicono che il clima mutante le disorienta e le fa perdere, forse in mezzo al cielo e al mare. Ma io spero che tengano duro perché altrimenti questa sarà una falsa Primavera. E allora possiamo anche inventare slogan, crederci deluderci, impegnarci addirittura, ma avremmo già perso tanto. Ieri una mostra fotografia ritraeva quattro angoli del mondo: Amazzonia, Nepal, Senegal e Guinea. Scatti fatti dai bambini, senza sforzi di inquadrare il meglio, ma solo quella che è la vita normale. Fra acrobazie e giochi spuntavano i gesti quotidiani, i paesaggi verdissimi o brulli, la paglia di una culla, la pelle dipinta di rosso, i piedi scalzi, ciotole con un po’ di riso e tanti sorrisi. Stelle marine blu, una mela in testa, funambolismi sugli alberi, una maiale rosa e nero e un tappeto di foglie intrecciate. Il mondo dei bambini. Se mi guardo intorno e ho almeno un milione di oggetti impilati intorno a me, ho un tavolo per mangiare e una bella finestra per guardare fuori, ma fuori, sullo specchio del cielo, non ci sono rondini. Con stima,
Flavia
Cara Flavia Lei non scrive, vola. Ma se fosse un uccello morirebbe di fame. Perché nel volo si perde a guardare il paesaggio e si dimentica che nel nido ha lasciato dei piccoli che hanno fame. Il suo occhio non vede gli animali che si muovono sul suolo, non vede ciò che più la dovrebbe interessare. Stia attenta a non andare ad impigliarsi in qualche filo di alta tensione. Un caro saluto da Dacia m

in un pulviscolo dorato
Cara Dacia Maraini, vorrei inviarti il mio racconto, ma è più lungo dei 1000 caratteri. come posso fare? Ti sarei grata se mi rispondessi al mio sito www.casabiozzi.it perché temo di non essere capace di leggerti su forum. Ti saluto affettuosamente,
Patrizia
Cara Patrizia Mi mandi una parte del suo racconto se è così lungo. O lo spedisca in due mandate. Lo leggerò volentieri. Tanti auguri da Dacia m

Su Dino Campana
Gentile Dacia, anzitutto grazie del commento a “Cova l’ombra”. Prendo atto dei suoi preziosi consigli. Il brano l’ho scritto dopo aver letto “Canti Orfici” di Dino Campana, in particolare “La notte”. Mi piace molto, nella poetica di Campana, quel lessico da visionario: un ritmo, musicalità diversi, che lo caratterizzano e che non ho riscontrato in altri. Ho scritto non più di 30 poesie (con la narrativa mi diletto di più), probabilmente il desiderio di comporre in un certo modo mi ha allontanato dai sentieri giusti. Riguardo alla narrativa, l’ultima lettura è stata “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano. Secondo me la scrittura sa di una volta, cioè troppe metafore e similitudini (magari dico una sciocchezza), mentre la storia è avvincente. Anche se il finale ti lascia l’amaro in bocca e il lettore alla fine del romanzo pensa (io ho pensato) che l’autore abbia risolto per un finale non a lieto fine perché secondo lui con uno a lieto fine sarebbe stato troppo scontato. Per me è stato un errore: sarebbe stato uno di quei libri che rileggi più volte. Le invio un altro mio pezzo poetico. Grazie. La sua migliore eco Un nebbiolo messer\ch’io possa godère della prugna cotta\o quel tanto che mi rammenti la viola \o la rosa fresca\Un barolo dico \lorché risalendo per san Lorenzo\io lo riveda\fra la Langa Albese e il castello di Serralunga\(so di una preghiera a Santa Maria in Castrum)\E ringrazio il conte, il buon Camillo Benso\e a tal Pietro Paolo Operti e i suoi affreschi\e rendo omaggio a que’ Finati – pittori albesi\Ma quando scendo per sant’Anna, abbraccio\ i frati - i fieri, i penitenti\I Battuti - a quelli penso \E levo coppa a le mura alte: e viva, viva, viva il cappero \l’anarchico, che a Castiglione Folletto è volontario seme \Dico, un barolo messer\e ch’io possa tracannarmi una magia, e rifuggire masche \e gatti e siepi e bisce, anime morte \Ma metti che una croce risieda nella pila d’acqua santa \ed è rifatta la credenza\Un prosìt messer \gustiamoci sì il nebbiolo, e mai, mai troppo tostamènte \ma andiamo pure a zonzo\anzi al buio, e per la cantina, quella antica, che fu crôta\Entriamo, entriamo per la finestrella, \io sono un ladro, un po’ rabdomante\E prosit, prosit con questo nettare divino\e hic hic hic nella botte vuota \la sua migliore eco\Un nebbiolo messer \Barolo dico
Carlo R.
Caro Carlo Lei ha davvero un talento linguistico. Ma ci gioca a fare il centenario o lo è veramente? Il suo spirito burlone potrebbe anche esprimersi con meno ritualità letterarie, che ne dice? Comunque bravo, ha un buon ritmo e una eccellente capacità musicale, il che per la poesia è fondamentale. Un caro saluto da Dacia m

Prefazione
La prego di sentirsi in colpa, Signora Maraini e non per mia madre ma per se stessa e d'altra parte, conoscendo il motore delle azioni di alcuni personaggi affermati, la sua risposta era già scontata: il motore al quale mi riferisco non si chiama altruismo né tanto meno solidarietà. Distinti saluti
Carmelo Giannì
Caro Carmelo Non sia così sibillino, mi spieghi cosa l'ha offeso. Un caro saluto da Dacia m

Il becco dell'oca
Cara Dacia Non sapevo il significato del proverbio "ecco fatto il becco all'oca". E così mi sono documentata. Si diceva alla fine del processo. E l'oca era l'aquila del Bargello. L'altra interpretazione, più triviale, vede nel becco dell'oca il gancio della cintura di castità della moglie del podestà, che però in quel caso non si ritrova la barba fatta ma le "corna". Ho visto che le interessano le letture dei suoi fan. Allora io sto leggendo una bellissima antologia di racconti giapponesi. Un romanzo di Francesca Mazuccato che si chiama "Generazione Mc Donald". Ho appena finito di rileggere "Candido". E poi vari manoscritti inediti. Ha qualcosa di veramente bello da consigliarmi. Le auguro tutto il bene possibile
Paola Presciuttini
cara Paola Le spiegazioni del detto "ecco fatto il becco all'oca e la barba al podestà" non mi convincono. Che c'entra il becco con la cintura di castità? Io ne sapevo un'altra di spiegazione ma ora non me la ricordo. Indagheremo. In quanto ai libri: Candide di Voltaire è sempre una bella lettura. Dice cose che calzano anche oggi. Un libro bello che ho letto di recente l'ha scritto un messicano: Paco Taibo l° (c'è anche il secondo, che è il figlio). "Ferro fuoco e fuga", la storia di un convento di monache nel 700 a Città del Messico che si ribella contro le pretese di un vescovo fanatico mandato dal papa. Un bel libro, scritto con un sentimento languido e calzante. Un saluto affettuoso da Dacia

Primo capitolo
Alkelidàn, nella provincia di S. Primo’900 gennaio Muto. È solo una parola. Ma non lo è. Se all’improvviso il mondo ti si spegne e tutto si allontana da te, non la consideri più una parola. Sei su un altro terreno. Sei su un sentiero nuovo dove tu sei un altro. Sei un muto, adesso. Una condizione mai considerata prima di allora. Perché accadde che dovetti sbatterci il muso. Muto, così, all’improvviso. Maledizione. Fu naturalmente una condanna insopportabile, improponibile, per una mente sana. Da ragazzo spigliato, entusiasta della vita, mi trasformai in un lupo solitario, un essere vile. Non un briciolo di energia in me. Soltanto accidia. Appena mi sforzavo di parlare, tutto mi s’inceppava. La lingua mi si aggrovigliava in bocca. Si dimenava. Saltellava, si disperava. E premeva e batteva. Di battere batteva, e come se batteva. Batteva, batteva. E dove aveva prima sempre battuto, sollecitando lo stesso meccanismo di sempre. Come prima, come sempre. Ma le corde vocali non emettevano che lamenti gutturali, raschi pietosi, fischi, soffi, gorgheggi, vocalizzi, suoni slabbrati. Un dramma. E capitava non al marchese Camillo Balsamo che hai conosciuto per caso in un ballo una sera di agosto, a uno dei figli del prefetto Cirra incontrato durante la caccia alla lepre per le campagne delle Terre Forti, al servo effeminato del commendatore Sturiale o a quello virile della contessa De La Proudè, al sensale curvo e sputacchiante di Porto Cane colto da pazzia subitanea mentre organizzava l’affare della sua vita alla piana di Vasadonna, o chessò, alla nonna di quel tuo amico afflitta da turbe mentali… Capitava a me. Proprio a me. Mi consumavo nel silenzio della morte. Un silenzio che mai mi era appartenuto. Il silenzio, anzi, ora che ero costretto a considerarlo in tutte le sue sfaccettature, sapevo di averlo sempre detestato. Inconsciamente detestato, certo. Ma lo scoprirmi un sentimento negativo non attenuava la sofferenza, la moltiplicava. Ora avevo solo la possibilità di possederlo con consapevolezza, il silenzio. Sai che conquista. Mica ero un religioso, che del silenzio ne fa una virtù. Se sei il baronettto Alfiuccio Coviello, ci fai il brodo con il silenzio. Con uno lesto di lingua come lo ero io prima di diventare muto, sei bello e fritto in padella. Adesso mi rimaneva molto tempo per il dialogo interiore, l’osservazione di me stesso. Tutto ciò mi portava ad organizzarmi ogni istante di vita, a controllarmi. Così conobbi il lato malefico del silenzio. Pensavo al diavolo raffigurato da Gustave Doré: appollaiato su una roccia spiovente, controlla le mosse dell’uomo che s’avvia ignaro sul sentiero della vita. Ciò che colpisce nel dipinto è il silenzio del diavolo, il suo meditare il male: l’uomo e il mondo a cui appartiene sono prede o da conquistare, o da distruggere. Il silenzio percepito nel dipinto è nemico dell’uomo: lo sguardo del diavolo è il male. Similmente, mi veniva in mente il Pensatore di Rodin, destinato alla Porta dell’Inferno: la sua posa, nel trono, è quella del meditare sulla dannazione eterna. Pensavo a quanto potesse essere disonesto il silenzio: se in compagnia con altre persone ci si sta raccolti, rientrati in sé stessi, di certo c’è della mala fede. Allorché il tuo interlocutore rimane in silenzio, ti domandi cosa stia pensando, senti di non poterti fidare di lui, temi che voglia tradirti. Se egli non parla è perché vuole renderlo funzionale il silenzio. Una terribile minaccia, il silenzio funzionale. Un’arma sguainata che il tuo nemico tiene in mano e non sai quando ti può colpire. Dio ci ha fatto la bocca per parlare, non per stare zitti. Sul Sinai Dio parlò a Mosè. La sua parola è un nostro premio. Mosè fu inviato dal faraone per parlare, non per manifestare la potenza di Dio in silenzio. Dio non gli disse: sta’ zitto e fa’ tutto in silenzio. Se gli occhi fossero testimoni sufficienti e indici certi dell’animo, ci accontenteremmo di guardare. Tuttavia mi rendevo conto che non dovevo cedere al destino ingrato. Dovevo in qualche modo supplire alla funzione della parola, evitare l’isolamento. Non avevo che una scelta. Una. E mi ripetevo, una. La scrittura. Fin dal principio dell’afonia mi diventò più facile scrivere. Un’abilità certamente superiore a quella che avevo prima. Comunicavo scrivendo su fogli di carta che tenevo sempre pronti sullo scrittoio della mia camera e in ogni angolo della casa. Buttavo giù le mie richieste e le mie risposte, con frenesia. Ero ansioso di avere la risposta. Mi prendeva una vera smania, insofferente all’attesa. Porgevo i fogli di carta e li mostravo ai miei genitori con tanta rabbia in corpo. Una rabbia che mai mi era appartenuta. Abituato ai grandi discorsi in società, mi pesava quel passaggio meccanico che la mia menomazione mi obbligava a sottostare. Ma era necessario. Se volevo interagire un minimo con il mondo esterno, quello era l’unico mezzo. “Più tardi. Non capisco che premura c’è“ scrivevo a mia madre che mi assillava sul mangiare. “Non voglio andare da nessuna parte. Lasciami in pace” scrivevo a mio padre che cercava di stanarmi dalla mia camera. “Non ho fame, adesso. Non riesci a capirlo?” scrivevo a mia madre che mi levava l’aria. “Non voglio vedere nessuno. Capito? Nessuno” scrivevo a mio padre che non mi dava davvero pace. Al mio amico Puddo Boccafosca, dedicavo invece pacate lettere. “Puddo caro” gli scrissi con un tono e una modalità di scrittura che non mi appartenevano, “non hai notato l’espressione di Carlotta quando si avvede che la stai guardando? In un bocciolo le si racchiude il viso. Sempre un’ombra che le cade negli incavi degli occhi, sempre un increspar di sopracciglia. E quale nobile fronte regge! Quel nasino che va veloce e frena dolcemente… Che slancio di gote piegarsi al mento. E il basso labbro sensualmente sporto, a contenere il sole? Una lucertolina! Con quei capelli raccolti all’indietro, ciondola sempre vagabonda qualche ciocca sulla tempia. Una Regina. La giacchetta a scacchi coi risvolti di velluto, e i guanti bianchi con tre linee di trapunto al dorso mi eccitano molto la fantasia. Mi ingentilisco, io rustico di modi e di fatti. E il merletto che travalica dal petto? e l’occhiuto bottone che mi racchiude il senno in un globo di eleganza? E che pieghe là e qua, su quella veste lunga. Amorevole. Sì Puddo caro, Carlotta è la migliore scelta, senza alcun dubbio.” Puddo sapeva del mio dramma e non avendo mie notizie da un bel po’, non perse tempo nel rispondermi. “Alfiuccio, amico mio. Vedo che sei diventato romantico tutto di botto. Che ti prende? Forse la favella persa ti affinò il dire. Laddove ora vedi nobile fronte e lucertolina al sole, una volta mi indicavi un seno rigoglioso e un ancheggio da farti venire uno svenimento. E poi, amico mio, quando mai noi picciotti della baronata abbiamo guardato una ragazza negli occhi? Altre parti guardavamo. Mi scrivi ‘amorevole’…? Mi vuoi fare fesso, è evidente. Se non mi ridiventi quello di prima, una martellata sull’alluce del piede destro ti do. Te lo metto in conto. ‘…Puddo, io mi apposto sotto l’architrave e le salto addosso con l’arnese in mano, appena Carlotta passa di qua. E come finisce finisce ’ così mi dicesti con la bava alla bocca nemmeno un mese fa. O sei diventato pure smemorato? Se non ti fermavo io, in galera ti trovavi adesso, pazzo di un maniaco che non sei altro. In ogni caso, amico mio, sappi che mi manchi: assai assai. Devo anzi confessarti che senza di te noi ragazzi della baronata non ci divertiamo più. Vaghiamo per le strade di Alkelidàn privi di idee. Tu sei il nostro faro. Guarisci presto, ti prego. Tutti noi ti preghiamo. E sappi che ti accettiamo anche da muto, perché sei un amico e ti vogliamo bene. Perché sei Alfiuccio, per noi tutti. Guarisci presto. Il tuo amico Puddo,i tuoi amici tutti, con tanto, tanto affetto”. Piena d’angoscia, un giorno mia madre emise la sua sentenza. – Muto per sempre diventò il figlio mio. E siccome all’uomo di panza non era etico mostrarsi angustiato, sdrammatizzò mio padre. – Macché muto per sempre. Parlerà col tempo. Ci sono questioni in cui, contese fino alla morte, a spuntarla è sempre la donna. E il segno della sua vittoria si coglie quando, calato il tribolìo, appare il fondiglio. Si palesò così la volontà di mia madre. Un tramenio continuo di medici, tutti ferrigni nel linguaggio, invase la nostra casa. E tutti, nel congedarsi dal mio capezzale, si lasciavano dietro la bava dei loro concetti. Il primo a visitarmi fu un tipaccio dalla fronte prominente e il naso a cipolla. Comparve sull’uscio della mia camera intabarrato come l’angelo della morte. Avvolto nel suo mantello nero: mezza tuba in testa, mani inguantate, strette a manici di bastone e borsa degli strumenti. Mia madre lo stava già informando dell’apatia che mi levava ogni forza, della mia incapacità ad emettere alcun suono con la voce, che già il nasuto, sedutosi sul bordo del letto, arricciava la fronte alternando molto educatamente dei “oh capisco… oh davvero… oh perdiana…”, e centrandosi il monocolo davanti all’occhio, incominciava a tastarmi con i suoi strumenti maledetti. Sondò dove c’era da sondare. Ispezionò lingua esaminò il fondo degli occhi. S’interessò delle unghie mi esaminò fra i capelli. Mi palpò e martellò in ogni punto del mio corpo. E, infine, dall’arco dell’occhio abnorme scintillò la sua erudizione che ancora maneggiava la mia testa come un melone che si deve o acquistare o mollare sul banco del fruttivendolo. – Afasia isterica, direi. Probabilmente il ragazzo ha avuto un trauma psicologico così forte che sta influenzando il suo processo fisico. A braccia conserte e spalle al muro, nel lato della camera dove vi cadeva poca luce, e riverberava anzi la carbonella nella conca di rame, taceva mio padre. Mia madre, invece, fatti due passi verso il medico e venuta a trovarsi con il piedino puntato nel punto dove la luce dei candelabri illuminava meglio lo stemma di famiglia: cioè le tre tigri fronteggianti altre tre tigri impressi sul pavimento, ringhiò. – Afasia isterica…? – Mutismo, baronessa. – Ma non capisco perché riteniate sia un trauma psicologico la causa. – Vedete, vostro figlio a parte la perdita della voce non presenta altre anomalie fisiche. Non si sono cioè verificate paralisi alle zone periferiche. Il trauma ha colpito soltanto l’insieme degli organi della parola, in questa sede si è determinata una lesione che io classificherei dinamica. – Lesione dinamica? Che vuol dire? Io ci capisco poco, dottore. E comunque, questo poco lo vorrei capire bene. Come è possibile un trauma psicologico, così all’improvviso. Senza un segnale. Mio figlio è sempre stato sereno. Mai una preoccupazione. – Baronessa, è sufficiente una forte emozione, così intensa da risiedersi nell’inconscio e qui covare fino a che un altro evento altrettanto intenso non gli consenta di venir fuori. La psiche umana è così vasta e inesplorata... – Cosa consigliate. – La psicanalisi ha fatto progressi negli ultimi tempi. Con le nuove tecniche potrei sottoporre vostro figlio a sedute d’ipnosi. È necessario indagare sulla causa primitiva del trauma. – Mio figlio trattato come un isterico…? Vi ho già detto che Alfiuccio non ha mai dato segni di nervosismo. Non vorrei che vi offendiate dottore, ma la gente guarda con sospetto questa nuova scienza: la psicanalisi. E per la verità anch’io, avendo già letto qualcosa in proposito. Non so quindi che benefici possa trarne mio figlio con queste sedute d’ipnosi. E poi, che segreti volete che abbia? È solo un ragazzo. Il medico vagò con lo sguardo in cerca di mio padre. Lo trovò in un angolo: scuro e infiammato come la carbonella che andava avvampando nella conca di rame. Quando il medico ritornò con gli occhi su mia madre, sembrava davvero mortificato. – Mia cara baronessa, mi rendo conto delle vostre perplessità. Più che legittime. Ma vi assicuro: l’ipnosi è cosa seria. Ogni risultato viene dall’esperienza e da dati scientifici incontrovertibili. Anche se, non lo nego, il campo è vasto e tantissimo c’è ancora da capire. Mia madre levò lo sguardo dal medico e lo rivolse sull’uscio di porta. Col tono di chi incomincia a contare i secondi, disse. – Grazie di tutto dottore, nel caso vi faremo sapere la nostra decisione. Quando il medico andò via... – Parla figlio mio, o quelli diranno a tutti che sei un isterico! Il successivo che venne a visitarmi fu un piccoletto dallo sguardo sfuggente e con superbi favoriti. Ogni dieci minuti tirava dal taschino del panciotto l’orologio e si caricava lo sguardo di un po’ d’apprensione. Sciorinò la sua diagnosi come se si trovasse in un’aula d’università. – Grazie a recentissimi studi di eminenti colleghi, da Freud a Charcot, da Adler a Jung, credo si possa affermare che il paziente manifesti un disturbo al sistema nervoso, una sorta di psicosi stimolata dalla necessità di rappresentare con il suo mutismo un bisogno d’amore. Buttando un'altra occhiata all’orologio, concluse. – Ora non ho tempo per analizzare il soggetto. Ma sarebbe opportuno un controllo più approfondito presso il mio studio. Quando il piccoletto scappò via, mia madre si rivolse a mio padre. – Questo signor medico almeno di una cosa doveva essere sicuro: dell’ora esatta quando la moglie serve in tavola. – Psicosi, certamente – disse ancora un altro con convinzione, – dovuta probabilmente alla insoddisfatta necessità del bambino che è dentro il paziente di consegnare alla madre la sua angoscia. Tutto è in relazione con la sua prima esperienza da individuo: il legame con il seno primitivo. E quando il paziente è occupato da questo bisogno - problema così fondamentale, non ha certo intenzione di occuparsi d’altro… Proprio così: psicosi. Formulata la diagnosi, raccattò le sue cose e s’avviò rapido verso la porta. Ma sull’uscio si arrestò: parco, misurato, s’infilò i guanti e con un colpo studiato di un che di aristocratico si portò il cilindro in testa. Mi salutò con un mezzo inchino. E fu tutta la sua opera pia. – Decisamente interferenze soprannaturali – contraddiceva un altro dalle idee decisamente conservatori (il diavolo non era stato ancora del tutto sconfitto). Insomma seguirono cure mediche in continuazione. Mi applicarono sulla pelle sanguisughe di tutte le specie e di varie lunghezze. Uno era addirittura di circa mezzo metro. Per farmi venire l’appetito mi fecero ingoiare misture d’erbe e intrugli di non so che. Pensai di non avere più scampo. Ognuno buttava giù la sua diagnosi prescrivendo terapie da seguire in un paio di settimane. Ma, nisba miglioramenti, nisba cure risolutive, io deperivo paro paro. Col tempo si fecero tutti meno saputelli. Limitavano ora i paroloni, ora le terapie, limitandosi a misurare la febbre ogni dieci minuti e risolvendosi che la cosa migliore da fare era richiedere l’intervento di altri illustri colleghi. A quelli di prima si sommarono altri professoroni ancora, tutti specialisti nel ramo. I più asserivano che soffrivo di un serio disturbo della personalità. Psicosi era la parola cardine, termine che, come avevo appreso dai libri e dal fedele educatore Delfo, raggruppava una serie di non meglio note malattie mentali: tutte ancora in fase di studio e spesso dibattute aspramente dai medici. Di quale malattia ero affetto io, non era dato sapere. Malattia rara, questo era certo. Forse studiando il mio caso potevano darglielo strada facendo loro un nome. Costituivo un caso clinico interessante, ora. Erano costoro, eminenti scienziati della medicina ufficiale, che si scomodavano a venire da me per proporre le più innovate terapie. – Psicosi, senza dubbio. Sarebbe opportuno sottoporre il paziente a sedute di ipnosi – consigliava la maggior parte. Cominciai ad odiare tutti quei medici. Mi accorsi da me stesso che la troppa rabbia era il sintomo che più mi si palesava. Loro la chiamavano psicosi. Ma loro non erano diventati muti, loro non sapevano cosa significasse non poter parlare. Non avevo appetito. Tuttavia mi sforzavo di mangiare. Sbocconcellavo del pane, un pezzettino di bistecca. Finché un giorno i medici ebbero la malsana idea di prescrivermi per pranzo e per cena solo brodo di carne, dando spago più a un loro sottaciuto pudore che a un rimedio alla malattia. Essendo scientificamente poco serrati, essi se ne uscirono con l’astrusa idea che rispondeva al seguente teorema: se morte deve arrivare, è opportuno farsi trovare a stomaco non troppo pieno. Da venire voglia di sganciare la catena al cane più feroce e aizzarlo contro quei ciarlatani venditori di fumo.
Domenico
Caro Domenico Il suo è un racconto dal piglio sicuro e allegro. La narrazione scorre e si seguono le vicende di questo ragazzo che improvvisamente diventa muto. La cosa che funziona meno è la prospettiva storica: in che secolo siamo? Se mette in bocca ai personaggi parole come "inconscio" "trauma psicologico", siamo a cavallo del Novecento. Però come è brutto "interagire col mondo esterno". Una modernità inutile. Eppure i suoi personaggi parlano come se stessero nel Settecento. C'è qualcosa di Calvinesco in questa visione grottesca e divertita di una Italia provinciale e vetusta, ignorante e crudele. Beh, ma come continua? un caro saluto da Dacia M

Gentile Dacia Maraini
Gentile Dacia Maraini, Le esprimo la mia stima e la mia ammirazione, per la Sua forza e la Sua grazia e per la Sua discreta e assoluta grandezza. Non Le appaiano, queste mie parole, piaggeria o parole di circostanza ma, mi creda, il mio pensiero più autentico e sincero. Mi permetto di scriverLe, per parlarLe di DONNE, un evento di arte contemporanea e design, di cui sono il curatore e, attraverso il quale, vorrei raccontare le donne, storie di donne... Un pezzo dell'Universo femminile, della nostra storia e del nostro quotidiano. Non sono bravo a raccontare storie, con le parole e, allora, provo a farlo con un allestimento, con l'arte, con il design, con la grafica... con la fotografia. Mi piacerebbe parlarne un po', con Lei, se lo vorrà, in maniera più approfondita. Intanto La saluto. Con affetto!
Luca Calselli
Caro Luca La sua idea mi pare interessante. Mi racconti meglio qui sul Forum come intende raccontare le donne. Mi piacerebbe però che gli uomini raccontassero se stessi, con sincerità e onestà. Lei che ne dice? un caro saluto da Dacia m

Fotografie di Fosco Maraini
Gentile signora Maraini, sono Susanna Massari, di professione archivista. Mi sto occupando in questo periodo dell'archivio fotografico del Gruppo Falck e ho trovato quattordici fotografie fatte da suo padre nel 1956 all'interno degli stabilimenti di Sesto San Giovanni. Per un'altra decina di foto analoghe, non ho la certezza che si possano attribuire a suo padre. Lei potrebbe fornire qualche indicazione in merito? La ringrazio e mi scuso per il disturbo.
Susanna Massari
Cara susanna Non ne so molto perché mio padre parlava poco di sé. So che per un periodo è stato molto amico della Mali Falk che era una ragazza bellissima ai loro tempi. Può darsi che lei gli abbia chiesto di fare le foto per la loro azienda, anzi penso che sia proprio così. Ma a chi appartengono queste foto ora? lei lo sa? La maggioranza delle immagini di Fosco sono oggi di proprietà della Alinari e del Gabinetto Viessieux di Firenze. Mi fa avere delle copie? ne sarei felice. Può chiedere alla redazione la mia mail, dica loro che gliel'ho detto io. Un grazie in anticipo da Dacia m (gentile utente, le chiedo gentilmente di lasciarmi un suo contatto mail o telefonico così da permettermi di contattarla di persona. La redazione)

L'albero dai fili d'argento
Gentilissima Dacia, ho avuto la fortuna di conoscerLa personalmente insieme a mia moglie e mio figlio in occasione di un premio "Città di Ravenna" dedicato a Raul Gardini, mi pare nel 2003; Lei, riferendosi ad una nota giornalista che aveva scritto un libro esordi con: "oggi scrivono tutti"... La disturbo quindi per segnalarLe che anche io ho osato scrivere un libro e nella mia presentazione ho esordito facendo riferimento alle sue parole e alla grandezza della Sua persona. Ho pubblicato a mie spese il libro e in due mesi solo con il passa parola ne ho vendute già 300 copie recuperando tutte le spese. Premesso che il mio mestiere è fare il Direttore di Banca, mi piacerebbe farLe avere una copia del libro dal momento che è ben evidenziato il Suo nome. Grazie in anticipo per il tempo che mi potrà dedicare.
Buchetti Graziano
Caro Graziano La ringrazio per avermi citata. Leggerò volentieri il suo libro. Lo può mandare presso la Rizzoli di Roma, a via Rossini 15, a mio nome. Me lo faranno avere. Un caro saluto e tanti auguri da Dacia M

Sempre Canton...
Cara Dacia, E' sempre Canton e sempre Cina. A luglio credevo di avere smesso per un po' con questo Paese, ma da fine anno ho ricominciato. Un po' qui e un po' là. Davvero crede, come ha scritto a Silvia che vive a Pechino, che interessino le esperienze di vita di chicchesia? Se sì, chissà: sono 16 anni e più di cento città, campagne, paesaggi, luoghi, (stabilimenti industriali), volti, eventi...e cambiamenti... Comunque complimenti per il premio "scrittore toscano" ricevuto a Firenze dal Consiglio regionale. L'avessi saputo prima sarei venuto a sentirla. Ad ogni modo, come solo l'altra settimana ho comprato "Mille splendidi soli" e lo sto gustando, sento che "Il treno dell'ultima notte" e' maturo per entrare nel bagaglio... Cordiali saluti,
Marco Andreozzi (da Camaiore)
Caro Marco Credo sì che le esperienze di vita, sopratutto in un paese poco conosciuto come la Cina interessino i lettori. Sempre ammesso che rimangano dei lettori nel nostro paese che ne perde ogni anno di più. Un caro saluto da Dacia m

Denise Stoklos
Egregia Signora Maraini, sono Marco de Almeida, produttore dell'attrice brasiliana Denise Stoklos. Denise ha nuovi spettacoli che vorremo presentare nel mondo e chissà se lei ci può indicare in alcuni stagioni italiane per un piccolo tour. Ormai sono anni che Denise non ritorna in Italia. Quest'anno saremmo a Portogallo, America Latina e Australia. Vorremmo molto la sua gentile attenzione in darci qualche ausilio o consiglio, oppure indicazione dei teatri, programmatori a proporre. Ringrazio anticipatamente la sua generosa attenzione e Le trasmetto i più cari saluti di Denise.
MArco de Almeida, MdA International Denise, Stoklo
Caro Marco de Almeida Mi piacerebbe rivedere Alice Stockas che ha messo in scena anni fa la mia Maria Stuarda a New York. Ma cosa porta in scena quest'anno? La situazione del teatro italiano in questo momento è disastrosa. Stanno tagliando i finanziamenti e molte compagnie sono costrette a chiudere. Non è certo il momento buono per venire in Italia. Consiglierei di rivolgersi al direttore del teatro Valle che si chiama Salvatore Aricò, è una persona intelligente, colta e gentile che ogni anno organizza delle rassegne di teatro straniero. E' il solo che mi viene in mente. Spero che vi possiate mettere d'accordo. Penso che potrebbe darvi comunque dei buoni suggerimenti. Mi saluti tanto Alice ,un saluto anche a lei da Dacia m

Godric di Holdsword
Spett.le Maraini, sperando che la mia richiesta non giunga inopportuna, colgo l'occasione per esprimerLe la mia ammirazione e chiederLe gentilmente a quale indirizzo poter inviare il mio romanzo come omaggio - dal titolo "Godric di Holdsword" (Editrice Tracce di Pescara) - per una eventuale recensione. Trattasi di un romanzo storico-medievale ambientato in Cornovaglia durante la conquista normanna, il cui protagonista compie un percorso di crescita individuale proponendosi come commissario al soldo di Guglielmo il Conquistatore al fine di consumare la propria vendetta. Per eventuali informazioni, qualora fosse interessata, può consultare i seguenti siti: www.tipresentoilmiolibro.net Distinti saluti,
Elisabetta Vittone
Cara Elisabetta A lei, come a tutti coloro che vogliono spedirmi dei libri ripeto l'indirizzo della Rizzoli di Roma, Via Rossini 15. Potete mandarli a nome mio, mi faranno avere i pacchi. Un caro saluto e tanti auguri per il suo libro da Dacia m

Gennaro Sardella
Gentile Dacia, sono l'artista napoletano che dopo averla conosciuta alla Feltrinelli a Napoli durante la presentazione del suo libro con Gioconda Marinelli le ha fatto omaggio di un quadro inviato al suo indirizzo di Roma come promesso. Dopo averle spedito la mia opera come promesso durante la conferenza non ho avuto più notizie anche solo semplicemente in merito alla effettiva ricezione della mia opera. Sono stato davvero felice di fargliene dono ma lo sarei stato ancor di più se avessi avuto una sua risposta o un suo semplice commento sul mio lavoro. Mi farebbe piacere leggerla in merito o magari incontrarla a Roma città dove mi trovo frequentemente Cordialmente suo
Gennaro Sardella
Caro Gennaro La ringrazio ancora del quadro. Ma cosa rappresentava? Ho ricevuto una decina di quadri in questo periodo e non ricordo bene il suo. Ma era firmato da lei? Molti auguri per il suo lavoro da Dacia m

Dacia Maraini in Emilia-Romagna
Cara Dacia,mi farebbe molto piacere poterla incontrare e perciò le volevo chiedere se quest'anno sarà in Emilia-Romagna per presentare il suo libro. Purtroppo sul web non ho trovato molte informazioni. Grazie. E la ringrazio anche per gli auguri di buon anno che ricambio!
Francesca
Cara Francesca Sarò a Bologna il 28 aprile al museo ebraico a presentare il mio ultimo romanzo. Il 29 a Jesi. Va bene così? Spero di vederla, un caro saluto da Dacia Maraini

Ricordi degli anni '30
Mio nonno aveva conosciuto suo padre Fosco negli anni '30 a Santa Margherita ligure in casa della baronessa "De Caussone" (speriamo di non aver sbagliato a scrivere), baronessa della quale suo padre era ospite con sua madre. Ammiriamo da tempo in famiglia, mia madre in primis, i suoi scritti e anche quelli di suo padre. Gradiremmo conoscere qualcosa in più di quel periodo pre guerra e di quell'incontro/personaggi coinvolti, del quale abbiamo pochissimi ricordi tramandati. Forse perché quelli della guerra hanno sovrastato tutto! La ringraziamo
Crstiano e Luciana
Cari Cristiano e Luciana Mi dispiace che mio padre fosse così parco di parole. Non mi ha mai detto niente sulla baronessa De Caussone. E' la prima volta che sento il suo nome. Domanderò a mia madre che è ancora viva e anche molto lucida nonostante i suoi 90 anni. Un carissimo saluto da Dacia Maraini

In un pulviscolo dorato..
Cara Dacia, vorrei partecipare al concorso ma, primo, mi sembrano già scaduti i termini, secondo si tratta di 119 righe e non saprei come inserirlo nel testo...mi può aiutare? Sono stanca di non avere mai una soddisfazione, un sogno avverato, di aspettare sempre che le cose cambino in meglio e vedere invece che peggiorano con il trascorrere degli anni e ne sono già trascorsi ben 64. So che molte altre donne ne hanno passate di storie, peggiori delle mie, non sono la prima né sarò l'ultima a desiderare un po' di pace e di serenità e di liberarmi di figure negative maschili quali quella di mio padre, prima, e quella di mio marito, ancora oggi, ma questa è la MIA storia e non mi piace affatto. Dammi la possibilità di dare anche se tardivamente una svolta alla mia vita, di riscattarmi , di uscire dall'incubo, di farti leggere il mio breve racconto -quello di una infanzia incubo, dal quale però sono riuscita a riscattarmi- e trarne una fiction. Con stima e affetto.
Patrizia
Cara Patrizia Capisco la sua ansia, ma purtroppo non basta avere una storia di famiglia disastrosa e terribile per farsi leggere. Il lettore non si interessa solo alle storie, ma a come sono scritte. Provi comunque. Mandi il suo racconto, o una parte del suo racconto a questo Forum , lo leggerò, come faccio con gli altri. Un caro saluto da Dacia m

Ammirazione
Sono un insegnante e lavoro a Partinico un paese in provincia di Palermo, ho avuto modo di assistere ad un incontro con i lettori allora organizzato dalla biblioteca comunale nella primavera del '96 da allora seguo con grande ammirazione le uscite dei suoi romanzi. Ho finito di leggere da qualche giorno "Il treno dell'ultima notte" realistico affresco dell'Europa del novecento. Con ammirazione.
Salvatore Cic8
Caro Salvatore Sono contenta che il mio romanzo le sia piaciuto. Partinico mi ricorda Danilo Dolci che ho conosciuto da ragazzina. E' rimasto qualcosa di lui? una casa, delle carte, delle foto, oltre i suoi libri? So che si è sposato a Partinico e ha avuto dei figli. Li conosce? Sa cosa fanno? Il nostro paese ha una memoria molto corta. Danilo Dolci è una persona che meriterebbe di essere ricordata. Un caro saluto da Dacia m

Il Quaderno dei pensieri
Buongiorno signora Maraini...sono una donna di 60 anni. Circa due anni fa le ho inviato una busta con all'interno un quaderno contenente alcuni miei pensieri. Avendo avuto un tumore al seno (per fortuna è andata bene) ed essendo io una sua accanita lettrice, proprio in quei momenti di dolore ho scritto quello che sentivo. Ricordandomi quanto lei scrive su temi riguardanti le donne ho cercato un confronto. Ho inviato questo quaderno in Abruzzo presso il comune del paese dove lei ha una casa...Approfittando di mia figlia che usa il computer volevo sapere se questo quaderno le era arrivato. La ringrazio per l'ascolto. Un abbraccio.
Rossella Benvenuti
Cara Rossella, Sono contenta che il suo tumore si sia risolto bene. Purtroppo non ho ricevuto il suo quaderno. Le consiglio di non spedire mai un originale. Faccia delle fotocopie e spedisca quelle. Affettuosamente Dacia m

Femminismo
Salve signora Maraini, sono una ragazza di 18 che sta per affrontare l'esame di maturità e sono seriamente intenzionata a sviluppare la mia tesina sulla sua persona e sul femminismo italiano. Le vorrei chiedere di suggerirmi alcuni suoi testi in cui ricorra la tematica del femminismo che possano aiutarmi nello svolgimento del mio lavoro. Confidando in una sua risposta la saluto cordialmente.
Fabiana C.
Cara Fabiana Guardi che può trovare molte notizie sul femminismo anche su Internet. Provi a cercare. Io adesso non ho tempo per scriverle i nomi dei libri che potrebbe leggere, dovrei andare a cercarli e trascriverli e non me lo posso permettere. Auguri per il suo lavoro, dacia m

Tesi
Gentilissima Signora Maraini, sono una laureanda dell'Università di Genova che discuterà una tesi sui suoi romanzi e sulla fortuna che hanno avuto in Francia. Volevo domandarle se potessi incontrarla prima di marzo, quando dovrei laurearmi. Se lei ha impegni in Liguria, Piemonte o Lombardia io verrei per vederla. L'ammiro tantissimo! Grazie. Cordiali saluti,
Federica Vico
Cara Federica Auguri per la sua tesi. Io la vedrei volentieri ma non so quando. Le dò qui alcune date. Veda lei. Prima di marzo sarò a Firenze il 2 febbraio, a Imola il 3 e a Rimini il 4 mattina per un incontro con le scuole. Il 9 sarò a Imperia. La mattina con la scuola e la sera a teatro con lo spettacolo 'Passi affrettati'. Venga a vederci. E' uno spettacolo sulla violenza contro le donne. Per i particolari: nome del teatro e orario vada su www.passiaffrettati.it Prima di marzo non ho altre date al nord. A presto, Dacia m

Prefazione
Sin da quando iniziai la stesura del mio racconto che a breve verrà pubblicato dalla Casa Editrice Ibiskos di Empoli, ho sempre pensato che dovesse contenere una prefazione di Dacia Maraini. A sessant'anni credo sempre nei sogni e mi piacerebbe regalare a mia madre, mio primo amore, maestra e amica, un pensiero d'amore di suo figlio prefatto dalla sua autrice preferita. La ringrazio in ogni caso e le auguro sempre maggior fortuna.
Carmelo Giannì
Caro Carmelo E' bello quello che lei dice e sogna, ma devo deluderla: ho una ventina di manoscritti che aspettano la mia prefazione e sinceramente non so come fare: sono in ritardo,r imando continuamente e mi sento in colpa. Non mi faccia sentire in colpa anche lei. Dia un saluto affettuoso a sua madre da parte mia, ma per il momento non credo proprio di poterla accontentare. Dacia m

Una domanda
Gentile Signora Maraini, sto leggendo in questi giorni "Il treno dell'ultima notte". Arrivata al punto in cui Amara racconta di un sogno fatto un cui Emanuele le lancia un biglietto dal dal carro bestiame in cui è rinchiuso mi è tornata alla mente una scena diversa ma con molte analogie presente nel libro "La Storia" di Elsa Morante. Mi chiedevo così se è una scena che volutamente richiama l'altro libro oppure no.
Elisa
Cara Elisa La storia del biglietto lanciato dal treno si ispira a un fatto vero accaduto durante la guerra. D'altronde è stato raccontato anche in qualche film sulla deportazione. la saluto cordialmente Dacia Maraini

in un pulviscolo dorato..
Cara Dacia, ci siamo conosciute a Monterotondo per presentazione libro "Voci". Susseguentemente lei mi invitò al suo programma "Io Scrivo..tu scrivi" con uno dei miei racconti "All'ombra dei tigli". Ho finalmente terminato la ristrutturazione dell'antica casa, della quale si parlala. E' stato un lavoro lungo, dispendioso e impegnativo che è durato tre anni. Mi piacerebbe rivederla, invitarla per un week end e pensare a una sceneggiatura per un film che ritengo interessante, di cui lei potrebbe essere la regista e del quale le fornirei il soggetto...girandolo nella mia casa "la cara Tiranna" come la chiamava mia madre perché ha ammaliato ben tre generazioni di infelici spose, mia nonna, mia madre e...me stessa. Tra le sue braccia ci siamo rifugiate, inutilmente cullandoci nei sogni, sfogliando forse troppe foto ingiallite e non guardando in faccia la realtà perché faceva troppo male farlo...La abbraccio con stima
Biozzi Patrizia
Cara Patrizia Mi ricordo di lei e anche del racconto che abbiamo commentato insieme. Mi fa piacere che ne abbia fatto un romanzo. Io però non faccio la regista, mi dispiace. Se me lo manda, lo leggerò volentieri. Un caro saluto da Dacia m

spedizione libro
Gentile Dacia Maraini, gradirei spedirLe il mio libro di poesie "Azzurro Verticale". Nella speranza di Farle cosa gradita saluto cordialmente.
Ignazio Balistreri
Caro Ignazio Spedisca pure il suo libro presso la Rizzoli, via Mecenate,90, Milano (all'attenzione dell'Ufficio Marketing). Me lo faranno avere. Ma io avevo chiesto a voi cari amici del Forum di parlarmi delle vostre letture. So che scrivete tutti e siete anche bravi, ma posso sapere cosa leggete? Per esempio, qual'è l'ultimo libro di poesie che ha letto lei? e quale il libro che le è piaciuto di più e perché? cordialmente Dacia m

Un libro, un film? Chissà!
Gentile Dacia, nel 1987 scrissi una storia e la depositai nel cassetto della mia scrivania, dove ancora si trova. I temi principali sono: la mafia, l'infanzia violentata, la malattia mentale. Le parole, i personaggi, gli eventi di quel manoscritto uscivano, prepotentemente, da quel cassetto e volevano assolutamente stare allo scoperto per rientrare di forza all'interno della mia anima. Decisi tre anni fa, man mano che i ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza affioravano nella mia mente, di modificare e di aggiungere qualche altra pagina. Un mio carissimo amico pittore ne ha poi curato le illustrazioni. Vivo con un film nella mia mente. Una musica malinconica, ma piacevole al tempo stesso, una musica a volte drammatica accompagna la mia vita. Cara Dacia, come vorrei vederlo questo film nella realtà! E poiché io non sono una scrittrice, come vorrei rivedere tutta la vicenda in un libro curato da Lei! La società ne trarrebbe giovamento! Sono nata in Sicilia, ho vissuto a Roma, da 40 anni in Abruzzo...
Laura Micalizio
Cara Laura Ma perché mi vuole dare questa responsabilità? ne ho già tante per quello che scrivo di mio. Provi a scrivere lei la sua storia, è la più adatta. E se non se la sente di scriverla, la racconti a un'amica, un amico, sarà un modo di farla conoscere e vivere. un saluto affettuoso da Dacia m

Stratunieddu
sono un baariutu, con altri cinque scemi stiamo raccogliendo firme per tenere u stratunieddu pedonabile, mi chiedevo, visto che Lei ha origini baariuoti, possiamo coinvolgerla? Grazie
Michelangelo Albanese
Caro Michelangelo Volentieri. Ma mi mandate un testo? ci sarà un testo per l'appello che state preparando? E fatemi sapere di più su questo stratunieddu, mi interessa. un caro saluto da Dacia m

ALI SPEZZATE...
A tutte le donne vittima di violenza (fisica e/o psicologica), a tutte le donne costrette a subire umiliazioni e soprusi, prevaricazioni ed abusi a opera di uomini fatti bestie, a tutte le donne prigioniere in casa e/o vittime di una società maschio-centrica, dedico questi semplici ma tragici versi-denuncia, con l’auspicio che possano rappresentare -anche solo per una sola donna tra tante- il giusto stimolo per ribellarsi, per gridare al mondo di esistere e di meritare una vita “normale": ALI SPEZZATE… Tu che scambi il suo amore/ per possesso/ e la donna al tuo fianco/ per lo sfogo delle tue frustrazioni e debolezze:/ chi sei tu, vile,/ per spezzare le ali ad un angelo?/ Chi sei tu, insignificante nella vita,/ per soffocare la sua voce/ -repressa ed impalpabile-/ tra le tue mani/ -esangui ma inesauribili-,/ ingabbiandone ogni sua speranza/ nel tugurio della tua coscienza?/ Come puoi scaricare sulle sue esili spalle/ il fardello d’umiliazioni e vergogne/ della tua morbosità?/ Come puoi seppellire l’emozione/ nella fossa vuota del tuo cuore,/ e -dopo tutto-/ avere ancora il coraggio di guardare?!// Farfalla dalle ali spezzate,/ fuggi dai resti di questa vita,/ sciogli ogni laccio ancora teso al cuore,/ rompi il silenzio/ e libera il tuo represso pianto/ in urlo colmo di libertà!/ Anche se un arcobaleno in bianco e nero/ copre il cielo grigio di solitudine,/ mira oltre il tuo sguardo denso di pudore,/ fallo ora,/ adesso,/ per sempre!/ Nessuna gioia potrà sanare/ le ferite di un cuore irrimediabilmente spezzato,/ come pane sconsacrato…/ nessuna rinascita potrà ristabilire l’equilibrio/ di un’anima appesa a un filo…/ nessuno potrà ridonare la luce perduta/ al tuo ormai secco viso,/ scavato dal tempo e dalle lacrime…/ Ma dove non puoi giungere domani,/ in un batter d’ali,/ potrai arrivare negli anni,/ sui piedi e con la testa./ E se scegliendo la nuova strada,/ seppellendo il tuo passato,/ proverai paure, sentirai rimorsi,/ lasciati andare,/ che tu sia quel che veramente sei,/ scopriti da ogni telo,/ perché non esiste vita migliore/ di quella che vogliamo/ e non c’è motivo per non desiderarla!/ Come da un seme scippato a un fusto/ può nascere un fiore,/ così da un presente sottratto a un destino vile/ può nascere la speranza di un domani migliore!/ E finché non riacquisterai il dono del sorriso/ non saprai mai quanto bene possa farti/ un semplice sorriso… (IL TESTO –CORREDATO DA IMMAGINI- E’ VISIBILE SU: http://spaziolibero.blogattivo.com)
Gaspare Serra
Caro Gaspare La sua poesia è vigorosa e piena di impeto morale, ma manca di sapienza linguistica. Legge poesie lei? Il suo componimento assomiglia troppo a un manifesto politico. L'invettiva non basta a creare quella grazia che distingue la poesia. Comunque grazie per la fiducia e per essersi fatto angelo vendicatore delle donne. auguri da Dacia m

Un passo leggero
Gentile Signora, avrei tante cose da dirle...altrettante da chiederle. Ma conosco i Suoi impegni e, quindi... Scrivo poesie. Ne invio una e le altre, se avrà ancora tempo e desiderio di leggerle, le invierò nel tempo. Mi farebbe sapere, per cortesia, cosa ne pensa? UNA SERA D'ESTATE Natale era un gioco, un tuffo nel passato/ all'oggi indifferente, della noia assente./ Gaia, su ginocchia felici, filmo/ ciò che apparteneva alla mia vita,/ perduta in risate che/ puntualmente/ ritrovo la notte quando, ormai/ stanca d'armi,/ deponevo i giochi,/ contenta./ Mi legano catene a quelle pareti di gelsomino,/ e tiravo la mano di mio padre/ per trascinare lungo il mio sguardo ciò che non sarebbe mai/ invecchiato./ Nel ricordo trascorso, la risposta/ è in ciò che è finito, con lui sull'albero/ fiorito/ di luci/ nell'inverno maturo.
Paola
Cara Paola La sua poesia conosce la sapienza. Lei sa che scrivere rime è come comporre musica: c'è da trovare un ritmo, una melodia che tutti possano riconoscere. Non dimentichi la logica però. Che sembra inutile, ma ha un suo spazio preciso nella poesia, anche quella più deflagrata e surreale. un caro saluto da Dacia m


IL LABIRINTO Giunto nella città deserta, a lungo/ vagai per le sue vie desolate/ e tremanti di paura./ A un tratto, una donna senza età apparì/ e mi disse: Qui, nessuno ride./ L'allegria è bandita. E poi, sparì./ Allora io aprii la porta di una casa:/ uscirono sette conigli./ Aprii la porta di ogni casa: uscirono/ settemila conigli. Stanco,/ volli andarmene. Ma era sera/ e non c'ero riuscito,/ perchè le vie di quella città/ erano un labirinto che imprigionava. IL PALAZZO In punto di morte, il vecchio disse:// Sono vissuto in un palazzo/ di settanta stanze. Io,/ però, ne ho abitate solo sette.// Erano incomparabili./ Ah, che peccato non avere avuto/ il coraggio di abitarle tutte!// (Poesie tratte da LE PORTE Edizioni SIMPLE)
Adriano Accorsi
Caro Adriano La sua è una fiaba poetica, molto ben congegnata. Mi piace la composizione e scomposizione dei numeri. quando dico ritmo intendo proprio questo. La fiaba funziona. Ne ha scritte altre? con simpatia dacia m

Ha ragione lei
Gentile Dacia, in effetti rileggendomi (e soprattutto leggendo la sua risposta) mi accorgo che il mio era solo uno sfogo inutile e sciocco. Sarà forse perché sto attraversando un brutto periodo, quindi ha ragione lei: prendo per oro colato i suoi consigli. Ho letto diversi suoi libri: "Amata scrittura" sta sul mio comodino, non sa quanto mi è utile per la mia scrittura. Le sue interviste ad autori di talento mi hanno fatto capire l'approccio alla scrittura, al ritmo. Ho letto poi "Buio" e "Colomba", ma il primo, pur trovandolo scritto egregiamente, non sono riuscito a completarlo per gli argomenti trattati: la violenza sui bambini non è proprio la lettura che preferisco fare; l'altro, forse sulla stessa scia (dico forse, perché non sono riuscito a leggere nemmeno questo), ho trovato il contesto della protagonista con i suoi personaggi che la vengono a trovare e che, in punta di sedia, si confessano (che mi riporta alla coda di Minosse e all’anima che tutta si confessa), non mi ha intrigato. Ma so bene che avendo interrotto la lettura, non sono in grado di formulare un giudizio complessivo. Mentre ho trovato ne “La meravigliosa vita di Marianna Ucria” un libro eccezionale. L’incipit, o meglio l’inizio fino alla scena dell’impiccagione, è davvero terribile doverlo leggere. Forse se ci sono riuscito a leggerlo, e a leggere due volte il romanzo, è proprio perché la fase cruenta era posta all’inizio. Ma questo è un mio limite di lettore, me lo riconosco. Questo suo romanzo, pensi, mi ha così intrigato che a mia volta ho scritto su un personaggio muto. Un lavoro che ancora ho in cantiere, ambientato nel primo ‘900, dove tiro in ballo la psicanalisi ecc. Io pensavo di inviarle due capitoli. So bene, come ha detto agli altri sul forum, che lei si limita a dare solo qualche consiglio ad aspiranti autori. Bé, a me interesserebbe molto avere una sua opinione. Con stima. Saluti da Acitrezza.
Domenico
Caro Domenico La sua è una bella lettera, scritta bene. Logica, garbata, riflessiva e sincera. Bravo! Mi mandi un capitolo del suo nuovo romanzo sul Forum. Cercherò di darle un parere. auguri Dacia m

Rosa Balistreri
Salve Signora Maraini, il mio nome è Luca Torregrossa e sono il figlio di Rosa Balistreri, la contatto perché volevo proporle di scrivere un libro su Rosa Balistreri, cantante folk siciliana scomparsa all'età di 63 anni (1990), giudicata la voce della Sicilia, grande artista siciliana con un passato ostile, nata a Licata nel 1927. L'ultimo omaggio è stato fatto da Carmen Consoli, con la partecipazione di Ornella Vanoni, Paola Turci, Marina Rei, Tosca, Nada, Emma Dante, e io che ho avuto la possibilità di esporre al monastero dei benedettini gli oggetti e le scritture di mia madre. La saluto calorosamente
Luca
Caro Luca Ho conosciuto sua madre. Era una donna straordinaria. Non solo per la gran voce che aveva e la passione che metteva nel suo lavoro, ma perchè era una persona umana, umile, orgogliosa, affettuosa, allegra e gentile. Mi dispiace però non poterla accontentare. Non riesco a scrivere su ordinazione. Con affetto, Dacia m

Scelta di protagonista sordomuta
Gentile Signora Maraini, sono una studentessa irlandese che sta scrivendo la tesi per il master sul Suo libro "La lunga vita di Marianna Ucria". Mi occuperà particolarmente dell'aspetto di capacita' di Marianna come un personaggio disabile. Sarei molto grata se Lei mi potesse chiarire questi tre aree per me. 1) Perché lei ha scelto di rendere Marianna cosi' positiva come un personaggio disabile cioè sordo muta? 2) Lei ha letto qualcosa in particolare per informarsi sulle capacità delle persone disabili? 3) Perché ha scelto di creare Marianna sordo muta e non un'altra disabilità? Grazie infinite, Le porgo i miei più distinti saluti,
Nicola Patricia Crowley
Cara Patricia Grazie per il lavoro che sta facendo. Cercherò di rispondere alle sue domande. Dunque: 1)NOn scelgo i personaggi al tavolino,decidendo a freddo, con ragionamenti di tipo editoriale. E' Marianna che ha scelto me. L'ho scritto in Bagheria: sono stata colpita dal suo ritratto che ho visto a Bagheria. Poi sono tornata a Roma e lei mi ha seguito, mi ha tirato tante volte la manica perchè mi occupassi di lei e ho finito per cedere. 2)Più che leggere su persone disabili ho messo in moto l'immaginazione. Ho cercato di identificarmi con una donna disabile e dopo molte fatiche ci sono in parte riuscita. La cosa che piu mi ha fatto piacere è stato un incontro con gli studenti sordomuti di una università americana solo per disabili, e loro mi hanno detto che il mio era il solo libro che conoscevano scritto da una persona che ha l'udito e che non offendeva o prendeva sottogamba i sordomuti e che cercava di capirli. E' stato un momento di grande emozione per me...... Come vede ci sono dei limiti anche per me. Mi hanno tagliato in mezzo alla risposta. Così ho dovuto aprire un'altra lettera. Vado alla risposta numero 3): Marianna non è nata sordomuta. Lo è diventata in seguito a un trauma, a una violenza che le ha letteralmente tolto la parola di bocca e ha creato un muro fra lei e il mondo. Credo che il rifiuto inconscio alla parola sia una forma di protesta che molti bambini violati conoscono. Spero di averla accontentata. Mi dica se basta. UN caro saluto e molti auguri per il suo lavoro da Dacia m

Una storia da scrivere
Gentile signora Maraini, qualche giorno fa ho scritto su questo sito i punti salienti di una storia che ha come protagonista una bambina piccola e con i capelli rossi, lasciata dalla madre in un istituto per orfani. Si tratta di mia madre, e io sono fermamente convinta che la sua vita e di conseguenza la mia e quella delle mie due sorelle, sia una storia da scrivere. Vorrei farlo io ma purtroppo non credo di esserne capace, sono biologa e faccio la ricercatrice...proprio un altro mestiere. Ho pensato che lei o qualcuno da lei indicato possa aiutarmi nella realizzazione di questo sogno.
Nadia Felli
Cara Nadia Io non posso farlo, ma qualcun'altro probabilmente sì. Provi con una giornalista, è più probabile che le dica di sì. Oppure provi a dettare a un registratore la sua storia. Sarà un modo di conservarla. anche la voce ha la sua importanza. cordialmente Dacia m

Esordiente
Gentile Dacia, sono un ragazzo di 26 anni appassionato di scrittura e so che lei è direttrice della rivista "Nuovi Argomenti". Come posso farle avere un mio racconto e sperare di vederlo pubblicato? Ci terrei molto. Grazie,
Marko
Caro Marko Mandi il suo racconto a Nuovi Argomenti presso Mondadori, Roma.Le assicuro che verrà letto. Abbiamo una bella redazione, molto affiatata, molto attiva, che legge tutti i testi e poi se ne discute insieme. Se la maggioranza è d'accordo, molto democraticamente si pubblica il testo, altrimenti no. Un caro saluto da Dacia m

Una storia incredibile
Gentile Signora Maraini, vorrei raccontare una storia che, pur non essendo unica, diventa tale per l'unicità del personaggio che le dà vita. Parlo di mia madre. Ha i capelli rossi ed è molto piccola, è nata da una storia tra sua madre con un suo nipote, erano diciassettenni entrambi. Parlo del 1944. Viene dichiarata adottabile già in ospedale ma poi la madre ci ripensa ed insieme vivono per tre anni in una casa famiglia. Messe fuori di lì, la madre decide di portarla in un istituto, in un piccolo paesino di montagna. Di questo momento lei ricorda il taglio dei capelli. La madre va a trovarla con regolarità e lei vive per 11 anni nell'attesa di questi incontri, belli ma anche dolorosi per gli addii che ogni volta li accompagnavano. Sentiva che prima o poi questo addio sarebbe stato per sempre. E così fu. Sono 35 anni che si sentono solo per telefono, non si sono mai più viste e lei non è in grado di lasciare quel posto. Lei non lo sa, ma ancora la sta aspettando.
Nadia Felli

Incipit
Cova l’ombra in questa ellisse il viso, a rimasticare margini in rilievo, a spettinare un lenzuolo bianco. Dunque io, sono io la tua luce brava, l’astro che riflette gli angoli assenti, chi raddrizza steli e corolle, chi ama e muore nell’arena. E mi tormenta questa zona franca, decimo caso di anarchia in simbiosi, visaviso con il candore sulla linea di due mari. Dimmi che di me hai udito il passo e suonami la lira con la veste di lino ricamata. Le piante di loto bianco mi serviranno per dimenticare quando anacronistica scroscerà la pioggia. Ti vedo di lontano, sei come una bandiera. Sei lenticchia d’acqua verde sullo stagno. Sei vapore contro il fianco della collina. Sei un’alzaia selciata di ciottoli a secco. Sei crudele, come un colpo di zoccolo. Cova l’ombra in questa essenza le parole. Le parole che improvvisamente tacciono. E Tacciono nella fossa quando. Quando al laccio ti prendo luna. Luna, qui la terra è nuvola di un cielo capovolto, i destini sono gocce cristallizzate, capaci solo a sublimarsi. Qui covano le Anime Morte inventate pari, qui giace la tua grande menzogna: oh la sincerità! Come lezzo che va ricoprendo i veri giusti, come una malefica sinapsi che solidifica i tuoi bla bla. Nella fossa quando. È qui che metto le tue bugie in tasca quando. È qui che vagabondo mi riposo feto. Un + Masiert + è il demone che sei diventato. Ti sento alla porta, ne percepisco l’olezzo, scorgo l’Argento che so. E sai del fumo per i fessi del tuo solaio? Era + lui + che spiava il tuo piano a rendere. Era + lui + recitante parole cave: a intrecciare rete, a ideare anatemi. Nella fossa quando mi racconto le battaglie, quando defalco i Gradi che nessuno in carne mi ha mai dato. Un + Masiert + tutto per me, come dire un Golia tutto male che non teme fionda. Nella fossa quando le parole tacciono, io mi ripasso te e i cieli teneri. Ed è nella fossa quando, quando al laccio ti prendo luna. È nella fossa quando, che ti riabbatto + muro + . Quando.
Carlo R.
Caro Carlo Lei ha talento verbale e guizzi ammirevoli di fantasia, ma corre troppo, ha troppa fiducia nel suo istinto poetico e tralascia la disciplina del pensiero. C'è disordine in questi versi e un poco di confusione verbale. Abbia un poco più di umiltà di fronte alla complessità del linguaggio! un caro saluto da Dacia M

Metafora
Quella del vaso era una metafora. Non l'ha capito? E non si tratta di riappiccicare le cose con la colla, ma di fare un restauro lento e accurato, che richiede materiali preziosi quanto preziosa è la materia dell'oggetto da restaurare. Ma oramai viviamo in un mondo usa e getta. Il consumismo purtroppo ha contagiato anche i sentimenti. Meglio gettare e comprare cose nuove. Che tenersi quelle vecchie rabberciate. Le cose devono essere sopratutto affidabili. Io a differenza di lei la fiducia totale non la do mai a nessuno e quindi è molto difficile che mi trovi delusa. Siamo tutti esseri umani e tutti possiamo fare errori. L'importante è capire di averli commessi e cercare di non ripeterli. Ma è chiaro che si può essere indulgenti solo con coloro a cui vogliamo davvero bene. Non è d'accordo?
Paola Presciuttini
Cara Paola Sono d'accordo. Mi viene in mente un altro proverbio, Ecco fatto il becco all'oca e la barba al podestà. Buffo no? con affetto Dacia

Congratulazioni e saluti
Gentile signora Maraini, dubito che lei si ricordi di quell'incontro con me durante il suo viaggio di rientro in Italia dalla California, via Toronto negli anni 83-86 circa. Io ebbi il privilegio di sederle accanto nel tratto Toronto-Roma. Ignorante come ero, e sono tuttora, almeno in letteratura, non seppi godere appieno di quella fortunata, per me, circostanza. Ho da allora letto alcuni dei suoi libri incluso "La lunga vita..." che credo fosse la ragione principale della sua visita in California (il libro stava per essere pubblicato in versione inglese). Ho di recente letto sul Messaggero, via internet, il suo articolo sulla tragedia Palestinese e ne sono rimasto profondamente impressionato. Condivido appieno le sue considerazioni e il dolore per questa immane ingiustizia socio/politica che si trascina da 60 anni. Lo stato di Israele, nato due volte (per chi crede nella Bibbia, non io) con la violenza sembra non avere la volontà di uscirne. La saluto cordialmente.
Vittorio Bruno
Caro Vittorio Ricordo vagamente il nostro incontro. Sono contenta che il mio articolo sul dolore della Palestina le sia piaciuto. Prima di qualsiasi considerazione politica non si può che constatare il dolore di questa guerra. Quando tanti innocenti muoiono senza neanche sapere perché non si può che parlare di oscenità della guerra. Grazie di avere scritto, amichevolmente Dacia m

MANS
Sono felice di ricevere una sua risposta. Il lungo silenzio del mio "non riposo", prende voce con il cinguettio degli uccelli quando il nero della notte schiarisce all'alba. Le foto che mi appaiono ad ogni sbatter di ciglia sono "orrende" perché mi raffigurano tutte le preoccupazioni che tormentano il mio sonno. Ha ragione, però: mi è piaciuto colpire più che coinvolgere e la poesia risulta pesante forse proprio perché l'interpretazione non è immediata. Farò tesoro delle sue osservazioni cimentandomi in una poesia più leggera. Grazie mille.

Caro Mans Non si tratta di essere più leggeri, ma più precisi e necessari. Mi racconta quali libri di poesia legge? grazie, a presto, Dacia m

Grazie ancora - 1985
La ringrazio per la cortese e inaspettata risposta. Conserverò di Lei il ricordo che ho dentro e aspetterò, come sempre con ansia, il Suo prossimo libro. Un caro saluto
Elena

Poesia
Le/ correnti/ del/ mare/ trascinano/ ossi di seppia.// quanti ne ho visti/ bottiglie di plastica/ e/ lampadine in disuso.
Giusy Samo
Cara Giusi Lei ha un buon senso del ritmo. Balla col pensiero. Bene. Però nella foga del ballo dimentica un poco la grammatica. "Le/ correnti/ del/ mare/ trascinano/ ossi di seppia".....si ricordi di Montale che ha scritto 'Ossi di seppia', e con che sapienza linguistica! Ma poi: "ne ho visti/ bottiglie di plastica/ e/ lampadine in disuso." Va bene la licenza poetica ma perchè a due parole femminili lei mette un verbo al maschile! "Ne ho visti" dovrebbe essere "ne ho viste,bottiglie di plastica e lampadine in disuso", non le pare? con amicizia Dacia m

Poesia
Non più l’eros/ frivolo e irrequieto/ io vedo/ dove sono le balie prosperose/ i musici senza dimora?// tutto è consumato/ quel che ero piange/ nero inchiostro estivo.
Giusy Samo

Un Desiderio...
Gentile Dacia, nel 2003 (mi sembra) le scrissi qualcosa su questo forum che oggi mi fa sorridere a rileggerlo. Parlavo del talento e di come il consumismo condizioni la vita degli artisti, emarginando i talentuosi a favore di quelli selezionati dal gusto popolare. Deliravo poi sul fatto che la monarchia in passato fosse stata più meritocratica nel fare mecenatismo, ecc. Era un periodo buio per me quello, e neppure credevo che potesse arrivarmi una risposta, ma lei è stata così cortese da rispondermi, e la ringrazio di cuore. Ora vorrei approfittare di nuovo della sua cortesia per avere il suo giudizio su un mio romanzo. Nel caso accettasse, potrebbe indicarmi in quale versione lo preferisce, su cartaceo o in word per e-mail? Avere una sua critica (spero la più sincera e disincantata possibile) sarebbe per me un onore, ma soprattutto il più bel regalo a un’anima che non trova pace. Cordiali Saluti
Marco Dignani
Caro Marco Non posso leggere l'intero suo romanzo, non ce la faccio sinceramente. Ho pile e pile di manoscritti da leggere. Ci vorranno mesi e mesi. Mi mandi piuttosto un pezzo, qualche pagina qui sul Forum. Le darò un parere che naturalmente non riguarderà il libro nel suo insieme ma solo il suo stile. Auguri da Dacia m

Lettera
Salve, sono Ettore Enzo Mattei, l'anno 2007 al premio nazionale Libero de libero a fondi il due dicembre le ho regalato i miei due libri, un amore di altri tempi, poesia e viaggio di una simbiosi d'amore terrena. Sarei molto felice se lei mi dicesse la sua impressione e se gli sono piaciuti. Ah, e se vuole il dvd del premio. In attesa di una sua risposta le faccio i miei saluti e auguri di questo 2009.
mattei ettore enzo
Caro Ettore E' passato troppo tempo. Perchè non mi manda qualche sua poesia qui al Forum? la leggerò volentieri. un saluto affettuoso da Dacia m

Saluto da una vecchia allieva
Gentile signora Maraini, da dove incominciare? Da un suo fantastico personaggio forse, quella Marianna Ucrià in cui mi sento calata per imponderabili ragioni. Sta di fatto che anni or sono, durante una lezione che lei tenne alla scuola Holden di Torino, dove io frequentavo il master di tecniche della narrazione, fui colpita dalle sue parole che ho portato con me da quel momento in poi. Eppure,terminato il biennio,nonostante la mia determinazione, il mio cammino si è arenato nelle sabbie mobili di un cancro. Dodici anni da allora. Le sue parole mi hanno dato forza per portare a termine il progetto intrapreso in quegli anni in cui le meravigliose visioni che "artisti" come lei mi prospettavano attraverso la letteratura sembravano a portata di mano: scrivere! E l'ho fatto, con sacrificio ho terminato il romanzo. Cosa fare adesso? La "bestia" mi sta appiccicata e non vuole lasciarmi,anzi! Mi aiuterebbe Dacia? Ho poco tempo, ormai. E non ho pudore, lo so. Con gratitudine la saluto.
Angela Acquaviva
Cara Angela Mi dispiace che lei stia male. Ma non creda che gli editori pubblichino un libro per compiacere una persona ammalata. D'altronde credo che neanche lei lo vorrebbe. Si pubblica un romanzo perché lo si considera buono, scritto bene, comunicativo. E poi, l'ho già detto, ma lo ripeto: io non ho nessun potere nel campo editoriale. Gli editori hanno i loro lettori e non danno ascolto agli scrittori che spesso considerano dei pessimi giudici che mandano avanti i loro amici. Comunque, se vuole mandare qualche pagina del suo romanzo a questo Forum, mi impegno a darle qualche consiglio e un giudizio, se le serve. Non posso fare altro. Mi creda, con tutta la simpatia per il suo caso, un caro saluto da Dacia m

Testamento Morale di Suo padre
Gentile Dacia, mi farebbe moltissimo piacere poter leggere il testamento morale di Suo padre, Fosco Maraini. Posso chiederLe la cortesia di inviarmelo? La ringrazio di cuore e Le auguro un Felice Anno Nuovo. Con i migliori saluti.
Renato de Rosa
Caro renato Mio padre non ha scritto un testamento morale, ma ha lasciato una breve lettera dicendo che per lui la morte è poca cosa, perché l'uomo è solo un granello minuscolo dell'universo e non deve pensare di essere né immortale né così necessario. Ora sono in montagna e non ho la copia della lettera con me altrimenti gliela trascriverei. Un caro saluto da Dacia m

Ringraziamento
Gentile Dacia Maraini, mi scusi per l'intrusione, ma il forum del sito è l'unico canale che conosco per arrivare a lei. Le scrivo per esprimerle gratitudine per l'apprezzamento alla mia traduzione di "Fuga, ferro e fuoco", apparso ieri sul Corriere della Sera. Sono molto giovane (ho solo ventiquattro anni) e la sua considerazione non può che riempirmi di orgoglio. Tradurre Taibo non è stato facile: quell'insistenza, quell'indugiare un po' magico, un po' ossessivo che caratterizza la sua scrittura è una continua sfida all'italiano... devo dire che anche il lavoro di editing successivo è stato importante e determinante, peccato che non venga mai riconosciuto apertamente. Ho conosciuto Paco II lo scorso ottobre a Milano, in occasione della presentazione del libro: ad ascoltarlo, con quel suo bell'accento rotondo, ci si sente rapiti, non si capisce fino a che punto arriva la realtà e dove inizia l'invenzione, la magia letteraria. È stato molto bello sentirlo parlare del padre, un po' come invertire il punto di vista che in qualche modo il libro mi aveva costretto ad assumere. Ancora grazie e tanti auguri per un raggiante 2009!
Andrea Manenti
Caro Andrea Anch'io penso che dei traduttori si parla troppo poco. E' grazie a loro che possiamo avere una idea delle letterature straniere, altrimenti impenetrabili. Non solo penso che nelle critiche ai libri bisognerebbe sempre citare il traduttore e dare un giudizio sulla traduzione ma ritengo che gli editori dovrebbero essere più riconoscenti e assegnare una percentuale del ricavato dei libri a chi li ha amorosamente trasferiti da una lingua all'altra. Sono contenta che lei sia giovane e quindi all'inizio di una professione difficile -so benissimo quanto sia difficile e poco considerata- e abbia cominciato con un libro così impegnativo. Continui però, non si perda d'animo. Un carissimo saluto da Dacia m

Opinione
Carissima Dacia, vorrei conoscere la tua opinione e le tue proposte d'intervento circa il caso della ragazza trovata in un lago di sangue perché violentata da una banda di ragazzi. Sono un ricercatore del "Suor Orsola Benincasa di Napoli". Ti abbraccio,
Rosanna Riccio
Cara Rosanna Per quello che penso sulla violenza contro le donne la rimanderei a cose già scritte, perché adesso sarebbe troppo lungo riprendere il discorso che porto avanti da anni. La rimando a "I giorni di Antigone", un libro di saggi che ho pubblicato con la Rizzoli due anni fa. Oppure a "Un clandestino a bordo" pubblicato sempre dalla Rizzoli, o anche, se le interessa l'aspetto narrativo, al libro Voci, sempre edito dalla Rizzoli che si trova ora in edizione economica. Un caro saluto da Dacia m

Se è veramente passione...
Non ho mai scritto lettere o parole a personaggi pubblici, perché speravo d'incontrarla (Alessandro, nostro amico in comune, mi prospettò questa possibilità), anche se sono scettico riguardo a una sua risposta, le chiedo: la letteratura è davvero figlia del panorama attuale? Sconfortato, triste, dubbioso, sto per presentare il mio libro; capostipite di una trilogia che analizza appieno i vari aspetti di questa malata società. Non sto certo qui ad annoiarla e a parlarle di un'opera che per il momento non ha sbocchi... sempre ammettendo che lei mi risponderà, perché immagino che sia piena d'impegni, ma facendo parte di quel mondo a cui tanto aspiro, potrebbe dirmi la sua a riguardo di quei dissacratori quali: Moccia, Panarello e via via tutti questi "mercificatori" della nobile arte? (e non mi riferisco al pugilato!) Augurandole un felice anno, con stima&affetto
Ricci Teodoro
Caro Teodoro Non sia così amareggiato. Non stia a denigrare tutto e tutti per sentirsi migliore degli altri. I libri hanno successo quando toccano, per una ragione o un'altra l'immaginazione dei lettori. Certo il successo di un libro non ne garantisce la qualità, ma non è nemmeno vero il contrario. A volte un romanzo tocca il cuore del lettore per ragioni contingenti e non durature, ma tant'è, lo tocca e l'editore magari neanche se lo immaginava. guardi il caso di Gomorra. E le assicuro che non si tratta solo di trucchi editoriali. Allora, cosa bisogna fare? Non pensare al pubblico quando si scrive. Concentrarsi sulle cose da dire, che siano vere, che vengano dal profondo, che siano necessarie. E poi aspettare che il lettore si faccia avanti. Se il suo stile sarà comunicativo, avrà popolarità, se il suo stile invece non comunica ma rimane un suo sfogo personale, il libro rimarrà lì senza muoversi. Abbia fiducia, sia generoso, pensi che il successo di un altro scrittore non toglie niente a lei, anzi allarga il campo dei lettori e le facilita l'ingresso. Quindi non stia a brontolare ma si arrotoli le maniche e scriva con passione e generosità. Qualcosa ne verrà fuori. Auguri da Dacia m

Corso di scrittura per bambini
Buongiorno e Auguri di Buon Anno. Gentile Dacia ho letto diversi suoi libri, non tutti purtroppo. Manca il tempo, e anche la vista a volte fa brutti scherzi. Mi interesso di letteratura per l'infanzia e mi piacerebbe anche scrivere "per bambini". E questo è il punto: da dove e come incominciare? Ho comprato il suo libro "Amata scrittura" e poi uno di Francesca Lazzarato "Scrivere per bambini". Crede che possa essere un buon inizio? Lei, se il suo tempo glielo consente, sarebbe così gentile da offrirmi qualche suggerimento? Grazie e Auguri di Buon Anno.
Maridem
Cara Maridem Non si impara a scrivere favole leggendo i manuali. Legga piuttosto le grandi favole classiche, imparerà molto di più. Legga Andersen, i fratelli Grimm, legga Basile, legga Perrault, La Fontain. E poi ascolti la sua voce materna, immagini di raccontare una storia a un bambino piccolo e troverà il tono giusto. Auguri da Dacia m

Traduzione lankavatara sutra
Fosco maraini "Ore giapponesi" capitolo n. 22, Lo zen la santa follia, Edizioni Corbaccio Milano. Il lankavatara sutra esiste solo in sanscrito, giapponese, coreano, cinese, inglese. Sarebbe bello che tu finissi il lavoro cominciato da tuo padre: scarica da internet il lankavatara sutra, traducilo e fallo pubblicare. Chissà cosa c'è scritto, sono curioso di leggerlo. Aiutami, dev'essere tradotto dall'inglese all'italiano. Aiuto è una causa molto buona, tutti ci guadagnano. Ti regalo la mia idea, le mie intenzioni sono le migliori. Mi sono fatto prestare internet, perdona il cattivo messaggio.
Michele Pastori
Caro Michele Capisco la sua richiesta di aiuto, che mi commuove subito, ma poi prende quel tono di comando: traduci, fai, sbrigati! non è da lei se, come immagino, è una persona sensibile alla spiritualità. un caro saluto da Dacia m

L'alba
Cara Dacia ti invio una mia poesia, un caro saluto ******* L’alba ci scoprì abbracciati/ dormendo sopra un rudere./ Li ci avvolsero i caldi raggi del sole che sorgeva all’orizzonte./ Le tue possenti braccia mi stringevano/ fermando i battiti del mio cuore./ Pura essenza è la vita che tratteniamo fra le dita./ La sua linfa la sentiamo penetrare dentro il nostro corpo,/ come l’ossigeno che entra nelle narici / e si perpetua nei polmoni./ Ad ogni battito un respiro,/ ad ogni respiro il senso della vita.
Margherita Lo Russo
Cara Margherita La sua poesia è ingenua e approssimativa. Deve lavorare di più sul linguaggio. Faccio un esempio : "Le tue possenti braccia mi stringevano/ fermando i battiti del mio cuore./" Le 'possenti braccia' è un luogo comune. Lei deve trovare un altro modo per dare l'idea di potenza di due braccia maschili. 'fermando i battiti del mio cuore' è una frase fatta. Di quelle che giacciono nel magazzino del nostro orecchio. L'avrebbe potuta scrivere anche una ragazzina di dodici anni. Lavori sulle metafore, inventi un modo per raccontare che le braccia di un uomo che ama fermano i battiti del suo cuore. Non si può scrivere una poesia con dei luoghi comuni. Ci pensi e stia più attenta con le parole. Auguri da Dacia m

Intervista
Gent.ma sign.ra Maraini, sono una studentessa del corso di Laurea Specialistica di Discipline Teatrali dell'Università di Bologna e, seguita dalla prof.ssa Laura Mariani, sto scrivendo una tesi sulla sua attività teatrale. Vorrei chiederle, se è possibile, di rilasciarmi un'intervista a completamento dei miei studi sull'argomento. La ringrazio per l'attenzione e le porgo i miei migliori auguri per le festività in corso.
Sara Bucci
Cara Sara Credo che la redazione le abbia scritto personalmente. Tanti auguri per il suo lavoro Dacia m (Gentile Sara, la prego gentilmente di inviarmi i suoi recapiti sul forum. I suoi dati personali non verranno pubblicati online ma ci serviranno a metterci in contatto con lei. Grazie)

Gentile Dacia
...io penso che leggere un manoscritto di un aspirante autore non comporti poi tutta questa perdita di tempo che in genere si dice: un lettore capace stabilisce già dalle prime 10 righe se vale la pena o no di continuare a leggere. la perdita di tempo è, secondo me, nella risposta che si deve dare. vorrei dire che se molti aspiranti scrittori si rivolgono ad editori sedicenti e imbroglioni, è proprio perché autori di rango tacciono. cioé tacciono... perché se un libro è scritto male (e ce ne sono cavolo) dovrebbe essere messo alla gogna da chi è in grado di dirlo. invece noto con mio rammarico che emeriti professoroni pubblicano libri sgrammaticati, con una narrativa talmente piatta da farmi paura. con internet c'è stato l'avvento di questi editori fuorvianti che pubblicano il nulla mischiato col niente, editori che non leggono e nemmeno garantiscono un editing soddisfacente. era solo un mio pensiero, di un autore della strada, che aspetta religiosamente una risposta da editori seri.
Domenico
Caro Domeniico Non capisco bene la sua lettera. Ma sento in lei un livore che non l'aiuterà di certo ad affrontare il difficile compito di scrivere e pubblicare. Non è denigrando gli altri che si diventa migliori. Molti pensano che il mondo delle lettere sia una specie di ring di pugilato dove chi dà più pugni vince. Ma non è così. Non pensi a dare pugni, servono solo ad indebolirla. Si concentri sul suo lavoro, pensi che la scrittura è un atto di fiducia e di amicizia verso il lettore. Non parta col broncio ma con allegria. auguri da Dacia m

Amare senza tradire se stessi
Cara Dacia, ricordo con piacere la lettura di "Marianna Ucria" e ho ammirato la capacità di questo personaggio di affrancarsi dal mondo maschile. Credevo di esserci riuscita anch'io quando, inaspettatamente, mi sono imbattuta in un uomo che mi ha fortemente voluta e io allora ho ceduto per poi scoprire che anche lui, a tu per tu, manifesta quella distruttività nei confronti del femminile che mi spiazza e mi fa decidere di chiudere questa storia. Ma poi non ci riesco, e allora mi vieni in mente tu, Dacia, perché vedo in te la capacità di salvaguardarsi da questo tipo di persone. Grazie e spero di leggere ancora storie come quelle di Marianna.
Alessandra
Cara Alessandra Ci sono uomini distruttivi come ci sono anche donne distruttive e ricattatorie. A volte sono anche molto seduttive queste persone che vogliono prenderti e possederti per poi tirarti il collo. Mi sembra però che lei sia sulla buona strada per difendere la sua autonomia. Vero è che le persone distruttive hanno un particolare fiuto per le debolezze di chi vogliono strangolare. tutto sta a rendersene conto. Le auguro di recuperare la sua libertà. Auguri affettuosi da Dacia m

Un pensiero di stima per la Signora Maraini
Gentile Signora Maraini ieri a pranzo ho avuto il piacere di incontrarLa in un noto ristorante giapponese romano. L'ho subito riconosciuta sebbene indaffarata nella gestione del mio menage familiare! Lei mi ha sorriso e fatto i complimenti per i miei figli. Potrei spendere innumerevoli parole per rappresentarLe la mia stima infinita ed ammirazione per Lei, il Suo impegno e la Sua opera. Mi limiterò a dirLe solo che ieri mi sono sentita veramente orgogliosa di appartenere al genere femminile! Le auguro un sereno Natale con sincero affetto.
Patrizia Schiarizza
Cara Patrizia Grazie per gli auguri. E' vero, le ho fatto i complimenti per i figli al ristorante giapponese, ma avevo notato i suoi occhi vivi e la sua faccia di persona che sa leggere e pensare. Le auguro di essere felice in questo nuovo anno appena cominciato. Dacia m